lunedì 25 maggio 2009

Caccia allo Strega

Sono stati comunicati (due settimane fa) i dodici candidati al premio Strega, competizione da cui quest'anno la Mondadori si è ritirata dopo aver vinto per due anni di seguito (con Come Dio comanda e La solitudine dei numeri primi), cosa un po' ipocrita perché se si guarda l'albo d'oro del premio a occhio la Mondadori sembra l'editore più presente.
I salotti buoni della letteratura italiana io non li conosco, perciò non nutro per il premio Strega lo stesso amore che nutro per gli Oscar, per dire. Però il premio Strega è sicuramente il più "pop" d'Italia, e siccome io, riguardo a quel poco di letteratura contemporanea che leggo, sono molto "pop", è inevitabile che questo tipo di libri mi piacciano. In realtà non è vero, non mi piacciono tutti. Di solito mi piace solo il vincitore. Me ne sono accorto qualche anno fa, quando in tempi non sospetti mi innamorai di Il viaggiatore notturno (2005) di Maurizio Maggiani che veniva presentato in non ricordo quale trasmissione televisiva. Me ne innamorai perché se mi piazzi la parola "viaggio" nel titolo è inevitabile. Fattostà che non lo comprai (come tante cose che mi intrigano e che poi dimentico). Poi in estate capto nell'etere una voce confusa riguardo al vincitore del premio Strega, che pare essere proprio quello. Allora mi fiondo in libreria deciso a comprarlo, e fralaltro lo trovo pure in edizione economica, cosa che non disdegno. In edizione economica è davvero un libricino. Lo leggo al volo e rimango a bocca aperta per la meraviglia. Peccato che duri così poco. Ma vabè, una bella scoperta, sono felice.

L'anno successivo, sempre in tempi non sospetti, cattura la mia attenzione il romanzo Caos Calmo (2006), di Sandro Veronesi. Non è l'ossimoro del titolo quello che mi attrae (anzi, lo trovo un trucchetto ormai abusato), ma la trama: un tizio passa le giornate seduto in una macchina parcheggiata davanti la scuola della figlia, e tutti i suoi parenti e conoscenti vengono a fare il pellegrinaggio presso di lui. Anche in questo caso non lo compro. Arriva l'estate. Vince il Premio Strega. Entro in libreria e l'edizione economica non c'è, ma fa niente, finalmente lo compro. Lo leggo e ci trovo la trama di cui sapevo, e come sospettavo mi piace, molto. Poi vabè, esce il film, così così.

L'anno successivo, sempre in tempi non sospetti, esce il nuovo libro di Niccolò Ammaniti, Come Dio comanda (2006). Non ho idea di cosa parli, ma è Ammaniti, quello di Io non ho paura, va comprato. E lo compro, appena esce (quindi di edizioni economiche non se ne parla). Mi piace tantissimo (poi vabè, esce il film, una delusione terribile da un altro autore che idolatro, Gabriele Salvatores). Che poi arriverà l'estate e il libro vincerà il premio Strega era inevitabile, sono condannato.

E invece no. L'anno successivo esce questo libro del giovane fisico e scrittore esordiente Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi (2008). Ne sento parlare molto, ma non riesco a capire la trama. Non lo compro. Arriva l'estate. Vince lo Strega. Non lo compro ugualmente.

Si è interrotta la tradizione? In realtà, dopo tanto parlare di quest'ultimo libro, credo che potrei anche comprarlo, leggerlo e apprezzarlo anche molto, però dovrei farlo almeno prima dello Strega di quest'anno, che è imminente (finalisti: 18 giugno, vincitore: 2 luglio). E non se ne parla proprio, dacché per Pasqua ho comprato dodici libri, uno meglio dell'altro, e tutti non aspettano altro che mi decida a finire di rileggere il Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov (cosa che si è rivelata più difficile del previsto) per dedicarmi a loro. Inoltre mi sono dato la pena di leggere le trame dei dodici candidati allo Strega di quest'anno, e ce ne sono cinque che hanno attirato molto la mia attenzione (nonostante non avessi minimamente sentito parlare di NESSUNO di loro, prima di stamattina... e anche è questo è contro la tradizione di cui sopra). Quindi ci sono almeno 18 libri che ho più voglia di leggere prima de La solitudine dei numeri primi. Si è interrotta la tradizione.

Ma poco importa, può riprendere con uno di questi libri, le cui trame sono quelle che mi hanno più intrigato fra i dodici candidati al principale premio letterario italiano (o meglio, quelle rimaste dopo aver scremato quelli dedicati alla Resistenza e al periodo del terrorismo in Italia, oltre a quelli poco interessanti):
  • La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo
    Gaetano Cappelli, ed. Marsilio
    Storia di un gallerista a cui piacciono le vedove e il Rinascimento. Un giorno gli si presenta una vedova con una preziosa statua rinascimentale di un Santo. Va in brodo di giuggiole. Ovviamente c'è dell'altro, ma sembra molto divertente come storia.
  • I frutti dimenticati
    Cristiano Cavina, ed. Marcos y Marcos
    Storia di un uomo che credeva di non avere un padre, quando invece questo si rifà vivo, proprio mentre lui sta per avere a sua volta un figlio. Le storie di padri mi vedono sempre in prima fila.
  • L'istinto del lupo
    Massimo Lugli, ed. Newton Compton
    Lupo è un ragazzo che vive a cavallo fra il mondo dei ricchi e quello dei poveri disgraziati, e quindi diventa violento e si fa travolgere dai tumulti degli anni '70. Unico noir metropolitano in gara, scritto da un cronista di nera per Repubblica. Anche qui c'è una parolina magica, di quelle che mi attraggono: lupo.
  • Stabat mater
    Tiziano Scarpa, ed. Einaudi
    Cecilia è una ragazzina che vive in un orfanotrofio di clausura a Venezia, dove si imparano le arti nobili, nel suo caso suonare il violino. Un giorno arriva un nuovo insegnante, che si chiama Antonio Vivaldi, e tutto cambia. La Mondadori non c'è, ma c'è Einaudi, e con un autore che fa le scarpe a tutti gli altri a priori. Ma soprattutto una bella storia.
  • Il bambino che sognava la fine del mondo
    Antonio Scurati, ed. Bompiani
    Nel nord Italia i bambini di una scuola materna accusano gli adulti di azioni orribili. C'entrerà qualcosa un bambino sonnambulo di trent'anni prima, che era solito sognare la fine del mondo? Una trama che starebbe bene in Lost, quello che ci vuole nell'attesa della prossima stagione, a gennaio 2010.
Mi piacerebbe che a vincere sia uno di questi (e precisamente o Stabat mater o I frutti dimenticati, e ancora più precisamente quest'ultimo), ma in realtà pare avere molte chances un romanzo che ha la sua forza più nell'autrice che nel libro: L'ultima estate, di Cesarina Vighy, ed. Fazi. L'autrice è un'esordiente settantenne, malata terminale di Sla, che ripercorre con maturità e gioia di vivere il suo passato intrecciato con la Storia italiana. Sponsorizzato da una trendsetter come Daria Bignardi.

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