domenica 30 marzo 2008

Turbo Supertramp

Aveva voglia di esplorare il mondo, Turbo. Un giorno (l'altro ieri) è partito. Si è fatto il giro del balcone, ha trovato le scalette per scendere, è uscito dal giardino e si è ritrovato in strada. Invece di correre verso la luce si è incamminato verso il lungo stradone dissestato privo di lampioni a illuminarlo, periglioso financo per gli uomini.

Lungo il suo cammino avrà incontrato le baracche dove vivono ghettizzati gli immigrati, avrà incrociato le automobili degli ubriaconi che tornano a casa a notte fonda. Poi avrà notato sulla destra il maneggio dei cavalli. Non ne aveva mai visti. Avrà sentito abbaiare i cani in lontananza, chiedendosi dove fossero, non riuscendo a vedere niente se non quel poco che la lna illuminava attorno a lui.

Un incrocio. Ancora una volta da un lato la luce, dall'altro il buio. Stavolta è andato verso la luce.
Avrà girato e rigirato senza sapere dove andare, avrà cenato a prezzo fisso seduto accanto ad un dolore, tu come stai... tu cooome stai... tu come vivi, come ti troooov... ehm, scusate. Si sarà trovato un posto dove accucciarsi e dormire, o impaurito avrà vagato finché l'alba non è sopraggiunta? Ad ogni modo l'alba sopraggiunse. Per un altro giorno intero avrà vagato, stavolta con la paura di non riuscire più a tornare a casa, e poi...

Poi basta, mia madre l'ha ritrovato ieri sera davanti a un ristorante. Avrei continuato a raccontare la storia, ma devo uscire.

venerdì 28 marzo 2008

Il Maaale... è la voce del mio cuoool...

Il Male tira, e Hollywood lo sa. Però pure Hollywood ha dei doveri morali nei confronti dei moviegoers, e quindi se si fa un film sul Male lo si faccia, ma che alla fine non trionfi. Per il trionfo del Male si faccia vela più a est (o a ovest, di Hollywood... ma tanto la Terra è rotonda).

Ci sono registi americani che nel Male ci sguazzano. Fra questi alcuni lo fanno per puro sadismo altri per esprimere il proprio stile unico e inarrivabile. Fra gli ultimi usciti mi sento di citare queste quattro perle sanguinolente:
  • The departed - Il bene e il male, di Martin Scorsese
  • Non è un paese per vecchi, di Joel e Ethan Coen
  • Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street, di Tim Burton
  • Onora il padre e la madre, di Sidney Lumet
Il primo è uscito l'anno scorso, gli ultimi tre nel corso dell'ultimo mese. Forse fra questi quattro è un po' fuori luogo Sweeney Todd, una storia di vendetta perversa che è lungi dall'analisi della società, come invece lo sono gli altri, che trattano di mafia, malavita e soldi (relativamente) facili, come questi sfocino tutti in carneficine purgatorie, morale: il crimine non paga (offre Rat-man, mi viene da aggiungere, ma vabè :P). Il crimine invece paga, come si sa, ma Hollywood non lo può dire sennò lo spettatore non è intrattenuto ma turbato. Vabè, ma per vedere in azione l'arte di questi geni della cinepresa (quando non anche della penna) accettiamo questo compromesso con la morale, anche perchè ci deprime molto meno. Io poi sono convinto che comunque questi autori sarebbero turbati loro stessi da una storia che sia davvero un'apologia del Male, e non la scriverebbero mai.
Comunque questi quattro film sono Capolavori, e molti concorderanno nel non considerarlo in questo caso un attributo abusato, basta resistere a un po' (molto) di sangue, di spari improvvisi, morti di innocenti e tragedie greche (come nel caso di Onora il padre e la madre).

Quest'anno poi c'è anche scappata l'Icona: il caschetto del premio Oscar Javier Bardem e la sua arma, che è talmente indimenticabile che ho scordato cos'è...

mercoledì 26 marzo 2008

La fame che avevo (di racconti)

La fame che abbiamo
di Dave Eggers

Quando combini questi tre elementi - lo stridore, il mugolio e il gemito - e li condensi in una sacca di esplosione che nasce dal fegato e viene espulsa dal corpo attraverso sei o sette orifizi diversi contemporaneamente, ebbene: hai strillato.
da "Quando impararono a strillare"

