mercoledì 29 giugno 2011

Y, l'ultimo uomo

Se il fumetto è mai servito a qualcosa, questa è Y. Stiamo parlando di una pietra miliare, anche se realizzata fra il 2002 e il 2008. Forse è presto per usare paroloni? Se proprio ho qualche remora a usare paroloni non è tanto per la giovinezza dell'opera quanto per il fatto che non possiamo parlare di fumetto "d'autore". Ma allora il discorso andrebbe applicato anche a Watchmen di Alan Moore. Come genere siamo lì. Anzi, Y è persino più realistico e meno fantasy, meno agevolato nel dirimere le trame.
E poi anche di Lost, che è finito nel 2010, si dice già che è una pietra miliare (e lo è, fate poco i troll...).
Non lo cito mica a vanvera, Lost. Brian K. Vaughan, autore di Y, l'ultimo uomo, è stato produttore e sceneggiatore di Lost per ben tre stagioni. E nonostante io abbia finito di leggere Y ora, la penna di Vaughan mi era già nota grazie a un'altra perla di graphic novel intitolata L'orgoglio di Baghdad (2006). Il buon manfroze, pace all'anima sua, si spese molto per farmi conoscere Vaughan, e ne aveva ben donde.

Per 60 numeri la storia si dipana in uno scenario apocalittico. L'idea di Y è infatti lo sterminio dell'intero genere maschile della razza umana (e non solo: dei mammiferi in generale). Per 60 numeri immaginiamo un mondo dove il sesso femminile non è più il sesso delle compagne, delle casalinghe, delle lavoratrici che si sforzano il doppio per guadagnare la metà, ma diventa il sesso dominante. Per 60 numeri le donne tentano di rimettere in piedi il mondo che gli uomini hanno lasciato loro. Ricordano gli uomini oppure tentano di dimenticarli. E questo è solo il background.
Su questo sfondo ci mette poco a risaltare la storia di Yorick Brown, un ragazzo neolaureato e disoccupato, quasi agorafobico, che suo malgrado è rimasto in vita quando tutti gli altri "culi pelosi" hanno spirato (in maniera alquanto truculenta, per giunta). Del perché e del percome Yorick e la sua scimmia cappuccina, maschio, siano sopravvissuti nessuno riesce a trovare una ragione. Però ci si mettono di impegno. Com'è, come non è (ma poi si scoprirà il "com'è") Yorick viene affiancato da un agente segreto americano di nome "Agente 355" (che sembra più appartenente a una loggia massonica che non alla CIA) e dalla maggiore studiosa americana in ambito di clonazione umana, la dottoressa Allison Mann (talmente esperta in materia da aver appena partorito, morto, il suo clone). La prima fa da bodyguard e la seconda da medico personale alla ricerca dei motivi per cui Yorick e la sua scimmia sono sopravvissuti al genericidio. OVVIAMENTE il loro compito non sarà per niente facile, e sarà ostacolato in tutti i modi da donne più o meno organizzate, ma tutte mediamente isteriche.
E poi c'è la madre di Yorick (deputato del Congresso), la sorella Hero, la fidanzata Beth che è all'altro capo del mondo, le ex-colleghe più o meno amiche dell'agente segreto, la capa suprema dell'esercito israeliano (tanto fanatica della propria Nazione da essere disposta a tutto pur di mettere le mani sull'Ultimo Uomo).
60 numeri sono tanti. La storia parte scoppiettante all'inizio e arriva scoppiettante alla fine, ma si assesta anche in molte sottotrame riempitive nel mezzo. Se l'inizio e la fine sono parte fondamentale della storia e raggiungono vette di esaltazione del lettore che si vedono raramente, le sottotrame in itinere oscillano fra alti (come la questione degli astronauti) e bassi (le assurde fanatiche del posto di blocco in Arizona, o la piattezza della ciurma del sottomarino australiano). Possiamo ben dire che sono bassi fisiologici, e che la serie è spettacolare nelle sue parti come nella sua interezza. Brian K. Vaughan è uno scrittore brillante e uno sceneggiatore talentuoso. Abusa un po' troppo di splash pages, come pensai anche quando lessi L'orgoglio di Baghdad, ma d'altronde ha a disposizione disegnatori talmente grandi che molto probabilmente non resiste alla tentazione di fargli disegnare questi grandi magnifici pannelli. Nel caso di Y la disegnatrice principale (quasi unica, e co-creatrice della serie) è Pia Guerra, e menzione d'onore va anche all'inchiostratore Jose Marzan Jr., che fra realismo, pose epiche e ombre creano delle tavole pazzesche, sempre perfette. Supermenzione d'onore alle copertine, che dal numero 23 in poi furono realizzate dall'italiano Massimo Carnevale.

