giovedì 31 gennaio 2008

Caos calmi e non

EDIT: Riguardo a questo post, il nome al cane gliel'hanno messo: Turbo. E come profetizzavano Elio e le Storie Tese, ieri sera ho calpestato la sua merda. Già lo amo.

A parte che la locandina assomiglia troppo a quella di Il caimano e volendo anche a quella di La stanza del figlio, comunque questo film non è di Nanni Moretti, nonostante la somiglianza della locandina e il suo nome scritto in rosso e più grande degli altri. Il film è di Antonello Grimaldi, Nanni è "solo" il protagonista. A circondarlo un sacco di bei nomi, però la star è lui. Se poi ci aggiungete la scena di violenta sodomia (metto il collegamento, ma non la guardo prima di vedere il film) di cui esclusivamente si parla, l'attesa è alle stelle. E questa era la parte su cui si sta facendo il marketing più sfrenato. I motivi di interesse per questo film, almeno per me, sono altri.
Innanzitutto è in concorso al prossimo festival di Berlino, e già...
Soprattutto è tratto dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi, premio Strega due anni fa. Ma non si dica che io giudico solo in base ai premi! Ammetto di aver comprato il libro dopo aver saputo che aveva vinto il premio Strega, ma giuro di essermici interessato già da prima solo che, per un motivo o per un altro, non l'avevo ancora comprato. Ad ogni modo, l'ho comprato e non me ne sono affatto pentito, tanto che l'ho letto con inaspettata rapidità (da sempre indice di mio alto gradimento nei confronti dei libri). In soldoni è la storia di un uomo, Pietro Paladini, che salva una donna che sta affogando inconsapevole che, poco lontano, sua moglie sta morendo. Tanto ne rimane sconvolto che decide di non andare più a lavorare, passando tutta la giornata seduto davanti la scuola della figlia aspettandola finché non esce. Nel frattempo molti suoi amici e colleghi passeranno di lì e cominceranno a rivelargli i loro problemi.
Poco tempo dopo l'uscita del libro si cominciò a parlare del film, e poco tempo dopo l'annuncio del film si cominciò a dire che l'avrebbe interpretato Nanni Moretti. La prima cosa che ho pensato è stata: "Wow!!", la seconda invece: "Ma... e quella violenta scena di sesso? La f-fa Nanni Moretti?!". Adesso arriva la conferma: la fa lui, nudo e di spalle, nei confronti di Isabella Ferrari, che ha dichiarato: "La scena di sesso più forte della mia carriera". La pubblicità per questo film poi non accenna a frenarsi: uscita anticipata di due settimane (ora è il 7 febbraio), anteprima milanese saltata per "ritardi del visto della commissione censura" e scena di sesso già diffusa su Internet. Di solito tutta questa pubblicità è preludio a niente di buono, e se prima ero certo che sarebbe stato un ottimo film, adesso mi sale qualche dubbio...


Ma lasciamo i calmi e italiani caos per quelli molto più caotici fra California e Hawaii. Stanotte riparte Lost, quarta stagione, ridotta a 8 (speriamo non) miseri episodi a causa dello sciopero degli sceneggiatori che ha tagliato le gambe a un sacco di produzioni hollywoodiane per non parlare della cerimonia dei Golden Globes e quella ancora in dubbio degli Oscar.
La quarta stagione ha il compito di spiegare molte cose oltre che di condurre verso il finale della saga (non a caso il primo episodio si intitola "L'inizio della fine"). Sia questa che le prossime due saranno infatti delle mini-stagioni (48 episodi in tutto). La cosa bella è che comunque, al solito, il primo episodio sarà di due ore (e non di 1, come al solito) e presumibilmente lo sarà anche l'ultimo, quindi possiamo considerarli come 10 episodi da un'ora; inoltre la serie è stata enigmaticamente annunciata come composta da "8+1" episodi, quindi resta da vedere cosa significa quel +1, se è solo uno dei soliti riassunti o se è davvero un'episodio speciale.
EDIT: falso allarme, il primo episodio dura un'ora come tutti gli altri...