Sembrava impossibile, ma ce l'abbiamo fatta, come dicono quelli dell'amaro Montenegro. Dopo due romanzi che si sono fatti divorare con ardore, non mi aspettavo che la lettura di questo pugno di racconti di Dave Eggers fosse così difficile da portare a termine. Al contrario degli altri racconti che ho letto in questa tornata, questi non erano legati da un filo comune se non l'esercizio di stile dell'autore, il quale è diventato popolare proprio grazie al suo stile ("struggente" ma non melodrammatico, al limite fra l'incazzato e il realista rassegnato).
Dopo un paio di racconti dalle trame interessanti (un'inaspettata escursione nel deserto, cosa si prova a vedere in tv soldati morti), il resto dei racconti ristagna su storie poco originali ma che però Eggers sfrutta per dipingere al meglio i suoi personaggi, allungando così un racconto fino anche a quaranta pagine. Mentre invece da piccoli ma precisi schizzi dei protagonisti dei racconti brevi, ma veramente brevi: in una o due pagine descrive una sensazione (spesso comune) e come viene affrontata dal personaggio che alla fine, dopo due pagine, possiamo dire di conoscere.
Sul finale invece l'originalità delle trame torna a prendere piede, negli ultimi due bellissimi racconti lunghi Appunti per la storia di un uomo che non vuole morire da solo e Su per la montagna in lenta discesa, il primo scritto proprio in forma di appunti, il secondo in un lungo (60 pagine) discorso indiretto libero (fralaltro dal punto di vista di una donna). A intervallare questi ultimi due nuclei complessi ci sono racconti da 2-4 pagine Eggers dove scatena la sua creatività quasi surreale: un racconto vuoto (6 pagine immacolate), una breve storia dello strillare, e una storia narrata da un cane.
In due di questi racconti poi si fa riferimento a un precedente romanzo: L'unico significato dell'acqua simile a olio è praticamente un piccolo sequel del romanzo Conoscerete la nostra velocità, narrato da Hand, uno dei due protagonisti; allo stesso romanzo fa riferimento la tecnica con cui è narrato il racconto del cane che citavo prima, Dopo che mi buttarono nel fiume e prima di annegare, ovvero a narrare la storia è un personaggio morto (e la sua particolare condizione è annunciata da subito, non è un mistero). Non escludo che ci siano altre citazioni che non ho colto...

Insomma, nel mezzo mi ha un po' demoralizzato. Stavo quasi per abbandonarlo, soprattutto alle soglie di uno degli ultimi racconti (Su per la montagna in lenta discesa) che dall'indice ho visto durava 60 pagine, e invece durante un viaggio in treno è filato via che è un piacere, risultando anche fra i miei racconti preferiti di questa raccolta.


Orbene! Ho vinto la mia sfida, ho letto 4 raccolte di racconti tutte di fila, abbandonando i romanzi. Ma adesso si torna all'ampio respiro, nonostante abbia accettato il consiglio di Xalira e di Morpheu5 di procurarmi un'altra raccolta di racconti di Stefano Benni, Il bar sotto il mare che non è nemmeno troppo lungo. Però ho voglia (e urgenza) di romanzi. In lizza ci sono i seguenti mattoni:
  • Come Dio comanda, di Niccolò Ammaniti, urgente perché quest'anno ne esce il film e dovrò vederlo per forza dato che è del piccolo grande Gabriele Salvatores, e voglio leggere il romanzo prima del film
  • L'ombra dello scorpione, di Stephen King. Non sono un divoratore del Re, anzi, credo che questo sia il suo primo romanzo che leggerei. E' il romanzo preferito della mia amica che me l'ha impost... ehm, consigliato, nonché un romanzo ispiratore di Lost, e quindi voglio proprio vedere quanto è ispiratore...
  • The Illuminatus! trilogy, di Robert Anton Wilson, anche questo ispiratore di Lost e consigliatomi da Morpheu5, che mi ha impost... ehm, consigliato di comprarlo in inglese, e adesso sono tipo 4 volte che inizio a leggerlo... vabè, stavolta sarà la volta buona :P
  • Asimov. Tempo fa avevo iniziato la mia opera di lettura/rilettura del ciclo delle Fondazioni, che però procede molto lentamente, tant'è che dei 7 libri che compongono il ciclo sono ancora ai primi 2 prequel, e adesso mi aspetta il cuore del ciclo, che già ho letto e sarebbe il primo romanzo che rileggo. Inoltre ci sono altri due romanzi "accessori" di Asimov, La fine dell'Eternità e Nemesis, il primo l'ho già letto ma lo rileggerei molto volentieri poiché questi due romanzi stand-alone raccontano storie bellissime.
  • Coraline e Buona apocalisse a tutti, di Neil Gaiman. Fra le tante cose di Neil Gaiman che dovrei recuperare. Il primo perchè ne è in uscita il film animato in stop-motion diretto dal regista di Nightmare before Christmas Henry Selick. Il secondo perché scritto a quattro mani con Terry Pratchett e, dicono, molto divertente.
Per adesso fra questi è in pole-position Stephen King, perché a detta di tutti nonostante le 1000 pagine è un libro che non si riesce a smettere di leggere (un po' come Lost non si riesce a smettere di vedere). Però anche l'universo fantastico di Asimov chiede di non essere dimenticato. Sarà un'ardua scelta...

