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lunedì 22 agosto 2011

Quel mostro di Internet e il diritto d'autore

rassicurazione Il post inizia con una verbosa metafora, ma prometto che non andrà avanti per molto. Volendo si può anche saltare. Però potrebbe far ridere. Però anche no. Comunque non m'offendo. Però un po' sì.


take-away Siano i produttori stessi a decidere se dichiararsi produttori di cultura o di terziario di lusso. E nel primo caso ottengano fondi pubblici ma distribuiscano i loro prodotti culturali (anche) gratis.

In questa storia ci siamo io, c'è papà Legge Ordinaria, c'è mamma Direttiva Europea, c'è nonna Costituzione e c'è zia AGCOM. La zia è quella che ti fa divertire però poi davanti a mamma e papà non si può allargare più di tanto. Finché gli tiene il pupo il pomeriggio va bene, ma se lo comincia a viziare bisogna ricordarle chi è che comanda. La nonna è quella saggia, che una parola è poca e due sono troppe, che non sa una mazza di quello che le sta accadendo intorno però per qualche strano motivo se fai come dice lei vedi che non sbagli. Pare che quando era giovane fosse molto malata e tutto le andasse storto, finché fortunatamente un giorno conobbe nonno Diritti Umani (vecchio marpione che ancora tenta di sedurre qualche giovane nazione, ma quelle se la tirano...) e riuscì finalmente a farsi una famiglia. Mamma e papà sono quelli che dovrebbero prendere le decisioni per il mio bene, per proteggermi ma allo stesso tempo lasciarmi libero di crescere, però non riescono a star dietro ai tempi moderni, non hanno alcuna intenzione di dare ancora retta alla nonna (la vorrebbero mettere in ospizio e farle cedere parecchie proprietà prima che tiri le cuoia, ma la nonna è tosta e non si fa fregare. Porta i calzini turchesi ma non per questo è rincoglionita), e passano la gran parte del tempo a litigare fino a quando non è troppo tardi, e allora la mamma sbrocca e si fa come dice lei. Che poi quello che dice la mamma di solito non l'ha detto davvero lei ma gliel'hanno suggerito i suoi amanti, Leglislazione Inglese, Francese e Tedesca (cosa che papà ha sempre sospettato e non gli è mai andata giù), oppure l'ha letto su qualche rivista femminile piena di pubblicità tipo Ordinamento Statunitense.

La mia famiglia è in crisi per un sacco di problemi, fra i quali io, il pupetto. E' successo che un giorno, qualche anno fa, ho conosciuto questo tizio, Internet, che si appostava fuori dalla scuola e ci dava un sacco di roba gratis. Ce ne dava a fiumi - ma che dico a fiumi, a torrenti!, e poi noi ce la passavamo a vicenda. Roba che ci piaceva, che ci faceva sentire grandi, e che a sentire mamma e papà dovevamo pagarla e andarla a prendere dove dicevano loro, da un tizio vecchio e arcigno che si chiamava Catena di Distribuzione. Internet invece veniva direttamente da noi a portarci la roba. Noi pupetti eravamo tutti gasati, ma mica scemi. Per un po' ci siamo chiesti perché non si facesse pagare, ma lui sogghignava rassicurante e ci diceva di non preoccuparci. E non ci siamo preoccupati.
All'inizio papà non ne sapeva niente. Poi qualcuno ha cominciato a lamentarsi, diceva che io gli rubavo le sue cose tramite Internet, e che Internet era un mostro, e che se non potevano fare niente per contrastare Internet allora era meglio che cominciassero a prendere provvedimenti contro di me. "Era un bambino tanto carino" gli dicevano, "e adesso è diventato un tale scapestrato! Se non fai qualcosa questo qui ti diventa comunista!". A papà nominagli i comunisti e cominciano a fumargli le orecchie. E così papà s'è spaventato, e ha cominciato a dirmi che Internet era pericoloso, che dovevo starci attento, che nessuno ti regala mai niente per niente, che il figlio di un suo amico (Dittatura Cinese) aveva fatto una brutta fine (e io "ma non è comunista?", e lui "zitto tu, che ne vuoi capire di 'ste cose...").
Insomma, i rapporti con papà si stavano facendo insostenibili. La zia AGCOM non ce la faceva più a vederci litigare, e allora ci ha preso da parte, uno alla volta, per vedere cosa volevamo, e di cosa avevamo paura. Apriti cielo. Ci mancava poco che papà, il suo fratellone, le desse della zoccola. "Zitta tu, che ne vuoi capire di 'ste cose! Fammi parlare con tuo marito, TAR del Lazio". Povero zio TAR. Alla fine vanno tutti da lui. Fanno tutti come gli pare, però quando la frittata è fatta tornano da lui (di nascosto dalla mamma).
Ora è chiaro che quando papà ti risponde "zitto tu, che ne vuoi capire di 'ste cose" è perché è lui che non ne capisce di 'ste cose però non lo può dare a vedere. Lui deve sapere sempre tutto. Lui non ammette l'ignoranza. Le cose le devi sapere. Se non le sai, inventatele. Pure false ma le devi sapere. S'è visto come siamo andati a finire... se non ci fosse la mamma...
fine metafora

In soldoni: AGCOM si è messa in moto per contrastare la pirateria informatica. La delibera che ne è venuta fuori ha suscitato molto scalpore. Poi l'hanno aggiustata un po', consultando vari addetti ai lavori, e ne è venuto fuori un compromesso (ancora oggetto di consultazione per qualche settimana) lungi dall'essere accettabile, concretamente inattuabile, ma almeno ragionevole. Che è già qualcosa.

A forza di dare colpi alla botte e colpi al cerchio secondo me l'AGCOM è andata un po' fuori dal seminato, arrivando persino a contraddirsi. L'ultima delibera mira a contrastare la "pirateria industrializzata", ovvero quei siti che lucrano sulla distribuzione di opere dell'ingegno cui non sono stati corrisposti i diritti d'autore, mentre invece introduce il principio del fair use (ovvero le condizioni di eccezione ai diritti dell'autore sull'utilizzo della sua opera). "Introduce" non vuol dire che è legge. L'AGCOM è un'autorità che in pratica non ha alcun potere, non fa leggi e non le sanziona. Cioè, lo fa, però poi tutti si appellano all'autorità giudiziaria, dove contano le leggi, non le delibere dei Garanti, che dovrebbero servire invece solo a dirimere agilmente le controversie fra Gentiluomini. Peccato che questo istituto precorra i tempi, poiché l'era dei Gentiluomini è ancora di là da venire.
L'AGCOM ha ribadito che non intende minare la libertà di espressione degli utenti di internet, non prevede chiusure di blog, impedimenti all'accesso a siti internet italiani, limitazioni al P2P, e ha anzi specificato una serie di eccezioni all'infrazione di copyright che è bene elencare per esteso anche qui:
  1. i siti non aventi finalità commerciale o scopo di lucro;
  2. l’esercizio del diritto di cronaca, commento, critica o discussione;
  3. l’uso didattico e scientifico;
  4. la riproduzione parziale, per quantità e qualità, del contenuto rispetto all’opera integrale che non nuoccia alla valorizzazione commerciale di questa
Ora, non vorrei dir niente, ma che io ricordi queste stesse eccezioni (no lucro, diritto di cronaca, uso didattico, riproduzione parziale, nonché altre eccezioni come quelle per i portatori di handicap) le garantiva anche la vigente legge sul diritto d'autore (l. 633/1941 capo V - Eccezioni e limitazioni come modificata nel 2003). E sono tutte eccezioni soggette a interpretazioni a causa delle quali blog, siti internet italiani, e reti P2P non potrebbero stare affatto tranquilli, nonostante le rassicurazioni. Insomma, per noi pupetti comunisti non cambierebbe niente.
Non è cambiato niente neanche per gli avidi capitalisti del Mercato, che però, nel dubbio, fanno terrorismo preventivo. Non si sa mai. Questa svolta populista di AGCOM ha fatto tremare l'"industria della cultura" (di questa bella creatura poi ne parleremo meglio). L'AGCOM ha previsto una serie di piccoli insignificanti doveri di cui l'industria non sembra intenzionata a farsi carico. Doveri quali l'attenzione alla qualità, la differenziazione fra offerte a accesso agevolato e offerte premium, codici di condotta. Inaccettabile affronto, ne converrete!
In questo allucinante illuminante intervento sul tema da parte del presidente della FIMI Enzo Mazza, si ravvisano i drammatici problemi in cui verserebbe l'industria italiana della cultura e in cui si condanna ogni singolo passo compromissorio fatto negli ultimi mesi dall'AGCOM per avvicinarsi al "popolo della Rete" (altra mitologica creatura degna di analisi). In tale intervento si scopre che ad aver decretato il successo di YouTube non sono stati gli UGC (User Generated Content, awanagana) come abbiamo sempre ingenuamente creduto noi, Popolo della Rete, e quelli di Time nel 2006 quando ci hanno dichiarato Person of the Year (e non è che non avessero alternative). No, il successo di YouTube l'avrebbero costruito Justin Bieber e Lady Gaga, perché i loro video sono gli unici due che hanno superato il miliardo di visualizzazioni. Da grande artista quale è Enzo Mazza rivendica l'esclusiva sulla qualità nelle produzioni, non lasciando scampo alla produzione amatoriale ("...apprezzabilissim[a], ma scarsamente significativ[a] (dal punto di vista della qualità)", citazione testuale). Si vede che anche lui, su Youtube, ha visto solo i video di Bieber e Lady Gaga, mentre noi poveri comunisti non abbiamo capito proprio niente di quello che è successo negli ultimi 10 anni... (fralaltro, cerchi qualche informazione su come è stato scoperto Justin Bieber, tanto per capire se è nato prima l'uovo o la gallina).
Il calo del fatturato dell'industria musicale viene addebitato alla concorrenza sleal-illegale della pirateria. Non è che magari è colpa pure della pessima musica che producete? Andiamo a guardare quanti ascolti fa Sanremo e quanti ne faceva dieci anni fa. Andiamo a guardare com'è fallito il Festivalbar e da cosa è stato sostituito. Andiamo a guardare le ragioni dei successi lampo dei "talent". Andiamo a guardare gli ascolti delle radio commerciali. Andiamo a vedere se i concerti più visti dell'anno sono di artisti che hanno esordito nell'ultimo decennio, e non di Vasco Rossi, Ligabue, Laura Pausini, Renato Zero, Biagio Antonacci, Jovanotti (che non penso lamentino un calo di vendite dei loro dischi, sempre al primo posto in classifica appena escono). Io non ho modo di accedere al volo ai dati statistici, ma non mi sembra che la situazione sia rosea. E non mi sembra che questi esempi possano in qualche modo risentire della concorrenza della pirateria. Allora se il fatturato dell'industria musicale ha perso il 73% negli ultimi dieci anni (come dice Mazza) forse non è solo colpa di internet. Sarà magari colpa della saturazione del mercato con dive e divetti interpreti di musica sempre uguale?
E poi, sempre nell'intervento sulla consultazione dell'AGCOM, il presidente della FIMI arriva a perdere ogni pudore paragonando la cultura ai giochi&scommesse online. Lo Stato si rivale sui siti stranieri di scommesse che fanno concorrenza ai Monopoli di Stato, mentre invece le ultime modifiche alla delibera AGCOM non permettono la stessa cosa contro i siti esteri di file sharing. Ci sarà un motivo per cui sui giochi c'è il monopolio pubblico e sulla cultura no? Il motivo è l'interesse dei cittadini. "Difendere il repertorio di De André o i film di Rossellini" (cit. testuale) non lede gli interessi dei cittadini, e nemmeno quelli di De André e Rossellini, pace all'anima loro. Notare come adesso Mazza non cita Lady Gaga e Justin Bieber, tanto per essere coerente con il suo appello a "non seguire logiche populistiche di basso profilo" (cit. testuale).
Mazza conclude il suo intervento ribadendo la necessità di protezione dei "consistenti investimenti" delle major da questi attacchi pirateschi. Mi affido alla saggezza di Totò e passo avanti.

