Tanti blogger in giro per il mondo (alcuni più o meno notevoli anche in Italia), hanno passato gli ultimi sei anni ad analizzare e commentare gli episodi di
Lost appena trasmessi. Era un modo di vivere questo telefilm usando la Rete, per confrontare i propri commenti con quelli degli altri, per cercare e contemporaneamente offrire chiavi di lettura diverse a una storia che di livelli di lettura ne ha diversi. Nessuno può pretendere di capire
Lost guardandolo da solo. Da soli ci si può solo formare la propria Teoria del Tutto. Ci si può affezionare a questo o quel personaggio e provare insofferenza verso altri personaggi.
Ho cercato di capire se questa caratteristica dello show sia un merito dei suoi autori, o una conseguenza inaspettata, magari anche banale, o addirittura un difetto (troppe chiavi di lettura = nessuna chiave di lettura valida?).
Sicuramente gli autori hanno giocato su questa ambiguità. Quanto allo scopo dei loro giochi, quello non ci è dato saperlo. L'ambiguità era un mezzo per portare gli spettatori a nuovi livelli di consapevolezza, o un trucco per mantenere viva l'attenzione (e alti gli ascolti)? Come dice la Madre, ogni domanda porta altre domande, quindi a un certo punto bisogna fermarsi. Ognuno sceglie il suo certo punto, e il mio è questo. A me sono state aperte porte verso nuovi livelli di consapevolezza, e tanto mi basta per considerare
Lost un telefilm "d'autore" e non "d'intrattenimento", nonostante gli autori di
Lost siano dei tizi che hanno fatto la loro fortuna sull'intrattenimento. Sapete, ogni tanto capita che dei buffoni siano particolarmente ispirati e tirino fuori un capolavoro. Non si può sapere cos'è che li ispira... forse erano destinati a partorire quell'unico capolavoro, per poi tornare a lavori più modesti. Forse è un punto d'arrivo, o forse è un punto d'inizio. In entrambi i casi il sottoscritto è soddisfatto.
Tornando al discorso dei blogger: io in questi anni (solo tre, ché ho iniziato tardi) ho scelto di ascoltare e non di proporre. Se avessi commentato
Lost a ogni episodio non ne sarei uscito più esperto di quanto non sia ora. E mi accorgo adesso che non commentare un'opera d'arte significa riconoscerne la grandezza. Che potrei mai aggiungere io a un episodio di
Lost? Qualche battuta ironica, magari. Ma sia che debba celebrarlo, sia che debba criticarlo, faccio meglio a tacere.
Ma mi contraddico: in realtà molto spesso ho commentato, informalmente, chiacchierando. E adesso, dopo il Finale, scelgo persino di commentare formalmente, con questo post più lungo e articolato del solito.
Alla fine qualcosa bisogna dirla, anche per mettere in ordine le idee (processo molto difficile quando riguardano un'opera che per fruirla tutta sono necessarie più di ottanta ore, e sicuramente non consecutive). Bisogna dire qualcosa perché di
Lost non se ne parli male, poiché questo è il destino che lo attende, stando a quanto riportano sommariamente i giornali in questi giorni.
Lost delude/illude per alcuni aspetti.
Lost emoziona e appaga per alcuni altri aspetti. Alla fine chiunque l'ha seguito si ritroverà deluso oppure appagato. E i delusi non sono più furbi o stupidi degli appagati, e gli appagati non più furbi o stupidi dei delusi, nonostante entrambe le fazioni si dichiarano furbe, e accusano l'altra di esser stupida.
I giornali raccontano che gli spettatori ora rinnegano i sei anni di vita dedicati a
Lost. Questo non dimostra che
Lost è una sòla. Dimostra che la grande maggioranza dei suoi spettatori è una sòla, non sanno a cosa sono realmente andati dietro negli ultimi sei anni. Il che è utile a filtrare anche gli ultimi indegni di un prodotto che seppur incompleto, almeno, è complesso.
La delusione: i misteri irrisolti.
Fra i degni qualche deluso comunque rimane. Perché
Lost ha fatto degli intricati e assurdi misteri uno dei suoi tratti distintivi. E, alla fine dei giochi, i misteri sono rimasti irrisolti.
Lost è quindi un'opera incompiuta. Quanta gente nel corso dei secoli ha pianto e si è disperata per le opere incompiute... Quanta gente ha invocato gli dei della giustizia perché i capolavori incompiuti avessero una compiutezza... Eppure gli dei della giustizia non han prestato loro orecchio. Non lo hanno fatto nemmeno per
Lost.
Come gestire questa pesante mancanza di risposte è un problema che si riproporrà quando si rivedrà
Lost dall'inizio e saranno evidenti i misteri che non hanno avuto una soluzione. Ognuno di quei misteri riaprirà una ferita.
