domenica 28 dicembre 2008

Il Maestro e il capellone

In questi felici giorni natalizi si è consumato uno scontro all'ultimo sangue sulle pagine de La Stampa (quelle online almeno, non so se anche su quelle cartacee) fra il Cavaliere di Gran Croce Uto Ughi, famoso presso il popolino per il suo comunissimo nome di battesimo (abbreviazione dell'ancora più solito Diodato), e Giovanni Allevi, famoso presso il popolino per la sua simpatica calvizie.

Motivo dello scontro è il concerto di Natale in Senato, condotto proprio dal giovane compositore e pianista Allevi per volontà del mecenate Schifani al grido di "LARGO AI GIOVANI!".
Al Maestro Ughi la cosa non è andata giù, e ha sparato veleno sul povero capellone reo di essere popolare come Jovanotti (che l'ha "scoperto"), di fare musica facile, che "un tempo non l'avrebbero nemmeno ammesso al Conservatorio".

Io lo capisco, Ughi, anche a me dà spesso fastidio la gente che si avvicina a cose un tempo di nicchia solo perché è arrivato un pimpante messia, anche perché chi invece a quella nicchia ci apparteneva sa quant'è duro sentirsi emarginati per la propria passione. Non c'è più rispetto per gli sfigati...
D'altro canto non è certo colpa di Allevi se il popolino si fa sedurre da un giovincello che zompetta, che è sempre felice, che va a braccetto con Jovanotti. Perciò trovo ingiusto aver accusato Allevi sul piano musicale oltre che su quello mediatico. Poi, oh, io non me ne intendo di musica, ma come ha giustamente risposto Allevi (ammesso che Ughi abbia ragione e Allevi sia mediocre) "com'è possibile che la musica offenda?".

La faccenda mi ha appassionato. Mi ha coinvolto. Allevi con tutta la sua umiltà racconta di quando era un piccolo fragile capellone che si intrufolò nei camerini per strappare un autografo a Uto Ughi, all'epoca il suo mito. E aggiunge che quel trofeo che per anni è stato motivo di orgoglio ora non ha più nessun valore. GIOVANNI! Giovanni... quanto ti capisco. Ho giusto recentemente provato una simile umiliazione con un autore di fumetti. Non c'è più rispetto per gli sfigati...

giovedì 11 dicembre 2008

I'm LOST again

Come qualcuno avrà notato, è cambiata la grafica di questo blogghino. E' riapparso un countdown, fralaltro, che conta i giorni (41, al momento) e le ore (08, al momento) mancanti alla quinta stagione di Lost. Così questa settimana ho cominciato a rivederlo da capo, sperando di riuscire a completare tutte le quattro stagioni (a me senza funghi, grazie) prima del fatidico 21 gennaio 2009, data di messa in onda del primo di diciassette nuovi folgoranti episodi che ci accompagneranno fino a maggio.

Comunque più lo rivedo più mi rendo conto di quanto sia fantastico... e più mi rendo conto di quanto siano pessimi gli attori, o quantomeno il loro esagerato sensazionalismo rispetto a ciò che accade sull'isola (non è colpa degli attori, ma di chi scrive i loro ruoli). E' un po' ridicolo, ed è quello che all'inizio mi tenne alla larga da Lost. Ma una volta superato questo ostacolo (i personaggi, almeno sull'isola, saranno sempre più ridicoli nel corso delle stagioni...) i misteri di questa serie TV diventano una droga.

martedì 9 dicembre 2008

Raidue se l'è presa nel cul e fa ammenda

Ecco qua. E vediamo se si permettono un'altra volta di fare questi scempii E culturali E civili.

Raidue va' a dar via il cul...

I segreti di Brokeback Mountain
Tre premi Oscar su otto nominations di cui due agli attori in questione, Leone d'oro a Venezia, quattro Golden Globes, decine di altri premi della critica...
Ma la RAI Radio Televisione Italiana è superiore a tutto questo. La RAI ha la coscienza e la competenza per censurare quali che siano capolavori del cinema (e se non sbaglio in Italia era anche distribuito da Rai Cinema).

Fatto sta che ieri sera in seconda serata andava in onda su Raidue la prima TV di questo film straordinario, storia di due cowboy gay. Peccato che su Raidue il rapporto gay non si sia visto. Quindi per chi l'ha visto per la prima volta sulla nostra emerita TV di stato questo film è la simpatica storia di due cowboy che pascolano pecore.