La quarta stagione dovrebbe arrivare a maggio in Italia su Fox.
Comunque nel frattempo i produttori di Lost non ci hanno lasciato a bocca asciutta. Fra la terza e la quarta stagione hanno infatti distribuito settimanalmente, prima sui cellulari e poi sul web, 13 "mobisodi" (episodi mobili, appunto), contenenti scene inedite da tutte e tre le stagioni precedenti (alcune sono proprio scene eliminate, se non tutte...), che non mancano di rivelare particolari interessanti e anticipazioni. Inoltre sempre in questo periodo è iniziato (e forse oggi terminerà) un nuovo ARG (Alternate Reality Game) con protagonista un dipendente della Oceanic Air la cui fidanzata era proprio sul volo 815, e non rassegnandosi alla sua scomparsa parte a cercarla.
The wait is over, Lost is back!

lunedì 28 gennaio 2008

La voce del fuoco

La voce del fuoco
di Alan Moore



A distanza di un anno esatto, manco a farlo apposta, ho ripreso in mano questo libro, che dopo i primi due racconti avevo abbandonato, e l'ho finalmente finito.
Checché ne dica Neil Gaiman ho preferito leggerlo nell'ordine in cui sono pubblicati i racconti, che è poi quello cronologico delle epoche in cui ciascuno è ambientato.
E' un romanzo su Northampton e su alcuni momenti storici che questa cittadina inglese (dove abita Moore) ha vissuto, momenti come la costruzione di alcuni edifici oppure l'invasione dei Romani, eccetera, per ognuno dei quali Alan Moore ha inventato (o in alcuni casi solo romanzato dei fatti di cronaca) delle storie e dei personaggi. Uno dei temi ricorrenti è la punizione per il protagonista che si è creduto furbo, o se non la punizione, la delusione del protagonista per il mancato raggiungimento del suo obiettivo. Tranne in un paio di casi, nel racconto di due donne che praticavano magia e in quello del venditore di reggicalze poligamo, racconti nei quali i protagonisti in un modo o nell'altro ottengono ciò che vogliono. Cosa vorrà dire? Forse che condanna tante presunzioni tranne la stregoneria e la poligamia?
Al di là del messaggio la cui interpretazione lascio alla sensibilità di ciascuno, non so se per meriti di traduzione ma la prosa di questo lungo romanzo è la sua caratteristica migliore. Con una incredibile fluidità Alan Moore compensa la mancanza di illustrazioni (che non mancano nei fumetti) e anche quella di suoni e odori, arricchendo di realismo i pensieri dei protagonisti/narratori che a volte diventano monologo interiore, e in un caso particolare anche flusso di coscienza sottoforma di diario di un poeta non più sano di mente (bellissimo racconto, fralaltro).
Una particolarità dei racconti è che sono scritti, nelle intenzioni, nello stile dell'epoca in cui sono ambientati. Questa scelta ha portato a degli estremi come il primo racconto, "Il maiale di Mag" del 4000 A.C. che ha quasi dell'incomprensibile, tanto che la prima volta che presi il libro lo saltai e iniziai a leggere dal secondo racconto, però è un racconto molto lungo e dopo le prime pagine ci si abitua. Nei racconti successivi poi lo stile diventa più leggibile, anche se ad esempio non si usano altri tempi verbali se non l'indicativo. Il linguaggio poi si adatta a seconda del narratore, sia esso una suora, un aristocratico, un giudice, un poeta nevrotico o un commerciante. Uno di questi narratori è abbastanza singolare poiché racconta la sua storia da morto, quando il suo cranio in decomposizione è appeso come una banderuola in cima a un tetto (uno dei racconti più divertenti, nei limiti di questo libro che non è che faccia scompisciare dalle risate...).
L'ultimo racconto è narrato in prima persona da Alan Moore e ripercorre tutto il periodo in cui ha steso questo romanzo inserendo qua e là descrizioni di Northampton e della sua vita privata.

E' stata una lettura faticosa, neanche molto memorabile, però è stata un'avventura interessante.

La grammatica di Dio

Come dicevo altrove, è per me periodo non più di romanzi ma di racconti. Ho appena finito di leggere due raccolte e le ho commentate sul Sollazzo, ma adesso ho un blog e quindi...

