martedì 16 agosto 2011

Giffoni 2011 - I filmoni di Giffoni /2

Sul fronte dei film in concorso Giffoni non ha perso ai miei occhi il fascino che aveva rapidamente acquistato l'anno scorso. Nessun colpo di fulmine come l'anno scorso ma comunque quindici (quindici!) ottimi film.
Si può dire che se i drammoni hanno seguito la stessa linea dello scorso anno, le commedie invece sono state di più e migliori. Non abbastanza da venir premiate dai giovani giurati, ma abbastanza per essere adorate da me. Senza contare che commedie di questo tipo hanno molte più possibilità di essere più o meno largamente distribuite in Italia e uscire dal circuito dei festival. Ma anche no. Non ci sperate. Per esempio Bunny and the Bull, commedia folgorante e adulta presentata un paio d'anni fa al Festival di Roma, da noi ancora non ha visto la luce. E non a caso cito Bunny and the Bull, perché anche a Giffoni quest'anno c'era un film che ne condivideva vagamente il pedigree, ovvero la provenienza degli autori dallo show televisivo britannico The Mighty Boosh.

Quest'anno mi sono spalmato su quattro categorie in concorso: Elements +10 e Generator +13, +16 e +18 (che indicano le fasce di età, dai 10 anni in su, rispettivamente), per un totale di 15 film, contro gli 11 dell'anno scorso. E al contrario dell'anno scorso non li segnalerò tutti. E' un mese che sto preparando questo post. C'è un limite a tutto.

Lista degli attori (e non) famosi presenti in questi film (per farvi venire voglia di leggere il resto del post):

  • John Cleese
  • Ben Stiller (produttore)
  • Alex Turner (canzoni)
  • Noah Taylor
  • Sally Hawkins
  • Freddie Highmore
  • Helena Bohnam Carter
  • Johan Soderqvist (compositore)
  • Stellan Skarsgård
  • Michael Sheen


Film abbastanza leggeri

I rymden finns inga känslor [Simple Simon] (Svezia)
A dispetto della locandina orrenda e del titolo originale illeggibile (il cui significato è però una gustosa variazione di una celebre citazione: "Nello spazio nessuno può sentire i tuoi sentimenti") il film tocca vette di genialità, merito soprattuto del protagonista (quello che nella locandina è nascosto nel boiler). Simon, colui che agogna lo spazio perché lì nessuno sente i tuoi sentimenti, soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo che mina la capacità di relazionarsi con gli altri. Simon non ride mai e non ama farsi toccare. Spoiler: verrà toccato e riderà (i due eventi non sono necessariamente in conseguenza diretta).
L'attore che interpreta Simon è favoloso. E, scopro ora, è figlio di Stellan Skarsgård (protagonista di alcuni film di Von Trier, ma sdoganato anche in vari blockbuster americani recenti, e protagonista anche di un altro film in concorso a Giffoni, di cui parlerò più avanti).
Film quasifinalista agli Oscar per il miglior film straniero, quindi dovrebbe essere agevole da recuperare. Quindi.

Spud (Sudafrica)
Spud non è un bel film. E' tratto da una serie di libri di grande successo in Sudafrica e vanta la guest star John Cleese. Insomma è un baraccone commerciale di cui sono in forno anche dei sequel. Però c'è quel fascino delle storie del collegio (L'attimo fuggente anyone?) a cui io non ho mai saputo resistere. Più che fascino possiamo liberamente parlare di plagio/stereotipo, ma vabè.
Per di più, a un certo punto... si mettono a cantare e ballare. Sul serio. Diventa High School Musical/Glee.
Insomma, una roba che non va per niente bene. E allora perché la consiglio? Oh, è simpatico e leggero. Così qualcuno non può più dire che sono snob...

Submarine (Regno Unito)
Ancora scuola (come in Spud), ancora colpi di genio, ancora un regista giovane/esordiente (come in Simple Simon). Il regista è Richard Ayoade, comico inglese del cast di The Mighty Boosh (come dicevo a inizio post) e anche autore di videoclip per gli Arctic Monkey. E il frontman degli Arctic Monkey, Alex Turner, ha composto da solista le canzoni originali per questo film, uscite in un apposito EP che caldamente consiglio.
Il giovane protagonista Oliver Tate ha le idee chiare: deve immediatamente 1) perdere la verginità, e 2) riportare la serenità fra il padre depresso e la madre nevrotica. Per il primo punto ha già pronta la sua preda, Jordana. Il problema è che Jordana è una stronza, cinica, bastarda, e Oliver sarà il suo zerbino. Spoiler: no però poi si innamorano veramente.