Assurdo... che schifo... questo succede quando alla Rai ci metti i politici e non gli intellettuali... dio santo...
So che non è la prima volta che succede, ma è la prima volta che la cosa mi tocca così da vicino, e è una situazione nauseante... altro che pagare il canone.

domenica 7 dicembre 2008

Visionary games

C'è una cosa che mi salverà dalla Playstation-dipendenza: la posso usare solo due giorni a settimana. Non per una regola imposta, ma perché il resto della settimana vivo in un fetido buco alla periferia di Roma, mentre la preziosa Playstation 3 rimane a casa, sui freschi monti dell'appennino abruzzese, ove torno solo il finesettimana, appunto.

Però piano piano sto scoprendo nuove funzionalità che mi non di rado mi hanno portato a considerare l'ipotesi di trasferire la PS3 nel fetido buco suddetto, anche a costo di rinunciare alle meraviglie di un televisore HD.

In pratica c'è tutto un genere di giochi di strategia/intelligenza/puzzle che stuzzica il mio interesse, e le versioni di prova che ho scaricato contribuiscono allo stuzzichìo. Tanto che alcuni li ho finalmente comprati in versione completa, per un'altrettanto completa soddisfazione della mia libido.
  • Echochrome

    percorrere una sorta labirinto geometrico che cambia a seconda della prospettiva in cui lo si vede
  • PixelJunk Eden

    andare a caccia di polline per generare piante e infoltire il giardino
  • flOw

    esplorare abissi marini surreali popolati da organismi semplici, mentre mangi, cresci e ti evolvi
  • Flower

    guidare con il vento un gruppo di petali attraverso paesaggi mozzafiato, semplicemente spostando o ruotando il controller nelle proprie mani
  • Tori Emaki

    guidare uno stormo di uccelli attraverso ambientazioni orientali, semplicemente muovendosi con il proprio corpo facendo finta di volare (davanti alla telecamerina Playstation Eye)
  • Linger in Shadows

    boh, non ho capito come funziona, ma ha a che fare con atmosfere oniriche e alterazione del tempo
I primi e due già li ho comprati. Per gli altri sto aspettando di ricaricare la carta prepagata... solo che non ho una lira, per motivi legati all'eccesso di film in Blu-ray che ho comprato ultimamente...

martedì 2 dicembre 2008

Canzoni da Oscar

2008 Movie Songs


Una lista di belle canzoni tratte da nove film di quest'anno, da ascoltare nella più totale illegalità:
  1. Quantum of Solace » "Another Way to Die", Jack White e Alicia Keys
  2. Bolt » "Barking at the moon", Jenny Lewis
  3. Ponyo on the Cliff by the Sea » "Gake no ue no Ponyo", di Joe Hisaishi
  4. Gran Torino » "Gran Torino", Clint Eastwood e Jamie Cullum
  5. Kung Fu Panda » "Kung Fu Fighting", Cee-Lo Green e Jack Black
  6. Synecdoche, New York » "Little Person", Deanna Storey
  7. The Millionaire » "Jai Ho", A.R. Rahman
  8. The Wrestler » "The Wrestler", Bruce Springsteen
  9. WALL•E » "Down to Earth", Peter Gabriel
Queste canzoni sono solo alcune fra le papabili per le nomination agli Oscar come miglior canzone originale, tranne "Ponyo" (perché in America uscirà nel 2009) e "Kung Fu Fighting" (perché è una cover). Ce le ho messe per allungare la lista...

venerdì 28 novembre 2008

Stellina!

Dopo tre anni dalla mia prima asta finalmente conquisto la prima stellina su eBay!
10 acquisti in tre anni... oh, le aste mi mettono l'ansia :P E in effetti le aste sono state poche, solo quattro (e una l'ho persa), il resto sono acquisti diretti.

Ecco gli acquisti fatti:
  1. dicembre 2005 [asta], Monsters & Co. edizione deluxe in italiano (per il mercato svizzero), 2 DVD, fuori catalogo, (26,00 € + 2,50 €) [dall'Italia]
  2. agosto 2006, Walt Disney Treasures Behind the Scenes at Walt Disney Studios, senza tinbox e certificato, 2 DVD (24,99 $ + 8,75 $) [dagli Stati Uniti] 
  3. agosto 2006, Walt Disney Treasures Disney Rarities, sigillato autentico, 2 DVD (16,99 £ + 6,00 £) [dall'Inghilterra]
  4. agosto 2006, Walt Disney Treasures On the Front Lines, sigillato autentico, 2 DVD (17,80 $ + 16,75 $) [dagli Stati Uniti]
  5. settembre 2007, Walt Disney Treasures Mickey Mouse in Black and White - Volume 1, senza tinbox e certificato, 2 DVD (22,99 $ + 5,90 $) [dagli Stati Uniti]
  6. febbraio 2008, La grande dinastia dei Paperi vol. 1, raccolta di fumetti di Carl Barks (5,00 € + 6,50 €) [dall'Italia]
  7. giugno 2008, John Carter di Marte, primo volume della saga di Edgar Rice Burroughs (5,99 € + 1,50 €) [dall'Italia]
  8. settembre 2008 [asta], Le vie dei colori, albo speciale di Dylan Dog scritto da Claudio Villa basato sull'omonima canzone di Claudio Baglioni (13,00 € + 2,50 €) [dall'Italia]
  9. settembre 2008, Bandiera della Città del Vaticano (non era per me :P), (9,50 € + 4,20 €) [dall'Italia]
  10. novembre 2008 [asta], Lost - The complete fourth season, 5 Blu-ray Disc con audio italiano (39,00 £ + 3,50 £) [dalla Scozia]
Dvd, Blu-ray, libri, fumetti, serie tv... bandiere... solo 10 acquisti ma ho comprato di tutto.
Chiudo con il feedback che mi ha dato il tizio dell'ultimo acquisto, lo scozzese:

super duper tommy cooper paid for item just like that...........

lunedì 17 novembre 2008

Il maschio pre-culturale...

...ed altri stili di vita.
Sono le nuove (2004) categorie individuate da Eurisko, più moderne e aderenti a quella che è la realtà. L'ho sentite per la prima volta sabato scorso durante la stimolantissima trasmissione TV Talk su Raitre. Mi ha colpito (a me e agli ospiti in studio) la definizione magnifica degli uomini tipo Homer Simpson (che sono l'11% della popolazione italiana...): maschio pre-culturale. Dovevo indagare.
Sostanzialmente sono divisioni fatte in base alla maggiore o minore partecipazione alla vita sociale e ovviamente in base al genere maschile/femminile. La maggiore o minore età è tendenzialmente inversamente proporzionale alla partecipazione (fermo restando che gli estremi, giovani e anziani, sono poco partecipativi [gli anziani ancora di più]).
Quello che è interessante è che la partecipazione estrema diventa "protagonismo", mentre la poca partecipazione, nel caso degli anziani, equivale alla "tranquillità" (di tarda età). L'apatia giovanile è invece al centro di questo ideale grafico di partecipazione, senza troppa distinzione fra maschi e femmine.
Infine, vale ancora la distinzione geografica ignoranza al sud - partecipazione al nord.

Ecco le definizioni ufficiali in sintesi:

La Medietà giovanile
  • Le sognanti (3,5%)
    E’ un gruppo giovane, femminile, di basso, medio/basso profilo. Piuttosto disimpegnate, sognano ed aspirano a cose semplici o “classiche”: il romanticismo, il “divo”, il divertimento, la bellezza… ma poi vogliono una famiglia e una sicurezza di base.
  • I ragazzi evolutivi (4,0%)
    E’ un gruppo prevalentemente giovane o giovanile nei comportamenti, misto per genere. Origina nel medio livello sociale, ha un profilo ancora poco netto anche se in evoluzione. Hanno (già) alcuni valori/aspirazioni forti di impegno e partecipazione che però mantengono ancora in equilibrio con un certo disimpegno, soprattutto sul lato pratico.
Gli Stili delle risorse
  • La pre-élite progettuale (2,8%)
    Si può considerare una “pre-élite” o la zona periferica dell’élite. Il target è prevalentemente maschile, piuttosto giovane, o giovanile, di buon profilo. Le ambizioni, le risorse, le aspirazioni, gli stili e le scelte sono “tarate” sull’élite, pur non appartenendovi appieno (alcuni vi accederanno, di fatto, altri resteranno una “periferia”).
  • Le donne doppio-ruolo (6,8%)
    E’ un gruppo femminile, medio-giovane, di buon profilo; presenta chiaramente due logiche/aspirazioni di investimento, idealmente paritetiche come importanza: famiglia e lavoro. È interessante notare che ha una presenza, ancora estremamente esigua, di uomini, con un rapporto verso famiglia e lavoro di nuova (se pensata in logica maschile) concezione.
  • L’élite femminile (4,4%)
    E’ un gruppo femminile, centrale, di eccellente profilo, che tende all’assunzione di un doppio ruolo (fuori casa/casa) con, però, una propensione significativamente maggiore a privilegiare la realizzazione personale.
  • L’élite maschile (6,7%)
    E’ un gruppo prevalentemente maschile, giovane adulto, di alto profilo. È attivo e fortemente impegnato: molto nella realizzazione professionale, ma anche (pur se meno) nella crescita culturale e della propria partecipazione sociale. È interessante notare, anche qui, la presenza di un’esigua minoranza di donne, con tratti e atteggiamenti, verso la vita e l’autorealizzazione, decisamente mutuati dal modello maschile.
  • I protagonisti (2,0%)
    E’ un’élite ristretta, medio giovane e adulta. E’ un segmento misto per genere, massimamente protagonista socialmente, sia dal punto di vista professionale che da quello culturale. Cultura, professione, ma anche divertimento e piacere, sono gli asset che tengono in equilibrio; e tale equilibrio, realizzato o come forte aspirazione, è proprio il loro tratto distintivo.
Gli Stili della tradizione culturale sociale
Maschili:
  • Il lavoratore d’assalto (4,1%)
    E’ un target maschile di buon profilo, più sul piano del reddito e dello status che su quello culturale. La frase “tutto per il successo” (misurato soprattutto col denaro) li descrive bene, a sintetizzare una persona più centrata sull’energia primaria che su tratti “soft” e sovrastrutturali, anche se ancora presenti nel gruppo.
  • Il lavoro e svago (10,6%)
    E’ un gruppo prevalentemente maschile, di medio-basso, basso profilo sociale. Qui è fortemente (e pressoché esclusivamente) presente la cultura del fare ma non quella del pensare in modo evoluto. Il gruppo non presenta ambizioni forti e cultura, per cui non ha grande successo sul piano dell’avere; agisce nella vita in modo piuttosto “basico”, con un “onesto” livello di partecipazione e obiettivi semplici.
Femminili:
  • Le casalinghe partecipanti (7,7%)
    E’ un target femminile, casalingo, tradizionale, ma di buon status, raffinato o aspirante raffinato. Si tratta quindi di una donna che mantiene (almeno a livello di idealità, quando non di fatto) un alto livello di partecipazione al mondo “fuori casa”, cui guarda attentamente e in cui vuole distinguersi.
  • Le casalinghe chiuse (13,2%)
    In questo target risiedono in maggioranza donne di media, medio-bassa estrazione sociale;
    rappresentano una femminilità archetipica, dai ruoli casalinghi classici e dalla mentalità tradizionale. E’ la tipica donna il cui mondo ha come riferimento totalizzante e onnipresente quello delle quattro mura domestiche. E’ interessante notare, nel gruppo, un’esigua presenza di uomini tipicamente anziani, decisamente indoor ritirati.
La Marginalità socio-culturale
  • Il maschio pre-culturale (11,0%)
    E’ un gruppo maschile, di medio-basso, basso profilo socio-culturale. E’ l’archetipo maschile classico, per cultura, ruoli e comportamenti, senza slanci evoluti ma con pochi, semplici “asset”: qui conta il posto fisso, la sicurezza di base… e lo sport.
  • La tranquillità maschile (10,9%)
    E’ un target complessivamente marginale come risorse, tardo adulto e maschile.
  • La tranquillità femminile (12,0%)
    E’ un target complessivamente marginale per risorse, femminile, tardo adulto/anziano.
Le percentuali maggiori ce le hanno le casalinghe, gli anziani, e i maschi pre-culturali... hanno scoperto l'acqua calda...

venerdì 14 novembre 2008

Volto Nascosto

Volto Nascosto
miniserie a fumetti in 14 capitoli mensili usciti da ottobre 2007 a novembre 2008

Scritta da Gianfranco Manfredi
Disegnata da Goran Parlov, Massimo Rotundo, Giuseppe Matteoni, Ersin Burak, Roberto Diso, Giovanni Freghieri, Alessandro Nespolino, Leomacs, Gigi Simeoni
Edito da Sergio Bonelli Editore

Copertine di Massimo Rotundo:
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*lacrimuccia*
E' finita una serie che per poco più di un anno mi ha appassionato. E' finita non appassionandomi, però.
Vabè, era prevedibile. Sin dal primo numero Gianfranco Manfredi aveva dichiarato che questa miniserie raccontava due storie distinte: le avventure di Ugo durante la guerra in Africa e l'instabilità mentale di Matilde. Siccome la guerra in Africa è finita due numeri fa con la rivelazione di chi è Volto Nascosto, è ovvio che questi ultimi due numeri servivano solo a concludere l'altra storia. Peccato che così facendo il finale non renda merito all'epicità che è trasparita durante tutta la serie. I nostri due eroi, Ugo e Vittorio, da eroi che erano diventano due ometti che si sfidano a duello per una donna. Fra parentesi: la donna si è suicidata.
Insomma, Ugo è sempre stato innamorato di Matilde. Nessuno capisce perché ma è così, quindi solo Ugo può considerare degno di concludere la sua avventura un duello con il suo "migliore amico". Noi lettori no, infatti la storia diventa surrealmente melodrammatica, troppo. E l'effetto è amplificato perché è il numero finale della serie.