lunedì 24 marzo 2008

Letture da viaggio

E io che mi pensavo di aver avuto un'idea nuova.
Come al solito la legge di Murphy domina incontrastata: dopo 4 anni a viaggiare in treno, solo adesso ho pensato a raccogliere i titoli dei libri che i miei compagni viaggiatori leggono in treno. Meglio tardi che mai, inizio adesso.

Mentre io leggevo
Immagine di La fame che abbiamo
(e l'ho quasi finito)

La signora davanti a me leggeva un libro sconosciuto poiché ricoperto da una sovraccoperta fatta in casa.
??

Un passante alla ricerca del posto libero perduto aveva in mano una copia di
Immagine di Memorie di una geisha

Un ragazzo sul lato finestrino opposto al mio invece stava leggendo
Immagine di The bourne ultimatum


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domenica 23 marzo 2008

Quando Pasqua viene di marzo

Quando Pasqua viene di marzo è troppo presto.
Quest'anno non ho mangiato nemmeno un uovo di Pasqua.
Inoltre è una Pasqua mesta. Sì, la Pasqua non dovrebbe esserlo, ma quest'anno lo è.

E ora contiamo i minuti per la prossima festa, che dovrebbe essere il 25 aprile.

Tira un vento boia.


Nel frattempo un po' di aggiornamenti:
  • Qui a fianco, in cima alla colonna di destra, ho messo l'ultimo trailer di WALL•E in versione italiana, uscito l'altroieri.
  • Se vi interessava questo post sul premio fotografico World Press Photo 2008, su Focus di questo mese trovate il servizioe dedicato, con alcune delle immagini stampate gigantesche e in ottima risoluzione (la redazione di Focus può permettersi di comprare le immagini originali, io devo prendere gratis quelle piccoline dal sito...)

sabato 22 marzo 2008

To Infinity and Beyond!

To Infinity and Beyond!
The story of Pixar Animation Studios
di Karen Paik
basato sulle interviste e le ricerche di Leslie Iwerks


In questo librone che è più grosso dello scanner con cui ho preso l'immagine della copertina qui sopra c'è tutto quello che c'è da sapere sulla Pixar, scritto in stile ovviamente autocelebrativo da Karen Paik, del reparto Sviluppo della Pixar dal 2000, e basato sulle interviste fatte da Leslie Iwerks e utilizzate anche per la realizzazione del suo documentario The Pixar Story. La prefazione è scritta da John Lasseter, Steve Jobs e Ed Catmull (più che scritta, è firmata... non c'è bisogno di tre geni per scrivere 20 righe...).

Il libro affronta la storia della Pixar sì in ordine cronologico, ma partendo con una sorta di biografia di tre uomini provenienti da ambienti completamente diversi, ma che si sono ritrovati insieme per realizzare un sogno: un lungometraggio completamente animato al computer. I tre uomini sono Ed Catmull, John Lasseter e Steve Jobs. Il programmatore, l'artista e il finanziatore. Le biografie dei primi due sono ovviamente più approfondite di quella di Steve Jobs, il quale, diciamolo, c'ha messo solo i soldi (e servivano...). Poi quando queste tre vite si sono incrociate, si passa al racconto dei primi anni della Pixar, alle prese con incredibili innovazioni dal punto di vista tecnologico (uno su tutti il motion blur, che si meritò anche la copertina di Science) ma soprattutto dal lato creativo (Luxo Jr. e Tin Toy, rispettivamente il primo cortometraggio animato al computer a essere nominato agli Oscar e il primo a vincerlo, senza contare gli anni passati nel campo della pubblicità).
Dopodiché si narra dei corteggiamenti della Disney fino ad arrivare all'accordo che li ha portati a realizzare il loro sogno, Toy Story.
Di qui in poi ognuno dei lungometraggi Pixar (il libro è aggiornato fino a Cars... d'altro canto per Ratatouille c'è il libro, della stessa autrice, The Art of Ratatouille) si vede dedicata un'ampia sezione di approfondimento, con storyboard, bozzetti preparatori e rendering finali ad alta risoluzione che occupano anche due pagine.
Ma oltre ai lungometraggi, sezioni di approfondimento sono dedicate anche ad altri momenti chiave della storia della Pixar post-Toy Story, ovvero la quotazione in borsa, il trasferimento nel magnifico complesso di Emeryville sulla baia di San Francisco, e la recente acquisizione da parte della Disney.
A intervallare questi lunghi capitoli ci sono gli Spotlight, cioè un paio di pagine dedicate ad aspetti collegati alla creazione dei film come musica (solo Randy Newman), suono, doppiaggi, la Pixar University, il software RenderMan e i cortometraggi cinematografici.