Secondo me.
Secondo me la soluzione non è né il fair use all'americana o all'italiana, né tanto meno la regolamentazione di Internet sui trapassati modelli tradizionali a cui sono aggrappati gli irresponsabili papponi dell'Industria della Cultura che FIMI et similia rappresentano, che danno dei pirati, dei ladri, a noi Popolo della Rete e che non hanno la minima intenzione di guardare più in là del loro naso, o al massimo del loro portafoglio.
Come dice il presidente della FIMI in un breve e fortunoso momento di lucidità subito contraddetto da paragrafi e paragrafi di fuffa, bisognerebbe portare i contenuti al centro della discussione.
I contenuti di cui stiamo parlando, quelli per i quali gli autori hanno diritto al giusto compenso, sono contenuti di valore culturale. Sì, possiamo stare ore a parlare di quanto sia soggettivo il valore culturale di un'opera dell'ingegno. Eppure il nostro Stato il diritto di decretare quali opere hanno valore, anzi, interesse nazionale culturale se lo arroga eccome. C'è un dettagliatissimo decreto scritto apposta per determinare l'interesse culturale.
Allora se lo Stato riconosce l'esistenza di film di interesse culturale nazionale e non, lo Stato deve riconoscere anche se lo scopo di questo riconoscimento è un premio alla produzione del film o un certificato di qualità a uso e consumo dei cittadini. La cosiddetta legge Cinema del 2004 "riconosce il cinema quale fondamentale mezzo di espressione artistica, di formazione culturale e di comunicazione sociale" al primo comma del primo articolo, ma il cerchiobottistico secondo comma aggiunge "anche in considerazione della sua importanza economica e industriale". Quale comma sarà più importante? Il primo? Quello più lungo? Quello con meno vocali in proporzione alla lunghezza a patto che siano in numero dispari e che non sia giovedì? Boh. Comunque la commissione del Ministero dei Beni Culturali decide se assegnare il riconoscimento di interesse nazionale e, se è il caso e se la crisi lo permette, anche un contributo economico. Mi viene da pensare che quando assegna il contributo economico lo fa per l'industria, e quando riconosce solo l'interesse nazionale lo fa per i cittadini. Prendiamola così. E così è sbagliato. Se l'industria cinematografica è industria, chiedesse fondi ai ministeri per l'industria (Finanze, Sviluppo economico, Infrastrutture, Lavoro), non ai Beni Culturali. Se lo chiedi ai Beni Culturali allora ammetti che il tuo prodotto è qualcosa di diverso dalla normale produzione industriale.
In cosa sta la differenza fra il prodotto culturale e il prodotto industriale? Perché ci sono i ministeri che dialogano con le industrie e poi ci sono diversi ministeri per cose come l'Istruzione, la Sanità, le Politiche Agricole, l'Ambiente e i Beni Culturali? Perché questi ultimi sono servizio pubblico, dove i cittadini hanno diritti e gli operatori privati che hanno intenzione di sguazzarci hanno *doveri*.

E qui casca l'asino e cascano pure il cerchio e la botte, quella piena, e la moglie, quella ubriaca, e tutto il cucuzzaro.

Non c'è bisogno di una commissione ministeriale per decidere se un'azienda sta operando o meno nel servizio pubblico. Nel momento stesso in cui detta azienda si rivolge alle istituzioni statali poste a garanzia del servizio pubblico (tipo i suddetti ministeri) l'azienda accetta automaticamente i suoi doveri. E deve diligentemente adempiervi, se vuole un supporto economico dallo Stato.
Come già illustrato, i doveri di questi "soggetti culturali" comprendono non solo la copia privata e il fair use (che sono un compromesso sociale, contentini incompleti e insufficienti), ma soprattutto l'attenzione alla qualità (come fanno attualmente gli indipendenti: guadagnare per produrre, non produrre per guadagnare), il rispetto di codici di condotta e la distribuzione gratuita/agevolata rispetto a quella premium (vedasi ad esempio il manifesto di Don't Make Me Steal / Non fatemi rubare). E le licenze Creative Commons. Sì. L'obbligo, per le opere di interesse culturale nazionale, a essere diffuse in CC (il che renderebbe obsoleti i contentini di cui sopra, come è giusto che sia).

Che siano i produttori stessi, allora, a decidere se dichiararsi produttori di cultura o di terziario di lusso.
E solo nel primo caso e a fronte del rispetto dei suddetti doveri, otterrebbero anche il supporto economico dello Stato, automaticamente, senza commissioni che stiano arbitrariamente a fare il pelo su quanto e come un prodotto è di interesse culturale nazionale, valutazione che non può e non potrà mai essere oggettiva.
E allo stesso modo non sia lo Stato a decidere quanto un'opera d'arte sia adatta a una determinata fascia di età o altre fasce di cittadinanza bisognose di protezioni ulteriori. Diamo per scontato che l'arte e la cultura siano sconsigliate a chiunque non sia abbastanza maturo (per età, titolo di studi o condizione sociale), vietate ai minori. E se un produttore di opere d'arte ritiene che la sua opera invece sia utile anche per un pubblico non ancora maturo, chieda allo Stato di certificarglielo con un bollino che consigli, non vieti. [Perdonatemi questa piccola parentesi sull'abolizione della censura commissione di revisione cinematografica]