Ma riaprirla vuol dire che qualcosa, quelle ferite, le deve aver prima rimarginate.
L'emozione: le piccole grandi vite.
[è incredibile come fino a questo punto sia riuscito a scrivere così tanto senza raccontare niente dell'episodio finale... ma ora rimedio...]Sin dal primo episodio di
Lost una cosa era chiara: si parla di redenzione dei personaggi. Qualcuno sintetizzava con la parola "purgatorio", e subito si innalzava il grido di protesta dei fan. Gli autori all'epoca negavano, ciononostante continuavano a sottolineare quanto lo show raccontasse di redenzione, di seconde possibilità, di destino, di bontà, di fiducia, di amore. Gli indizi c'erano per capire che l'ipotesi "purgatorio" non era così lontana dalla realtà. C'erano però anche orsi polari, colonne di fumo senziente e omicida, navi galere ottocentesche in mezzo alla giungla, apparizioni indecifrabili, indigeni ostili che frequentano club del libro, viaggi nel tempo, geroglifici incisi un po' ovunque... non è da rimproverare chi si era illuso che queste stranezze fossero l'essenza dell'Isola misteriosa. Queste stranezze invece si sono rivelate solo strumenti per uno scopo tutt'altro che assurdo e inspiegabile, anzi ingenuo, naturale: avere cura del prossimo, vivere, amare.
Jack lo disse sin dal primo giorno: "
si vive insieme, si muore da soli". Lui poi è morto da solo, ma al momento giusto: dopo aver salvato tutti. Quella che era una regola di sopravvivenza, si è dimostrata essere il senso stesso della vita. Quella che era l'appiglio a cui tenersi nell'attesa di lasciare quella maledetta Isola e tornare a casa, è diventata la ragione schiacciante per rimanere sull'Isola e proteggerla dalla minaccia. Quale minaccia? Questo non s'è capito. Ma se Jack è diventato l'essenza del Bene, nulla impedisce di considerare quella minaccia come l'essenza del Male, e quindi assistere all'epica battaglia fra i due senza sbadigliare, senza chiedersi perché Jack vuol fare il Bene e perché il Fumo Nero vuol fare il Male.
Jack si è sacrificato perché gli altri andassero a vivere le loro vite: Hurley a prendersi cura delle persone come nuovo Guardiano del Bene (e forse un giorno si sacrificherà anche lui come Jack), Kate ad aiutare Claire a crescere Aaron (magari a prendersi cura anche di Ji Yeon, orfana dei poveri Sun e Jin?), Sawyer da sua figlia Clementine, Desmond dalla sua amata Penny e il loro figlio Charlie (nome dedicato a un'altro martire del Bene), Alpert a "rinascere" da essere mortale e amare la vita. E' per tutta questa vitalità che sono morti quelli che sono morti. E di tutti (sia i vivi, sia i morti) abbiamo conosciuto le loro vite passate, le debolezze e gli errori da cui si sono redenti contribuendo alla causa del "vivere insieme" sull'Isola, la parte più importante della loro vita.
Dopodiché c'è la celebrazione del Bene. "E poi ci troveremo come le star a bere del whisky al Roxy Bar". La realtà alternativa presentataci in questa sesta stagione si è rivelata essere il Roxy Bar dove i nostri eroi si ritrovano (ma prima si cercano, ognuno coi suoi tempi) alla fine del viaggio.
Un
purgatorio, prima di entrare in paradiso, prima di "move on", "let go", "andare avanti", il motto seminato in ogni episodio di questa stagione, in situazioni più o meno metaforiche, a indicare la fine delle tribolazioni e l'inizio del meritato riposo. Ognuno nelle braccia della propria
costante.
[A onor del vero: io tutto questo non l'ho capito fino a quando non ho letto queste due analisi e rivisto una seconda volta il Finale]Che altro pretendere da una storia? Un'inizio, uno svolgimento, e un'assaggio di un futuro ormai certamente a lieto fine. Tutto questo non solo per un personaggio, ma per almeno una trentina di personaggi radicalmente diversi l'uno dall'altro.
Sei anni passati a conoscere queste trenta persone "speciali"... come si fa a rinnegarli? Si può, ma lo si sarebbe potuto e dovuto fare già da molto, non serviva aspettare il Finale.
Lost è una magnifica incompiuta, che dopo un Finale tanto emozionante nessuno può azzardarsi a compiere definitivamente. Sarebbe un crimine che perdonerei solo a qualche genio del calibro di Neil Gaiman, Alan Moore e Stephen King. Dubito che ne abbiano il tempo e la voglia.
E ora credo che lascerò passare qualche anno prima di rivedere da capo
Lost... cosa che negli ultimi anni ho già fatto molte volte. Speriamo che nel frattempo non sia uscito un nuovo supporto video a sostituire il blu-ray. Sarebbe seccante.