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martedì 16 agosto 2011

Giffoni 2011 - I filmoni di Giffoni /2

Sul fronte dei film in concorso Giffoni non ha perso ai miei occhi il fascino che aveva rapidamente acquistato l'anno scorso. Nessun colpo di fulmine come l'anno scorso ma comunque quindici (quindici!) ottimi film.
Si può dire che se i drammoni hanno seguito la stessa linea dello scorso anno, le commedie invece sono state di più e migliori. Non abbastanza da venir premiate dai giovani giurati, ma abbastanza per essere adorate da me. Senza contare che commedie di questo tipo hanno molte più possibilità di essere più o meno largamente distribuite in Italia e uscire dal circuito dei festival. Ma anche no. Non ci sperate. Per esempio Bunny and the Bull, commedia folgorante e adulta presentata un paio d'anni fa al Festival di Roma, da noi ancora non ha visto la luce. E non a caso cito Bunny and the Bull, perché anche a Giffoni quest'anno c'era un film che ne condivideva vagamente il pedigree, ovvero la provenienza degli autori dallo show televisivo britannico The Mighty Boosh.

Quest'anno mi sono spalmato su quattro categorie in concorso: Elements +10 e Generator +13, +16 e +18 (che indicano le fasce di età, dai 10 anni in su, rispettivamente), per un totale di 15 film, contro gli 11 dell'anno scorso. E al contrario dell'anno scorso non li segnalerò tutti. E' un mese che sto preparando questo post. C'è un limite a tutto.

Lista degli attori (e non) famosi presenti in questi film (per farvi venire voglia di leggere il resto del post):

  • John Cleese
  • Ben Stiller (produttore)
  • Alex Turner (canzoni)
  • Noah Taylor
  • Sally Hawkins
  • Freddie Highmore
  • Helena Bohnam Carter
  • Johan Soderqvist (compositore)
  • Stellan Skarsgård
  • Michael Sheen


Film abbastanza leggeri

I rymden finns inga känslor [Simple Simon] (Svezia)
A dispetto della locandina orrenda e del titolo originale illeggibile (il cui significato è però una gustosa variazione di una celebre citazione: "Nello spazio nessuno può sentire i tuoi sentimenti") il film tocca vette di genialità, merito soprattuto del protagonista (quello che nella locandina è nascosto nel boiler). Simon, colui che agogna lo spazio perché lì nessuno sente i tuoi sentimenti, soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo che mina la capacità di relazionarsi con gli altri. Simon non ride mai e non ama farsi toccare. Spoiler: verrà toccato e riderà (i due eventi non sono necessariamente in conseguenza diretta).
L'attore che interpreta Simon è favoloso. E, scopro ora, è figlio di Stellan Skarsgård (protagonista di alcuni film di Von Trier, ma sdoganato anche in vari blockbuster americani recenti, e protagonista anche di un altro film in concorso a Giffoni, di cui parlerò più avanti).
Film quasifinalista agli Oscar per il miglior film straniero, quindi dovrebbe essere agevole da recuperare. Quindi.

Spud (Sudafrica)
Spud non è un bel film. E' tratto da una serie di libri di grande successo in Sudafrica e vanta la guest star John Cleese. Insomma è un baraccone commerciale di cui sono in forno anche dei sequel. Però c'è quel fascino delle storie del collegio (L'attimo fuggente anyone?) a cui io non ho mai saputo resistere. Più che fascino possiamo liberamente parlare di plagio/stereotipo, ma vabè.
Per di più, a un certo punto... si mettono a cantare e ballare. Sul serio. Diventa High School Musical/Glee.
Insomma, una roba che non va per niente bene. E allora perché la consiglio? Oh, è simpatico e leggero. Così qualcuno non può più dire che sono snob...