Quanto costerebbe, allo Stato e all'Industria della Cultura, una tale riforma? Più o meno niente. Parliamo della legalizzazione di una situazione già esistente (non in quanto compromesso sociale, ma in quanto riconoscimento di princìpi come quelli sacrosanti che ispirano il sistema bibliotecario, solo aggiornati alle potenzialità delle tecnologie attuali e future). Anzi. Porrebbe un freno a un sacco di sprechi come la produzione assistenzializzata di Merda di Stato, e soprattutto alla pirateria lucrativa (non quella dei blog e del p2p, che l'AGCOM non vuole toccare).
Se Aurelio De Laurentiis accetta di dichiarare un suo cinepanettone di interesse nazionale, e ne facesse quindi (obbligato per legge) una versione gratuita e una premium, chi è che pagherebbe per la premium? E chi pagherebbe per una versione premium di un film di Nanni Moretti? Secondo me la risposta a queste due domande è completamente differente. La differenza è esattamente la stessa che c'è fra lusso e cultura. E questa è una differenza che è chiara a qualunque cittadino italiano al momento di aprire il portafogli (indipendentemente dalla volontà/capacità di aprire anche la mente).
Se De Laurentiis non vuole regalare il suo cinepanettone ai cittadini, che non chieda finanziamenti pubblici ai Beni Culturali. Li chieda alle Attività produttive. E allora avrà ben diritto a guadagnare miliardi e a perseguire chi copia e diffonde indebitamente i suoi film "cosi audiovisivi" (per profitto o meno).
E se nemmeno Nanni Moretti volesse regalare i suoi film? Farebbe un film che valore culturale ne ha ma lo dichiarerebbe come un mero prodotto industriale di intrattenimento? Sarebbero timori giustificati, i suoi. Ma se ci provasse, almeno una volta, vedrebbe che non guadagnerebbe di meno. Se il giorno dell'uscita del suo film lo mettesse disponibile per il download in alta definizione sul suo sito e contemporaneamente uscisse al cinema in digitale (a pagamento, metà di adesso) e, sempre contemporaneamente, in Blu-ray (a pagamento, metà di adesso) con contenuti extra sfiziosi (ovvero non anch'essi di interesse culturale, come potrebbero esserlo interviste e commenti audio), qualche pazzo disposto comunque a pagare si trova. Si trovano tuttora, solo che pagano ingiustamente il doppio.

La parte retorica, che piace ai più.
Le Industrie della Cultura non devono guadagnare per forza. Sono necessarie allo sviluppo del Paese, è ovvio, ma non per inerzia. Sono necessarie se sono davvero utili, costruttive. Se invece si inviluppano su se stesse per tirare a campare, lo Stato non deve dar loro neanche un centesimo. Lo Stato incentiva chi campa per produrre, non chi produce per campare. E questa è l'unica similitudine fra l'industria privata e quella dei servizi pubblici, in un Paese civile e tendente al progresso.

Per la cronaca, io da ormai molti anni spendo circa 250 euro al mese per "opere dell'ingegno" (spesso confezionate in maniera inadeguata, al prezzo e in assoluto, ma senza alternative possibili) che potrei ottenere invece completamente gratis. E ne spendo 250 perché è il massimo che posso permettermi. E è una media, perché ci sono mesi in cui faccio follie. E se il massimo che potessi permettermi fosse 10 euro al mese, spenderei 10 euro al mese. In media, perché ci sarebbero mesi in cui farei follie.

E chi non è drogato di cultura come me, ma è invece quello che determina le tendenze a cui si devono affidare le Industrie per fare i loro conti e sopravvivere? Quelli spendevano poco prima e spenderanno poco ora. Magari se gli abbassi il prezzo spenderanno pure un po' di più.


La criminalità arriva dove lo Stato latita.
La cultura non è un lusso.
Pagare meno per pagare tutti.
L'etica conviene.
Quanto so' comunista.

update 27-08-11 Un'infografica della MPAA (l'associazione delle major cinematografiche americane) mostra i numeri della pirateria.

sabato 23 luglio 2011

Amy Winehouse (1983-20... no, non ci riesco)


Dire che sono sconvolto non rende l'idea. Dire che in questi anni mi ha fatto rabbia vedere che le sue condizioni non accennavano a migliorare, e che il suo nuovo album si faceva sempre più improbabile, non rende l'idea. Poi qualche settimana fa quel video disarmante del concerto di Belgrado e l'annullamento del tour. Pensare che fosse una morte evitabile, e invece per molti solo questione di tempo, è insopportabile.
Dicono che sia già accaduto per molti artisti che oggi sono leggende. Una leggenda è molto più rassicurante quando appartiene al passato. Il vuoto del presente non è colmato dalla promessa dell'eterno ricordo. Il mito oggi è una magra consolazione.
Non trovo pace, stasera. Cerco commenti, ricordi, articoli, video che riesumino tutto il buono di Winehouse artista, nella speranza di trovare ogni volta qualcosa di nuovo, indizi che la sua vita non è ancora finita. La speranza di un bis, che quel "buona notte" sia una finta, che c'è dell'altro, perché non è possibile che sia finita. Lo spettacolo deve continuare, e senza di lei non può. Qualcuno la chiami, le dica che è di scena. Il pubblico rumoreggia, è troppo tempo che aspettano. Qualcuno la salvi, presto.

Riguardo questi vecchi live. Sono tutti troppo corti. Trovo questi altri, e altri ancora, ma sempre corti. Cerco ciò che ne scrissi io, ma è un'inezia vergognosa. Cerco foto e articoli, ma non sono mai abbastanza
Mi dicono che devo lasciarla riposare in pace... quando mai un artista ha riposato in pace? Qual è l'artista il cui pubblico è sazio? No, che canti ancora. Forza e coraggio.

edit i tributi di Adele e Russell Brand.

mercoledì 16 febbraio 2011

Il regolamento di Sanremo 2011

Mettetevi comodi, che questa è bella.

Cominciamo con delle definizioni.
  • Giuria demoscopica: 300 (300 diversi per ogni serata in cui sarà coinvolta) consumatori di musica (dischi e concerti) e/o musicisti anche amatoriali, selezionati su 11 regioni campione, fra i 18 e i 65, 51% donne e 49% uomini. Selezione del campione operata da Ipsos Milano. Ogni giurato esprime un voto da 1 a 10 per ogni esibizione.
  • Televoto: i telespettatori votano telefonando da fisso o mandando un SMS da cellulare e specificando il codice della canzone che vogliono votare. Si possono esprimere massimo 5 voti per ogni utenza telefonica per ogni sessione di voto, e in ogni caso massimo 50 voti per ogni utenza telefonica per tutta la durata del Festival.
  • Sanremo Festival Orchestra: i musicisti e i coristi dell'orchestra che accompagna dal vivo tutte le esibizioni avranno occasione di segnalare le canzoni che preferiscono.
  • Televoto+Orchestra: i risultati del televoto e le preferenze dei musicisti formano due graduatorie, che vengono poi mediate (con peso di 50% l'una). In caso di ex-aequo, prevale l'artista che è più in alto nella graduatoria della Giuria Demoscopica.
  • Golden Share: quota riservata alla sala stampa e alla "giuria Radio" che nelle serate finali, quando avrà la possibilità di esprimere (votando a maggioranza) la propria preferenza (una per i Giovani e una per gli Artisti). Il preferito delle radio scalerà d'imperio una posizione nella graduatoria determinata dalle altre votazioni. Ovviamente voglio sperare che la sala stampa non sappia la graduatoria, prima di esprimere la preferenza.
  • Artisti: categoria competitiva dei cantanti "individuati secondo criteri di contemporaneità, fama e valore riconosciuti;", i Big, insomma. I cantanti in gara sono 14.
  • Giovani: categoria competitiva dei cantanti giovani/emergenti/esordienti finalisti della competizione (svoltasi nei mesi precedenti) Sanremo Giovani 2011, votati in passato tramite televoto, sondaggi online e preferenze delle emittenti radiofoniche, più due selezionati da AreaSanremo (ex Sanremo Lab), l'accademia musicale del Comune di Sanremo e dalla quale di solito vengono fuori i giovani più interessanti. I cantanti in gara sono 8.
Passiamo invece al sistema di votazione:
  • Prima serata
    - 14 Artisti, Giuria demoscopica ne elimina 2.
  • Seconda serata:
    - 12 Artisti, Giuria demoscopica ne elimina altri 2.
    - 4 Giovani, Televoto+Orchestra ne eliminano 2.
  • Terza serata
    - i 4 Artisti eliminati (in versione edit), Televoto (al 100%, senza voto dell'Orchestra) ne ripesca 2, che tornano in gara
    - tutti gli Artisti si esibiscono con omaggi musicali al 150° dell'Unità d'Italia, e ciò costituirà un'ulteriore sessione di Televoto (non so su quale graduatoria influirà questa sessione di voto oO).
    - 4 Giovani, Televoto+Orchestra ne eliminano 2.
  • Quarta serata
    - 12 Artisti rimasti (in versione riarrangiata e/o con guest star), Televoto+Orchestra ne eliminano definitivamente 2.
    - 4 Giovani rimasti, Televoto+Orchestra determinano la graduatoria, Golden Share interviene, la graduatoria risultante determina il vincitore della categoria Giovani.
  • Quinta e ultima serata
    - 10 Artisti rimasti, Televoto+Orchestra determinano la graudatoria, Golden Share interviene, la graduatoria risultante determina il vincitore della categoria Artisti.
Un macello per garantire la qualità, ma intanto Al Bano ha già passato la prima serata...

De Gregori Contemporanea

A ottobre 2009 uscì con il Corriere della Sera una molto apprezzabile collana dedicata a Francesco De Gregori. Un bel cofanetto da 14 album contenenti la quasi totale discografia studio del cantautore romano. Mancano una manciata di album (fra cui le collaborazioni con Antonello Venditti e con Giovanna Marini), esclusi per le ragioni spiegate dal curatore Paolo Vites nei commenti a questo blog.

