giovedì 17 dicembre 2009

Nuove Frontiere della Fascetta

Oggi sono entrato in libreria (pieno *così* di gente, anzi **così**) e mi è caduto l'occhio su questo libro:

More about Trattato di funambolismo
Trattato di funambolismo
di Philippe Petit


Sopra aveva una di quelle famigerate fascette promozionali. Che diceva: "Presentato da Fabio Fazio a Che tempo che fa". Non "il capolavoro del protagonista del film premio Oscar Man on Wire".

Oh, io Che tempo che fa lo vedo sempre e mi piace molto, e più di una volta ho comprato libri o visto film o ascoltato musica consigliati lì. Ma da qui a usarlo sulle fascette mi sembra quantomeno esagerato. Una cosa del genere in America succede con Oprah Winfrey. Pochi fortunati libri possono vantarsi di avere il bollino "Oprah's Book Club".
L'ultima volta che ho controllato Fazio era dato come il David Letterman italiano, non l'Oprah...
Da un lato mi fa piacere, dall'altro... boh, fa molto strano... comunque io sarei onorato di avere in libreria un libro con la fascetta che dice che è consigliato da me :D

sabato 12 dicembre 2009

Tre grandi e tre piccoli

Da qualche settimana c'è un bel po' di bella roba al cinema. Ho voglia di segnalare ben sei film, di cui finora ne ho visti la metà e mi sono tutti piaciuti. Tre di questi (quelli che ho visto) sono produzioni importanti, gli altri tre sono film piccoli, indipendenti, belli e invisibili (quindi distribuiti in pochissime copie in tutta Italia, e quindi non li ho ancora visti, ma li recupererò la settimana prossima con un tour de force fra tre sale di Roma collocate in una zona diametralmente opposta a quella dove abito, e io abito in estrema periferia).

I TRE GRANDI
  • L'uomo che fissa le capre
    commedia satirica sulla guerra e sulla vita militare, con un tocco di surrealtà dovuta al tema del paranormale, affrontato in modo ironico ma tratto da una storia vera (documentata da un libro e da un documetario, entrambi di Jon Ronson). Molto intelligente e molto divertente, con Ewan McGregor, George Clooney, Jeff Bridges e Kevin Spacey a formare un quartetto di attori mostruosamente bravi.
  • Disney's A Christmas Carol
    ennesima versione filmica del celebre racconto di Charles Dickens, e addirittura la terza versione fatta dalla Disney (dopo quella con la banda Disney e quella con la banda dei Muppets), affidata stavolta alle sapienti mani di Robert Zemeckis e alla molto meno sapiente e molto più sconsiderata tecnica d'animazione della motion-capture. Ma se mettiamo da parte l'animazione, è un film grandioso, con Jim Carrey mattatore in una molteplicità di ruoli.
  • A Serious Man
    i fratelli Coen alle prese con una sorta di Fantozzi ebreo. Scene divertenti, dialoghi brillanti, personaggi perfetti. E' uno di quei film dove praticamente non succede niente, ma trasuda genialità da tutti i pori.





I TRE PICCOLI

  • (500) giorni insieme
    commedia sull'amore, ma non commedia romantica. Film indipendente di cui si dice tanto bene e la cui sceneggiatura originale è molto quotata per gli Oscar. L'attore protagonista Joseph Gordon-Levitt è diventato la stella del momento grazie a questo film (e anche grazie a un altro filmastro, G.I. Joe; e sarà nel prossimo film di Christopher Nolan, Inception).


