lunedì 11 aprile 2011

Report contro i social network (finalmente!)

Ieri sera Report ha portato alla pubblica attenzione quello che circa un anno fa sapevano in pochi, e persino derisi (Seppukoo, Quit Facebook Day), cioè che Facebook sputtana i dati dei suoi iscritti in maniera incontrollabile e inaccettabile, e non ci sono impostazioni di privacy che tengano.
E gli entusiasti di Facebook invece di congratularsi per l'ennesima volta con Milena Gabanelli hanno deciso che questa doveva essere l'Eccezione, che stavolta Report ha toppato, che non si è informato abbastanza, che si è comportato conservativamente.

L'inchiesta di Report (a firma di Stefania Rimini, qui la trascrizione, in replica integrale su Rai.tv, e alle 17:00 l'autrice parteciperà a una videochat con gli spettatori) non ha toppato, non ha riportato falsità e, soprattutto, non è stata parziale.

Nel servizio si è fatto notare, con una precisione tecnica che non mi sarei aspettato (nonostante adesso sull'Unità la Gabanelli si sia dovuta giustificare dalle accuse di superficialità dicendo che stavano parlando a un pubblico generalista), come Facebook riesca a profilare i suoi utenti più di quanto essi stessi non vogliano/credano/possano decidere, tramite il famoso pulsante "Mi piace", e di come questi profili/dossier siano ghiottonerie per gli inserzionisti, nonchè palesi violazioni della privacy.
Ce n'è anche per Google, che opererebbe una profilazione simile dei suoi utenti e sempre per gli stessi scopi pubblicitari.

E tutto questo è verità, checché se ne dica oggi in giro. Ed è stato spiegato in maniera non solo chiara, ma persino molto approfondita, e senza errori. E, soprattutto, non è stata parziale. A fronte di questo "allarmismo" infatti, dal servizio di Report ne escono positivamente servizi come Wikipedia e Twitter. Quindi c'è stato anche spazio per gli aspetti positivi dell'"interconnessione e condivisione". E' stato soltanto rimarcato che, in nome di questi principi che sono progressisti e positivi, qualcuno si sta approfittando (lecitamente sì, ma perché c'è un vuoto legislativo) dei dati personali che gli utenti, per interconnettersi e condividere, devono per forza pubblicare.

Con quel servizio Report ha fatto molto meglio dell'entusiasmo tecnologico di Wired, per esempio, perché Wired parla a una nicchia, Report parla al pubblico di Rai 3 (che sarebbe pure quello una nicchia, ma molto più ampia).

I social network sono l'invenzione del secolo e definiranno il futuro, io ci credo. Ma fra questi, oggi come oggi, Facebook è Il Male. Finché non si conciliano le necessità di condivisione con il diritto alla riservatezza, da Facebook ci si deve tenere alla larga.

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