Ogni album è accompagnato da una lunga (e non sempre esaustiva) intervista a De Gregori realizzata appositamente per questa iniziativa, da una guida all'ascolto dei brani e dai testi di tutte le canzoni.


Ora, dopo più di quindici mesi, li ho finalmente ascoltati tutti (fra le dieci e le venti volte, fa fede il contatore di iTunes) e anche letti tutti. Ecco la lista (dei presenti e dei mancanti:


PRESENTI:

  1. Rimmel (1975)

  2. Titanic (1982)

  3. Alice non lo sa (1973)

  4. De Gregori (1978)

  5. Bufalo Bill (1976)

  6. Scacchi e tarocchi (1985)

  7. Viva l'Italia (1979)

  8. La donna cannone (1983) + Live & Rarities

  9. Canzoni d'amore (1992)

  10. Mira Mare 19.4.1989 (1989)

  11. Amore nel pomeriggio (2001)

  12. Pezzi (2005)

  13. Francesco De Gregori (1974)

  14. Per brevità chiamato artista (2008)


MANCANTI

  • Theorius Campus (1972, con Antonello Venditti)

  • Terra di nessuno (1987)

  • Prendere e lasciare (1996)

  • Il fischio del vapore (2002, con Giovanna Marini)

  • Calypsos (2006)


I mancanti non li ho ancora recuperati, in compenso oltre a questa raccolta ho il bellissimo album In Tour (registrazione dal vivo del tour fatto con Ron, Pino Daniele e Fiorella Mannoia) e il nuovo album live con Lucio Dalla Work in Progress che non ho ancora ascoltato attentamente.


Io di De Gregori sapevo circa nulla. Delle sue canzoni più celebri amavo praticamente solo "La donna cannone", mentre poche altre le conoscevo di fama e le consideravo anche poco interessanti (cose come "Alice", "Viva l'Italia", "La storia siamo noi", "Bufalo Bill", "Generale", ecc...). Non solo, gli rimproveravo anche la sua tendenza a reinterpretare le sue canzoni classiche quando le canta dal vivo, cambiando arrangiamenti, testi e capriole vocali.


Quanto ero niubbo.


Direi che adesso amo circa ogni canzone di questi 14 album, anche quelli un po' più deboli. Mi scopro fan però più del De Gregori giovane e immaturo (parole sue, per me era maturo già con "Alice"). Adoro le sue influenze (il folk americano, la canzone popolare italiana, Leonard Cohen, Bob Dylan).


E ora esce la discografia completa di Bob Dylan con TV Sorrisi & Canzoni, con tanto di cofanetto e tre libri-intervista. Venti album a 12,90 € ciascheduno. Tanti soldi, ma... sarà mia.

Il prossimo che mi dà del pirata lo prendo a cannonate.


"Non dirle che non è così" (cover di "If You See Her, Say Hello", di Bob Dylan)

venerdì 6 agosto 2010

Giffoneide /2: La sostanza

Come previsto, non ce l'ho fatta. Dovevo vedere molte cose, ma per un motivo o per un altro me ne sono perse parecchie. Certo sono altrettante quelle che sono riuscito a vedere, tante da non potermi permettere minimamente di lamentarmi. Anzi, mi hanno lasciato ben sazio.

Cominciamo con quello che mi sono perso.
I concerti, pur apprezzatissimi dai bambini e ragazzi, sono la cosa più noiosa e persino fastidiosa del festival. Non quando a farli sono però gente del calibro di Baustelle, Carmen Consoli e Elio e le storie tese. I Baustelle mi hanno avuto fra il loro pubblico. Ho avuto modo di rendermi conto che anche loro fanno canzoni più o meno simili l'una a l'altra, ma li ho comunque apprezzati, soprattutto la tastierista scatenata Rachele Bastreghi che compensa la flemma del frontman Bianconi.
Consoli invece l'ho perduta a causa di una triste realtà: non ero l'unico a volerla sentire. Uscito dal documentario su Carlo Rambaldi (spiego dopo) ho trovato una fila pazzesca all'entrata dell'Arena Sordi, dove si teneva il concerto. Non che la fila fosse un problema (io avevo il pass!), il problema era la scarsità di posti a sedere. Mi è dispiaciuto molto perdermela.
Così come mi è dispiaciuto perdermi Elio e le Storie Tese, a cui ho preferito il film italiano La pivellina (spiego dopo). Entrambi gli eventi sono però stati interrotti da una pioggia torrenziale che non sembrava voler mettere fine all'esistenza della specie umana, e ci stava riuscendo.

Altro evento che mi sono perso integralmente è stato Masterclass, il ciclo di incontri/lezioni con alcuni importanti nomi del cinema italiano: Giovanni Veronesi, Pupi Avati, Maccio Capatonda, Ligabue, Pippo Del Bono, Giuseppe Piccioni, Gianni Minà. La location delle masterclass erano le Antiche Ramiere, situate in culo alla luna rispetto al resto degli eventi festivalieri, il che mi ha costantemente scoraggiato dal raggiungerle (non tanto per pigrizia, quanto per il tempo necessario a spostarsi). Inoltre spesso le masterclass si sovrapponevano ad altri eventi, fra cui le proiezioni dei film in concorso. Insomma alla fine ho rinunciato a tutte.

Ho fatto un po' schifo anche sul fronte cortometraggi. Purtroppo il Piccolo Missionario non se ne occupa, quindi non abbiamo potuto dar loro la priorità, ma avrei voluto guardarli tutti, anche perché con gli orari non creavano problemi.
Dei corti in concorso abbiamo visto solo quelli proiettati in coppia con i lungometraggi, negli ultimi tre giorni di festival, per un totale di sei corti (tre della categoria +13 e tre della +16, ne parlerò poi). Altrettanti me ne sono persi.

Mi sono poi perso TUTTI i corti italiani della sezione "Verso sud", e TUTTI (tranne uno) i corti della categoria in concorso "Sguardi inquieti" (+18). Me tapino. Sono riuscito a vedere solo Echo, film polacco molto inquieto (adatto alla categoria...). Due ragazzi uccidono una ragazza, così. Poi piangono, molto forte. Fine. Per citare uno spettatore del film Paranoid Park: "ma che cazz'è?".

Delle sezioni fuori concorso ho visto tutti i tre corti della sezione "Diritto d'amore" (promossa da Amnesty International), e solo quattro degli otto cortometraggi d'animazione della sezione fuori concorso "Shorts of Love". Alcuni di questi li ho anche linkati via twitter durante il festival, essendo riuscito a trovarli online in versione integrale:
A parte l'ultimo, sono tutti ottimi corti.

Infine ho mancato anche alcuni film italiani che volevo vedere. C'era una rassegna di film italiani che si svolgeva parallelamente al concorso (li avevo elencati qui) al pittoresco Giardino degli Aranci, un cortile con proiezione all'aperto. Mi sono perso Fuori dal mondo di Giuseppe Piccioni (inizialmente per ignoranza, poi ho capito che era un regista da seguire, ma era troppo tardi...), Due vite per caso, film sul G8 di Genova con Isabella Ragonese, e Nati stanchi, primo film del duo comico Ficarra & Picone.

Gli altri italiani però li ho visti tutti.
Ho rivisto il bellissimo La prima cosa bella di Virzì, piaciuto anche alla cricca di amici, che invece ha disprezzato con sdegno misto a nausea La strategia degli affetti, di Dodo Fiori, un film sullo sbando della piccola borghesia cittadina, e sulle disturbate conseguenze che può generare (rapporti maniacali fra familiari e amici). A me il film non ha fatto schifo, l'ho trovato una storia interessante, e interessante è anche lo sguardo dell'autore (regista e sceneggiatore), la necessità di voler raccontare proprio questa storia, anche se il suo stile non riesce a distinguersi dal resto del cinema italiano giovane di questi ultimi anni. Infatti un film molto simile è quello che ho visto il giorno dopo, La fisica dell'acqua, di Felice Farina. Anche qui una torbida storia viene a galla dopo l'accumularsi di piccole situazioni esasperanti. Pare che l'andazzo del nuovo cinema italiano sia quello di andare a cercare l'orrore nella vita quotidiana, il marcio che si nasconde dietro (o che è la base di) l'apparente benessere dell'italiano medio (di mezza età, adolescente, o persino bambino, come in La fisica dell'acqua). E' una scelta che ha un senso, ma sembrano registi che non hanno qualcosa da dire, che con la messa in scena vogliono dire qualcosa, che si mettono semplicemente al servizio della storia. E' per questo che io comunque apprezzo questo tipo di film, perché guardo spesso più alla storia che alla forma, allo stile. Ma la storia da sola non può fare il film, e se ci accontentiamo di film monchi, difficilmente il cinema italiano tornerà agli antichi splendori. Per fortuna c'è chi non si accontenta. Alla visione di questi film io e il collega Luca abbiamo invocato i nomi di Sorrentino e Garrone, nostre ancore di salvezza.
Il giorno seguente toccava al tanto atteso La pivellina, titolo da film porno (cit. collega Luca) che per la larga distribuzione è stato sostituito con Non è ancora domani. Per niente atteso era invece la pioggia che ha decimato il già scarso pubblico del Giardino degli Aranci. L'ultimo spettatore rimasto (io) si alza pochi minuti prima del diluvio universale. Eravamo arrivati a circa metà film. Del film ho potuto capire solo che era molto interessante. Girato in digitale, con attori non professionisti (una famiglia circense) e una sceneggiatura che è più un canovaccio affidato all'improvvisazione e modellato sulla protagonista, la pivellina di quattro anni che dà il titolo al film. Peccato non averlo potuto vedere interamente, chissà quando ricapiterà l'occasione (distribuzione pessima).