  • Moon
    esordio da regista per Duncan Jones, figlio di David Robert Jones (meglio conosciuto come David Bowie). Thriller fantascientifico i cui meriti pare vadano oltre l'essere "il film del figlio di David Bowie", con Sam Rockwell protagonista e Kevin Spacey a dare la voce al robot GERTY. E' uno dei film più apprezzati dell'anno, proveniente dal Sundance e candidato a vari premi del cinema indipendente. Appena uscito in Italia, ma con distribuzione pessima. A Roma è in 2 sale...
  • Welcome
    film francese sull'amore e sulla vita degli immigrati extracomunitari. Un giovane ragazzo curdo residente a Calais in Francia vuole raggiungere la sua amata in Inghilterra. Siccome non glielo fanno fare con un traghetto, decide di andarci a nuoto. Un istruttore di nuoto francese di mezza età decide di aiutarlo. Pare abbia avuto molto successo in patria, per via della potenza emotiva di una storia del genere, una storia d'amore e di riscatto. Uscito oggi in 11 (UNDICI) copie in tutta Italia...

sabato 5 dicembre 2009

Inneres Ohr

Ammetto che non mi ricordavo come si dicesse "orecchio" in tedesco. Né che "auge" in tedesco significasse "occhio". Ammetto anche che ho creduto che "auge" significasse "uovo" o "uccello". Questi sono i dolori del giovane Elikrotupos davanti al titolo del nuovo album di Franco Battiato, Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti, e davanti alla scomoda verità sulla sua ormai totale e irreversibile rimozione di quelle poche nozioni che aveva a fatica appreso sulla lingua tedesca. Ma senza lasciarsi prendere dallo sconforto, il giovane Elik ha preso il dizionario di tedesco che non toccava dall'esame di maturità (anno domini 2004) e è andato a cercare la parola tedesca per "orecchio", ossia "ohr". Ohra il problema è coniugare l'"inneres" che c'è davanti, ma dato che "ohr" e "auge" sono entrambi neutri, presumo che il problema non si ponga. Tutto questo per trovare un titolo a questo post. E non ne sono nemmeno troppo soddisfatto. E' solo un riferimento al fatto che adesso parliamo di musica, e la musica si ascolta con le orecchie, bon.
Fralaltro non c'entra nemmeno niente col fatto che il fil rouge di questo post è che i prossimi album sono tutti composti in larga parte da brani non inediti. Facciamo che per sentire le canzoni normali serve l'orecchio, ma per sentire e apprezzare le cover serve l'orecchio interiore. Ecco.

Ohra aprite il vostro inneres Ohr, che si comincia!


Il primo album è appunto Inneres Auge. Non è un album di inediti (anche se per me lo erano tutti), a parte la title track che sta abbondantemente passando sulle radio, e "U' cuntu", una specie di requiem in dialetto e in latino, suggestivo. Il resto sono nuove versioni di brani di Battiato già pubblicati in un modo o nell'altro, più la cover di "Inverno" di Fabrizio De André, in cui il buon Franco si esibì nello speciale di Che tempo che fa del gennaio scorso.
Non ho capito l'operazione che c'è dietro a un album che non è un greatest hits ma che ripropone tot propri brani non inediti (forse i testi avranno qualcosa in comune, per questo meriterebbe un ascolto più attento).


Francesco Renga, con la sua vocissima, si avventura finalmente nel campo delle cover (non che le sue canzoni siano male, anzi). E non solo sfrutta la sua vocissima, ma pure un'orchestrissima costruita all'uopo da Celso Valli per rendere epiche alcune fra le più note canzoni italiane degli anni '60 e '70, oltre a due apprezzatissime canzoni dello stesso renga, "Angelo" e "Uomo senza età". Le canzoni scelte non solo sono celeberrime, ma sono anche fra le più coverizzate della storia della musica, quindi il risultato è qualcosa di davvero già sentito. Ma il valore aggiunto sta proprio nella voce di Francesco Renga e nell'orchestrazione, che sono imperdibili. Nella saturazione del mercato degli album di cover stavo quasi per scartare Renga a priori, e invece ho trovato un ottimo regalo di Natale.