Non si fa minimamente cenno a una cosa che mi aspettavo invece di trovare, il video (o meglio, installazione artistica) Artscape di Andrew Jimenez e Gary Rydstrom, un breve dietro le quinte della Pixar narrato dai personaggi dei film Pixar (però quelli allo stato di bozza!). Mi sarebbe piaciuto saperne di più, visto che è un video che difficilmente si può vedere, se non andando alla mostra Pixar - 20 years of animation, partita dal MoMA di New York nel 2005 e tuttora in giro nei migliori musei d'arte moderna del mondo (ma l'Italia non è ancora minimamente contemplata...).
In effetti nel libro non si parla proprio della mostra stessa.

Il libro è estremamente interessante, ma non contiene informazioni completamente inedite. Molto della storia della Pixar lo si conosceva già dai "making of" presenti nel dvd (come ad esempio il Tour della nuova sede, nel dvd di Alla ricerca di Nemo, oppure il video I corti Pixar: una breve storia presente nel primo volume di I corti Pixar Collection, nei commenti audio di molti dvd), ma il tutto è sicuramente ben organizzato in un'opera omogenea, completa e affidabile (o meglio... è la storia ufficiale, poi è possibile che qualcosa sia stato omesso... chissà... è comunque una bellissima favola), e corredata con fotografie e immagini molto interessanti e esplicative.

Se siete interessati alla favola di tre giovanotti americani che hanno realizzato i loro sogni personali oltre a quello condiviso di portare la computer graphic al cinema (arrivando a vincere venti Oscar in ventun'anni), questo grosso e colorato libro vale i soldi che costa (75 $). Se siete animatori e vi chiedete perché i film Pixar sono migliori di tutto il resto del CGI, questo libro forse costicchia ma sicuramente fa per voi (volendo c'è questo gratis). Se della Pixar non ve ne frega niente, vi auguro vivamente di spendere 75$ per qualcosa di cui vi pentirete.

Se volete un altro parere, c'è questa recensione di Jim Hill (anche se più o meno siamo d'accordo).

venerdì 21 marzo 2008

RASL

Qualcuno conoscerà Bone, di Jeff Smith. Se non lo conoscerà, andrà sul sito della Panini Comics e ordinerà i cinque volumi finora usciti della ristampa a colori. Fra questi qualcuno sarà up-to-date con le nuove prodezze fumettistiche del signor Smith, ovvero la saghetta Shazam! La Società dei Mostri del Male (in uscita in questi giorni per la Planeta DeAgostini), e RASL, di cui è appena uscito il #1 in America. Diciamo che me lo sono accattato.

Il tizio illustrato qui a sinistra è RASL. O meglio, in queste prime 32 tavole il suo nome non lo conosciamo ancora, ma lui si firma così, imbrattando i muri di distinte magioni con lo spray, quando ruba opere d'arte. E' piccoletto ma cazzuto, fa il ladruncolo su commissione (inutile stare a chiedersi già ora chi sia il committente), e una volta portata a termine la sua missione si mette sulle spalle due turbine più grosse di lui entra "in the Drift", nella deriva. The Drift non ho ben capito se sia il nome di quelle turbine o il viaggio metafisico e pandimensionale e tempospaziale e chi più ne ha più ne ha a cui queste conducono. Fatto sta che non è una bella esperienza, il Drift, anzi comporta un enorme dispendio di energia che va quindi subito compensata con un'abbondante dose di sollazzo a base di alcool e fumo, oltre che meditazione yoga. Nel corso di uno di questi furti (e conseguente fuga nel Drift) però qualcosa va storto e il nostro innominato aka RASL si ritrova in un mondo dove "Blonde on Blonde" non è di Bob Dylan, e dove un essere immondo in impermeabile old-fashioned vuole togliergli di mano il Picasso che ha appena rubato. Da questo mondo sbagliato RASL vuole fuggire, ma non è il caso di una nuova deriva a così poco tempo dalla prima. Meglio meditare. Ma questa storiella sembra essere un flashback, la cui cornice è molto più misteriosa. Il nostro infatti vaga, gonfio di botte come una zampogna, per un arido deserto. Cosa gli è successo? Dove si trova? Perché? Boh.

