sabato 28 gennaio 2012

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, di Brian Selznick



Qualche anno fa, era il 2008, in libreria mi imbattei in un volumozzo massiccio, ricco di illustrazioni e dalla copertina vagamente steampunk. All'epoca non avevo la minima idea di cosa fosse lo steampunk, ma evidentemente già mi piaceva. Volevo fortissimamente prenderlo, ma costava diciotto euro. Troppo. Finii per non vederlo più, e mi scordai anche il titolo, che era La straordinaria invenzione di Hugo Cabret.
Pochi anni dopo esce la notizia che il caro vecchio Martin Scorsese avrebbe realizzato il suo primo film per ragazzi, tratto da quel libro. Subito mi torna alla mente, e mi riprometto di comprarlo al più presto.
Poi il film di Scorsese esce, celebrato dalla critica, amato dal pubblico. Arriviamo al 24 gennaio 2012, nomination agli Oscar, e la prima favoletta di Scorsese sbanca l'Academy con undici nomination, battendo tutti gli altri film in concorso. E io il libro non l'ho ancora comprato. (Non ho neanche fatto il post sulle nomination agli Oscar. Colpa di Google+).
La sera stessa vado in libreria, quella libreria dove non entravo più dal 2008, nessun cliente, la commessa indaffarata a riordinare scaffali vari. Mi dirigo verso la piramide di romanzi per ragazzi. La butto giù. Sepolta da Geronimi Stilton e vampiresche copertine laccate di nero era ancora lì, quell'unica copia di Hugo Cabret cartonata da diciotto euro (ora fuori stampa, ristampata lo scorso ottobre in economica) che in quattro anni nessuno si è comprato e il libraio non ha mai reso. Mi sento molto Belle de La bella e la bestia. Lo porto alla cassa, lo pago, e diciotto euro d'un tratto sembrano pochi. Un'edizione splendida.

Questo libro di Brian Selznick, illustratore di chiara fama al suo primo "romanzo", è il risultato affascinante di uno scontro fra media. In copertina si strilla "il primo romanzo dove è il testo a illustrare i disegni". Non so se è il primo ma per il resto ha ragione. E la quantità di disegni a doppia pagina, uno dopo l'altro, non può non far pensare che questo sia praticamente un fumetto, con i dialoghi nella pagina successiva invece che nei balloon. E la storia narrata parla di magia, di spettacolo, e di cinema.
Hugo Cabret è un piccolo vagabondo che vive fra i muri di una stazione parigina, di cui regola i numerosi orologi ogni mattina. Hugo è infatti il figlio di un orologiaio morto pochi anni prima in un incendio. Da quell'incendio Hugo riesce a salvare un misterioso automa, un uomo metallico composto di ingranaggi sofisticati seduto a una piccola scrivania, in procinto di scrivere un messaggio. Quale messaggio? Questa è l'ossessione di Hugo Cabret, ossessione che gli procurerà non pochi guai, ma ne sarà valsa la pena.

Il film esce finalmente in Italia venerdì prossimo, 3 febbraio. Sicuramente sarà migliore del libro, che in quanto a narrazione delude un poco. E' scritto male (o tradotto male?). Bella la storia, fantastici i disegni, ma il racconto mi stava quasi annoiando. Si riprende per qualche bel colpo di scena nella seconda parte del libro, che a un amante del cinema non può non commuovere.

Pochi mesi fa è uscito il nuovo romanzillustratissimo di Selznick. Si intitola Wonderstruck, questo è il sito ufficiale. In Italia non è ancora arrivato, ma visto il prezzo succulento su Amazon.co.uk (10 sterline, 12 euro) potrei cedere alla fretta.

giovedì 12 gennaio 2012

Best of 2011

Tempo di classifiche. Nel 2011 ho visto così tanti film da farmi schifo, da venirmi fisicamente a nausea. Eppure non è ancora abbastanza, dice. E nonostante non sia abbastanza, è tradizione che ne decreti i dieci migliori, i simboli di un'annata fantastica, da poter consultare in futuro per perdersi nella nostalgia e trovare lo stimolo per farlo di nuovo (esattamente lo scopo a cui è servito l'analogo post del 2009).
Per chi come me ha la vertigine della lista ho preparato l'elenco completo delle mie visioni del 2011, tanto per dare un'idea del bandolo che ho dovuto sciogliere (e anche per dare qualche consiglio, così magari ne riparliamo). La lista, non esaustiva ma esteticamente più caruccia, è anche su Questa sera niente popcorn, il social network italiano su cui ho tenuto traccia delle mie visioni per tutto l'anno.