Altri due film italiani li ho visti invece al cinema Valle, la seconda sala a disposizione del festival. Erano Il cuore altrove di Pupi Avati e Marpiccolo di Alessandro Di Robilant (che credevo essere un giovane, invece ci ha già la sua bella esperienza). Le storie in costume di Pupi Avati a me piacciono molto, ed è un regista al servizio degli attori, che dalle sue storie e dalla sua regia vengono tutti valorizzati (in questo caso Neri Marcoré al suo esordio da protagonista, Vanessa Incontrada [purtroppo ridoppiada], Nino D'Angelo).
Marpiccolo è un film sorprendentemente bello e l'unico fra questi "fuori concorso" ad essere vagamente in tema con il concorso: protagonista un ragazzino, proveniente da una famiglia disagiata ma che non ha perso/non vuole perdere la dignità, la dura realtà della strada e della malavita.

Concludo con i due documentari che hoi visto, molto deludenti: Carlo Rambaldi - L'occhio, la mano, il viaggio di Victor Rambaldi, e Zarema e le altre, di Giuseppe Carrisi.
Il primo è un documentario su Carlo Rambaldi, tre volte premio Oscar per gli effetti speciali di E.T., King Kong e Alien, realizzato da suo figlio Victor. Un documentario che oltre a celebrare il successo e l'autorevolezza internazionale di Rambaldi, ne racconta anche la genesi da umile artista/artigiano. Troppo autocelebrativo, dà la parola solo a Rambaldi, senza andare a cercare il parere dei suoi collaboratori più celebri (io aspettavo un'intervistina a Spielberg...) o un punto di vista meno italiano e più americano su questo artista.
Il documentario di Carrisi è invece sulle donne kamikaze in Cecenia, realizzato nella forma della docu-fiction, quindi orribile a vedersi. Persino i ragazzi della giuria, nel dibattito col regista, non si sono risparmiati una critica al montaggio. Si sono risparmiati la critica invece alla pessima "attrice", Marina Tuzikova, presente anche lei al dibattito. Presente e basta. Un ragazzo russo le ha chiesto di esprimersi in merito alla questione cecena, e lei: "io politica zero. eheh".

Uff... pensavo di cavarmela con due post, invece bisogna farne anche un terzo. La sostanza vera, stavolta: i film in concorso... →

[foto (non tutte): © PM - Piccolo Missionario]

venerdì 23 aprile 2010

Il premio Oscar Michael Giacchino. Il premio Oscar. Gh.

Un po' per pigrizia, un po' per scranfo, un po' perché indaffarato altrove, sono stato poco sul buon vecchio Violino. Più di un mese fa ci son stati gli Oscar, e non ho proferito parola in merito.
Beh, fra i tanti Oscar c'è quello ormai storico dato a Michael Giacchino per la colonna sonora di Up, che dopo tanti capolavori ha finalmente agguantato l'omino dorato (nella foto qui a fianco ci sono Pete Docter, il regista, e a destra il Giacco).
L'anno scorso Giacchino ha lavorato come un mulo, producendo, oltre a quella del film Pixar Up, le colonne sonore della quinta stagione di Lost, dell'episodio pilota di Fringe, il film di Star Trek (tutte, queste, creature del grande J.J. Abrams, che con Giacchino fa comunella da parecchio). E ancora il documentario Earth Days, e il filmaccio Land of the Lost.
Quest'anno Mike si rilassa. Ha in produzione praticamente solo la sesta e ultima stagione di Lost (e il concerto che terrà in occasione del finale, il 13 maggio alla UCLA Royce Hall di Los Angeles, e a cui io parteciperò di certo, abitando a soli 10200 Km...

E quest'anno escono in forma discografica due delle sue fatiche dell'anno scorso: l'album della quinta stagione di Lost (in uscita l'11 maggio) e quello della prima stagione di Fringe (appena uscito e contenente quest'ultimo solo due brani del Giacco, mentre il resto è opera dei suoi pupilli/collaboratori Chad Seiter e Chris Tilton).

Ecco gli unici due brani di Giacchino dalla colonna sonora di Fringe, e a seguire l'audio di un brano musicale rippato dallo strepitoso finale della quinta stagione di Lost.

"The Bishop of Essex County" (Fringe: Season 1)


"I See Frozen People" (Fringe: Season 1)


"Jacob's Theme" (Lost: Season 5)

sabato 20 febbraio 2010

Sanremo Atto Secondo

Lo volevo boicottare. Poi ho visto la prima serata, ho spizzicato la terza, e le altre no, ma per motivi indipendenti dalla mia volontà. Insomma, alla fine praticamente non l'ho visto. Non so se stasera, finale, lo vedrò.
Però ho ascoltato le canzoni dei giovani, online.
Nessuna canzone mi ha colpito particolarmente, al contrario dell'anno scorso dove apprezzai parecchio già al primo ascolto una buona metà delle canzoni.
Mi hanno colpito però alcuni cantanti, al di là delle canzoni: Nina Zilli, artista già affermata prima di Sanremo e vincitrice dei premi della critica e delle radio/tv, e Luca Marino. La prima perché è una vera artista da palcoscenico, ammaliatrice. Il secondo perché, seppur molto giovane, sembra essere un potenziale erede dei veri cantautori italiani, riservato e assetato di cultura. Certo non è né genovese né romano... fonderà una nuova scuola :P
Menzione speciale (mia personale) a Nicolas Bonazzi, che però deve fare qualcosa per la sua erre moscia... comunque la sua canzone è quella che mi è piaciuta di più.
Menzione speciale (mia personale) anche ad altri artisti che non fanno il mio genere di musica ma hanno una discreta personalità: Jessica Brando, La fame di Camilla, Tony Maiello (che viene da X Factor 2, pupillo di Mara Maionchi).

Menzione a parte per Romeus, artista contemporaneamente di Caterina Caselli e vincitore di Sanremo Lab (due cose che in partenza dovrebbero avvantaggiare). Non mi è troppo piaciuta la canzone (originale, però), ma mi ha intrigato la presentazione del suo prossimo album:
"Il tema che accomuna i brani dell’album “Romeus” è il viaggio. Il viaggio verso un nuovo posto da conoscere, verso una nuova emozione, verso una nuova persona da scoprire o riscoprire. Le canzoni infatti sono state scritte quasi tutte durante i viaggi che Romeus ha intrapreso in questi due anni, tra la Francia e gli Stati Uniti -dove ha vissuto per alcuni mesi ad Harlem (New York)- e sono frutto dell’ispirazione dovuta agli incontri e ai paesaggi reali e immaginari. E’ una musica nata “in movimento." Ascolteròllo... come posso resistere al viaggio...

Non saprei poi giudicare l'altro vincitore di Sanremo Lab, Jacopo Ratini: canzone interessante, ma forse l'aspetto da filastrocca è più una furberia che un guizzo creativo e personale.
Non saprei giudicare nemmeno l'altro pupillo di Caterina Caselli, Mattia De Luca. Nell'aspetto mostra maturità (e dai capelli sembra Andrea Bocelli), ma nella personalità è troppo giovanilista. Questi due aspetti stridono. E la canzone non lascia il segno, ma è godibile.

Menzione di disonore ai Broken Heart College. Il nome è ottimo, ma sono una boyband (anzi, un boyduo) della peggior specie. E la canzone è un plagio di questo classico indimenticabile del secolo scorso :D

Capitolo superospiti italiani. La terza serata aveva in programma otto superospiti italiani che avrebbero interpretato otto classici sanremesi in chiave personale. I nomi erano di tutto rispetto: Elisa, Fiorella Mannoia, Carmen Consoli, Francesco Renga, Riccardo Cocciante, Edoardo Bennato, Massimo Ranieri e Miguel Bosé. In realtà non tutti e otto hanno soddisfatto le mie aspettative.
  • Elisa ha interpretato magnificamente "Canzone per te" di Sergio Endrigo, oltre una selezione di brani dal suo ultimo ottimo album Heart;
  • Fiorella Mannoia ha interpretato "E se domani" di Mina, e "Estate" dei Negramaro (canzone presente nel suo ultimo ottimo album di cover Ho imparato a sognare, ma *QUESTA* cover non è delle più felici, a mio modestissimo parere di odiatore dei Negramaro);
  • Carmen Consoli ha interpretato la sua bellissima "Mandaci una cartolina", canzone dedicata al padre e presente nel suo ultimo capolavoro di album Elettra;
  • Francesco Renga ha interpretato tre brani dal suo bell'album di cover riarrangiate con orchestra Orchestraevoce: "La voce del silenzio" (di Johnny Dorelli), "L'immensità" (di Johnny Dorelli e Don Backy) e "Angelo" (sua), enTREmbe canzoni sanremesi;
  • Riccardo Cocciante ha cantato "Nel blu dipinto di blu" e la sua bellissima "Se stiamo insieme", entrambe successi sanremesi. In più i soliti brani dai suoi musical Giulietta e Romeo e Notre Dame de Paris;
  • Edoardo Bennato ha cantato una versione che non mi è piaciuta di "Ciao amore ciao" di Luigi Tenco, più un medley di suoi successi;
  • Massimo Ranieri strappa la terza standing ovation dopo quella a Susan Boyle e quella a Nilla Pizzi (non dirò una parola sull'omaggio a Nilla Pizzi...), interpretando "Io che non vivo" e il suo cavallo di battaglia "Perdere l'amore";
  • Miguel Bosé ha fatto pena. Sono rimasto deluso, mi aspettavo una bella interpretazione. La sua scelta è stata "Non ho l'età", e imho era una scelta sbagliata.
Infine sono tornate sul palco Fiorella Mannoia e Elisa per la vera chicca di questa edizione, anche se come scelta è un po' scontata: "Almeno tu nell'universo", di Mia Martini.