Questa nuova saga di Jeff Smith è radicalmente diversa da Bone, sia per atmosfera che per stile narrativo. Dall'umorismo e dall'ambientazione fantasy dei teneri ominidi bianchi siamo passati all'action-noir fantascientifico. Dai logorroici dialoghi all'abuso di didascalie e scene mute. Io sono fondamentalmente contro l'abuso di didascalie per creare un'atmosfera sospesa, anche perché sta diventando una tecnica troppo di moda soprattutto fra chi tenta di fare finto lirismo. In questo caso però non c'è stato un uso irritante di tale tecnica, forse perché coniugato con una sceneggiatura che riesce a esaltare i momenti morti (ovvero quelli con le didascalie :P).

Se Jeff Smith, nel concepire questa saga, ci si è messo di impegno, qui rischiamo di avere un Lost dei fumetti, ed è la cosa migliore che possa capitare. Solo che se già era estenuante aspettare una settimana per NON avere risposte da Lost, come sarà aspettare ogni volta tre mesi? Il prossimo numero esce a Maggio. Speriamo diventi mensile.

lunedì 17 marzo 2008

"Non ritornerai, nomade uccello..."


Quando saremo entrambi abbastanza morti,
e sconveniente sarà parlar di ciò che è bello
senno di poi donerà a me il suo letto di terra
senno di poi donerà a te il suo letto di terra

che ballata mai cantiam da mane a sera
stanchi di sentire gracchiare lo canto stridulo,
non ritornerai nomade uccello,
ritrovate ogni speranza voi che andate via,

e Marta la cornacchia dov'era?! Non c'era...
morta è la cornacchia che un giorno avesti in casa,
e alluttata Marta conoscesti Barnabo
Barnabo era quasi morto da un pezzo
godè ogni lutto la cornacchia ridente
campeggiasti è vero nei sogni di Barnabo...

ma una vale l'altra, solo Marta non vale
impaura tutti i vecchi eccetto Barnabo
il signor Barnabo la sposò che era già morto
lesti sussurrammo "auguri e figli morti"

e Marta la cornacchia lo sposò che era ancor viva
devenendo ossia vedova e signora
Barnabo lalalala lalalalarallala

morta è la cornacchia che un giorno avesti in casa


Avete ascoltato e financo visto e per giunta letto Marta la cornacchia di Mauro Petrarca, che dalle voci che leggo online pare essere de L'Aquila. Un tizio decisamente solare che ho conosciuto grazie a X Factor, ennesimo talent show televisivo ma del genere che piacciono a me ossia solo cantanti e bravi (come l'ormai lontano Operazione Trionfo, con il mitico Miguel Bosé che piangeva per la minima cosa, imitato da Fabio De Luigi ai tempi d'oro...).
Invece il Poeta cimiteriale/Cantautore macabro e crepuscolare, come si fa chiamare, cura già il commento musicale del programma radiofonico Melog di Gianluca Nicoletti su Radio24.
Insomma, questo qui stonato si imbianca la faccia, parla a vanvera di cose macabre e diventa popolare... per ora fa ridere :P

domenica 16 marzo 2008

Boicottare

Mancano 145 giorni alle Olimpiadi di Pechino 2008, e lunedì prossimo partirà da Olimpia in Grecia il viaggio della torcia olimpica verso la capitale cinese per un totale di 137 mila chilometri. Nel frattempo la Cina continua a oscurare l'informazione, internet e a negare tutta un'altra serie di diritti umani più carnali. Un comportamento che decisamente COZZA contro lo spirito olimpico. Cosa ha portato il Comitato Olimpico Internazionale 7 anni fa a preferire Pechino a città come Parigi, Torono, Osaka o Istanbul non è dato saperlo, e non è stata nemmeno una vittoria di misura...
Cosa ha portato invece Steven Spielberg ad accettare di creare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invece è ben chiaro: molto modestamente è qualcosa tipo l'uomo più stimato del mondo, per cui ha pensato che forse la Cina, sotto gli occhi di tutti, potesse cedere al suo "ricatto" e cominciare a curarsi un po' dei diritti umani del suo popolo, nei Paesi che occupa o in quelli in cui fomenta la guerriglia. Ma la Cina è la Cina. Chi cazzo è Spielberg? E così il povero Stefano, sconfitto, si è defilato, facendo comunque scalpore, e questo è già un risultato.
Ora la domanda è: il mondo dovrebbe imitarlo? Dovremmo boicottare tutti le Olimpiadi? E come, senza mettere a rischio le squadre che stanno per partire? Beh, un'azione seria dovrebbe farla l'IOC, che ha annunciato che qualcosa in merito agli scontri di questi giorni in Tibet dirà. Tempo fa qualcosa disse, ovvero che Pechino è stata scelta proprio sperando che le Olimpiadi accendessero i riflettori sulla Cina e la Cina moderasse i suoi atteggiamenti. Ma la Grande Cina non ha dato ascolto né al Comitato Olimpico, né a Spielberg, né a nessun altro, ma di questo il Comitato Olimpico non è responsabile, dicono, riguarda il governo cinese. Grazie al ca$$o, aggiungo io.