Submarine (Regno Unito)
Ancora scuola (come in Spud), ancora colpi di genio, ancora un regista giovane/esordiente (come in Simple Simon). Il regista è Richard Ayoade, comico inglese del cast di The Mighty Boosh (come dicevo a inizio post) e anche autore di videoclip per gli Arctic Monkey. E il frontman degli Arctic Monkey, Alex Turner, ha composto da solista le canzoni originali per questo film, uscite in un apposito EP che caldamente consiglio.
Il giovane protagonista Oliver Tate ha le idee chiare: deve immediatamente 1) perdere la verginità, e 2) riportare la serenità fra il padre depresso e la madre nevrotica. Per il primo punto ha già pronta la sua preda, Jordana. Il problema è che Jordana è una stronza, cinica, bastarda, e Oliver sarà il suo zerbino. Spoiler: no però poi si innamorano veramente.

Toast (Regno Unito)
Film che a priori mi sembrava totalmente insensato. Trattasi della biografia di Nigel Slater, celeberrimo (in patria) cuoco/critico/conduttore tv inglese. Ora, seriamente, di che interesse può essere la biografia di un cuoco inglese? Nessuno, posso confermare anche postvisione. Ma al di là del cuoco in sé, il film è un gioiellino degno di nota. Intanto è ambientato negli anni '60. Come si può resistere a una ricostruzione in costume degli anni '60 prodotta dalla BBC? Bravi, non si può.
E poi ha dei bravissimi attori, fra cui l'immensa inarrivabile inarrestabile impromulgabile inorbitabile indeterrubile Helena Bohnam Carter. Come si può resistere a dei bravissimi attori inglesi? Come si puòà resistere a HBC? Accidenti, imparate in fretta!
Si può invece resistere a Freddie Highmore. Il bambino tanto carino di Neverland, La fabbrica di cioccolato e August Rush è diventato un vecchio teenager brufoloso (19 anni) che con la recitazione non ha più molto da spartire (potete vederlo con le vostre orecchie anche al cinema in questi giorni nel film L'arte di cavaresela, anch'esso in concorso a Giffoni ma che, complice il destino benevolo, non ho avuto modo di vedere). Fortuna che nel film Highmore non è molto presente, nonostante la locandina truffaldina lo esponga a mo' di protagonista. Per gran parte della durata infatti il protagonista è un altro bambino, mentre Highmore interverrà "X anni dopo...".

Film alquanto pesanti

Kongen av Bastøy [The King of Devil's Island] (Norvegia)
Questo era il film che più mi interessava, in partenza. Lo davo anche per vincitore (alla fine è arrivato secondo). Una grossa produzione norvegese basata su una storia vera degli inizi del secolo. Bastoy è un'isoletta nel fiordo di Oslo adibita a rigidissimo carcere/campo di lavoro minorile. I giovani detenuti si sono già piegati alle regole e integrati nel sistema gerarchico del campo, ma all'arrivo del nuovo recluso, il diciassettenne Erling, le cose cambiano. Erling scopre che il capo delle guardie violenta uno dei reclusi, il più debole, e decide che la misura è colma. Guiderà una rivolta sanguinosa e spietata contro il personale del carcere. Il direttore del collegio è Stellan Skarsgård, come anticipavo prima.
Sono rimasto un po' (molto) sorpreso (scandalizzato) dalla reazione dei ragazzi di Giffoni alla visione di questo film. La giuria giffoniana è nota per... la sua estrema sensibilità alla caratterizzazione eroica dei protagonisti dei film in concorso, alle loro occasioni di riscatto e persino di vendetta, come in questo caso (traduzione: applaudono ogni cinque minuti). Stavolta l'ho trovato esagerato. I protagonisti del film sono sì ragazzini sfruttati e in alcuni casi vittime di abusi, e la loro rivolta può essere certamente motivo di esultanza. Ma la vendetta illustrata in questo film è cieca e barbaramente violenta. Non mi ha messo molto a mio agio vedere dei sedicenni esultare di fronte a un simile spettacolo. Ci mancava solo che si mettessero a urlare "Ispanico! Ispanico! Ispanico!"...
Voglio sperare che fosse un'esultanza superficiale e non una vera solidarietà con i mostri in cui si erano trasformati i reclusi di Bastoy. Durante il dibattito seguito al film una ragazza ha addirittura confuso il carcere con un orfanotrofio, il che mi pare indicativo di quanto avesse capito del film: niente. Il film è straordinario, ma gli organizzatori di Giffoni stavolta potevano evitare e esercitare se non un minimo di filtro morale nella selezione dei film, almeno una moderazione più consapevole nel dibattito post-film. E sicuramente fare qualcosa per la piaga degli applausi.