Facciamo così: questo era un numero necessario per non lasciare in sospeso la storia di Matilde. Ma il vero Volto Nascosto può considerarsi concluso con il numero 13. Se la mettiamo in questi termini allora questa miniserie è stata grandiosa. Una storia italiana, un po' inventata e un po' vera, che parla di passioni come di valori, che racconta avventure al cardiopalma e descrive momenti di vita vissuta. Se guardo indietro a questi tredici mesi mi viene davvero da commuovermi, ricordo le avventure passate dai nostri eroi ma anche dai loro comprimari in Africa, mi sembra di aver fatto il servizio militare e stare congedandomi con i miei commilitoni, quelli simpatici, quelli un po' goffi, quelli presuntuosi, quelli coraggiosi; mi ricordo le battaglie nel deserto, le fughe, le prigionie, i discorsi con il mi(s)tico Volto Nascosto (che si è congedato da noi lettori all'apice della storia, senza venire coinvolto nel finale da feuilleton).

Volto Nascosto è stato uno degli acquisti di cui sono più orgoglioso. Non so se consigliarlo in giro, come ho ripetuto spesso nel commentare i numeri precedenti, perché essendo un racconto di genere (anche più di un genere) può piacere e non piacere, ma per me è stata un'esperienza molto intensa e bella, e mi ritengo fortunato per averla vissuta dall'inizio alla fine e soprattutto da inedita. E oltre a questi aspetti emotivi, è una lettura che andrebbe consigliata anche nelle scuole, non tanto per imparare le date e le guerre dell'esperienza coloniale italiana in Africa, ma per far calare i giovincelli italiani in quelle atmosfere, per far comprendere loro cosa significano il valore del patriottismo e contemporaneamente quello del rispetto degli altri popoli, perché noi italiani da quell'esperienza ne siamo usciti sconfitti, e più di qualsiasi altro popolo colonizzatore possiamo e dobbiamo comprendere questi valori.

Un sentito e commosso grazie a Gianfranco Manfredi, che non è soltanto uno sceneggiatore eccellente e con pochi rivali, ma si è anche documentato per descrivere questa storia nel modo più realistico possibile (confermando il rispetto per chi quegli eventi li ha vissuti davvero), e grazie anche alla Bonelli che ha avuto il coraggio di pubblicare una miniserie così anomala per la tradizione della casa editrice, senza cullarsi sui facili allori delle storie di genere, parlando di valori e parlando di italiani. Complimenti inoltre a tutti i disegnatori la cui bravura io non mai avuto occasione di conoscere e apprezzare altrove: sono stati eccezionali e giuro che mi prodigherò per scoprire altri loro lavori.
Lo stesso vale per Gianfranco Manfredi: la pubblicità in quarta di copertina di quest'ultimo numero consiglia di comprare Magico Vento, ed è una pubblicità molto efficace, perché ho proprio intenzione di darle retta.

In rete si comincia a blaterare di un revival di Volto Nascosto, prossimamente... non so se crederci né se sperarci. Manfredi conosce il suo personaggio meglio di tutti noi, e lui sa se il passato (o il futuro...) del guerriero Volto Nascosto possa essere raccontato, e in che forma, e lo stesso discorso vale per il buon Ugo Pastore. Però quello che mi sento di dire adesso a entrambi è "Addio".

[mamma mia, mi commuovo così per una miniserie a fumetti italiana... e quando fra 18 mesi finirà Lost che farò?]

giovedì 13 novembre 2008

Dischi d'autunno

Dopo l'overdose di cover degli anni passati (Mannoia, Baglioni, Pooh e altri che non mi tornano in mente) finalmente quest'anno arrivano un po' di inediti musicali.
Non sono un gran fruitore di dischi, ma ho i miei cantanti/cantautori preferiti ai quali mi dedico ogni volta che esce un loro nuovo album. Spesso deludono, ma spesso no.

