venerdì 21 marzo 2008

RASL

Qualcuno conoscerà Bone, di Jeff Smith. Se non lo conoscerà, andrà sul sito della Panini Comics e ordinerà i cinque volumi finora usciti della ristampa a colori. Fra questi qualcuno sarà up-to-date con le nuove prodezze fumettistiche del signor Smith, ovvero la saghetta Shazam! La Società dei Mostri del Male (in uscita in questi giorni per la Planeta DeAgostini), e RASL, di cui è appena uscito il #1 in America. Diciamo che me lo sono accattato.

Il tizio illustrato qui a sinistra è RASL. O meglio, in queste prime 32 tavole il suo nome non lo conosciamo ancora, ma lui si firma così, imbrattando i muri di distinte magioni con lo spray, quando ruba opere d'arte. E' piccoletto ma cazzuto, fa il ladruncolo su commissione (inutile stare a chiedersi già ora chi sia il committente), e una volta portata a termine la sua missione si mette sulle spalle due turbine più grosse di lui entra "in the Drift", nella deriva. The Drift non ho ben capito se sia il nome di quelle turbine o il viaggio metafisico e pandimensionale e tempospaziale e chi più ne ha più ne ha a cui queste conducono. Fatto sta che non è una bella esperienza, il Drift, anzi comporta un enorme dispendio di energia che va quindi subito compensata con un'abbondante dose di sollazzo a base di alcool e fumo, oltre che meditazione yoga. Nel corso di uno di questi furti (e conseguente fuga nel Drift) però qualcosa va storto e il nostro innominato aka RASL si ritrova in un mondo dove "Blonde on Blonde" non è di Bob Dylan, e dove un essere immondo in impermeabile old-fashioned vuole togliergli di mano il Picasso che ha appena rubato. Da questo mondo sbagliato RASL vuole fuggire, ma non è il caso di una nuova deriva a così poco tempo dalla prima. Meglio meditare. Ma questa storiella sembra essere un flashback, la cui cornice è molto più misteriosa. Il nostro infatti vaga, gonfio di botte come una zampogna, per un arido deserto. Cosa gli è successo? Dove si trova? Perché? Boh.

Questa nuova saga di Jeff Smith è radicalmente diversa da Bone, sia per atmosfera che per stile narrativo. Dall'umorismo e dall'ambientazione fantasy dei teneri ominidi bianchi siamo passati all'action-noir fantascientifico. Dai logorroici dialoghi all'abuso di didascalie e scene mute. Io sono fondamentalmente contro l'abuso di didascalie per creare un'atmosfera sospesa, anche perché sta diventando una tecnica troppo di moda soprattutto fra chi tenta di fare finto lirismo. In questo caso però non c'è stato un uso irritante di tale tecnica, forse perché coniugato con una sceneggiatura che riesce a esaltare i momenti morti (ovvero quelli con le didascalie :P).

Se Jeff Smith, nel concepire questa saga, ci si è messo di impegno, qui rischiamo di avere un Lost dei fumetti, ed è la cosa migliore che possa capitare. Solo che se già era estenuante aspettare una settimana per NON avere risposte da Lost, come sarà aspettare ogni volta tre mesi? Il prossimo numero esce a Maggio. Speriamo diventi mensile.

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