giovedì 14 febbraio 2008

Stille Nach... ehm, Still Chaos

Ancora Caos Calmo, anche se non l'ho ancora visto. Ovviamente ne parlo per le polemiche scatenate dal responsabile giovanile della Conferenza Episcopale Italiana don Nicolò Anselmi riguardo alla ormai celebre scena di sesso fra Nanni Moretti e Isabella Ferrari. Il film è stato presentato ieri sera al Festival di Berlino. "Still Chaos" non è il titolo tedesco, ma una mia traduzione che sospetto essere anche sbagliata, però mi piaceva fare il giuochino di parole con la canzoncina natalizia "Stille Nacht", che significa "notte calma" e non "bianco Natal" cari bambini. E non stiamo a puntualizzare sugli adattamenti italiani di canzoni straniere, che ieri ho sentito quello del cortometraggio Il tuo amico topo sul DVD di Ratatouille e non ne sono per niente soddisfatto, per motivi che spiegherò poi. Ma torniamo a noi...
Ieri sera Nanni Moretti ha portato la polemica italiana a Berlino, senza che nessuno gliel'avesse chiesto, tanto per avere l'appoggio di giornalisti che non sanno minimamente cosa significa vivere nella Nazione che ospita il Vaticano, e contribuendo quindi a infiammare la polemica che lui stesso e tutto il cast (produttore, regista, attori e lo stesso autore del libro Sandro Veronesi, già attaccato dalla Chiesa per la stessa scena quando vinse il premio Strega) hanno definito "sciatteria isterica della stampa italiana". Sulla sciatteria isterica concordo perfettamente con lui, e concordo con Procacci e Veronesi sull'inopportunità dell'intervento di don Anselmi, che mi è parso l'intervento di uno che o non ha visto il film o non ha capito niente del film o quando vede un film non ci va per capire qualcosa forse perché teme chegli piaccia (la religione vieta di apprezzare le opere d'arte?). E' ovvio che sia nel film che nel libro quella scena era inevitabile, non era gratuita e nel libro da modo a Veronesi di comporre una gran pezzo di prosa, e per motivi che si capiscono solo se si è voluto leggere il libro/vedere il film, non ci poteva assolutamente essere spazio per il minimo romanticismo, per il più piccolo barlume d'amore, anzi! Quello del protagonista è un atto violento e catartico derivato dalla perdita della moglie che amava, metterci amore nel violentare quella sconosciuta sarebbe stato ancor più deprecabile dal punto di vista morale. Insomma, quella di don Anselmi mi è parsa un'esternazione gratuita (la sua sì) per cavalcare l'onda del risalto che i giornali hanno dato a quella scena. Se veramente chiede agli attori di essere d'esempio per i giovani, vada a rivolgersi a quei film per giovani (ormai è diventato un genere) senza significato e senza ragione d'esistere se non quella commerciale, che quest'anno sono stati i maggiori contribuenti della rinascita (economica) del cinema italiano: è questo che lo deve preoccupare, da pastore e da osservatore della cultura (se la osserva... da come ha commentato il film non mi pare).
Ad ogni modo la polemica è stata veramente isterica da parte dei giornali, in quanto il suo intervento don Anselmi l'ha fatto su una newsletter interna, quindi il dubbio che qualcuno abbia colto al volo l'occasione per infiammare ancora di più il lancio del film è ben lecito, checché ne dica indignato Sandro Veronesi.
Insomma, per me in questa vicenda hanno torto tutti, come accade sempre quando qualcuno si arroga il diritto di censurare e i censurati mostrano una ignifuga coda di paglia nel difendersi.
Comunque il film, a Berlino, è stato accolto dagli applausi. Spero di farlo anch'io, appena andrò a vederlo, e spero che il mio prossimo post a riguardo sarà un commento al film e non alla polemica.

4 commenti:

Lorenzo Breda ha detto...

Quello che tipicamente succede quando i commenti di un'opera si limitano ad un solo suo aspetto (che può non piacere).

La cosa che mi rattrista, piuttosto, è che i giornali, nei titoli, spaccino la cosa come una dichiarazione della CEI.

Elikrotupos ha detto...

Beh è vero che è una dichiarazione che non ha nulla di ufficiale, però se una persona ha il ruolo di responsabile, non è mica "responsabile" per niente. Se ha quel ruolo evidentemente rispecchia le opinioni dell'organizzazione di cui fa parte, la CEI in questo caso, la quale non credo che smentirebbe. E comunque il problema è alla radice: quel commento, ragionevole o meno, doveva rimanere sulla newsletter. Chi l'ha portato agli onori della cronaca aveva interesse (o morboso piacere?) a scatenare la polemica o per far pubblicità al film o per strumentalizzarla contro la Chiesa.

lyxor ha detto...

la parola è pubblicità
il resto solo un po' di stupidità ed una punta di consapevole omertà.
Qualcuno sa quanto sta incassando il film? :)

Elikrotupos ha detto...

è in testa al box office :)