Mi avevano promesso anche il nuovo brano di Mary J. Blige con Tiziano Ferro, "Each Tear", ma invece non c'è stato. Ma scopro ora che ci sarà stasera. E senza Tiziano Ferro. Ci faremo bastare Mary J. Blige, che altro potremmo fare? :)

martedì 16 febbraio 2010

L'attesa più deprimente della mia vita

Settimana di merda. No, non per Sanremo. Quella è solo una malaugurata coincidenza.
Ma è una settimana talmente di merda, che la prospettiva migliore che ho è quella di guardare Sanremo, con buona pace dei miei propositi di boicottaggio.
Sarà una roba davvero surreale.
Senza Gialappa's ripiegherò su Macchianera.net, come consigliatomi da Gourry, il genio nell'ombra. Il tormentone che Macchianera vuole riuscire a portare sul palco è "MENTUCCIA", anagramma di quella bertuccia del nuovo direttore di Radio2, Mucciante.
Il dopofestival è su Youdem (dio Bonino...), che posso guardare solo online (ma non ha certo gli ingredienti per farsi amare... vedremo).

In tutto questo, la Rai... dov'è? Non in TV, non in radio. La Rai ci si è messa così di impegno, come al solito, a fare polemica che adesso Sanremo lo seguono TUTTI, ma non sulla Rai. Con buona pace dei soldi spesi per puttanate esclusivamente televisive che nessuno vedrà, e per commenti radio 1.0 il cui ascolto non è utile e/o divertente per nessuno che viva gli anni '10 come Dio comanda.

Parliamo un po' delle canzoni, va...
Quelle dei giovani non le ho sentite. Quelle dei Big nememno, ma ho già la mia personale classifica preventiva:
  1. Morgan
  2. Irene Grandi
  3. Enrico Ruggeri
  4. Malika Ayane
  5. Noemi
  6. Irene Fornaciari & Nomadi
  7. Arisa
  8. Simone Cristicchi
  9. Marco Mengoni
Con riserva:
  • Toto Cutugno
  • Nino D'Angelo
  • Fabrizio Moro
  • Sonohra
Squalificati con disonore misto a orrore&raccapriccio
  • Povia
  • Valerio Scanu
  • Pupo e compagniabbella
Inoltre stasera, fra gli ospiti, c'è la tanto adorata Susan Boyle. Speriamo faccia un bello spettacolino. Sarà l'unico momento (oltre al vociferato omaggio a Morgan) in cui guarderò la TV e azzittirò la webradiocronaca, tanto l'attendo.

mercoledì 3 febbraio 2010

Morgan escluso da Sanremo

La cosa è ridicola, ma indignarsi dell'ipocrisia della RAI è uno spreco di energie. Era fra le quattro canzoni migliori in gara. Ovviamente tutti si ribelleranno, e ovviamente dovranno riammetterlo in gara. Sennò parte il boicottaggio, anche mio.

Pazzesco leggere qui "la politica insorge: è diseducativo". Sapete quella sensazione quando si hanno migliaia di cose da rispondere e non si sa da dove cominciare? Ecco.

lunedì 1 febbraio 2010

Di ponti su acque (e terre) incerte

Ieri ai Grammy Andrea Bocelli & Mary J. Blige hanno cantato di nuovo insieme, in un classichetto da niente: "Bridge over Troubled Water". L'hanno fatto per il terremoto di Haiti. Giuro che sono corso su iTunes per *comprarlo*, ma è disponibile solo per lo Store americano. Complimenti. Eccolo qui live, gratis:


In compenso nell'album Hope for Haiti Now (questo disponibile anche per l'Italia) c'è la stessa canzone, cantata (in maniera meno pomposa e quindi più adeguata, imho) da Stevie Wonder.

mercoledì 27 gennaio 2010

E il vincitore di Sanremo 2010 è...

Qualche ingenuo penserà che il vincitore lo conosceremo solo il 20 febbraio, serata finale della 60a edizione del Festival. In realtà Gino Castaldo ha già sentito tutte le canzoni, e decretato i vincitori. Pare che ci sia da tagliarsi le vene per lo sconforto di certe canzoni, ma anche da lasciarsi genuinamente emozionare da certe altre.
Ad ogni modo, non serve né guardare il festival né sentire le canzoni. Basta leggere quest'articolo :P
Salvo porcherie immonde tipo quella dell'anno scorso, a contendersi la vittoria sarebbero Malika Ayane e Irene Grandi, e non ci sarebbe nient'altro da fare se non gioire.
Per altre info istituzionali su quest'edizione, c'è il sito ufficiale www.sanremo.rai.it.

Online ci sono anche le canzoni dei giovani. Spero di riuscire a dargli un'orecchiata prima che inizi il festival

lunedì 4 gennaio 2010

This is gonna be gooood....

FANTASIA, FANTASIA 2000 E FANTASIA WORLD IN BLU-RAY.


Fantasia World, se un Dio lassù esiste, DEVE essere la seguente compilation di cortometraggi Disney degli appena trascorsi anni '00:
E magari anche questi due nuovi corti attualmente in produzione:
  • The Ballad of Nessie
  • Tic Toc Tale

sabato 5 dicembre 2009

Inneres Ohr

Ammetto che non mi ricordavo come si dicesse "orecchio" in tedesco. Né che "auge" in tedesco significasse "occhio". Ammetto anche che ho creduto che "auge" significasse "uovo" o "uccello". Questi sono i dolori del giovane Elikrotupos davanti al titolo del nuovo album di Franco Battiato, Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti, e davanti alla scomoda verità sulla sua ormai totale e irreversibile rimozione di quelle poche nozioni che aveva a fatica appreso sulla lingua tedesca. Ma senza lasciarsi prendere dallo sconforto, il giovane Elik ha preso il dizionario di tedesco che non toccava dall'esame di maturità (anno domini 2004) e è andato a cercare la parola tedesca per "orecchio", ossia "ohr". Ohra il problema è coniugare l'"inneres" che c'è davanti, ma dato che "ohr" e "auge" sono entrambi neutri, presumo che il problema non si ponga. Tutto questo per trovare un titolo a questo post. E non ne sono nemmeno troppo soddisfatto. E' solo un riferimento al fatto che adesso parliamo di musica, e la musica si ascolta con le orecchie, bon.
Fralaltro non c'entra nemmeno niente col fatto che il fil rouge di questo post è che i prossimi album sono tutti composti in larga parte da brani non inediti. Facciamo che per sentire le canzoni normali serve l'orecchio, ma per sentire e apprezzare le cover serve l'orecchio interiore. Ecco.

Ohra aprite il vostro inneres Ohr, che si comincia!


Il primo album è appunto Inneres Auge. Non è un album di inediti (anche se per me lo erano tutti), a parte la title track che sta abbondantemente passando sulle radio, e "U' cuntu", una specie di requiem in dialetto e in latino, suggestivo. Il resto sono nuove versioni di brani di Battiato già pubblicati in un modo o nell'altro, più la cover di "Inverno" di Fabrizio De André, in cui il buon Franco si esibì nello speciale di Che tempo che fa del gennaio scorso.
Non ho capito l'operazione che c'è dietro a un album che non è un greatest hits ma che ripropone tot propri brani non inediti (forse i testi avranno qualcosa in comune, per questo meriterebbe un ascolto più attento).


Francesco Renga, con la sua vocissima, si avventura finalmente nel campo delle cover (non che le sue canzoni siano male, anzi). E non solo sfrutta la sua vocissima, ma pure un'orchestrissima costruita all'uopo da Celso Valli per rendere epiche alcune fra le più note canzoni italiane degli anni '60 e '70, oltre a due apprezzatissime canzoni dello stesso renga, "Angelo" e "Uomo senza età". Le canzoni scelte non solo sono celeberrime, ma sono anche fra le più coverizzate della storia della musica, quindi il risultato è qualcosa di davvero già sentito. Ma il valore aggiunto sta proprio nella voce di Francesco Renga e nell'orchestrazione, che sono imperdibili. Nella saturazione del mercato degli album di cover stavo quasi per scartare Renga a priori, e invece ho trovato un ottimo regalo di Natale.