Beautiful Boy (Stati Uniti)
Unico film della categoria per maggiorenni che sono riuscito a vedere, per colpa di sciagurati ritardi e conflitti d'orario. E sono riuscito a vederlo solo dopo l'annuncio della vittoria nella sua categoria, l'ultimo giorno.
Un film dallo spunto molto interessante che però non riesce a sconvolgere quanto un tale tema dovrebbe. Beautiful Boy è la storia di un ragazzo che fa una strage nella sua scuola e si toglie la vita, storia vista dal punto di vista dei suoi genitori (Michael "Ognicosachefaccioèstraordinaria" Sheen e Maria Bello). Una sorta di La stanza del figlio dove però il figlio è una figura un pochettino più problematica. E un po' più problematici sono anche i genitori, gente in carriera che non ha saputo capire (e forse ha contribuito a creare) i disturbi del figlio. L'elaborazione del lutto è la croce e la delizia di molti cineasti. Le stragi nelle scuole sono invece la croce e basta degli Stati Uniti. Un regista che tenta di muoversi in questo campo rischia parecchio. Il regista di questo film, Shawn Ku, è al suo debutto cinematografico, e era in precedenza un attore e coreografo a Broadway. Un film del genere parrebbe lontano dalle sue corde, ma pare che Ku abbia parecchio risentito della strage del Virginia Tech (non ha perso qualcuno in quell'evento, ma i suoi genitori si erano conosciuti lì, e l'autore della strage era asiatico, come lui), e abbia sentito l'impulso di girare questo film, tanto da terminare le riprese in soli 19 giorni. Non è un film perfetto, ma viste le condizioni al contorno devo dire che ha fatto un lavoro egregio e molto intenso.

Hermano [Brother] (Venezuela) ♥
Saran stati gli attori, sarà stata la regia, saranno state particolari scene, ma questo film è davvero forte. Due fratelli, promesse del calcio, si ritrovano idealmente divisi dopo l'assassinio della madre. Il primo, Daniel, trovatello, pronto a seguire il suo sogno per onorare la madre. Il secondo, Julio, figlio biologico, accecato dalla vendetta, e per di più risucchiato dal vortice della malavita delle baraccopoli.
Daniel e Julio sono legatissimi, e per gran parte del film questo legame pare indissolubile. Pian piano però diventano veri e propri nemici, e c'è una scena climatica che illustra benissimo e intensamente il loro scontro. Un duello, fra fratelli. A colpi di pallone sì, ma non meno fatale di uno scontro con armi da fuoco. E una regia, un montaggio e un commento sonoro violenti, dove ogni calcio e ogni urto diventa un'esplosione, un taglio, dove ogni azione che nelle partite precedenti significava complicità adesso è una vigliaccata, un colpo basso. E poi, come sempre in questi film, va a finire male. Parecchio male. Lacrimevolmente male. Ma non è mai patetico, e ciò fa di questo film uno splendido film.

Mabul [The Flood] (Israele) ♥
Come scrissi su Twitter subito dopo la visione di questo film, ho avuto voglia di diventare ebreo. A dirla tutta, già la sola esistenza di Woody Allen mi fa invidiare gli ebrei. Ma in questo film parliamo di ebrei veri, che vivono in Israele e che fanno tutte le cose a modino. Per esempio c'è questo ragazzino che per il bar mitzvah deve imparare a *interpretare* un brano sul diluvio universale (the flood, appunto) e sull'arca di Noè, e non è per niente facile. Contemporaneamente deve badare al fratellone autistico dimesso prematuramente dall'istituto di cura per problemi economici. Il fratello gli causerà non pochi problemi con la gente del paese e soprattutto con la preparazione del bar mitzvah. Tutti gli attori sono fantastici e, come sempre a Giffoni, soprattutto gli interpreti più giovani. In questo caso il bambino, Yoav Rotman, è spettacolare. Ne ho avuto conferma parlando con una giornalista israeliana che mi ha beccato mentre restituivo il dvd del film e ha attaccato bottone (in inglese, #panico). In patria gli attori di questo film pare siano famosissimi e molto apprezzati. E ne hanno ben donde.
Al contrario di tanti altri film, questo finisce abbastanza bene, e con una bellissima scena, a mio modesto parere. E quindi anche 'sto film, dopo ulteriori riflessioni, si becca il cuoricino rosso.

