sabato 5 dicembre 2009

Inneres Ohr

Ammetto che non mi ricordavo come si dicesse "orecchio" in tedesco. Né che "auge" in tedesco significasse "occhio". Ammetto anche che ho creduto che "auge" significasse "uovo" o "uccello". Questi sono i dolori del giovane Elikrotupos davanti al titolo del nuovo album di Franco Battiato, Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti, e davanti alla scomoda verità sulla sua ormai totale e irreversibile rimozione di quelle poche nozioni che aveva a fatica appreso sulla lingua tedesca. Ma senza lasciarsi prendere dallo sconforto, il giovane Elik ha preso il dizionario di tedesco che non toccava dall'esame di maturità (anno domini 2004) e è andato a cercare la parola tedesca per "orecchio", ossia "ohr". Ohra il problema è coniugare l'"inneres" che c'è davanti, ma dato che "ohr" e "auge" sono entrambi neutri, presumo che il problema non si ponga. Tutto questo per trovare un titolo a questo post. E non ne sono nemmeno troppo soddisfatto. E' solo un riferimento al fatto che adesso parliamo di musica, e la musica si ascolta con le orecchie, bon.
Fralaltro non c'entra nemmeno niente col fatto che il fil rouge di questo post è che i prossimi album sono tutti composti in larga parte da brani non inediti. Facciamo che per sentire le canzoni normali serve l'orecchio, ma per sentire e apprezzare le cover serve l'orecchio interiore. Ecco.

Ohra aprite il vostro inneres Ohr, che si comincia!


Il primo album è appunto Inneres Auge. Non è un album di inediti (anche se per me lo erano tutti), a parte la title track che sta abbondantemente passando sulle radio, e "U' cuntu", una specie di requiem in dialetto e in latino, suggestivo. Il resto sono nuove versioni di brani di Battiato già pubblicati in un modo o nell'altro, più la cover di "Inverno" di Fabrizio De André, in cui il buon Franco si esibì nello speciale di Che tempo che fa del gennaio scorso.
Non ho capito l'operazione che c'è dietro a un album che non è un greatest hits ma che ripropone tot propri brani non inediti (forse i testi avranno qualcosa in comune, per questo meriterebbe un ascolto più attento).


Francesco Renga, con la sua vocissima, si avventura finalmente nel campo delle cover (non che le sue canzoni siano male, anzi). E non solo sfrutta la sua vocissima, ma pure un'orchestrissima costruita all'uopo da Celso Valli per rendere epiche alcune fra le più note canzoni italiane degli anni '60 e '70, oltre a due apprezzatissime canzoni dello stesso renga, "Angelo" e "Uomo senza età". Le canzoni scelte non solo sono celeberrime, ma sono anche fra le più coverizzate della storia della musica, quindi il risultato è qualcosa di davvero già sentito. Ma il valore aggiunto sta proprio nella voce di Francesco Renga e nell'orchestrazione, che sono imperdibili. Nella saturazione del mercato degli album di cover stavo quasi per scartare Renga a priori, e invece ho trovato un ottimo regalo di Natale.


La Vanoni è forte. Cionostante non mi fa impazzire. Però ho voluto dare un'occhiata a Più di me e Più di te, uno di duetti e l'altro di cover, usciti rispettivamente l'anno scorso e quest'anno. Le canzoni scelte sono, nell'un caso e nell'altro, molto belle. E i duetti pure. Nel primo album sono tutti classici di Ornella Vanoni ("Eternità", "L'appuntamento", "Una ragione di più", "Domani è un altro giorno", e altre), che però spesso e volentieri sono già a loro volta cover di brani stranieri, come si usava fare all'epoca (e ogni tanto lo si fa anche adesso, con esiti spesso incerti... ultimo esempio "Creep" dei Radiohead riproposta da Vasco, che ha generato non poche polemiche, anche se io ho gradito, pur conoscendo e apprezzando già l'originale).
Nel secondo ci sono invece tutte cover, di brani non necessariamente "d'epoca". Fralaltro Ornella Vanoni ha volontariamente scelto canzoni solo di interpreti uomini, tranne un bonus finale di Gianna Nannini... "I maschi". Ci troviamo dentro Dalla/Morandi, Bersani, Antonacci, Zucchero, Venditti, Vasco, Ron, Pino Daniele, Grignani e Zucchero. L'ho appena preso e non l'ho ancora sentito, ma devo dire che alcune scelte già trovano la mia simpatia. Inoltre alcuni brani sono eseguiti in duetto con gli autori: "Replay" con Samuele Bersani, "Vita" con Lucio Dalla e Gianni Morandi, "Anima" con Pino Daniele e "Non abbiam bisogno di parole" con Ron, tutte canzoni ottime, come anche altre tipo "Alta marea", "La mia storia tra le dita", "Ogni volta". L'unica presenza a me invisa è Biagio Antonacci, che ultimamente ODIO a causa della sovraesposizione di cui sono vittima in famiglia.


Mi sono lasciato Fiorella Mannoia per ultima perché sennò me la bruciavo all'inizio del post e poi non ci pensavo più. E invece l'ultimo boccone è per lei, perché mi rimanga in bocca il sapore della sua voce, che da sempre traghetta i versi degli autori più ispirati. E stavolta invece che i suoi soliti autori sceglie autori vari attingendo dal catalogo della buona musica giovane e contemporanea (con la dovuta eccezione di due brani di Lucio Battisti, autore con cui la Mannoia finora non si era mai confrontata). I giovani sono Cesare Cremonini, i Negrita, i Negramaro, Niccolò Fabi e Tiziano Ferro. I "vecchi" sono Renato Zero, Lucio Battisti, il compare Ivano Fossati e addirittura The Rokes, meteore anni '60. Come bonus, una riproposizione di un classico di Fiorella Mannoia, il suo esordio sanremese "Caffé nero bollente", e il recente duetto con Noemi in "L'amore si odia".
Quest'album è splendido. La perla è "Mimosa", una bellissima canzone di Niccolò Fabi tratta dallo stesso bellissimo album del Fabi con cui la stessa Mannoia duettò nell'altra bellissima canzone "Offeso". Banale la scelta di "Cercami" per Renato Zero, canzone bella ma abusata già dal suo stesso autore, che quindi anche in chiave mannoiana fatica ad entusiasmarmi. Brutta la scelta dei Negramaro, che io sopporto poco (e stavolta non per sovraesposizione in familia, ma proprio consapevolmente...).


Ora, ci sarebbe un altro album non-inedito... anzi, il più non-inedito di tutti... ma quello è un album foriero di sentimenti talmente contrastanti che merita un post a parte...
E ci sarebbe un altro album ancora contenente cover, Italian Songbook vol. 2 di Morgan, che di rimando in rimando è finito col non uscire più, con profondo rosicamento del sottoscritto.

Next: Donne! Mina, Elisa, Carmen Consoli, miracolosamente tutte con inediti. Il che vuol dire anche che l'entusiasmo è stato minore, tranne che in un caso che mi ha davvero sorpreso. Cliffhanger! :P

Next next: Stranieri. Senza punto esclamativo perché... uhm... Muse, Pearl Jam, Michael Bublé, Norah Jones e Tom Waits.

E in questa botta di musicofilia ho pure comprato per la prima volta il magazine Rolling Stone. Anche se la ragione principale per cui l'ho comprato è un'altra, come può facilmente intuire chi ha comprato l'ultimo numero... [e cioè leggere una frase di questo tipo: "quel grungettone di Ben 16"...]

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