Tanto per contraddirmi cominciamo con un album di cover, ma per me vale quanto un inedito, poiché è la terza raccolta di "fiori" di Franco Battiato: Fleurs 2. Esce domani.
Battiato fece Fleurs (1999) e Fleurs 3 (2002) a cui io sono affezionatisimo, e ricordo distintamente sue interviste dove diceva che il numero 2 l'aveva saltato perché l'avrebbe poi obbligato a fare un terzo album, per inerzia, e invece lui non voleva essere costretto a continuare. Ma ecco che l'ha fatto lo stesso. Se il prossimo sarà "Fleurs 5" Battiato è ufficialmente scemo.
In queste raccolte Battiato interpreta canzoni molto spesso vecchissime e di autori abbastanza di nicchia italiani e stranieri (o forse solo europei, mi pare). Le canzoni sono sempre straordinarie, e le interpretazioni e riarrangiamenti di Battiato ne sono ben degne. Inoltre ci infila anche un suo inedito, che invece tanto all'altezza non è, però va bene lo stesso. Un suo inedito del primo Fleurs era un brano su un adattamento della poesia di Baudelaire "Invitation au voyage", venuto molto bene.
Quest'anno l'inedito è un po' più pop e per di più è una canzonetta d'amore (e poi ti fa la faccia offesa quando gli dici che ti piace "La cura" -_-), scritta e duettata con Carmen Consoli: "Tutto l'universo obbedisce all'amore", che circola già da qualche settimana come singolo. Inoltre Battiato ha già interpretato tutto il disco, dal vivo, durante un concerto a Parigi un mese fa.
La tracklist è molto più internazionale dei precedenti album di cover:
  1. Tutto l'universo obbedisce all'amore (Franco Battiato, Manlio Sgalambro)
  2. Era d'estate (Sergio Endrigo)
  3. E più ti amo (testo di Gino Paoli, da "Plus je t'entends" di Alain Barrière)
  4. It's five o' clock (Demis Roussos)
  5. Del suo veloce volo (testo di Battiato, da non so che canzone di Antony & The Johnson)
  6. Et maintenant (Gilbert Bécaud)
  7. Sitting on the dock of the bay (Otis Redding)
  8. Il carmelo di Echt (Juri Camisasca)
  9. Il venait d'avoir 18 ans (Pascal Auriat, precedentemente cantata da Dalida)
  10. Bridge over troubled water (Simon and Garfunkel)
  11. La musica muore (Juri Camisasca)
  12. L'addio (Giuni Russo, Franco Battiato)
Una novità rispetto ai precedenti Fleurs sono i duetti non solo compositivi ma vocali: Carmen Consoli, Antony as Antony, Anne Ducros, Sepideh Raissadat, Juri Camisasca.
Domani sarà mio.

Ma passiamo a due singoli che mi hanno folgorato dalla prima volta che li ho beccati in radio: "Alla mie età" di Tiziano Ferro e "Io posso dire la mia sugli uomini" di Fiorella Mannoia. Entrambi anticipatori dei rispettivi nuovi album (di inediti) Alla mia età e Il movimento del dare. Di nuovo singolo ho beccato anche quello di Cesare Cremonini, ma non mi ha folgorato, quindi nisba. Ho pure seguito il suo concerto alla radio, ma nemmeno quello mi ha folgorato. Gli darò un'altra possibilità nei prossimi giorni, magari.

E' inutile negarlo, a me Tiziano Ferro piace. Iniziai a sentire i suoi primi album poiché ero "costretto" (ovvero avevo il parentame che lo ascoltava costantemente in macchina). Ma al contrario di Gigi D'Alessio, che pure ero costretto a sentire e che odiavo ogni giorno di più a parte un paio di canzoni, con Tiziano Ferro è avvenuto il contrario. Credo che sia davvero l'unica cosa "nuova" della musica italiana degli ultimi anni, l'unico giovane (oltre a quei comunisti di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Caparezza, e altri...) veramente degno di essere seguito.
Tiziano Ferro firma tutti i suoi brani, di cui alcuni con notevoli collaborazioni: due canzoni di Fossati, una di Battiato (rieccolo), una di Laura Pausini e una di Diana Tejera.
Ho dato una rapida ascoltata al disco ma senza concentrarmi troppo, comunque sembra buono. Il primo singolo, "Alla mia età" è molto bello, con un testo che in certi punti raggiunge apici di originalità e in altri diventa molto poco digeribile, ad esempio la conclusione del ritornello "e ciò che dice lui [Dio] va ascoltato"... è una frase terribile messa così, per di più come chiosa di un ritornello, è metricamente forzata, e se poi voleva essere un messaggio evangelico direi che fallisce miseramente il suo compito (come fai a parlare di Dio in una canzone pop, canticchiata a squarciagola da tutte le ragazzine). Oltre questo la sua voce è formidabile, e qui finalmente si è dato più ai suoi virtuosismi che non agli inutili acuti di alcuni suoi singoli precedenti (uno su tutti: "Sere nere").

E Battiato ce lo ritroviamo fra le scatole (ma ben venga :D) anche nel nuovo album di Fiorella Mannoia. Poche canzoni, purtroppo, ma tutte inedite e trutte scritte da grossi nomi della musica italiana di oggi, oltre ai suoi autori storici Piero Fabrizi e Ivano Fossati. Il singolo di lancio "Io posso dire la mia" è di Luciano Ligabue, e questo spiega come mai mi fosse piaciuto al primo ascolto: è uguale a tutte le canzoni di Ligabue. Ma non lo voglio biasimare. Secondo me Ligabue è l'unico che si può permettere di fare canzoni tutte uguali, tanto sono tutte belle e emozionanti da ascoltare. Inoltre è una canzone che si inserisce in quel filone di canzoni femminili/femministe di Fiorella Mannoia, scrittele però da un uomo (Ligabue, Ruggeri, Fossati, Fabrizi, and so on...)
"Il movimento del dare", che dà il titolo all'album, è della sicula coppia Battiato-Sgalambro. Ma addirittura ritroviamo qui anche Tiziano Ferro, che scrive e canta con Fiorella Mannoia il brano "Il re di chi ama troppo". Altre collaborazioni autoriali sono di Bungaro, Jovanotti e Pino Daniele.