La grammatica di Dio
Storie di allegria e solitudine
di Stefano Benni



Il nuovo libro di Stefano Benni è una raccolta di racconti. Sono felice che, per prima cosa, non ce ne sia stato nemmeno uno che mi abbia deluso o annoiato, e poi che ce ne siano stati alcuni splendidi. Il filo conduttore di tutti questi racconti è la solitudine, ma non per questo sono tutti racconti tristi, anzi. Ce ne sono di poetici, di tristissimi, di divertenti e di ironici o addirittura "allegorici" (esemplare il racconto sull'Eutanasia del Nonnino). Oltre al tono, Benni attraversa anche i generi e gli stili. Il risultato è una compilation di perle che soddisfano tutti i palati (o forse no, c'è chi è allergico alle storie di solitudine e malinconia anche se trattate in varie salse, anche se è ammiratore di Stefano Benni, come ho notato da alcuni commenti in giro per il web).
Dall'alto dei suoi sessant'anni Benni analizza le malattie di questi tempi, malattie che forse considera la causa delle solitudini che racconta, malattie di massa o inquietudini individuali e generazionali. E' "il libro del mondo", come l'ha chiamato l'autore, ma di questo mondo, degli anni 2000, con una retorica che in bocca ad altri sarebbe banale, ma con le sue parole (poetiche o ironiche che siano) si innalza al rango di morale fiabesca... anche se in uno degli ultimi racconti si abbassa bruscamente alla retorica celentanesca del "là dove c'era l'erba ora c'è una città".
Alcuni racconti sono delle citazioni/parodie di opere celebri, come Alice nel paese meraviglie, l'Orlando furioso, la Fattoria degli animali, e altre che forse non ho colto. La parodia dell'Orlando (per Benni è Furioso sì, ma soprattutto "Impellicciato") è il racconto, secondo me, più esilarante (e credo anche più lungo) del libro.
Tutti i racconti sono ambientati in Italia e hanno protagonisti italiani. CHE. BELLO. Che bello quando narratori italiani ti fanno innamorare di storie italiane... ti rimane la speranza che il nostro popolo sia ancora un popolo interessante. Alcuni racconti poi sono peculiari dell'italianità: in primis quello sul calcio (poteva mancare?) "Solitudine e rivoluzione del terzino Poldo" che ha la stessa folcloristica incomprensibilità, per me che non sono così esperto di calcio, dei racconti americani sul baseball, e poi quello sul presepe vivente dei paesini di provincia.
Poi c'è un breve racconto che assomiglia vagamente al cortometraggio Pixar Stu - Anche un alieno può sbagliare, e non dico altro.

Un libro che, nel mio piccolo, vi consiglio vivamente. Una raccolta di storie che la nostra generazione potrà raccontare ai propri nipoti, e sortire su di loro lo stesso effetto che su di noi hanno avuto favole come Cappuccetto Rosso, le storie sull'uomo nero, eccetera. Una morale divertente e malinconica, quindi moderna.

sabato 26 gennaio 2008

Ricchi Oscar!

Oh, gli Oscar, proprio loro, finalmente. Il 22 gennaio sono state annunciate le nomination, e il 24 febbraio, se il sindacato degli sceneggiatori vuole, si terrà la cerimonia di consegna del premio più ambito, ma che dico ambito, àmbito.

Potrei tranquillamente ripetere su questo blog lo sproloquio che ho fatto nel forum La Tana del Sollazzo a proposito delle nomination, ma evito. Mi limiterò a sottolineare i motivi di gaudio per le suddette nomination.