Dopo gli ultimi boicottaggi stupidi (roba da guerra fredda) questo ci sta dannatamente. Diciamo che andrebbe affrontato diplomaticamente però... diciamo che se evitavano di dare le olimpiadi a Pechino era meglio, PERO'-

Io nel mio piccolo mi guardo uno dei capolavori (secondo me) di Steven Spielberg: Munich.

mercoledì 12 marzo 2008

Il nuovo trailer di WALL-E

E' con riluttanza che uso questo titolo banale al posto di qualcosa di più simpatico e ricercato, ma devo cedere a certi compromessi per sperare di comparire nelle ricerche di Google... gli affari sono affari. Fatta questa ammissione di colpa, è l'ora del robottino più atteso del nuovo millennio:




In uscita il 27 giugno in America e il 17 ottobre (speriamo prima) in Italia. Dei cortometraggi che lo accompagneranno ancora non si sa niente, grrr...

Nel frattempo, se qualcuno ne volesse sapere di più sul film, con orgoglio affermo che in questa discussione a cura del sottoscritto sul forum La Tana del Sollazzo c'è TUTTO quello che c'è da sapere, e in italiano! E non mi paga nessuno!

domenica 9 marzo 2008

La città della tremenda notte

La città della tremenda notte
di Rudyard Kipling
Queste storie sono state raccolte in ogni luogo, da ogni sorta di persone, dai preti del Chubára, da Ala Yar l'intagliatore, da Jiwun Singh il falegname, da sconosciuti su piroscafi e treni in giro per il mondo, da donne che cicalavano fuori dal loro cottage al crepuscolo, da ufficiali ora morti e sepolti, più alcune, sono poche ma le migliori, che ho ricevuto da mio padre. [...]
I racconti più straordinari, neanche a dirlo, sono quelli che non compaiono... per ovvie ragioni.
dalla prefazione (romanzata) dell'autore

Ancora una volta il bel titolo, la bella copertina e la bella edizione non mi hanno tradito. Il contenuto si è confermato altrettanto interessante. I racconti di questa raccolta hanno il filo conduttore del rapporto fra i coloni britannici e la cultura indigena dell'India. Un rapporto forzato che raramente ha portato a delle conseguenze desiderabili, sia per gli inglesi che per gli indiani.
Sono spesso storie d'amore interculturale che vanno a finire disgraziatamente, per colpa della diversa mentalità (o per colpa degli Dei...): gli inglesi sono destinati a tornare nella loro patria, prima o poi, e nonostante ciò con passione viscerale giovani donne indiane si innamorano e si legano agli aitanti soldati dell'Impero.
Ma non solo storie d'amore. Ai funzionari britannici l'India ha spesso dato alla testa, e alcuni di questi racconti narrano proprio la loro perdita di senno, dovuta in alcuni casi a malattie, ma forse la vera causa è l'ambiente ostile di cui con arroganza gli inglesi hanno preso possesso. Suscitano molta pena questi conquistatori, uccisi non dai loro servi ma dalla terra di questi, che ha preso i loro corpi e li ha restituiti sotto forma di storie, che l'anima sensibile dell'Artista solo ha saputo cogliere.
Due di questi racconti sono narrati in prima persona da Kipling, o meglio uno è autobiografico e narrato in prima persona dal personaggio che identifica l'autore. "Bee Bee, pecora nera" è la storia dell'infanzia di Kipling, nato a Bombey ma mandato a vivere e a studiare in Inghilterra separato dai genitori rimasti in India. Viene maltrattato dalla sua madre adottiva, che lo accusa di ogni sorta di malefatte arrivando a considerarlo un piccolo demonio (da religiosa qual era...). Lui si chiude in sé divorando i libri d'avventura che suo padre gli spedisce periodicamente dall'India, finché un giorno, dopo anni di sofferenze, sua madre torna a riprenderlo, ma...
...quando giovani labbra si sono abbeverate alle amare acque dell'Odio, del Sospetto e della Disperazione, tutto l'Amore del mondo non cancellerà mai completamente quel sapere; anche se un po' potrà volgere alla luce occhi ottenebrati e insegnare ad avere Fede dove Fede non c'era.
L'altra storia narrata in prima persona è "L'ultima storia": Kipling viene condotto all'inferno da un Diavolo, con espliciti riferimenti danteschi. Questo inferno è il "limbo degli sforzi vani", dove vanno a finire le anime dei personaggi create superficialmente da scrittori incapaci o incuranti di creare una perfetta personalità ai protagonisti delle loro storie. Così in questo limbo Kipling trova i suoi personaggi, dei mostri che non vedono l'ora di sfogarsi con il loro distratto creatore, ma lui come Dante non è ancora morto, è lì solo in visita, al termine della quale è talmente scioccato da decidere di non scrivere più (da cui il titolo).