Insomma, è una serie superlativa e fondamentale. Forse un po' troppo americana e orientata ai nerd (misteri dalla soluzione ultradiluita, personaggi secondari ricorrenti, flashback dei personaggi principali, regie occulte, protagonista simpatico e un po' peterpan), ma anche tanta riflessione sulle questioni etiche e morali (lutto, parità sessuale, bioetica, guerra, pace, amore, paura), e come ciliegina sulla torta un po' di racconto metatestuale (la compagnia teatrale Fish & Bycicle).

Quanno ce vo', ce vo': 10.

PS: Il numero finale, doppio, è magnifico. Molto meglio del finale di Lost, che nelle intenzioni però era simile.

lunedì 27 giugno 2011

Timelords

Hai presente quando non hai mai sentito parlare di una certa cosa per tutta la tua vita, poi d'un tratto ne senti parlare sempre più spesso?

Ecco, da quando ho cominciato a seguire il Doctor Who...

...m'è capitato di conoscere The Traveler...

...e infine mi è arrivato il grandioso grande volumone gigante de L'Eternauta...


...al ché mi son detto: c'è qualcosa dietro? Un oscuro Signore del Tempo mi sta preparando prima di scegliermi e affidarmi l'incarico di difendere l'Universo? Francamente mi sembra l'ipotesi più probabile. Quindi, state attenti. Nel giorno più coso, nella notte più di quell'altro modo, nessun delinquente se la passa franca, con me e la mia torcia al neon. Era più o meno così, la promessa... mi pare...

martedì 21 giugno 2011

Gli occhi e il buio [Romanzi a fumetti Bonelli #2]



Recensione mia del 9 novembre 2007 da La Tana del Sollazzo. Il libro l'ho riletto ora, e le mie impressioni non si discostano molto da quelle di quattro anni fa. Quindi... crosspost! :P
Gli occhi e il buio è la storia di un pittore italiano degli inizi del secolo, Alessandro Simonetti, che si ritrova coinvolto in un incidente d'auto (già all'epoca...) con la sua futura sposa Luisa. Nell'incidente Luisa muore e Alessandro si salva. Mentre la sua amata gli muore fra le mani, lui scorge un bagliore nei suoi occhi, una strana croce bianca. Alessandro si convince che quella sia l'Anima, e ossessionato da questa idea, vota la sua vita alla rappresentazione di essa. Da ritrattista classico quale era, infatti, comincia a disegnare questo bagliore, creando disegni che ben si inseriscono nella nascente pittura futurista. Ma quel bagliore è fuggevole, ha bisogno di rivederlo per disegnarlo bene, e può rivederlo solo negli occhi di chi muore di morte violenta. Di lì a diventare serial killer il passo è breve.
Alle costole di Alessandro c'è il commissario De Vitalis, giovane e ambizioso e proveniente dall'innovativa scuola di investigazione che prende piede in quegli anni, e che teorizzava i metodi di indagine che oggi siamo abituati a vedere in serie tv tipo C.S.I.. Ma Alessandro è ben protetto dal suo mecenate, il padre della sua perduta sposa, e ben determinato nella sua missione di disegnare l'anima degli uomini, e per De Vitalis le indagini non saranno una passeggiata.
Sullo sfondo di questo tipico romanzo poliziesco, Simeoni dipinge una bellissima Milano (e anche un po' di Parigi, all'inizio), curata in ogni dettaglio, regalandoci ogni tanto anche qualche bella vignetta panoramica dall'alto, sul duomo, sui navigli, ecc., e la stessa cura la riserva ai costumi. La storia è inoltre ricca di precisi riferimenti storici (sia la storia che i dettagli dei disegni), che donano credibilità e forza a questo racconto che non è certo tipico del pubblico bonelliano.
Il personaggio di Alessandro è protagonista e si vede. La sua ansia e la sua ossessione sono palpabili nelle sue parole (e nelle sue didascalie dove funge da narratore) e nelle espressioni del suo viso e anche del suo corpo (quando è solo nella sua camera a dipingere, si dimena in maniera assurda, slanciato come il "guizzo" che lo ossessiona), in bilico fra la lucidità del suo racconto e la follia dei suoi intenti (stesso dissidio dei più noti serial killer che lo hanno preceduto e a cui l'autore si è ispirato, uno su tutti Jack lo squartatore).
Gli occhi e il buio è un vero e proprio romanzo, e la cura maniacale con cui è stato costruito (oltre ai disegni veramente splendidi) mi costringe ad amarlo, e a sperare che la stessa cura verrà riversata nei prossimi "romanzi a fumetti" Bonelli, facendo di questa serie non solo un esperimento ma un vero e proprio formato che nulla abbia da invidiare alle graphic novel d'oltralpe e d'oltreoceano.