La Vanoni è forte. Cionostante non mi fa impazzire. Però ho voluto dare un'occhiata a Più di me e Più di te, uno di duetti e l'altro di cover, usciti rispettivamente l'anno scorso e quest'anno. Le canzoni scelte sono, nell'un caso e nell'altro, molto belle. E i duetti pure. Nel primo album sono tutti classici di Ornella Vanoni ("Eternità", "L'appuntamento", "Una ragione di più", "Domani è un altro giorno", e altre), che però spesso e volentieri sono già a loro volta cover di brani stranieri, come si usava fare all'epoca (e ogni tanto lo si fa anche adesso, con esiti spesso incerti... ultimo esempio "Creep" dei Radiohead riproposta da Vasco, che ha generato non poche polemiche, anche se io ho gradito, pur conoscendo e apprezzando già l'originale).
Nel secondo ci sono invece tutte cover, di brani non necessariamente "d'epoca". Fralaltro Ornella Vanoni ha volontariamente scelto canzoni solo di interpreti uomini, tranne un bonus finale di Gianna Nannini... "I maschi". Ci troviamo dentro Dalla/Morandi, Bersani, Antonacci, Zucchero, Venditti, Vasco, Ron, Pino Daniele, Grignani e Zucchero. L'ho appena preso e non l'ho ancora sentito, ma devo dire che alcune scelte già trovano la mia simpatia. Inoltre alcuni brani sono eseguiti in duetto con gli autori: "Replay" con Samuele Bersani, "Vita" con Lucio Dalla e Gianni Morandi, "Anima" con Pino Daniele e "Non abbiam bisogno di parole" con Ron, tutte canzoni ottime, come anche altre tipo "Alta marea", "La mia storia tra le dita", "Ogni volta". L'unica presenza a me invisa è Biagio Antonacci, che ultimamente ODIO a causa della sovraesposizione di cui sono vittima in famiglia.


Mi sono lasciato Fiorella Mannoia per ultima perché sennò me la bruciavo all'inizio del post e poi non ci pensavo più. E invece l'ultimo boccone è per lei, perché mi rimanga in bocca il sapore della sua voce, che da sempre traghetta i versi degli autori più ispirati. E stavolta invece che i suoi soliti autori sceglie autori vari attingendo dal catalogo della buona musica giovane e contemporanea (con la dovuta eccezione di due brani di Lucio Battisti, autore con cui la Mannoia finora non si era mai confrontata). I giovani sono Cesare Cremonini, i Negrita, i Negramaro, Niccolò Fabi e Tiziano Ferro. I "vecchi" sono Renato Zero, Lucio Battisti, il compare Ivano Fossati e addirittura The Rokes, meteore anni '60. Come bonus, una riproposizione di un classico di Fiorella Mannoia, il suo esordio sanremese "Caffé nero bollente", e il recente duetto con Noemi in "L'amore si odia".
Quest'album è splendido. La perla è "Mimosa", una bellissima canzone di Niccolò Fabi tratta dallo stesso bellissimo album del Fabi con cui la stessa Mannoia duettò nell'altra bellissima canzone "Offeso". Banale la scelta di "Cercami" per Renato Zero, canzone bella ma abusata già dal suo stesso autore, che quindi anche in chiave mannoiana fatica ad entusiasmarmi. Brutta la scelta dei Negramaro, che io sopporto poco (e stavolta non per sovraesposizione in familia, ma proprio consapevolmente...).


Ora, ci sarebbe un altro album non-inedito... anzi, il più non-inedito di tutti... ma quello è un album foriero di sentimenti talmente contrastanti che merita un post a parte...
E ci sarebbe un altro album ancora contenente cover, Italian Songbook vol. 2 di Morgan, che di rimando in rimando è finito col non uscire più, con profondo rosicamento del sottoscritto.

Next: Donne! Mina, Elisa, Carmen Consoli, miracolosamente tutte con inediti. Il che vuol dire anche che l'entusiasmo è stato minore, tranne che in un caso che mi ha davvero sorpreso. Cliffhanger! :P

Next next: Stranieri. Senza punto esclamativo perché... uhm... Muse, Pearl Jam, Michael Bublé, Norah Jones e Tom Waits.

E in questa botta di musicofilia ho pure comprato per la prima volta il magazine Rolling Stone. Anche se la ragione principale per cui l'ho comprato è un'altra, come può facilmente intuire chi ha comprato l'ultimo numero... [e cioè leggere una frase di questo tipo: "quel grungettone di Ben 16"...]

lunedì 30 novembre 2009

Elio Show in una domenica di fine autunno

Elio e le Storie Tese a Quelli che il calcio, ieri, in tre alti momenti di musica e televisione:

Storia di un bellimbusto (versione Muse!)


Cara ti amo (feat. Simona Ventura!)


Intervista quintupla
[ancora non caricano il video...]


Gli Elii sono in promozione per il greatest hits che festeggia il loro ventennale discografico, Gattini, e sono stati fralaltro anche da Serena Dandini, Daria Bignardi e a X-Factor, dove si sono profusi in spettacolino di livello pari a quello postato poco sopra, e sono sempre una goduria.

Inoltre un mesetto fa è andato in onda su Sky Primafila HD il loro concerto in diretta al Teatro degli Arcimboldi di Milano, che ho seguito pagando 6 eurini. Perché questo album, oltre a essere un greatest hits, è persino in versione orchestrale. La chicca dell'album è "Shpalman®" in versione "romanza da salotto" cantata tutta da Max Pezzali accompagnato al pianoforte da Rocco Tanica (e con una geniale citazione finale del monologo di Blade Runner e (credo) del Tannhäuser di Wagner). C'è inoltre incisa per la prima volta "Largo al factotum", in cui gli Elii si sono magistralmente esibiti due anni fa a Sanremo (l'edizione di cui condussero il memorabile Dopofestival, che andrebbe venduto in DVD e comprato da tutti!).

mercoledì 25 novembre 2009

I Muppet in: Bohemian Rapsody

Questa non ce la si può perdere! :D



Video promozionale realizzato dai Muppet e diffuso ufficialmente in HD, per lanciare il nuovo Greatest Hits dei Queen (credo questo).

martedì 24 novembre 2009

Quel piccolo grande amore...


Eccola, finalmente:
(come cosa? la tracklist del nuovo album di Baglioni, Q.P.G.A., condita di SETTANTA guest star!)

A
1. OUVERTURE (con Andrea Bocelli)
2. LUNGO IL VIAGGIO (con Enrico Ruggeri, Eugenio Finardi, Francesco Renga)
3. PIAZZA DEL POPOLO (con Alex Britti chitarra)
4. UNA FACCIA PULITA (con Irene Grandi)
5. l'incontro (con Riccardo Cocciante)
6. NUVOLE E SOGNI (con Simone Cristicchi, Michele Zarrillo)
7. DUE UNIVERSI (con Gigi D'Alessio, Anna Tatangelo)
8. SE GUARDI SU (con Baraonna, Pino Daniele chitarra)
9. CENTOCELLE (con Danilo Rea piano)
10. SVELTO O LENTO (con Elio e le Storie Tese)
11. BUON COMPLEANNO (con Renzo Arbore, Morgan)
12. l'appuntamento (con Giorgia)
13. BATTIBECCO (con Paola Cortellesi)
14. CON TUTTO L'AMORE CHE POSSO (con Laura Pausini, Stefano Di Battista sax)
15. LUNGOTEVERE (con Rita Marcotulli piano)
16. JUKE-BOX (con Mario Biondi)
17. CHE BEGLI AMICI (con Pooh)
18. TORTADINONNA O GONNACORTA (con Neri Per Caso, Fabrizio Frizzi, Loredana Bertè, Ivana Spagna)
19. L'ULTIMO SOGNO (con PFM)
20. MIA LIBERTÀ (con Lucio Fabbri violino, Ron, Luca Barbarossa, Amedeo Minghi)
21. COSA NON SI FA (con Roy Paci tromba, Nek chitarra)
22. FIUMICINO (con Giovanni Allevi piano)
23. il riparo (con Antonello Venditti)
24. LA PAURA E LA VOGLIA (con Giovanni Baglioni chitarra)
25. LA PRIMA VOLTA (con Claudia Gerini)
26. UN SOLO MONDO (con Alessandra Amoroso)

B
1. PRELUDIO
2. QUEL GIORNO (con Joseph Calleja)
3. IO TI PRENDO COME MIA SPOSA (con Angelo Branduardi violino, Mango, Laura Valente)
4. l'arcobaleno (con Mina)
5. NOI SULLA CITTÀ (con Giusy Ferreri)
6. STAZIONE TERMINI (con Edoardo Bennato armonica)
7. ANCORA NO (con Giuliano Sangiorgi)
8. BUON VIAGGIO DELLA VITA (con Annalisa Minetti)
9. SISSIGNORE (con Gegè Telesforo, Enzo Jannacci)
10. MIA NOSTALGIA (con Fiorella Mannoia, Walter Savelli piano)
11. il rimpianto (con Ivano Fossati)
12. COME SEI TU (con Dolcenera)
13. PENSIONE STELLA (con Paolo Fresu tromba)
14. QUESTO PICCOLO GRANDE AMORE (con Ennio Morricone piano)
15. AL MERCATO (con Neri Marcorè)
16. PORTA PORTESE (con Fiorello)
17. FIORE DE SALE (con Ornella Vanoni, Luis Bacalov piano)
18. QUANTO TI VOGLIO (con Noemi, Gianluca Grignani)
19. CON TUTTO IL MIO CUORE (con Jovanotti, Fabrizio Bosso tromba)
20. il ricordo (con Gianni Morandi)
21. UN PO' D'AIUTO
22. VIA DI RIPETTA (con Stefano Bollani piano)
23. UNA STORIA FINITA (con Alice)
24. SEMBRA IL PRIMO GIORNO (con Franco Battiato)
25. SUITE
26. NIENTE PIÙ

Ora, con settanta ospiti del genere non ci si dovrebbe lamentare... però, diciamo... Renato Zero e Francesco De Gregori ce li volevo... ;_;

Vabè... e venerdì finalmente ce lo sentiamo!

lunedì 23 novembre 2009

E che Dio ci benedica... tutti quanti!