Fuori dai canoni è invece il succitato comunista Niccolò Fabi, che quest'anno è venuto fuori con Violenza 124, un album sperimentale. Fabi ha scritto un tema, e sei suoi comunistissimi amici (Mokadelic, Roberto Angelini, Artale Afro Percussion Band, Boosta, Gnu Quarted, Olivia Salvadori & Sandro Mussida) l'hanno interpretato ognuno nel loro stile ma rispettando la regola dei 124 battiti al minuto (da cui il titolo), sputando fuori un concertino in re minore di mezz'ora circa. Molto interessante, ma da innniorante quale sono preferisco il vecchio Niccolò Fabi.


Comunque mi dicono dalla regia che anche i miei adorati dèi, Zero e Baglioni, stanno tornando (anche se i loro inediti ultimamente non sono granché...).

domenica 26 ottobre 2008

Consigli per gli acquisti: John Adams e Sighma

Non l'ho messo nel titolo ma ovviamente consiglio anche WALL•E.

Mi rendo conto che è banale affermare di amare incondizionatamente il network americano HBO (è un po' come dire in Italia "io guardo solo Raitre e La7"), però così è.
Dopo aver scoperto la miniserie Angels in America e la serie tv In treatment (senza citare esempi molto più popolari che però io non ho visto come Band of Brothers, Roma, Sex and the City, I Soprano, Six feet under) ecco che, scorrendo la lista dei nominati ai Primetime Emmy Awards (gli Oscar della TV) scopro un certo John Adams, che può vantare un pedigree da brivido: miniserie in sette episodi da più di un'ora l'uno (500 minuti in totale), tratta da un romanzo vincitore del premio Pulitzer che narra l'epica storia del secondo presidente degli Stati Uniti d'America, con interpreti del calibro di Paul Giamatti, Laura Linney, Tom Wilkinson, e prodotto da Tom Hanks.

In Italia purtroppo non è ancora arrivata, ma è disponibile in America il cofanetto dei DVD, che uscirà in Europa nel febbraio prossimo.

Io per ora ho visto solo i primi due episodi, e già ci ho trovato una scena memorabile, l'approvazione della Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America:


Cambiamo radicalmente argomento e passiamo alla serie annuale dei Romanzi a fumetti Bonelli, il cui terzo volume è uscito proprio ieri: Sighma, di Paola Barbato e Stefano Casini.
Questo formato dei romanzi a fumetti Bonelli mi piace sempre di più, indipendentemente dalla storia raccontata. Dopo aver mal digerito la prova fantasy di Luca Enoch e soci Dragonero e invece aver adorato alla follia il poliziesco ambientato agli inizi del Novecento Gli occhi e il buio di Gigi Simeoni, arriva finalmente il mio genere preferito, la fantascienza, scritto da un'autrice con le pa... ehm, insomma, un'autrice di punta di Dylan Dog (nonché di vari racconti thriller/horror non solo a fumetti), Paola Barbato (di cui abbiamo un'intervista, sul sito della Bonelli).

Un uomo si sveglia in un paesaggio apocalittico e non ricorda nulla né su come sia finito lì, né dove si trovi, né chi sia. Davanti a lui si staglia un enorme edificio cilindrico alto e largo apparentemente senza entrata. All'improvviso viene circondato da soldati della Militia e condotto all'interno per l'interrogatorio. Ovviamente il nostro smemorato non ha idea di cosa gli accada intorno, ma si scopre che ha uno strano tatuaggio sul petto a forma di S, o meglio a forma di "sighma", un glifo di un'antico alfabeto (la sigma ς dell'alfabeto greco). Nonostante ciò la militia insabbia la questione e lo lascia andare. Si ritrova così in un qualcosa che sembra un quartiere malfamato. Ha un'indirizzo scritto su un pezzo di carta che si è ritrovato in tasca. Così comincia la nuova vita di Cornelius (questo è il suo nome... o almeno, il primo di una lunga serie...), incontrando un omone che sembra essere un suo vecchio amico. Ovviamente il nostro eroe ha intenzione di indagare sul suo passato e capire cosa gli è successo e cosa significa quel tatuaggio sul petto. Ne avrà di cose da scoprire...

