venerdì 4 aprile 2008

La Zaëbra

All'ora,
esatta
sorge la Zaëbra.

Ha il manto fulvo,
a bacche magre,
per sedersi e spazientirsi,
e un neonato,
fulvo a bacche magre,
sa della Zaëbra,
ne piange
ne piange le lodi
ne piange
sognandola e
sconoscendola.

Un timido refolo di essa
la Zaëbra, vortica qui
e là nei rubinetti, stanca
stanca
la Zaëbra.
Stanca, stanca
vòrtica, refola
stanca
la Zaëbra.

A tratti ha i tratti a tratti
qui tratti
lì tratti
qui tratti, ha tratti (vòrtica
la Zaëbra).
Un libro nel cuore
un gatto in mano
un piccolo fragile ficus
bugiardo nella mente
un pardo matto fra i
piedi
che spende una vita
a dare pugni ai funghi,
come la Zaëbra.
Ecco. Dopo aver millantato per tre mesi che questo era un blog dove avrei poeteggiato, finalmente poeteggio. E inizio una nuova serie di poesie dedicate alla Zaëbra, questa cosa che nel corso delle poesie si verrà definendo, e non mancherà di riservare sosprese (non è vero, non ho la minima idea di dove andare a parare, come al solito).

Non vorrei che questa cosa della Zaëbra prendesse una deriva nonsense, ma lo farà, indipendentemente da qualsiasi misura io tenti di prendere per arrestare una tale deriva. Un senso di fondo sarà tuttavia rilevabile, non sono poi 'sto grande nonsensista. Spero basti.

Un'altra idea di questo Zaëbron Project è che tutte le poesie si intitoleranno "La Zaëbra", e verranno poi raccolte in un libro che si intitolerà "La cavalla a strisce". Poi vedremo...

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