mercoledì 15 giugno 2011

Oscar Twist!

Oggi l'Academy se n'è uscita con uno stravolgimento del regolamento che mette del parecchio pepe alle prossime nomination agli Oscar.
Fra le tante modifiche al regolamento ce ne sono tre particolarmente notevoli. Eccole, in ordine di notevolezza. L'ultima è la più notevole.

Migliori effetti speciali
Facendo seguito a una modifica dello scorso anno, che portava da tre a cinque i nominati in questa categoria, quest'anno (con colpevole ritardo, imho, infatti l'anno scorso protestai) i pre-nominati, ovvero i film scelti fra quelli che si propongono per la candidatura nella categoria, salgono da sette a dieci.
L'anno scorso, nominando 5 dei 7 pre-nominati, i 2 sfigati rimasti fuori furono Scott Pilgrim vs. the World e Tron - Legacy, mentre con 10 pre-nominati potevano fargli compagnia, chessò, Le Cronache di Narnia - Il viaggio del Veliero, Prince of Persia - Le sabbie del tempo e Shutter Island. Io Scott Pilgrim e Shutter Island al posto di Iron Man 2 e Harry Potter e i doni della morte - Parte I li avrei nominati.

Vabbè. Qui siamo ancora alla guerra fra poveri. Ora arriva il bello.

Miglior lungometraggio d'animazione
Piccola rivoluzione anche in questa categoria, dopo dieci anni quasi invariati. Già da qualche anno sono stati esclusi da questa categoria i film in motion-capture, in quanto non consistono di vera e artigianale animazione fotograma per fotogramma. Per capirci, quest'anno non gareggeranno in questa categoria filmoni come Happy Feet Two (nonostante il primo film l'Oscar lo *vinse*, nel 2007) e Le avventure di Tintin o quel floppone micidiale di Milo su Marte.
Ma la rivoluzione di quest'anno sta nel numero di nominations. Finora le cose funzionavano così: ogni studios poteva proporre il proprio film d'animazione in concorso, e se le proposte accettate erano più di otto la categoria veniva attivata, altrimenti ciccia. Le nomination in palio erano tre, che potevano diventare cinque se le proposte iniziali fossero state più di quindici (da sedici in su). In dieci anni questa evenienza è capitata soltanto in due edizioni: la seconda (2002, quando vinse La città incantata) e quella di due anni fa (2009, quando vinse Up). Curiosità: in entrambe le edizioni quattro nominati su cinque erano in animazione tradizionale (disegni o stop-motion) e non in computer grafica. So' soddisfazioni.
Da quest'anno invece la regola si fa un po' più flessibile. Oltre alle soglie di 8 e 16 proposte iniziali, si aggiunge la soglia del 13. In pratica:
  • almeno 16 proposte ↬ 5 nomination
  • almeno 13 proposte ↬ 4 nomination
  • almeno 8 proposte ↬ 3 nomination
Se ci fosse stata questa regola dall'inizio, praticamente ogni anno si sarebbero avute almeno 4 nomination, invece delle 3 a cui ci eravamo ormai abituati. Sfizioso.