Sala samobójców [Suicide Room] (Polonia)
E questo qui, signori, è stato il vincitore del festival (ovvero della sua categoria ammiraglia, Generator +16). Ha battuto Bastoy solo perché è stato l'ultimo film in gara poco prima delle votazioni, imho.
Un film molto particolare e molto riuscito, nonostante scelte che in partenza parevano discutibili (inserti in computer graphic per le scene di realtà virtuale) e nonostante il pesante pesante pesante pesante tema trattato. Questa è la storia di un ragazzo abbastanza confuso che dopo una serie di esperienze umilianti passa il punto di rottura e si chiude in camera sua per giorni interi. Oltre a chiudersi in camera si apre a internet, in una realtà virtuale simil-Second Life, dove una ragazza lo attrae nella "stanza del suicidio". Lui non vuole davvero suicidarsi, sembra, ma è solo lì che trova finalmente interlocutori che riescono a capirlo (con l'unica peculiarità di essere messi molto peggio di lui, cosa di cui non s'accorge). La vita sua e dei suoi indaffaratissimi e ricchissimi genitori viene completamente stravolta. L'aiuto degli psicologi è quasi inutile, addirittura dannoso. Le crisi di nervi sono frequenti e sempre più pericolose. In tutto questo gli attori sono fenomenali, più di tutti (manco a dirlo) il ragazzo protagonista.
Il tema è simile a quello degli hikikomori giapponesi, dei quali mi interessai secoli fa e mi azzardai anche a scrivere un racconto al riguardo (ah, l'epoca in cui scrivevo racconti... tornerà mai?). Allora mi chiedevo, e si chiedevano tutti, che fine attendeva questi giovanotti confusi che rifiutano di stare nella società reale preferendole quella virtuale, essendo un fenomeno recente di cui non si conoscevano ancora gli sviluppi. Beh, qualche anno è passato, e questo film mostra uno dei possibili finali per questo tipo di storie. Il finale che mi inventai per il racconto (sei anni fa) andava un po' peggio. Era più simile all'idea di Beautiful Boy [all'epoca avevo uno stomaco più forte di adesso.... cos'è che mi ha rammollito così? oO].

Pare che i post su Giffoni per quest'anno siano finiti. Ho lasciato fuori almeno altri sei bei film, compresi quelli delle categorie per bambini, sennò non la finivo più.
Passo e chiudo.

giovedì 28 luglio 2011

Giffoni 2011 - Le illusioni infrante /1

Secondo anno del sottoscritto al Giffoni Film Festival, quello che François Truffaut definì "fra tutti i festival il più necessario". Lui probabilmente intendeva dire che un luogo dove dei giovincelli ricevevano un'iniezione di cinema così concentrata era un luogo molto auspicabile. Nei fatti però c'è qualche incrinatura in questa visione ideale del Giffoni. Lo si nota stando in sala a guardare i film insieme ai ragazzi delle varie giurie (divise per fasce di età), e ancor di più lo si nota alla luce delle votazioni finali.

