domenica 5 febbraio 2012

Sighma [Romanzi a fumetti #3]

Ieri c'è stato un blackout, per cui senza l'affidamento della tecnologia ho potuto riprendere maratone "cartacee" che avevo abbandonato da troppo tempo.

Un uomo perde la memoria, ha un tatuaggio a forma di sigma sul torace e si è risvegliato all'esterno di una misteriosa enorme struttura verticale. Una squadra di miliziani lo accerchia e lo conduce all'interno. L'interno è La Città, un luogo dove vivono migliaia di persone sopravvissute a chissà quale catastrofe planetaria. La società della Città è strutturata in caste gerarchiche. Al livello zero ci sono i disgraziati, ai livelli intermedi ci sono i lavoratori specializzati, poi le famiglie, più su gli scienziati e gli intellettuali, e in cima l'élite. Ogni persona ha diritto di accedere solo a determinati livelli, vigilati incessantemente da un circuito chiuso governato da chissà chi. Il nostro eroe però pare invisibile alla viglianza, e riesce a vagare dove vuole, in cerca di indizi della sua identità. A ogni nuovo livello qualcuno lo riconosce e lo chiama con un nome diverso. La soluzione del suo enigma sta in cima alla Città...

Nella rilettura di Sighma spuntano riserve che la scorsa volta (il lontano 2008) non mi avevano turbato. L'introduzione a questo volume illustra perfettamente le storie di fantascienza da cui Paola Barbato ha attinto senza pudore per questo suo romanzo. Ma non è questo il difetto, a me gli omaggi, soprattutto così onnicomprensivi, piacciono tanto. Il difetto sono gli spiegoni (inevitabili), il doppiogioco a oltranza, il didascalismo morale banale.
L'idea è anche suggestiva, e gli ottimi disegni altrettanto. Ma la suggestione di questo mondo postapocalittico si smorza quando cominciano a imporsi i personaggi, brutti.
E' un romanzo molto articolato, gli va dato atto e lo apprezzo. Apprezzo anche la celebrazione del "in medias res" (rimane misterioso il prima e, soprattutto, il dopo). E' costante però una sensazione di mitismo forzato, di personaggi più importanti di quello che sono davvero.

Deluso, e affamato di nuova fantascienza.

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