Innanzitutto per Ratatouille, primo film Disney/Pixar a raccogliere ben 5 nomination, una in più del suo cuginetto Gli Incredibili. La nomination che ha fatto la differenza è stata quella per Michael Giacchino, compositore della colonna sonora e novellino degli Oscar. La nomination più prestigiosa (Miglior Film dell'Anno) purtroppo non è arrivata, ma non è mai stata così vicina negli ultimi tre lustri. Se la vittoria come miglior film d'animazione è quasi scontata (quasi perché c'è il francese Persepolis, e la Francia non si sa mai se è odiata o amata dall'Academy, anche se quest'anno pare che sia un po' odiata, nelle categorie importanti almeno), non lo è nelle altre categorie ma io spero molto (e non sarà poi tanto improbabile) nella sceneggiatura e nella colonna sonora.
E sempre in tema di animazione, un'altra illustre sorpresa ha fatto capolino nella categoria della miglior canzone originale: Come d'incanto. Film che è d'animazione solo in parte, ma anche musical. E la firma di questo musical è di due mostri di Broadway: Alan Menken e Stephen Schawrtz. Alan Menken in particolare è il compositore per eccellenza dei musical Disney e sebbene proprio per la Disney il suo ultimo lavoro non è molto lontano (Mucche alla riscossa) era da 10 anni, con Hercules, che non otteneva una nomination agli Oscar. Certo, non se ne sarà poi troppo dispiaciuto, visto che di Oscar ne aveva già vinti OTTO. E adesso conquista altre TRE nomination, per tre delle canzoni di Come d'incanto. Parlando oggettivamente forse non le meritavano, ma questa triplice nomination riporta alla mente certi bei tempi che non è possibile non esserne felici, i tempi de La Sirenetta, Aladdin e La Bella e la Bestia.
Altro tripudio di gioia genera la doppia nomination di Cate Blanchett, come protagonista di Elizabeth: The Golden Age e come non protagonista di Io non sono qui. Bravissima e bellissima sia come Regina, sia come Bob Dylan, sia in tutti gli altri ruoli in cui l'abbiamo vista e la vedremo (e il prossimo è da cattiva in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo il 23 maggio).
E poi è molto bella, se vi piace il genere (gospel), un'altra delle canzoni originali nominate, tratta dal commoventissimo film La musica nel cuore - August Rush. Si intitola "Raise it up", e questa è la scena tratta dal film. La bambina che canta ha 11 anni ed è un prodigio molto famoso in America. E siccome è tradizione che le canzoni nominate agli Oscar vengano interpretate sul palco durante la cerimonia, credo che la sentiremo cantare in diretta... ce la farà?

Povero Oscar

A parte che in Italia il nome Oscar effettivamente si è trovato ad assumere una connotazione politica, per via di un certo ex Presidente, però, insomma, l'Oscar è l'Oscar, da 80 anni esatti!
E invece un sacco di piccoli fragili paperi quest'anno ne oscurano la brillantezza.

Heath Ledger, all'apice della sua carriera, ha deciso di uccidersi (volontariamente o meno, ma è comunque colpa sua), nominato all'Oscar, erede e innovatore di un ruolo che fu di un certo Jack Nicholson in un film di un certo Tim Burton su un fumetto su un certo uomo pipistrello, fra le rivelazioni di Hollywood, destinato a fare tante cose fenomenali, si è ucciso, la sera dopo l'annuncio delle nomination agli Oscar.

Clemente Mastella, all'apice della sua carriera, ha deciso di uccidere il suo governo (volontariamente, e non è colpa di chi ha arrestato sua moglie), nominato Ministro della Giustizia dopo che si paventava l'ipotesi di farlo Ministro della Difesa, erede e innovatore di un ruolo che fu di una certa sinistra estremista, destinato a fare fuori tanti magistrati, ha ucciso il governo, la sera prima dell'annuncio delle nomination agli Oscar.

Ora, proprio perché si era in tema di Oscar, io volevo parlare di questi, non della crisi di governo. Però tutta la blogosfera ne parla, e invece che commentare TUTTI i loro blog, dico la mia sul mio e la finiamo lì, come in una memorabile vignetta di Silvia Ziche dove tutta Paperopoli era in diretta TV e ognuno salutava i suoi parenti che li guardavano da casa che però in realtà erano lì insieme a loro, tornando poi tutti a casa sconsolati per il mancato momento di celebrità.

Che il governo sarebbe caduto lo si immaginava e lo si sperava tutti. Che fra le tante occasioni per togliere il disturbo abbia scelto quella di farsi silurare dal più fesso del cucuzzaro era meno desiderabile, ma è andata così. Che in 20 mesi in cui ci si lamentava che la colpa di tanta ingovernabilità era della legge elettorale non si sia fatto niente per modificarla ha dell'incomprensibile... per me, almeno, a cui sfuggono le delicate dinamiche di potere che tanta energia e passione richiedono ai nostri onorevoli rappresentanti che NON abbiamo eletto, proprio grazie alla suddetta legge elettorale. Adesso, ovviamente "non c'è tempo" per fare la legge elettorale. Quanta italianità in tutto questo. E' come le gravidanze involontarie: ormai è andata, che faccio? Abortisco. Quanta italianità in certe soluzioni. Mica si previene, no... prima facciamo andare al governo Berlusconi (o chi CON lui), e poi lui si farà la legge elettorale (e non solo elettorale) a suo piacimento.