Toast (Regno Unito)
Film che a priori mi sembrava totalmente insensato. Trattasi della biografia di Nigel Slater, celeberrimo (in patria) cuoco/critico/conduttore tv inglese. Ora, seriamente, di che interesse può essere la biografia di un cuoco inglese? Nessuno, posso confermare anche postvisione. Ma al di là del cuoco in sé, il film è un gioiellino degno di nota. Intanto è ambientato negli anni '60. Come si può resistere a una ricostruzione in costume degli anni '60 prodotta dalla BBC? Bravi, non si può.
E poi ha dei bravissimi attori, fra cui l'immensa inarrivabile inarrestabile impromulgabile inorbitabile indeterrubile Helena Bohnam Carter. Come si può resistere a dei bravissimi attori inglesi? Come si puòà resistere a HBC? Accidenti, imparate in fretta!
Si può invece resistere a Freddie Highmore. Il bambino tanto carino di Neverland, La fabbrica di cioccolato e August Rush è diventato un vecchio teenager brufoloso (19 anni) che con la recitazione non ha più molto da spartire (potete vederlo con le vostre orecchie anche al cinema in questi giorni nel film L'arte di cavaresela, anch'esso in concorso a Giffoni ma che, complice il destino benevolo, non ho avuto modo di vedere). Fortuna che nel film Highmore non è molto presente, nonostante la locandina truffaldina lo esponga a mo' di protagonista. Per gran parte della durata infatti il protagonista è un altro bambino, mentre Highmore interverrà "X anni dopo...".

Film alquanto pesanti

Kongen av Bastøy [The King of Devil's Island] (Norvegia)
Questo era il film che più mi interessava, in partenza. Lo davo anche per vincitore (alla fine è arrivato secondo). Una grossa produzione norvegese basata su una storia vera degli inizi del secolo. Bastoy è un'isoletta nel fiordo di Oslo adibita a rigidissimo carcere/campo di lavoro minorile. I giovani detenuti si sono già piegati alle regole e integrati nel sistema gerarchico del campo, ma all'arrivo del nuovo recluso, il diciassettenne Erling, le cose cambiano. Erling scopre che il capo delle guardie violenta uno dei reclusi, il più debole, e decide che la misura è colma. Guiderà una rivolta sanguinosa e spietata contro il personale del carcere. Il direttore del collegio è Stellan Skarsgård, come anticipavo prima.
Sono rimasto un po' (molto) sorpreso (scandalizzato) dalla reazione dei ragazzi di Giffoni alla visione di questo film. La giuria giffoniana è nota per... la sua estrema sensibilità alla caratterizzazione eroica dei protagonisti dei film in concorso, alle loro occasioni di riscatto e persino di vendetta, come in questo caso (traduzione: applaudono ogni cinque minuti). Stavolta l'ho trovato esagerato. I protagonisti del film sono sì ragazzini sfruttati e in alcuni casi vittime di abusi, e la loro rivolta può essere certamente motivo di esultanza. Ma la vendetta illustrata in questo film è cieca e barbaramente violenta. Non mi ha messo molto a mio agio vedere dei sedicenni esultare di fronte a un simile spettacolo. Ci mancava solo che si mettessero a urlare "Ispanico! Ispanico! Ispanico!"...
Voglio sperare che fosse un'esultanza superficiale e non una vera solidarietà con i mostri in cui si erano trasformati i reclusi di Bastoy. Durante il dibattito seguito al film una ragazza ha addirittura confuso il carcere con un orfanotrofio, il che mi pare indicativo di quanto avesse capito del film: niente. Il film è straordinario, ma gli organizzatori di Giffoni stavolta potevano evitare e esercitare se non un minimo di filtro morale nella selezione dei film, almeno una moderazione più consapevole nel dibattito post-film. E sicuramente fare qualcosa per la piaga degli applausi.

Beautiful Boy (Stati Uniti)
Unico film della categoria per maggiorenni che sono riuscito a vedere, per colpa di sciagurati ritardi e conflitti d'orario. E sono riuscito a vederlo solo dopo l'annuncio della vittoria nella sua categoria, l'ultimo giorno.
Un film dallo spunto molto interessante che però non riesce a sconvolgere quanto un tale tema dovrebbe. Beautiful Boy è la storia di un ragazzo che fa una strage nella sua scuola e si toglie la vita, storia vista dal punto di vista dei suoi genitori (Michael "Ognicosachefaccioèstraordinaria" Sheen e Maria Bello). Una sorta di La stanza del figlio dove però il figlio è una figura un pochettino più problematica. E un po' più problematici sono anche i genitori, gente in carriera che non ha saputo capire (e forse ha contribuito a creare) i disturbi del figlio. L'elaborazione del lutto è la croce e la delizia di molti cineasti. Le stragi nelle scuole sono invece la croce e basta degli Stati Uniti. Un regista che tenta di muoversi in questo campo rischia parecchio. Il regista di questo film, Shawn Ku, è al suo debutto cinematografico, e era in precedenza un attore e coreografo a Broadway. Un film del genere parrebbe lontano dalle sue corde, ma pare che Ku abbia parecchio risentito della strage del Virginia Tech (non ha perso qualcuno in quell'evento, ma i suoi genitori si erano conosciuti lì, e l'autore della strage era asiatico, come lui), e abbia sentito l'impulso di girare questo film, tanto da terminare le riprese in soli 19 giorni. Non è un film perfetto, ma viste le condizioni al contorno devo dire che ha fatto un lavoro egregio e molto intenso.

