sabato 23 febbraio 2008

Festa e fiera per "la parole lumineuse" e non solo

Quello nella foto è un Oscar abbastanza insolito, come non ne hanno fatti più. Lo consegnarono 70 anni fa a uno dei geni del '900, Walt Disney, per aver creato un lungometraggio interamente disegnato, per la prima volta. Il lungometraggio era Biancaneve e i sette nani, e questa statuetta ne è l'immortale e irripetuto omaggio. E visto che questa statuetta compie oggi settant'anni, mi è parso bene usarla per introdurre la settimana di festa che si appresta a venire. Una festa del cinema prima e della musica poi. Gli Oscar e Sanremo. E le polemiche su quanto Sanremo sia davvero degno di festeggiare "la musica" le lasciamo ai post successivi...

E ieri sera è stata celebrata la cerimonia di consegna della versione francese degli Oscar, i Césars, che quest'anno hanno premiato la carriera di un italiano... e che italiano: Roberto Benigni. Poteva risparmiare ai francesi e al mondo uno spettacolo di gioia incontenibile come è suo solito fare? No, per fortuna.



Ovviamente questi cinque francofoni minuti, in cui chiama il cinema "parole lumineuse" e accolla ai francesi il DOVERE di fare il cinema migliore del mondo, mi hanno riportato alla mente un altro suo show, tenuto il 21 marzo 1999 a Los Angeles, quando grazie al film La vita è bella Roberto Benigni e Nicola Piovani si portarono a casa, in Italia, tre Oscar. Questo è il video (non lo posso incorporare perché l'Academy non vuole--) di quando ricevette il premio per il miglior film straniero dalle mani di Sophia Loren. Un momento memorabile: lei pronuncia la formula magica "...and the Oscar goes to", dalla platea arriva un nome, due volte, e poi come una Mamma che richiama il figlio dai suoi giochi perché è ora di cena misto a una Mamma che si dispera davanti alla bara del figlio soldato ritornato in patria cadavere, il nome è ripetuto da Sophia Loren e è "Roberto". Poi Benigni impazzisce sale sul sedile davanti al suo reggendosi sul capoccione di non so chi, e poi salta sul sedile davanti e lì lo so chi c'è, c'è Steven Spielberg che gli dà la mano e lo sorregge, in bilico sul suo schienale, mentre tutto il mondo applaude alla gloria e alla gioia di un uomo che ha cantato l'inno del corpo sciolto, declamato tutti i possibili nomi della fica davanti a Raffaella Carrà sulla castigata TV di stato italiana, e trasformato l'Olocausto in un gioco a premi per preservare l'innocenza di un bambino. Sullo sfondo uno dei temi musicali più belli del cinema italiano e mondiale, di Nicola Piovani, che oltre a sottolineare questo tripudio di gioia, sottolinea l'annuncio dalla voce fuori campo: "Questa è la 26a nomination per l'Italia e il suo 10° Oscar", annuncio che l'Academy riserva solo all'Italia e alla Francia, perché nessun altro Paese al mondo ha raggiunto quei numeri. Poi Benigni zompetta fino al palco dove travolge con un abbraccio Sophia Loren, si inchina come nella più illustre tradizione di attori e menestrelli, si prende una standing ovation da gente come Steven Spielberg e Meryl Streep, e fa i suoi ringraziamenti, e il suo inno all'amore e la sua immancabile citazione di Dante. Wow...
E domani notte la magia si ripeterà. Ovviamente non a quei livelli, visto che non c'è nessuno dalla prorompenza paragonabile a quella di Benigni, ma le emozioni saranno comunque assicurate, per chi si è emozionato quest'anno al buio di una sala cinematografica oppure immerso nel suo home theatre con il lettore Bluray nuovo di zecca pagato 500 euro.

Subito dopo gli Oscar partirà la settimana sanremese, sulla quale mi sono informato poco e niente. So che la conduce Pippo Baudo insieme a Piero Chiambretti e a due sconosciute (a me) vallette, una mora e una bionda of course. So che il Dopofestival è affidato a Elio e le storie tese, il cui nuovo album guardacaso è appena uscito e ce l'ho da un po' di giorni ma non l'ho ancora sentito. E come nel loro album, hanno promesso che al Dopofestival non mancheranno collaborazioni musicali e jam sessions, quindi non vedo l'ora. E sono fortunato che questa settimana non ho l'università, quindi all'afterhour hollywoodiano seguiranno le nottate Eliane.

Gli Oscar sono gli Oscar.
Sanremo è Sanremo.

2 commenti:

folquet ha detto...

Sarò sincero, vecchio mio: dubito molto che gli Oscar abbiano qualcosa a che fare con i meriti culturali del cinema. Né d'altro lato credo che intendano minimamente esserlo: non sono nulla di più di un premio che l'industria del settore riconosce a sé stessa, affidando la selezione dei titoli e delle pellicole a una giuria di vecchietti in pensione abilmente pilotati dalle capaci borse dei distributori.
Il ché - ovviamente - è del tutto legittimo. O no?

[Mu]

Elikrotupos ha detto...

E' legittimo che l'industria premi se stessa e, secondo me, è un buon indice di qualità. Ovviamente non è esaustivo né è solito sorprendere, non è un festival. Un premio dai lavoratori ai loro colleghi è anche importante per chi lo riceve.
Che poi sia "pilotato" (nel senso che interessa alle major), che premi solo film relativamente commerciali e che faccia la sua fortuna di evento soprattutto grazie al glamour è vero, ma almeno per la parte tecnica è sicuramente un premio all'eccellenza, il che mi fa pensare che forse non votano solo i vecchietti. Più che altro non fra i vecchietti si cela chi snobba gli Oscar (pur essendo membro e pur avendone vinti), questo sì. E comunque, vecchietti... "gente che ha speso una vita per il cinema" è più corretto, credo.