Vabè, io sono per il governo di transizione che voti la riforma elettorale prima di andare alle votazioni. Perché con la legge elettorale che non mi permette di scrivere il nome di chi voglio che mi rappresenti, io non voto, come non ho votato alle scorse politiche.

Nel prossimo blog, però, si parla davvero di Oscar!

sabato 19 gennaio 2008

Cani e padroni di cani

Cani e padroni di cani,
posso stringervi le mani molto forte
in uno strumento di tortura e di morte?
Perché ho appena pestato una merda di cane
che ora è un tutt'uno con le righine
delle suole delle mie scarpe sportive nuove.
by Elio & LST
Uno torna a casa dopo una faticosa settimana universitaria e dopo un tremendamente più faticoso viaggio di ritorno multi-mediale (nel senso che ho usato molti mezzi... di trasporto), entra in bagno e trova lui, il tizio nella foto (foto di bassa qualità, dato l'alzheimer fulminante che mi colpisce solo quando ho in mano macchine fotografiche, e dato che la macchina fotografica in questione è semplicemente un cellulare).
La canzoncina di Elio che ho citato in apertura ha un tono aspro, ma è stata la prima a cui ho pensato quando ho visto quel cane.
Insomma, è un cucciolino come non ne avevo da anni, quando li sfornava a profusione la mia vecchia pastora tedesca, cagna di facili costumi rinomata per tutto il quartiere. Il cucciolino in questione, che mi pare che ancora non abbia nome ma le tremente Sorellidi provvederanno presto, temo... un brivido di terrore mi percorre la schiena a ripensare al nome che diedero alla micia... Kitty. I nomi con cui chiamavo i gatti IO invece erano forse non più originali, ma sicuramente più sinceri: una lo chiamavo Micia, perché era la quintessenza della femminilità felina, un altro lo chiamavo Eddài per via del fatto che ogni volta che mi ci avvicinavo lui scappava e io gli urlavo dietro "E dai! Vieni qua!".
Il cane invece come lo chiamerò? A prima vista pensavo di chiamarlo Linguetta dacché molte volte me l'ha mostrata nel giro di pochi minuti, però chiamare un cucciolo con un nome vezzeggiativo è tanto patetico quanto chiamare un gatto Kitty, perciò eviterò. Come al solito, la famiglia lo chiamerà con un nome orrendo, mentre io non lo chiamerò affatto. Come insegnava PKNA le cose uniche non hanno bisogno di nomi. E, aggiungo io, soprattutto quando non parlano.
Spero che non mi odierà quando si renderà conto che mi potrà vedere solo nei weekend...

mercoledì 16 gennaio 2008

♫ The Thompsons ♫


Citando nel titolo un bellissimo episodio dove la famiglia più gialla d'America è costretta a cambiare nome in Thompson, parlo del film dei Simpsons il cui DVD esce in questi giorni nei negozi italiani. Nel negozio dove sono andato io, per la precisione, è arrivato oggi, tant'è vero che sono andato lì col solo intento di comprarlo e invece era nascosto nel reparto musica ancora in attesa di essere prezzato e poi esposto, così il gentile e comprensivo commesso mi ha fatto attendere un paio di minuti e subito dopo ho potuto regalargli i miei 16,90 €. In cambio ho avuto il DVD.
Ora, non è che fosse necessaria tutta questa fretta, non è poi 'sto gran film, e anche a extra il DVD è messo male. Però, insomma, era l'evento dell'anno e quindi concediamogli l'onore del must-have.
Ha due commenti audio molto affollati, di cui il primo è dei creatori Matt Groening, James L. Brooks, David Silverman e un altro che al momento mi sfugge, mentre il secondo è "dei registi" (registi della serie animata o del film non lo so, per me l'unico regista era David Silverman).