La Vanoni è forte. Cionostante non mi fa impazzire. Però ho voluto dare un'occhiata a Più di me e Più di te, uno di duetti e l'altro di cover, usciti rispettivamente l'anno scorso e quest'anno. Le canzoni scelte sono, nell'un caso e nell'altro, molto belle. E i duetti pure. Nel primo album sono tutti classici di Ornella Vanoni ("Eternità", "L'appuntamento", "Una ragione di più", "Domani è un altro giorno", e altre), che però spesso e volentieri sono già a loro volta cover di brani stranieri, come si usava fare all'epoca (e ogni tanto lo si fa anche adesso, con esiti spesso incerti... ultimo esempio "Creep" dei Radiohead riproposta da Vasco, che ha generato non poche polemiche, anche se io ho gradito, pur conoscendo e apprezzando già l'originale).
Nel secondo ci sono invece tutte cover, di brani non necessariamente "d'epoca". Fralaltro Ornella Vanoni ha volontariamente scelto canzoni solo di interpreti uomini, tranne un bonus finale di Gianna Nannini... "I maschi". Ci troviamo dentro Dalla/Morandi, Bersani, Antonacci, Zucchero, Venditti, Vasco, Ron, Pino Daniele, Grignani e Zucchero. L'ho appena preso e non l'ho ancora sentito, ma devo dire che alcune scelte già trovano la mia simpatia. Inoltre alcuni brani sono eseguiti in duetto con gli autori: "Replay" con Samuele Bersani, "Vita" con Lucio Dalla e Gianni Morandi, "Anima" con Pino Daniele e "Non abbiam bisogno di parole" con Ron, tutte canzoni ottime, come anche altre tipo "Alta marea", "La mia storia tra le dita", "Ogni volta". L'unica presenza a me invisa è Biagio Antonacci, che ultimamente ODIO a causa della sovraesposizione di cui sono vittima in famiglia.


Mi sono lasciato Fiorella Mannoia per ultima perché sennò me la bruciavo all'inizio del post e poi non ci pensavo più. E invece l'ultimo boccone è per lei, perché mi rimanga in bocca il sapore della sua voce, che da sempre traghetta i versi degli autori più ispirati. E stavolta invece che i suoi soliti autori sceglie autori vari attingendo dal catalogo della buona musica giovane e contemporanea (con la dovuta eccezione di due brani di Lucio Battisti, autore con cui la Mannoia finora non si era mai confrontata). I giovani sono Cesare Cremonini, i Negrita, i Negramaro, Niccolò Fabi e Tiziano Ferro. I "vecchi" sono Renato Zero, Lucio Battisti, il compare Ivano Fossati e addirittura The Rokes, meteore anni '60. Come bonus, una riproposizione di un classico di Fiorella Mannoia, il suo esordio sanremese "Caffé nero bollente", e il recente duetto con Noemi in "L'amore si odia".
Quest'album è splendido. La perla è "Mimosa", una bellissima canzone di Niccolò Fabi tratta dallo stesso bellissimo album del Fabi con cui la stessa Mannoia duettò nell'altra bellissima canzone "Offeso". Banale la scelta di "Cercami" per Renato Zero, canzone bella ma abusata già dal suo stesso autore, che quindi anche in chiave mannoiana fatica ad entusiasmarmi. Brutta la scelta dei Negramaro, che io sopporto poco (e stavolta non per sovraesposizione in familia, ma proprio consapevolmente...).


Ora, ci sarebbe un altro album non-inedito... anzi, il più non-inedito di tutti... ma quello è un album foriero di sentimenti talmente contrastanti che merita un post a parte...
E ci sarebbe un altro album ancora contenente cover, Italian Songbook vol. 2 di Morgan, che di rimando in rimando è finito col non uscire più, con profondo rosicamento del sottoscritto.

Next: Donne! Mina, Elisa, Carmen Consoli, miracolosamente tutte con inediti. Il che vuol dire anche che l'entusiasmo è stato minore, tranne che in un caso che mi ha davvero sorpreso. Cliffhanger! :P

Next next: Stranieri. Senza punto esclamativo perché... uhm... Muse, Pearl Jam, Michael Bublé, Norah Jones e Tom Waits.

E in questa botta di musicofilia ho pure comprato per la prima volta il magazine Rolling Stone. Anche se la ragione principale per cui l'ho comprato è un'altra, come può facilmente intuire chi ha comprato l'ultimo numero... [e cioè leggere una frase di questo tipo: "quel grungettone di Ben 16"...]