giovedì 21 febbraio 2008

Fatto ciò che andava fatto. Visto ciò che andava visto.

Questa è una delle foto di scena più belle che abbia mai visto. Signori, Emile Hirsch e Sean Penn. Sean Penn è quello col cappellino. Beh, sì, ha anche la cinepresa in spalla, poiché di Into the wild - Nelle terre selvagge (da cui è tratta questa foto) il beneamato Sean è regista e sceneggiatore e forte sostenitore.

L'ho visto finalmente. La sera prima dell'esame di cui al post precedente. In un cinema romano che adoro, cioè l'Eden Film Center, che ha un sito virtuale pessimo a dispetto del sito reale. Un cinema che in quattro sale propone sempre e solo film di qualità, senza interruzione fra primo e secondo tempo (che può sembrare un male ma non lo è). Ci ho visto molti ottimi film e fatto molte ottime esperienze di fruizione cinematografica. La prima volta ci andai per L'arte del sogno, di Michel Gondry, e rimasi incantato dalla splendida sala tinta in verde, con schermo grande, sedili comodi e, siccome, per motivi di mezzi pubblici, arrivo sempre con un'ora di anticipo, anche posti privilegiati. Infatti questo cinema è a 16 km da dove abito e tre quarti d'ora di viaggio in bus/metro, ma me li faccio sempre volentieri. Anche quando il film dura 150 minuti, come Into the wild, e torno a casa alle 11 di sera (spettacolo delle 18:45) senza aver cenato. E ora, per introdurre il prossimo argomento, una lista di film che ho visto all'Eden (vado a memoria):
  • L'arte del sogno
  • Lettere da Iwo Jima
  • L'ultimo re di Scozia
  • Centochiodi
  • In memoria di me
  • Sleuth - Gli insospettabili
  • La musica nel cuore - August Rush
  • Paranoid Park
  • Into the wild - Nelle terre selvagge
  • La famiglia Savage
Siccome io sono come gli animali, che hanno bisogno del premio quando fanno una cosa (buona o cattiva che sia), mi sono concesso ben DUE film, dato che ho LAVORATO sul progetto universitario di cui sopra, e quindi la sera prima dell'esame, e prima di Into the wild, ho visto anche l'attesissimo Caos calmo (non nello stesso cinema). Film bello, ma più bello nella parte finale quando si smette di raccontare storie e si comincia a riflettere. Al contrario di tutti, ho trovato Nanni Moretti come un pesce fuor d'acqua, mentre tutti dicevano che questo ruolo era cucito addosso a lui. Il personaggio di Pietro Paladini è molto più convincente nel libro, mentre nel film lo sono molto di più i comprimari, su tutti Alessandro Gassman e Valeria Golino. E poi...







...ROMAN POLANSKI!!! La sua scena vale tutto il film (non che il film non valga, eh). Appare questo nanetto, annunciato al telefono da una segretaria in fibrillazione e accompagnato da gorilloni in nero, chiede a Nanni Moretti di andare a parlare in macchina, lì il dialogo scompare e la musica (ottima, non me l'aspettavo) la fa da padrone insieme alle facce attonite degli astanti (astanti sia in questa scena che nel resto del film) passati in rassegna dalla telecamera. Poi Polanski se ne va, e non ha più senso continuare a vedere il film, ci alziamo e ce ne torniamo a casa felici di aver visto il miglior film italiano dell'anno. Io nello specifico sono poi andato all'Eden a vedere il miglior film del mondo dell'anno.
C'è anche un'altra scena molto bella e che porta alla mente dei grandi momenti di cinema: quando il muto personaggio di Kasia Smutniak guarda la panchina e ricorda tutti gli abbracci avvenuti in quel punto fra Nanni Moretti e i suoi parenti&colleghi, peccato che né il film né gli abbracci fossero ancora finiti, in quel momento, e quindi la scena perde gran parte della sua carica evocativa.


Si poi c'è anche QUELL'ALTRA SCENA LI'... senza musica, solo gemiti. E' un peccato censurare il film solo per quella scena, così come è un peccato farsi pubblicità solo per quella scena. Il risultato che ne consegue è che, nella visione del film, la si percepisce come distaccata dal resto della storia e inutile ai fini di questa. A quel punto la richiesta di don Anselmi di maggiore romanticità è completamente inutile. Farla romantica, farla violenta, non farla affatto è la stessa cosa, il ruolo che aveva nel libro si è perso.

Vogliamo aggiungere la polemica della pubblicità? Mah, polemica inutile invero. E più che la pubblicità occulta all'automobile, a me ha dato fastidio quella al Ciobar che si intravede per qualche secondo nel ristorantino, per dire... La macchina è protagonista del libro, andava scelta una marca. L'hanno scelta, punto.
Insomma di questo film mi hanno deluso due cose: Nanni Moretti attore e la pubblicità (non quella occulta, ma quella che hanno fatto al film). Quando annunciarono il film tratto dal libro, mi aspettavo un trattamento più raffinato, soprattutto da Nanni Moretti.


In tutto ciò non ho detto nemmeno una parola sostanziosa su Into the wild. Perché? Forse nella vana speranza di farne una bella recensione e darla a questo sito qui, che gli ho dato poco e niente, e chiedo scusa.

PS: prima dicevo che la lista preludeva al successivo argomento. Semplicemente perché in Caos calmo le liste hanno una certa importanza. Chiedo perdono per il mio pensiero contorto.

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