Miglior film
E infine la novità delle novità. Due anni fa ci fu la svolta storica, e le nomination nella categoria ammiraglia passarono da cinque a dieci. Quest'anno le cose però si fanno un po' più dure. Infatti le nomination come miglior film saranno almeno cinque, ma non necessariamente dieci. Saranno ammessi alla categoria più prestigiosa solo i film che avranno ottenuto al meno il 5% di "primi posti" (ogni votante stila una classifica). Anche in questo caso, andando ad analizzare le edizioni degli ultimi anni, si è notato che non sempre (anzi, mai) si sarebbero raggiunte le 10 nomination, ma allo stesso tempo se ne sarebbero sempre avute almeno 5. Anche qui c'è da sbizzarrirsi nell'immaginare come sarebbero state le ultime edizioni degli Oscar (e qualcuno in effetti si è sbizzarrito).

Per me sono tutte modifiche positive, che rendono ancora più frizzante tutta la awards season (che partirà più o meno a ottobre, con le prime shortlist). Per ravvivare la cerimonia finale invece ci vuole molto altro... chissà che altra idea floppesca si inventeranno quest'anno, dopo il narcolettico James Franco dell'anno scorso...

sabato 11 giugno 2011

Dragonero [Romanzi a fumetti Bonelli #1]



Dopo quattro anni ho voluto rileggere questo librozzo. L'occasione è data dal post precedente, che auspicava che io parlassi di tutti i Romanzi a fumetti Bonelli su questo blog. E siccome avevo una voglia boia di leggere l'ultimo uscito, ho pensato di considerarlo un incentivo a rileggere prima i quattro romanzi precedenti.

Dragonero è una storia fantasy. Sarebbe meglio dire che è una zuppa non solo di stilemi fantasy collaudati ma proprio di idee prese pari pari dalle saghe più celebri (Il Signore degli Anelli, Shannara, George R.R. Martin). Questo libro a un esperto di fantasy potrebbe quindi arrivare a provocare eritemi cutanei e irritabilità persistente. Io che non sono molto esperto l'ho tollerato. Ma se persino io che non sono esperto ho notato le "somiglianze", siamo messi bene...

Ma basta con l'acredine. Ho sputato veleno su questo primo Romanzo Bonelli per quattro anni, dal giorno in cui è uscito fino a ieri. Oggi invece l'ho riletto, in un due-tre ore, e non mi ha fatto troppo schifo. Anzi mi è discretamente piaciuto. A onor del vero ho dovuto concentrarmi: rileggere il preambolo più e più volte, ricontrollare tavole già lette, fermarmi a riflettere sul perché i personaggi stanno andando dove stanno andando e che fine hanno fatto gli altri. Lettura attiva, insomma. Oh, dio la benedica, la lettura attiva. Però non è che i fumetti Bonelli l'avessero mai richiesta, prima d'ora... il mio smarrimento iniziale, quattro anni fa, è più che comprensibile.

La storia racconta dell'impero di Erondàr, minacciato improvvisamente da un nemico che si credeva sconfitto. Un nemico che invece sconfitto non lo era e che, zitto zitto, è andato a risvegliare demoni più grossi di lui, mettendo a rischio l'esistenza di tutte le creature di Erondàr. Con questo nuovo e irresponsabile potere il nemico crea un esercito di fantazombie (che una volta erano elfi, pace all'anima loro) e minaccia di invadere le tranquille terre dell'Impero facendo breccia nel gigantesco Vallo, una grande muraglia eretta a nord a difesa delle terre dei giusti dalle minacce zombesche. Una compagnia di prodi si attiva per evitare l'apocalisse. C'è il mago Alben, la tecnocrate Myrva, l'ex soldato Ian (il protagonista, l'erede degli Uccisori di Draghi, che ora vive ritirato in campagna) e il suo amico orco Gmor, la monaca guerriera Ecuba, e la piccola elfa botanica Sera. Insieme andranno a cercare gli ingredienti per il grande incantesimo che dovrebbe risigillare il Male negli abissi da dove è risorto, ma si scontreranno con un Male ancor più inaspettato. Tutto sembra perduto, ma alla fine non c'è nulla che non sia pane per i denti degli eroi, che dall'alto delle loro epiche gesta narrate in questo romanzo saranno pronti dall'anno prossimo a vivere nuove, mensili, avventure. Infatti dopo una prima ipotesi di un sequel di Dragonero, sempre nella collana dei Romanzi a fumetti Bonelli, si è invece deciso di usare questi personaggi e questo setting per una nuova serie regolare, in partenza nel 2012.