E' stata una interessante e esotica immersione in culture lontane geograficamente (quella indiana) e nel tempo (quella colonialista britannica), e come in ogni escursione esotica ti senti addosso gli odori, la polvere, il sudore di quei luoghi e di quelle avventure, la disperazione di due culture incompatibili che cercano di unirsi, senti il caldo asfissiante della Città, che rende tremenda persino la notte.

Se fosse stato l'ultimo Sanremo...

Torno a parlare di Sanremo visto che me l'ha ricordato questo blog di una tizia bergamasca che pare avere la mia stessa idea sul Festival.
Quell'$£$%£$%&/%$ di Noisette Del Noce sta finalmente per lasciare la direzione di Raiuno. E verso la fine del suo mandato dice la sua prima cosa sensata: per il 2009 il festival di Sanremo è a rischio chiusura. La convenzione col comune di Sanremo scade quest'anno, i discografici sono ostili da un bel pezzo, lo spettacolo tv è da anni oggetto di critiche unanimi, quindi non si può andare avanti.
Ovviamente è solo un'ipotesi.
Altre ipotesi invece si sbizzarriscono sul toto-cutug...ehm, toto-conduttori:
  • Fiorello: ci insistono ogni anno ma ancora non hanno capito che non se ne parla...
  • Carlo Conti: dio ce ne scampi. Per carità, è un bravo conduttore e una brava persona, ma finora ha legato il suo faccione lampadato a produzioni di qualità e interesse discutibili...
  • Paolo Bonolis: a parte che è a Mediaset, ma anche lui non si farà rivedere su quel palco troppo presto
  • Gerry Scotti: si merita il palco di Sanremo... certo, non ora che è così bollente...
  • Maria De Filippi: Sanremo trema. Però non è una cattiva idea... la si paventava già negli anni passati
  • Jovanotti: a me l'idea di un cantante che conduca Sanremo non mi dispiace affatto. Magari non Jovanotti, però...
  • Fazio & Littizzetto: banale ma successo assicurato. Quindi improbabile.
  • Gigi Proietti: no dico... oh? E' assurdo quanto farlo fare, che so... a Panariello. Insomma, ma è tanto difficile? CONDUTTORI o MUSICISTI!
Pippo Baudo credo che con Sanremo abbia chiuso.
Però tutti a criticare Sanremo e nessuno che propone una soluzione! Ecco la mia allora:
  • Meno cantanti (16), e possibilmente a invito.
  • Una serata tv di presentazione delle canzoni inedite, un mese di passaggi in radio e distribuzione degli album di ciascun cantante, e poi una tre giorni televisiva per votare e decretare i vincitori (una delle serate dedicata alle esibizioni autogestite... i duetti insomma).
  • Niente categoria giovani. Non siamo ipocriti, di festival e rassegne musicali dedicati agli esordienti in Italia già ce ne sono e sono ben più prestigiosi di Sanremo. Al massimo si possono accettare gli esordienti in competizione fra i big.
  • Premi: uno assegnato da una giuria di esperti (ma esperti veramente, e di musica...) e uno da una votazione popolare (cartoline di TV Sorrisi & Canzoni, sondaggi online, televoto.). Il premio più importante è ovviamente quello della giuria di esperti. Il premio della critica non serve più, perché la critica dovrebbe essere compresa fra gli esperti. Aggiungerei anche un premio dato dai cantanti in gara, che votano il loro migliore avversario... Un premio anche al miglior testo e ai migliori arrangiamenti. Ovviamente senza classifiche. Al massimo 1° e 2° classificato (premio oro e argento).
  • SuperOspiti italiani o stranieri, ESCLUSIVAMENTE musicali (niente Gorbaciov, grazie) e possibilmente non markettari, che interagiscano in simpatici siparietti con i conduttori, e non prendano i loro cachet per 3 minuti di esibizione e poi fuggire scortati dall'esercito.
  • Conduttore che abbia a che fare col mondo della musica. Dj o ex dj, vj di MTV (con cautela...), musicisti tout court. Oppure se non è un musicista, deve essere un intrattenitore, ovvero capace di creare i famosi GMT "grandi momenti di televisione". Sì insomma, Fiorello sarebbe l'ideale. Anche portare la formula del Dopofestival degli Elii al Festival vero e proprio non è una cattiva idea.
  • Alla Gialappa's band la radiocronaca ufficiale, niente Radio1.
Se poi invece che al teatro Ariston lo facciamo all'Arena di Verona, possiamo ufficializzare che è la versione non commerciale del Festivalbar.

sabato 8 marzo 2008

Se mi serve Internet? SE MI SERVE INTERNET?!

