sabato 23 aprile 2011

Indignerìe, su Rieduchescional Ciannel

E' uscito in italiano questo libello (Indignatevi!, di Stéphan Hessel) che ha spopolato in Francia qualche mese fa. Ho fatto il radical chic e me lo sono comprato in francese e in digitale. Ero parecchio indignato di mio (a parole, ovviamente) e volevo indignarmi ancora di più.
Ma questo pamphlet non faceva davvero per me. Hessel è un comunista tout court, e gli ideali in nome dei quali fa appello a noi ggiovani perché ci indigniamo come si è indignato lui ai tempi del nazismo io ggiovane non li condivido pienamente. Sarò troppo ggiovane per poter capire? E allora perché ti appelli a me? O ti appelli solo a certi ggiovani? Mica giusto, allora... sono indignato!

In realtà quello che dice è talmente retorico che non si può non condividere. Come si può non essere d'accordo nell'opporsi allo strapotere delle banche, al crescente divario fra poveri e ricchi, al cieco sopruso colonizzatorio? Non si può, ma nel mio piccolo non credo che siano problemi che si risolvono imponendo ai singoli cittadini di dedicarsi all'interesse generale INVECE de (non ulteriormente a) l'interesse personale (che è pure sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, alla cui costituzione Hessel ha partecipato).

Altri aspetti di questo atto di indignazione li posso condividere con maggiore sicurezza, quali l'efficacia della non violenza in risposta alla violenza, l'impegno per lo sviluppo sostenibile, la libertà d'espressione, la repulsione verso l'indifferenza, l'ignoranza di alcune nazioni verso i diritti dell'uomo.

Poi, sarà che l'ho letto in francese e potrei non aver capito bene... ma non ho capito bene la posizione di Hessel sul terrorismo. Comprensibile? Giustificabile? Lasciamo stare?

Insomma, che fare? Nel dubbio, io personalmente, non lo chiederei a Stéphan Hessel. Mi convince a indignarmi di più Antonio Di Pietro. Non avrà sconfitto i nazisti e non avrà l'armadio privo di scheletri, ma qualcosa per la legalità l'ha fatto pure lui.

2 commenti:

shylock1 ha detto...

ho letto con crescente simpatia il post su Hessel (non ho letto il piccolo pamphlet ma dalle recensioni mi sembrava una boiata senile) fino alla terribile caduta finale con professione di fede dipietrista ;-)

io sono anche disposto a riconoscere che Di Pietro abbia parlato tanto di legalità e abbia fatto sempre la voce grossa; come la mettiamo, però, se il campione della legalità italiana candida alle regionali del Molise il figlio, proprio come il vituperato Bossi? E che concetto della legalità ha un politico che ritiene le intercettazioni sempre e comunque legittime, perché " se uno non ha niente da nascondere, non teme di essere intercettato". A casa mia, questo si chiama regime poliziesco, non stato di diritto.

Francesco ha detto...

Appena se ne sarà andato il Nano malefico potremo tornare a discutere serenamente della gestione delle intercettazioni, e ne parlerà più serenamente anche Di Pietro.