mercoledì 12 settembre 2012

The Something Something

The Something Something. Secondo questo schema Robert Ludlum, o meglio i suoi editori, intitolavano i suoi romanzetti thriller. Da questo template è cicciato fuori The Bourne Identity. Lo so, non perché abbia letto i romanzi del Ludlum, dio me ne scampi e liberi, ma perché ho visto i contenuti extra del film che Doug Liman ne ha tratto nel 2001.
Dio non scampò né liberò Doug Liman dal leggere i romanzi di Ludlum, che ne fruì amabilmente al college e peraltro era figlio di un funzionario dell'NSA, quindi nei complottoni ci sguazzava (o avrebbe voluto sguazzarci).
Una delle tante conseguenze di questa sciagurata mancanza del suddetto dio è che io da qualche anno mi sono messo in testo di guardare il film The Bourne Identity, e i suoi sequel The Bourne Supremacy e The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello Sciacallo. Da qualche anno avevo anche dimenticato questa mia intenzione, se non fosse che questa settimana è uscito al cinema un altro sequel, The Bourne Legacy. E quindi adesso sto guardando la saga di Jason Bourne, finalmente.

Il popolo francese deve essere cancellato.
Jason Bourne è un agente speciale della CIA che è stato ripescato nel bel mezzo del Mar Ligure da Orso Maria Guerrini, aka il baffone della birra Moretti #truestory. Bourne ha perso la memoria, non sa neanche di chiamarsi Bourne. In realtà Bourne non è nemmeno il suo nome ma la cosa non credo che abbia mai avuto molta rilevanza. Bourne corre alla ricerca di indizi. E ogni volta che trova indizi corre perché c'è qualcuno della CIA che lo vuole morto. Svelo il finale: non muore mica lui, muore la CIA.

Nel secondo film (Supremacy) la CIA in realtà non è morta e gli dà ancora la caccia. Proprio non può farne a meno. Bourne allora riprende a correre, cercando indizi del perché la CIA lo cerca. E la CIA lo rincorre cercando indizi del perché Bourne abbia ripreso a correre. Svelo il finale: anche stavolta Bourne campa e anche stavolta muore la CIA.

Nel terzo film (Ultimatum) non so cosa succeda perché non l'ho ancora visto. In ogni caso svelo il finale: Bourne campa e muore la CIA #risateregistrate. No, dai, stavolta forse il finale è diverso, per due motivi. Uno è lo Sciacallo, personaggio che era già nel primo romanzo ma non fu incluso nella storia del primo film. Un'alternativa alla morte di Bourne e/o della CIA. E poi è l'ultimo capitolo della saga, può darsi che stavolta finalmente Bourne crepi.

Infatti nel quarto film (Legacy) Bourne, ovvero Matt Damon, non c'è. C'è Jeremy Renner, che ha un altro nome, che probabilmente non è il suo.

La saga di Jason Bourne, al contrario di quanto possiate aver dedotto dal mio fastidiosissimo sarcasmo, è una gran figata. L'ha scritta tutta, da capo a piede, Tony Gilroy. Gilroy (figlio d'arte, il padre vinse il Pulitzer) l'è un bel tipino che mi sedusse con lo splendido Michael Clayton, un thriller patinato, nominato a questo e quest'altro Oscar. Poi per caso guardai il suo L'avvocato del diavolo, quasi geniale. Questo mi convinse che la saga di Bourne condividesse la stessa patina di raffinatezza nonostante provenisse dalla peggior specie di romanzi commerciali americani. E non mi sbagliavo. Per di più a me qualche scazzottata, inseguimento e esplosione ben sceneggiata mi può esaltare tanto quanto un primo piano di George Clooney fermo e muto di 10 minuti (cfr. i titoli di coda di Michael Clayton).
La saga di Bourne passò dalla regia di Doug Liman a quella di Paul Greengrass, per finire ora nelle mani dello stesso Tony Gilroy, che è un altro motivo per cui devo assolutamente guardare Ultimatum per potermi fiondare al cinema da Legacy. Un ulteriore motivo è che Tony Gilroy stavolta si è fatto aiutare alla sceneggiatura dal fratellino Dan Gilroy, che ha già firmato sceneggiature da me particolarmente apprezzate (The Fall e Real Steel). Il terzo fratellino Gilroy, John, serve al montaggio. Sembra che fra le comparse ci sia in giro anche il figlio di Tony, Sam. E bella lì.

Ma non finisce qui. In The Bourne Legacy ci troviamo anche un'infilata di star che i primi tre film non potevano vantare: oltre al protagonista Jeremy Renner (Oscar), abbiamo il nostro amico Edward Norton (nominato all'Oscar), Rachel Weisz (Oscar), Albert Finney (nominato all'Oscar, cinque volte), David Strathairn (nominato all'Oscar). C'è persino Zeljko Ivanek, che in un buon film di spionaggio non può mancare.

Ultima differenza con la saga precedente è il cambio alla colonna sonora. Se John Powell aveva dato la sua impronta a Bourne (una delle sue migliori colonne sonore in assoluto), con Legacy ci si affida alle note di James Newton Howard che quest'anno ha disertato il suo cavaliere oscuro (Batman) per dedicarsi ad altre saghe (questa, Hunger Games, Biancaneve e il cacciatore).

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