martedì 29 maggio 2012

Cloud di ieri sul nostro domani odierno

Una cloud mostruosa, © Carol Coates, dalla Cloud Appreciation Society
Ieri mi sono dato alla cloud. Cos'è la cloud? La cloud è una nuvola, come quella della foto qui sopra, particolarmente inquietante. Così come in punti lontani del mondo guardiamo lo stesso cielo, così in informatica tanti utenti possono utilizzare la stessa cloud, liberandosi dai vincoli del loro grigio cubicolo e accedendo ai propri dati e servizi da qualunque computer capiti sotto mano.

Il mio passaggio alla cloud non è stato affatto repentino. Chi segue le mie pippe mentali ricorderà che ne parliamo da anni, e insistentemente da mesi, cercando di trovare la formula adatta, cercando di integrare con naturalezza la nuova tecnologia alle nostre vite e al nostro lavoro. E a furia di spippacchiare mentalmente ci siamo anche resi conto che, in effetti, nella cloud ci siamo già da qualche tempo. I social network, i portatili, gli smartphone, le necessità della mobilità, tutto questo ci ha già spinto con forza verso quella cosa che oggi chiamiamo cloud, verso la delocalizzazione dei nostri dati e dei servizi di cui abbiamo bisogno.

Ora, visto che il nostro destino è questo, meglio allearci a quella mostruosa cloud di buon grado.
In particolare io mi sono affidato alla cloud di Google, essendomi reso conto di starci dentro da parecchio (fra Gmail, Google Chrome, Android, Google Documents, Google Reader, Google Maps, Google+, Youtube, Blogger&Picasa... ah, e Google motore di ricerca). La cloud dichiarata di Google sostanzialmente consiste nella trasformazione di Google Documents in Google Drive, e nella commercializzazione dei Chromebook (i portatili senza hard disk e con il sistema operativo Google Chrome OS).
Tutto bellissimo, tranne i Chromebook, che sono stati un gran flop. Il motivo principale è che costano come dei computer portatili normali, ma privi di un hard disk e un sistema operativo degni di quel nome. Siccome la cosa mi aveva scoraggiato, ho rimuginato per mesi cercando un'alternativa.

L'alternativa l'ho trovata in Jolicloud, un servizio di interfacciamento alla cloud (qualunque si sia scelto) accessibile da qualunque browser e disponibile anche come sistema operativo (Joli OS, basato su Ubuntu e sul browser Chromium, praticamente come i Chromebook).

Così, in preda a una voglia gestazionale irrefrenabile, il giorno 8 maggio 2012 decidevo che sarei passato alla cloud, e la sera stessa mi recavo di buona lena presso il negozio MediaWorld più vicino ad accattarmi il primo netbook che mi capitava sott'occhio. Oggi da quel netbook, e dal sistema operativo Joli OS, io scrivo questo post, e mi sento catapultato nel nostro domani odierno.
Certo nel domani odierno devi passare anche tre settimane a cercare i driver per la scheda grafica e i plugin per Flash, rinunciare a leggere e masterizzare dischi, scontrarti con le limitatezze dovute alle fasi ancora acerbe di sviluppo, e soprattutto devi convincere molte persone che per passar loro dei file non è più necessaria la chiavetta, ma basta che si scrivano l'URL, o catturino il QR code, o si iscrivano a Google+, o a Twitter, o a Jolicloud. Ma presto queste saranno solo nubi di ieri.

5 commenti:

Lorenzo Breda ha detto...

Oh beh, tu che compri un netbook, notevole.

Comunque, i masterizzatori esterni sono buoni ed economici :)

Francesco Lorto ha detto...

Ma avrai notato che non l'ho comprato perchè mi "serviva". L'ho comprato perché m'è venuta la scimmia della cloud :P
Ovviamente la mia scelta iniziale era un nuovo tablet, ma mi toccava aspettare (l'arrivo dei quadcore, l'arrivo di Android 5, l'arrivo di un prezzo più basso...)

Quanto all'utilizzo del netbook, al momento lo sto utilizzando in postazione fissa, quindi annullando ogni praticità e, anzi, subendo i difetti delle dimensioni contenute (nonché del colore bianco in rapida transizione verso il grigio topo, ma questo è un altro discorso).

Avevo pensato anche ai masterizzatori esterni, ma portarseli in mobilità è suicida, mentre per quanto riguarda la postazione fissa ci sono gli altri computer che non mancano di masterizzatore.

Lorenzo Breda ha detto...

Non è eccessivamente suicida, ce ne sono di davvero piccoli.

Rabbia ha detto...

Hai una buona connessione? Alla mia ennesima formattazione ho provato joliOS ma se non si dispone di una buona connessione è un mattone. Comunque Francesco, tutti i problemi dei netbook, per i dischi li risolvi installando alcohol, prova a darci un'occhiata, magari ti è utile.

Francesco Lorto ha detto...

Immagino che senza una buona connessione ogni tentativo di sfruttare la cloud diventi agonia inumana :P Finora, con una normale ADSL, le cose vanno più che lisce.
Per i software di masterizzazione, senza un masterizzatore non servono a molto, non è quello il problema.