lunedì 28 gennaio 2008

La voce del fuoco

La voce del fuoco
di Alan Moore



A distanza di un anno esatto, manco a farlo apposta, ho ripreso in mano questo libro, che dopo i primi due racconti avevo abbandonato, e l'ho finalmente finito.
Checché ne dica Neil Gaiman ho preferito leggerlo nell'ordine in cui sono pubblicati i racconti, che è poi quello cronologico delle epoche in cui ciascuno è ambientato.
E' un romanzo su Northampton e su alcuni momenti storici che questa cittadina inglese (dove abita Moore) ha vissuto, momenti come la costruzione di alcuni edifici oppure l'invasione dei Romani, eccetera, per ognuno dei quali Alan Moore ha inventato (o in alcuni casi solo romanzato dei fatti di cronaca) delle storie e dei personaggi. Uno dei temi ricorrenti è la punizione per il protagonista che si è creduto furbo, o se non la punizione, la delusione del protagonista per il mancato raggiungimento del suo obiettivo. Tranne in un paio di casi, nel racconto di due donne che praticavano magia e in quello del venditore di reggicalze poligamo, racconti nei quali i protagonisti in un modo o nell'altro ottengono ciò che vogliono. Cosa vorrà dire? Forse che condanna tante presunzioni tranne la stregoneria e la poligamia?
Al di là del messaggio la cui interpretazione lascio alla sensibilità di ciascuno, non so se per meriti di traduzione ma la prosa di questo lungo romanzo è la sua caratteristica migliore. Con una incredibile fluidità Alan Moore compensa la mancanza di illustrazioni (che non mancano nei fumetti) e anche quella di suoni e odori, arricchendo di realismo i pensieri dei protagonisti/narratori che a volte diventano monologo interiore, e in un caso particolare anche flusso di coscienza sottoforma di diario di un poeta non più sano di mente (bellissimo racconto, fralaltro).
Una particolarità dei racconti è che sono scritti, nelle intenzioni, nello stile dell'epoca in cui sono ambientati. Questa scelta ha portato a degli estremi come il primo racconto, "Il maiale di Mag" del 4000 A.C. che ha quasi dell'incomprensibile, tanto che la prima volta che presi il libro lo saltai e iniziai a leggere dal secondo racconto, però è un racconto molto lungo e dopo le prime pagine ci si abitua. Nei racconti successivi poi lo stile diventa più leggibile, anche se ad esempio non si usano altri tempi verbali se non l'indicativo. Il linguaggio poi si adatta a seconda del narratore, sia esso una suora, un aristocratico, un giudice, un poeta nevrotico o un commerciante. Uno di questi narratori è abbastanza singolare poiché racconta la sua storia da morto, quando il suo cranio in decomposizione è appeso come una banderuola in cima a un tetto (uno dei racconti più divertenti, nei limiti di questo libro che non è che faccia scompisciare dalle risate...).
L'ultimo racconto è narrato in prima persona da Alan Moore e ripercorre tutto il periodo in cui ha steso questo romanzo inserendo qua e là descrizioni di Northampton e della sua vita privata.

E' stata una lettura faticosa, neanche molto memorabile, però è stata un'avventura interessante.

2 commenti:

Skay ha detto...

mi fa un po' paura che tu dica "lettura faticosa"...
ad ogni modo grazie che mi son ricordato che il libro di benni di cui parli nel post sotto lo devo prseguire! (lo avevo interrotto..)

Elikrotupos ha detto...

quello non è per niente faticoso :P