Quest'anno abbiamo corso e faticato come dannati per riuscire a vedere più film possibile, col risultato che in un modo o nell'altro ne ho visti meno dell'anno scorso. Non so se è perché l'anno scorso ero io più entusiasta o quest'anno loro più disorganizzati, ma tant'è. Quest'anno mi sono fermato a quota 18 film, contro i 19 dell'anno scorso (se includiamo le varie sessioni di cortometraggi però forse quest'anno batte lo scorso). E se invece della quantità vogliamo analizzare la qualità, l'anno scorso mi ero innamorato (con tanto di ♥ ♥ ♥) di ben tre film in concorso, quest'anno nessuno in particolare. L'anno scorso poi ebbi modo di guardare anche film fuori concorso (recuperando qualche bel film italiano degli ultimi anni), quest'anno invece sono stato risucchiato dalla voragine senza fondo del concorso senza potermi dedicare neanche alla pregiatissima sezione dedicata al Risorgimento con grandi classici del cinema italiano (oltre al recentissimo Noi credevamo che ancora non riesco a vedere!). Sono invece riuscito a vedere tre delle tante anteprime nazionali presenti al festival: Kung Fu Panda 2 (e per entrarci dio solo sa cos'è successo), I pinguini di Mr. Popper, e la versione restaurata, in digitale, e con sing-a-long di Grease - Brillantina.
Ci è scappato anche qualche evento extracinematografico come la breve operetta di Nino Rota e Eduardo De Filippo Lo scoiattolo in gamba, e la presentazione del libro della giornalista Laura Maggiore Fellini e Manara (che appena lo leggo lo verrò a dire sul blog).
Anche quest'anno, come l'anno scorso, ho visto un film a metà. L'anno scorso era La pivellina, interrotto causa pioggia torrenziale improvvisa; quest'anno era il documentario di Speciale TG1 sulla morte (e la vita) di Dino De Laurentiis, interrotto a causa del fatto che si stava facendo tardissimo e rischiavo di non cenare (evento cataclismico paragonabile a una pioggia torrenziale improvvisa).
Quanto agli ospiti, ho assistito con piacere agli incontri con Wilwoosh e il cast di Freaks, Aldo, Giovanni e Giacomo, Paola Cortellesi, Ascanio Celestini e l'ultimo giorno la mitica Lorella Cuccarini (e io che me ne volevo andare!). 'sì tanta bella gente che non posso esimermi dal mettere qualche foto (dell'infaticabile Elena Dante per la rivista Il piccolo missionario - qui tutto il set giffoniano):

 

Sarà il caso ora di passare a giudicare i film visti? Sì, che s'è fatta 'na cert'ora...

Cortometraggi
Quest'anno sono riuscito a vederne qualcuno in più dell'anno scorso, ma in categorie completamente diverse: l'anno scorso quelli delle categorie +13 e +16 e quelli promossi da Amnesty International (una decina in tutto), quest'anno invece quelli delle categorie +16, +18, e la categoria d'animazione "Short Links" (venticinque in tutto!).
Fra i corti c'è spesso tanta cacca, ma anche tante perle. Mi limiterò a segnalare quest'ultime.
I corti più sorprendenti li ho trovati nella categoria +18:
  • Cose naturali (Italia)

    trailer · sorprendente corto italiano su un anziano in fin di vita (Roberto Herlitzka ♥) che costringe il nipote ad accompagnarlo quotidianamente presso una prostituta (Angela Baraldi ♥), finché non gli prende un coccolone per il troppo viagra. Molto divertente, e la sintonia fra gli attori la fa da padrone. Purtroppo non ha vinto. I maggiorenni gli hanno preferito un altro corto italiano, fatto molto bene ma meno originale, con Gianmarco Tognazzi.

  • Shéhérazade et le Délice Casher (Francia)

    Da segnalare più per la performance di Fanny Ardant nei panni di una ristoratrice ebrea in Francia riluttante ad assumere una giovane assistente araba, avendo appena perso il figlio in un attentato. Ma insomma, sono in Francia, conoscendosi un po' si può tornare a riavere rapporti civili...

  • Świteź (Polonia)

    trailer · ambizioso cortometraggio animato in computer grafica, dalla storia che ho faticato a comprendere. E' tratto da un poemetto di Adam Mickiewicz (scrittore polacco del XVIII secolo) su questa cittatina di Switez che fu massacrata nel medioevo e leggenda vuole che giaccia oggi sul fondo dell'omonimo lago. Da segnalare per la strepitosa colonna sonora orchestrale della quasi esordiente Irina Bogdanovich, che ovviamente non si riesce a recuperare da nessuna parte, per ora...