Hermano [Brother] (Venezuela)
Saran stati gli attori, sarà stata la regia, saranno state particolari scene, ma questo film è davvero forte. Due fratelli, promesse del calcio, si ritrovano idealmente divisi dopo l'assassinio della madre. Il primo, Daniel, trovatello, pronto a seguire il suo sogno per onorare la madre. Il secondo, Julio, figlio biologico, accecato dalla vendetta, e per di più risucchiato dal vortice della malavita delle baraccopoli.
Daniel e Julio sono legatissimi, e per gran parte del film questo legame pare indissolubile. Pian piano però diventano veri e propri nemici, e c'è una scena climatica che illustra benissimo e intensamente il loro scontro. Un duello, fra fratelli. A colpi di pallone sì, ma non meno fatale di uno scontro con armi da fuoco. E una regia, un montaggio e un commento sonoro violenti, dove ogni calcio e ogni urto diventa un'esplosione, un taglio, dove ogni azione che nelle partite precedenti significava complicità adesso è una vigliaccata, un colpo basso. E poi, come sempre in questi film, va a finire male. Parecchio male. Lacrimevolmente male. Ma non è mai patetico, e ciò fa di questo film uno splendido film.

Mabul [The Flood] (Israele) 
Come scrissi su Twitter subito dopo la visione di questo film, ho avuto voglia di diventare ebreo. A dirla tutta, già la sola esistenza di Woody Allen mi fa invidiare gli ebrei. Ma in questo film parliamo di ebrei veri, che vivono in Israele e che fanno tutte le cose a modino. Per esempio c'è questo ragazzino che per il bar mitzvah deve imparare a *interpretare* un brano sul diluvio universale (the flood, appunto) e sull'arca di Noè, e non è per niente facile. Contemporaneamente deve badare al fratellone autistico dimesso prematuramente dall'istituto di cura per problemi economici. Il fratello gli causerà non pochi problemi con la gente del paese e soprattutto con la preparazione del bar mitzvah. Tutti gli attori sono fantastici e, come sempre a Giffoni, soprattutto gli interpreti più giovani. In questo caso il bambino, Yoav Rotman, è spettacolare. Ne ho avuto conferma parlando con una giornalista israeliana che mi ha beccato mentre restituivo il dvd del film e ha attaccato bottone (in inglese, #panico). In patria gli attori di questo film pare siano famosissimi e molto apprezzati. E ne hanno ben donde.
Al contrario di tanti altri film, questo finisce abbastanza bene, e con una bellissima scena, a mio modesto parere. E quindi anche 'sto film, dopo ulteriori riflessioni, si becca il cuoricino rosso.

Sala samobójców [Suicide Room] (Polonia)
E questo qui, signori, è stato il vincitore del festival (ovvero della sua categoria ammiraglia, Generator +16). Ha battuto Bastoy solo perché è stato l'ultimo film in gara poco prima delle votazioni, imho.
Un film molto particolare e molto riuscito, nonostante scelte che in partenza parevano discutibili (inserti in computer graphic per le scene di realtà virtuale) e nonostante il pesante pesante pesante pesante tema trattato. Questa è la storia di un ragazzo abbastanza confuso che dopo una serie di esperienze umilianti passa il punto di rottura e si chiude in camera sua per giorni interi. Oltre a chiudersi in camera si apre a internet, in una realtà virtuale simil-Second Life, dove una ragazza lo attrae nella "stanza del suicidio". Lui non vuole davvero suicidarsi, sembra, ma è solo lì che trova finalmente interlocutori che riescono a capirlo (con l'unica peculiarità di essere messi molto peggio di lui, cosa di cui non s'accorge). La vita sua e dei suoi indaffaratissimi e ricchissimi genitori viene completamente stravolta. L'aiuto degli psicologi è quasi inutile, addirittura dannoso. Le crisi di nervi sono frequenti e sempre più pericolose. In tutto questo gli attori sono fenomenali, più di tutti (manco a dirlo) il ragazzo protagonista.
Il tema è simile a quello degli hikikomori giapponesi, dei quali mi interessai secoli fa e mi azzardai anche a scrivere un racconto al riguardo (ah, l'epoca in cui scrivevo racconti... tornerà mai?). Allora mi chiedevo, e si chiedevano tutti, che fine attendeva questi giovanotti confusi che rifiutano di stare nella società reale preferendole quella virtuale, essendo un fenomeno recente di cui non si conoscevano ancora gli sviluppi. Beh, qualche anno è passato, e questo film mostra uno dei possibili finali per questo tipo di storie. Il finale che mi inventai per il racconto (sei anni fa) andava un po' peggio. Era più simile all'idea di Beautiful Boy [all'epoca avevo uno stomaco più forte di adesso.... cos'è che mi ha rammollito così? oO].

Pare che i post su Giffoni per quest'anno siano finiti. Ho lasciato fuori almeno altri sei bei film, compresi quelli delle categorie per bambini, sennò non la finivo più.
Passo e chiudo.

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