Sono felice di aver rivalutato in positivo questo romanzo, che finora consideravo la pecora nera, il falso inizio, della serie dei Romanzi a fumetti Bonelli. Ora posso esporlo con orgoglio insieme ai suoi fratelli :)

martedì 7 giugno 2011

Romanzi a fumetti Bonelli: graphic novel a orologeria

Nel 2006 la Bonelli, storico editore milanese di fumetti, ha ripreso una tradizione che aveva abbandonato da anni: pubblicare fumetti autoconclusivi, volumi individuali contenenti una lunga storia completa con personaggi inediti.
Uscirono due volumi (a novembre 2006 e luglio 2007) per una nuova collana chiamata "One Shot". Si intitolavano Il legionario (di Stefano Piani e Renato Polese, storia ambientata nel Marocco sahariano nel '25) e Bandidos! (di Gino D'Antonio e Renzo Calegari, una classicissima storia western).
Saranno passati forse sottotono, ma io me li sono persi. E, essendo la Bonelli un editore da edicola e non da libreria, non è molto agevole recuperarli. Per questo è un editore a orologeria. Tempo un mese e scompaiono dagli scaffali. Poi non ti rimane che eBay.

Contemporaneamente è in lavorazione anche un'altra serie, che non si capisce quanto sia legata a One Shot, ma di fatto si configura come differente. Probabilmente ci sono state modifiche in corso d'opera, ma l'opera si sarebbe poi assestata con il nome e il formato dei Romanzi a Fumetti Bonelli, dotati anche di orribile logo:

Giuro. E' il logo ufficiale.
Il formato prevede una storia lunga di circa 300 pagine, di generi e autori sempre diversi, e una grafica di copertina uniformata e riconoscibile (anche grazie all'orrido bollino di cui sopra...).


  1. Dragonero [fantasy, giugno 2007]
    di Luca Enoch, Stefano Vietti e Giuseppe Matteoni
  2. Gli occhi e il buio [noir storico, ottobre 2007]
    di Gigi Simeoni
  3. Sighma [fantascienza, ottobre 2008]
    di Paola Barbato e Stefano Casini
  4. Mohican [western, giugno 2010]
    di Paolo Morales e Roberto Diso
  5. Stria [horror/poliziesco, giugno 2011]
    di Gigi Simeoni
Ho già parlato di Gli occhi e il buio e Sighma, che sono in effetti i migliori. Consiglierei di comprarli, ma mi sono già lamentato della pubblicazione a orologeria di Bonelli...
Dragonero e Mohican mi riprometto di rileggerli e parlarne qui sul blog, ma erano particolarmente deludenti.
Stria esce questa settimana, e ne parlerò appena lo compro e leggo (e non vedo l'ora!).

Queste invece le prossime uscite di cui si rumoreggia:
  • Linea di sangue [guerra/thriller, autunno 2011] :: news
    di Tito Faraci e Roberto Diso
    due storie parallele, una nell'Italia della seconda guerra mondiale e una nella New York della malavita;
  • Scug [fantascienza, 2012] :: news
    di Paolo Bacilieri e Antonio Serra;
  • Il grande Belzoni [avventura, 2012?] :: news
    di Walter Venturi
    storia dell'esploratore e archeologo realmente vissuto Giovanni Battista Belzoni;
  • ??? [???] :: news
    di Gigi Simeoni
    storia ambientata nello stesso periodo storico di Linea di sangue, e rimandato a data da destinarsi per non sovrapporsi.
Aggiornerò questo post man mano che li leggo oppure ne vengono annunciati di nuovi.

Questa dei Romanzi a fumetti (leggasi "graphic novel") Bonelli è un'ottima iniziativa, secondo il mio modesto parere. Storie sempre nuove (anche se spesso accusate di pesanti derivazioni), dalla durata predefinita e di ampio respiro. Tutto il contrario della tradizionale pubblicazione seriale su cui si era cullata la Bonelli fino a qualche anno fa.

E adesso parte una nuova iniziativa editoriale, simile ai Romanzi. Si chiama "Le storie", ogni volume sarà lungo 130 pagine e usciranno ogni mese (e non ogni 6/12 mesi come i Romanzi). Appena cominceranno a uscire dedicherò un post a parte per quest'altra succulenta collana.