La neve ancora non c'è. I panettoni nemmeno. Ma i torroni sì (ho comprato il primo la scorsa settimana). E le campane che jingleano pure ci sono. E quante ce ne sono. Per me questo Natale è annunciato non già dal torrone ma dagli album musicali a tema natalizio. Non ho mai seguito questa moda, non recente, ma quest'anno ne sono bombardato. Un po' dalla radio, un po' da internet, un po' dal cinema, tutti hanno un album natalizio da propormi. E non si possono ignorare questi segni. Quindi beccatevi 'sta carrellata natalizia e, come dice il piccolo Tim nel finale del magnifico Canto di Natale di Topolino... che Dio ci benedica tutti quanti!

Quest'anno ha iniziato, a ottobre!, nientemeno che Bob Dylan con Christmas in the Heart, a scopo benefico per il World Food Programme. Sebbene sia stato il primo a uscire, non l'ho ancora sentito.

Sting mi fa un gradito regalo chiamando il suo album If on a Winter's Night, come il titolo di uno dei migliori libri di Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore. Secondo me questo album è fantastico. Il resto del mondo non è dello stesso parere, ma fa niente. Non saranno belle canzoni, ma questo album fa atmosfera, è l'ideale da metter su in una notte d'inverno, illuminati dal fuoco vivo di un caminetto acceso, con i felponi di lana, mentre fuori impazza una tormenta di neve. In effetti non contiene canzoni propriamente "natalizie"...

Quant'è grande Andrea Bocelli? Parecchio. Anche lui quest'anno cede alla tentazione delle canzoni natalizie con il suo My Christmas, e l'occasione è ghiotta per quelli della Disney che gli affidano la canzone finale (in odor di Oscar...) del film di Robert Zemeckis Disney's A Christmas Carol, nei nostri cinema dalla prossima settimana. La canzone è contenuta in questo album. Ma oltre a questo ci sono altri standard, in inglese, italiano, francese e tedesco, cantati spesso e volentieri in coppia con altri/e grandi artisti/e, e addirittura una "Jingle Bells" insieme ai Muppets.

La brutta anatroccola scozzese Susan Boyle, rivelatasi al mondo grazie al talent show Britains Got Talent ma soprattutto grazie al passaparola su YouTube ci dona il suo primo album, contenente cover di varie canzoni, di cui solo alcune natalizie. Sicuramente sono tutte natalizie per atmosfera, persino le cover dei Rolling Stones e di Madonna. L'album si intitola I Dreamed a Dream, come la canzone con cui è stata scoperta, anch'essa contenuta nell'album. E' uscito in questi giorni, ed è stato l'album più prenotato su Amazon.com. Insomma, la voglia di sentirla c'è. E una volta sentita personalmente mi ritengo molto soddisfatto. Certo è difficile che diventi una pop star, ma probabilmente non è quello il suo ruolo, anzi si troverà a suo agio proprio in questo periodo natalizio, data la sua voce e la sua attitudine per le canzoni struggenti. Nell'album c'è anche un inedito, "Proud", che in mezzo al resto delle prestigiose cover fa la sua gran porca figura, molto bello. Ottima anche la versione di "Wild Horses" dei Rolling Stones, scelto come primo singolo.


Prossimo post musicale dedicato a Elio e le Storie Tese, Francesco Renga, Franco Battiato, Claudio Baglioni e Morgan QuellostronzochemihacacciatoChiaradaXFactor. Prossimo ancora invece tutto femminile dedicato a Mina, Elisa, Carmen Consoli e... urgh, mi sono finite le donne. Mi toccherà espatriare e provare, chessò, Norah Jones.
E a proposito di espatrii, potrei infilarci anche qualcosa di non estrema attualità ma comunque di questa stagione: Muse, Pearl Jam e Michael Bublé.
E non finisce qui, perché poi ci sono le colonne sonore! E quelle non le elenco nemmeno perché mi sa che ne stanno per uscire parecchie.

giovedì 12 novembre 2009

Anche le formiche nel loro piccolo boicottano

Chiara Ranieri è stata boicottata.
So che non frega niente a nessuno e che non è niente di tragico, ma a X-Factor si fanno le manovre. Chiara aveva TUTTI contro, a ogni livello di gestione della trasmissione. Sono due settimane che si semina zizzania, e ora i risultati sono stati ottenuti. E' stato il suo stesso mentore, Morgan, a eliminarla.

Sono profondamente disappuntito. Chiara doveva vincere, andare a Sanremo, vendere dischi a profusione, cantare dal vivo a Central Park con Andrea Bocelli, e via dicendo. E invece no, ci teniamo il wannabe Michael Jackson (bravo) e l'erede di Gianni Morandi (non troppo bravo...). Complimenti.

Retrospettiva completa di Chiara in arrivo a momenti su questi schermi.

giovedì 29 ottobre 2009

E anche per quest'anno il canone Rai è giustificato...

Io credo che il canone Rai sia una sottrazione indebita, sempre. Però, maledizione, ogni anno la Rai permette (non contribuisce, ma permette) qualche manifestazione di altissimo spettacolo e/o cultura che vale tutta la cifra sborsata per il canone, se non di più. Ed è già la seconda volta (vedi qui) che ad ospitare tale evento è X Factor, bistrattata trasmissione dagli ascolti in caduta libera ma che è l'unica che porta seriamente la Musica in tv.

Ieri sera ho rischiato una crisi respiratoria nel susseguirsi di queste due esibizioni:

Chiara Ranieri (che presto avrà su questo blog una retrospettiva di tutte le sue magnifiche esibizioni) canta "E non finisce mica il cielo..." di Mia Martini


Francesco De Gregori e Morgan cantano e suonano "Il suonatore Jones" di Fabrizio De André


Inoltre poco prima della trasmissione in prima serata, nella fascia pomeridiana è stata trasmessa una "lezione" di Morgan ai suoi allievi sullo Spoon River di De André coverizzato da lui qualche hanno fa. Purtroppo online non c'è, nemmeno sul sito Rai.tv. Cercherò di beccare la replica su Rai 4 alle 13:00 e registrarla, per poi metterla online.
EDIT: Non l'ho messa online io (la registrazione che ho fatto io fu pessima, maledetta antenna portatile -_-):


Per la cronaca, di De Gregori sto seguendo questa straordinaria collana comprendente più o meno tutta la discografia studio di De Gregori (mancano due/tre album) e allegato ad ogni album c'è una lunga intervista di 20 pagine al Cantautore medesimo. 11 euro a settimana per 14 settimane, e passa la paura.

mercoledì 28 ottobre 2009

"It's not easy being green..."


Tutti conoscono Kermit la rana, il capocomico della banda dei Muppets.
Pochi sanno che dopo la morte del suo creatore, Jim Henson, Kermit è caduto in depressione, lasciandosi andare alle più anfibie debolezze della dipendenza dalla droga.
Il suo declino nell'oscurità della depressione viene portato finalmente alla luce nella serie di canzoni (cover di classici del rock resi tristissimi) sul sito sadkermit.com.

Mi è tornato in mente il buon triste Kermit poiché una delle canzoni che ha coverizzato ("Creep" dei Radiohead) è stata recentemente incisa anche da Vasco Rossi.

Ma Kermit era di tendenze più o meno depressive anche in passato... ecco un prima e un dopo:

"Bein' Green" (con Ray Charles, originale)


"Hurt" (cover)


La prima canzone è diventata uno standard americano, incisa anche da Ray Charles, Frank Sinatra, Diana Ross, Van Morrison, ecc...
C'è anche un altra bellissima canzone di Kermit diventata molto popolare in America. E' "The Rainbow Connection", tratta dal primo film dei Muppets (da recuperare!) e nominata agli Oscar:

(diventata "The Rainbow Disconnection" per Sad Kermit...)