Smemorato = The Bourne Identity, come si può sfuggire dal paragone? Non si può... nemmeno con un'introduzione che snocciola subito questa e tutte le altre storie fantascientifiche a cui Sighma è ispirato (Memento, Matrix, 1984, Philip Dick e altra fantascienza di serie B). Più che ispirato. A me non vanno tanto a genio queste operazioni di plagio, ispirazione, remake, poutpourri, chiamatelo come vi pare, e quindi già siamo partiti col piede sbagliato.
Nonostante la poca originalità la storia poi ingrana ed è intrigante. Quando il protagonista è uno smemorato non ci si può fidare di nessuno, e il doppio/triplo/quadruplo/quintuplo/n-uplo gioco è dietro l'angolo, e nonostante questo sia un cliché è coinvolgente scoprire passo dopo passo i diversi livelli di doppiogiochismo e, parallelamente, i vari livelli di cui è composta la Città, l'enorme edificio in cui è entrato il nostro eroe. L'elitarietà dei livelli aumenta man mano che si sale, e questo è un'elemento chiave del thriller, perché sembra che a ogni nuovo livello si possa scoprire chi è che sta controllando quello che accade al nostro eroe (chiamiamolo Sighma, va'...), il deus ex machina che semina indizi per aiutarlo nella sua ricerca.
E' straordinario come la Barbato sia riuscita a strutturare la sua storia con i passaggi da un livello all'altro, non facili per Sighma che non è autorizzato ad accedere a nessun livello e quindi deve aspettare di potersi accodare alla gente e affidarsi alla fortuna, sperando che si fermino al livello che gli interessa.
A un certo punto arriva il complottone alla Matrix: un gruppo di dissidenti semina panico e virus nel sistema per destabilizzarlo e svelare la Verità agli occhi degli ignari e ipercontrollati cittadini. Ma anche questi dissidenti sono ignari del burattinaio che li governa... e via in una nuova indagine.

A me, come a molti, piacciono i complotti, la teoria del burattinaio che ha chissà quali fini, magari filantropici, magari diabolici, ma l'idea che tutto stia accadendo per un volere superiore a cui non si può sfuggire. Quindi anche se di originale non c'è niente, l'impressione finale è quella di un buon romanzo di fantascienza, uno che vale la pena leggere, che è lungo al punto giusto. Anzi, magari poteva esserlo anche di più... anche qui c'è quella maledetta malattia sceneggiatoria di inserire decine di complotti e doppiogiochismi per poi ritrovarsi senza più tempo e spazio per sciogliere il bandolo della matassa in maniera adeguata, e al solito si finisce col mega-flashback finale che spiega tutto, la messa è finita andate in pace... ma ormai ci ho fatto il callo. Però lo scorso romanzo a fumetti Bonelli, quello di Gigi Simeoni, non soffriva di questo difetto (e infatti è un capolavoro), quindi c'è ancora speranza...

lunedì 13 ottobre 2008

Hot Water

Stamattina ho scoperto l'acqua calda. O l'uovo di Colombo, se vogliamo onorare in qualche modo il 516° compleanno dell'America, caduto ieri.

TVBlog fa notare che da Santoro scarseggiano i politici e pullulano i giornalisti, ipotizzando che ci sia una sorta di guerra fredda con gli esponenti di governo e opposizione dovuta forse a questa di chiarazione del nostro (si inchina) Presidente del Consiglio:
Basta partecipare a talk-show in cui si fa insulto e mendacio.
Poi accendo la TV e guardo La7 Omnibus, abitudine che ho preso da qualche settimana e la cosa non mi dispiace affatto. Anche qui solo giornalisti (per giunta anche televisivi, come il direttore del TG2 Mauro Mazza e una giornalista di SkyTG 24). Schierati, ovviamente, ma giornalisti. Non lo ricollego alla succitata "guerra fredda", dato che invece ieri (o l'altro ieri, non ricordo) di politici era pieno.

E allora ri-cito TVBlog:
Quello che è lecito domandarsi dal punto di vista del telespettatore è se questa “novità” forzata dagli eventi nel format di Anno Zero possa rivelarsi un danno oppure un potenziale vantaggio per la godibilità del programma.
E aggiungo: non solo di quel programma, ma di tutto l'approfondimento televisivo.

Da qui la scoperta dell'acqua calda o dell'uovo di Colombo: ma non sono meglio i giornalisti, che almeno non hanno interesse (se non il proprio interesse ideologico, e ben venga quello) a fare demagogia?

'sta svolta a me me piace.

domenica 12 ottobre 2008

Letterizziamoci

Letterizziamoci!
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