Ma il DVD veramente atteso è un altro... e arriverà a San Valentino...

domenica 13 gennaio 2008

Imitando Godot

In chat, persone che hanno superato i vent'anni di età ma i trent'anni non ancora, danno vita a situazioni degne di Samuel Beckett:
22 46 21 | <Duracell> ...
22 46 22 | <Duracell> Merda
22 46 22 | <alkalina> stupido
22 46 22 | <Duracell> ...
22 46 25 | <alkalina> la duracell è alkalina
22 46 26 | <Duracell> Ora siamo uguali
22 46 27 | <alkalina> frocio.
oppure:
22 48 04 | <centraleconzo> sono l'ultimo stronzo.
22 48 05 | <manfroze> Disse il marocchino-ombrellaio
e ancora:
22 50 20 | <manfroze> Infatti vi siete dovuti inventare che sono gay
22 51 00 | <manfroze> Io sono l'uomo senza qualità -_-
e non finisce qui:
22 54 18 | <marocchino-ombrellaio> cmq vi ho odiato
22 54 19 | <marocchino-ombrellaio> sappiatelo
22 54 21 | <marocchino-ombrellaio> .
22 54 21 | <manfroze> Lol
22 54 23 | <manfroze> :(
22 54 25 | <Tyxy> marocchino-ombrellaio, ...
22 54 27 | <manfroze> Non ti diverti mai :(
Il dialogo fra la Duracell e l'alkalina, e il personaggio del marocchino-ombrellaio, e la citazione all'uomo senza qualità meritano menzione nelle antologie di letteratura. Dio ne renda loro merito.

sabato 12 gennaio 2008

Chi è Billy Paganino?

Blog sì, blog no.
Quaanto sono stato indeciso. Ne avevo già aperti ma poi li ho abbandonati al loro destino. Ne avevo uno che tecnicamente non era un blog (e nemmeno forniva tutte le comodità di un blog) ma avevo preso a scriverci costantemente e per un sacco di tempo: il journal di deviantArt.
C'è un motivo per cui l'ho inconsciamente eletto come mio blog, cioè che tutti i miei amici su deviantArt vengono immediatamente avvisati ogni volta che inserisco un nuovo post, e quindi ho un pubblico assicurato. Adesso (dopo tre anni) ho incominciato ad avere sensi di colpa, quindi mi faccio un blog di quelli anonimi, che vengono letti solo se te lo meriti, cioè se sei interessante, altrimenti ciccia, ma avrò la coscienza a posto.

E quindi inizia il blog del violino di Billy. Chi è? E' il tizio nell'immagine qui a fianco, nonché nel mio avatar. Sono la stessa immagine a meno di qualche differenza, che mi appresto a elencare:
  • Quella nell'avatar è disegnata e colorata da Silvia Ziche, la Dea. Quella grande a fianco è disegnata da me, copiando il disegno zichico, a matita e non colorata.
  • Quella nell'avatar è solo la testa, quella nel mio disegno è a figura intera.
  • Quella nell'avatar è normale, l'altra ha i colori invertiti, per adeguarsi allo sfondo nero di questo blog, nonché virati su un gradiente biancoverde di dubbio gusto, ma tant'è.
Il personaggio in questione è Billy Paganino, spietato gangster dalla peculiare caratteristica di avere una custodia di violino con all'interno, effettivamente, un violino. Il personaggio fu ideato da Tito Faraci e disegnato dalla Dea per una miniserie di storie brevi intitolata Angus Tales pubblicate il secolo scorso (1997) in coda al magazine Disney PKNA - Paperinik New Adventures. Tutto questo per dire che è un personaggio coperto da copyright, e la sua presenza su questo blog è da considerarsi come l'omaggio di un fan quale il sottoscritto è di tutte le cose e persone appena citate.

Di cosa tratterà il blog? Ah boh. Non escluderei incursioni biblio-cine-fumetto-poetiche, ma anche veementi proclami anticomunisti che mi fanno sempre tanto ridere quando li scrivo ma soprattutto quando li rileggo... senza considerare la pregevole possibilità che ha questo blog di inserire immagini e video, cosa che non mi asterrò dal fare quanto prima.

Ordunque non resta che vedere se questo blog prospererà. E se non prospererà si disarcivescovizzerà nell'òpò, dicono i bookmakers.