lunedì 28 gennaio 2008

La grammatica di Dio

Come dicevo altrove, è per me periodo non più di romanzi ma di racconti. Ho appena finito di leggere due raccolte e le ho commentate sul Sollazzo, ma adesso ho un blog e quindi...

La grammatica di Dio
Storie di allegria e solitudine
di Stefano Benni



Il nuovo libro di Stefano Benni è una raccolta di racconti. Sono felice che, per prima cosa, non ce ne sia stato nemmeno uno che mi abbia deluso o annoiato, e poi che ce ne siano stati alcuni splendidi. Il filo conduttore di tutti questi racconti è la solitudine, ma non per questo sono tutti racconti tristi, anzi. Ce ne sono di poetici, di tristissimi, di divertenti e di ironici o addirittura "allegorici" (esemplare il racconto sull'Eutanasia del Nonnino). Oltre al tono, Benni attraversa anche i generi e gli stili. Il risultato è una compilation di perle che soddisfano tutti i palati (o forse no, c'è chi è allergico alle storie di solitudine e malinconia anche se trattate in varie salse, anche se è ammiratore di Stefano Benni, come ho notato da alcuni commenti in giro per il web).
Dall'alto dei suoi sessant'anni Benni analizza le malattie di questi tempi, malattie che forse considera la causa delle solitudini che racconta, malattie di massa o inquietudini individuali e generazionali. E' "il libro del mondo", come l'ha chiamato l'autore, ma di questo mondo, degli anni 2000, con una retorica che in bocca ad altri sarebbe banale, ma con le sue parole (poetiche o ironiche che siano) si innalza al rango di morale fiabesca... anche se in uno degli ultimi racconti si abbassa bruscamente alla retorica celentanesca del "là dove c'era l'erba ora c'è una città".
Alcuni racconti sono delle citazioni/parodie di opere celebri, come Alice nel paese meraviglie, l'Orlando furioso, la Fattoria degli animali, e altre che forse non ho colto. La parodia dell'Orlando (per Benni è Furioso sì, ma soprattutto "Impellicciato") è il racconto, secondo me, più esilarante (e credo anche più lungo) del libro.
Tutti i racconti sono ambientati in Italia e hanno protagonisti italiani. CHE. BELLO. Che bello quando narratori italiani ti fanno innamorare di storie italiane... ti rimane la speranza che il nostro popolo sia ancora un popolo interessante. Alcuni racconti poi sono peculiari dell'italianità: in primis quello sul calcio (poteva mancare?) "Solitudine e rivoluzione del terzino Poldo" che ha la stessa folcloristica incomprensibilità, per me che non sono così esperto di calcio, dei racconti americani sul baseball, e poi quello sul presepe vivente dei paesini di provincia.
Poi c'è un breve racconto che assomiglia vagamente al cortometraggio Pixar Stu - Anche un alieno può sbagliare, e non dico altro.

Un libro che, nel mio piccolo, vi consiglio vivamente. Una raccolta di storie che la nostra generazione potrà raccontare ai propri nipoti, e sortire su di loro lo stesso effetto che su di noi hanno avuto favole come Cappuccetto Rosso, le storie sull'uomo nero, eccetera. Una morale divertente e malinconica, quindi moderna.

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