La situazione telefonica del mio appartamento a Roma è scandalosa. Credo di avere un contratto contemporaneamente con Wind e Telecom, e contatti non confermati con Fastweb. E nessuno dei tre può mandarmi su Internet. Io però posso mandarli affanculo con una tale soddisfazione che mi risolleva la giornata! Passato l'orgasmo di questo sfogo, la giornata torna grigia. Ma che dico la giornata... la settimana.
Ne sono successe di cotte e di crude in questa settimana in cui sono stato lontano dal web e tornato alla routine universitaria: i soliti professori che arrivano in ritardo, i soliti cambiamenti che non vengono comunicati, i soliti corsi interessanti ostacolati dai soliti "baroni" arroganti, i soliti corsi dei baroni arroganti che paiono insormontabili e praticamente lo sono, le solite conseguenti nere prospettive future. Le solite vie di fuga: libri, cinema, fumetti e intern... no, internet no. INTERNET NO ;_; ma il resto sì:
  • ho finito di leggere La città della tremenda notte di Rudyard Kipling, che rientra nel mio personale "progetto racconti". Parleronne. E subito ho iniziato a leggere un altro libro del progetto (l'ultimo del primo blocco da 4) La fame che abbiamo di Dave Eggers. Parleronne quando l'avrò finito.
  • mi sono sparato sei film in meno di due settimane: Caos calmo, Into the wild, Sweeney Todd, Non è un paese per vecchi, La famiglia Savage e Persepolis (gli ultimi quattro nella settimana in questione). Voglio rivederli tutti.
  • per i fumetti: nuovo numero di Dylan Dog disegnato da veterani (dopo l'abbuffata di novizi) Ruju e Stano, nuovo numero della miniserie Volto Nascosto, nuovo numero della ristampa a colori di Bone, nuovo numero di Rat-Man che prosegue la sua lunga e intricata continuity senza che io ne capisca nemmeno un frammento, e il volumone (sempre del semi-dio Ortolani) Venerdì 12 Omnibus che raccoglie Tutte ma proprio Tutte le disavventure amorose di quel povero disgraziato di Aldo.
Al ritorno a casa, poi mi attendeva Lui:
To Infinity and Beyond!
di Karen Paik,

volumozzo contenente vita morte e miracoli della sacra Pixar importato dall'America e ordinato dalla Francia, e in tutti questi traffici pagato (spese incluse) molto meno delle cifre madornali che chiedono i negozi online italiani. Tante informazioni, tante immagini gigantesche, tante concept art, tante bozze... beh, di immagini veramente non ce ne sono tante, ma d'altronde questo non è un libro d'arte, ma una biografia della Pixar scritta ricavando informazioni dalle interviste fatte a Pixariani di un certo livello da una tale Leslie Iwerks, nipote di un tale Ub Iwerks e in quanto tale da sempre interessata professionalmente alla Disney, e ora anche alla Pixar. La Iwerks è anche l'autrice del documentario The Pixar story uscito praticamente in contemporanea con il libro suddetto e probabilmente basato sulle stesse informazioni. Chissà se lo vedremo mai in Italia, il documentario. Il libro invece, seppure in inglese, in Italia è disponibile (credo lo sia molto di più online, ma comunque su siti italiani) e non vedo l'ora di leggermelo così potrò sproloquiare di Pixar non più da semplice fan ma da STUDIOSO, uuuuh. E dopo di lui, sarà tempo di procurarsi altri leggendari volumi quali The art of Finding Nemo, The art of The Incredibles, The art of Ratatouille e il prossimo The art of WALL-E. E anche l'ancor più leggendario catalogo della mostra dedicata ai 20 anni della Pixar dal MoMA di New York, che però non riesco più a trovare... sigh e sob... sob e sigh...
comunque 'sti volumi non costano poco... risigh e risob... risob e risigh...

E in questo post cumulativo, parliamo pure di pollitica. La sapete l'ultima? Berlusconi ha strappato il programma del PD. No comment. Direi che bisogna proprio essere dei coglioni per votare Berlusconi...