Da burocrate di prim'ordine quale sono, ho limitato la gara alle pellicole distribuite in Italia nel 2011, indipendentemente dalla data di produzione originale. Da paraculo quale pure sono mi sono invece ritrovato a escludere dalla classifica alcuni ottimi, adorati film la cui unica colpa è quella di aver già esaurito il loro potenziale discussivo nella scorsa stagione degli Oscar (perle come Il discorso del re, Il grinta, Il cigno nero, 127 ore). Purtroppo 12 mesi sono troppi, e la memoria è corta. Pure l'entusiasmo. Si dovrebbero fare classifiche semestrali, una a marzo e una a settembre. Ma chi le fa le classifiche a marzo e settembre? E chi rinuncia alla magia anche scaramantica del bilancio di fine anno? Nessuno, ecco chi. E quindi tocca escludere chi non resiste alla prova del tempo.

Ecco i miei magnifici 10 del 2011, dal numero dieci al numero uno (ordine di cui sono convinto? No). Vediamo se li riconoscete dai fotogrammi, pescati fra i migliori disponibili in rete:










  • 10. Super 8, di J.J. Abrams
  • 9. Source Code, di Duncan Jones
  • 8. Blood Story, di Matt Reeves
  • 7. Habemus papam, di Nanni Moretti
  • 6. Rango, di Gore Verbinski
  • 5. Non lasciarmi, di Mark Romanek
  • 4. Hereafter, di Clint Eastwood
  • 3. Midnight in Paris, di Woody Allen
  • 2. This Must Be the Place, di Paolo Sorrentino
  • 1. The Sunset Limited, di Tommy Lee Jones
edit classifica modificata. Inserito Rango al posto di L'illusionista, che non rientrava nei criteri (essendo uscito nel 2010, come mi ha fatto giustamente notare Bramo nei commenti).
Il vincitore, pensa un po', è un film per la tv. E, pensa un po', ci sono due italiani. Inoltre, pensa un po', c'è un film horror. Ecco, è chiaro che non è una classifica dei migliori film dell'anno, né dei miei "preferiti" in senso stretto (mancano alcuni film per cui durante l'anno ho fatto follie, come Rango, il film di Boris, i film degli scorsi Oscar suddetti, e c'è Super 8 all'ultimo posto... un film che ero pronto a decretare come il migliore in assoluto nella storia dell'arte, pensa un po'). Sono invece dieci film significativi di quest'annata, alcuni attesi da tempo, altri capitati d'incanto e sorprendenti. Per questo l'ordine è relativamente importante. Anzi, per nulla.
E' fallito anche il criterio "tematico" che usavo in passato, dove garantivo un posto a tavola a tutte le minoranze: italiani, europei, le commedie sceme, l'animazione. E invece le commedie sceme non hanno trovato posto (a malapena c'è una commedia, quella magica di Woody Allen), anche l'animazione ha rischiato di scomparire (per l'artistico L'illusionista ho rinunciato al già citato camaleonte Rango, ad Arrietty, a Tintin, al figlio di Babbo Natale). Gli italiani non hanno sofferto, ma ha sofferto il cinema europeo: esclusi i film di Giffoni, L'illusionista e i Ghibli non rimane altro che cinema anglofono. Grave grave grave. Non so se è colpa mia o della distribuzione italiana, ma mi sono mancate delle belle pellicole francesi, spagnole, tedesche.

Mi auguro un altro anno da 100 film e più, tutti (TUTTI) bellissimi. E sono già in ritardo.