  • Paths of Hate (Polonia)

    trailer · sempre dalla Polonia arriva un altro film d'animazione straordinario (più nei temi che nell'animazione in senso stretto, anche se vanta disegni spettacolari). Due aviatori cercano di massacrarsi a vicenda utilizzando ogni mezzo a loro disposizione, anche dopo morti. Un ritratto del puro odio generato dalla guerra, che trasforma letteralmente gli uomini in belve di cieca ferocia. Ovviamente tanto è bastato a qualche sapientino per accostarlo a Tarantino. Tarantino = violenza, violenza = Tarantino. Andiamo bene...
C'era poi una sezione appositamente per cortometraggi di animazione, chiamata "Short Links" che pure ci ha regalato un po' di stupore, ma niente di trascendentale.
  • Things You'd Better Not Mix Up (Olanda)

    video integrale · è stato il corto che ha strappato più risate. Non ha una storia, è una sequela di gag su cosa succede quando si scambiano cose che non dovrebbero essere scambiate.

  • Bricks (Olanda)

    clip · L'Olanda si distingue per queste animazioni stilizzate, anche se in questo corto sono molto più sofisticate che nel precedente. In questo mondo surreale degli infaticabili omini stanno costruendo una torre, ma si accorgono che facendo cadere giù qualche mattone succedono cose strane... Alla fine si dovrebbe capire cosa succede, ma io non ho capito.

  • Evermore (Svizzera)

    Una storia d'amore in un altro mondo surreale. Un uomo e una donna (credo attori ripresi in live-action) si cercano all'interno della loro città/prigione somigliante a un meccanismo a orologeria. Sono su cerchi diversi che girano e li allontanano l'uno dall'altro.

Sono tre giorni che sto scrivendo 'sto post. E' ora di chiuderlo. Per i lungometraggi rimando a un prossimo post.

venerdì 6 agosto 2010

Giffoneide /3: I film in concorso


Ho lasciato passare un po' di tempo. Fare i resoconti è faticoso, e soprattutto ti mette in crisi. Perché fare un resoconto? Per condividere? Per ricordare? Ma è necessario? Boh. In preda a tali dubbi, con meno slancio ed entusiasmo ho affrontato quest'ultima parte del resoconto giffoniano, che la sorte crudele ha voluto fosse anche la più interessante (per me).
Gli ultimi omaggi da rendere sono per i film in concorso, il succo del festival, la cosa che mi ha più stupito e appagato. Non mi metterò a commentare ogni singolo film (l'ho già fatto, su Banda PM). Sarò invece schematico: copertine, trailer, pro e contro, voto in stellette (da * a *****, con il ♥ bonus che si spiega da solo). Non metto trame/riassunti/sinossi... lascio la suggestione a locandina e trailer (in lingua originale, per giunta :P). Annoto anche i registi esordienti, e i premi vinti a Giffoni (il premio principale è il Grifone [d'oro, ma non si dice :P] per le categorie +13 e +16, più vari premi degli sponsor).

I film che ho visto erano delle categorie Generator +13 e Generator +16, ovvero votati dai ragazzi dai 13 ai 15 e dai 16 ai 19. Ma sono tutti talmente belli e talmente poco "per ragazzi" che continuare a fare questa distinzione adesso è inutile. Nelle stesse categorie ho visto anche sei cortometraggi, ma non mi hanno folgorato come i lungometraggi. Solo un paio sono degni di nota: Motoguzzi (cortometraggio turco praticamente muto su due bambini che vivono in una landa ghiacciata e vanno a scuola grazie a una Moto Guzi con sidecar), e l'altro è Old Fangs, unico corto d'animazione in concorso, già presentato al Sundance, e diretto da Adrien Merigeau (curatore degli sfondi del film recentemente nominato all'Oscar The Secret of Kells e del prossimo Song of the Sea). E grazie al Sundance abbiamo la versione integrale del corto in HD su YouTube:


E ora passiamo ai lungometraggi:

13 Semester (Germania, 102')
Trailer

PRO: commedia giovanile, storia di formazione fra appartamenti in affitto, università e Erasmus
CONTRO: non troppo originale, concept simile a (500) giorni insieme, brodo un po' allungato

Voto: ***

Regista esordiente.

Blessed (Australia, 113')
Trailer

PRO: storie realiste e tragiche, cast corale, attrici formidabili (nel ruolo delle madri), regiafotografiamontaggio da maestri
CONTRO: -

Voto: ***** ♥

Vincitore del premio Grifone (+16)

Bo (Belgio, 90')
Trailer

PRO: tematica di attualità (escort minorenni), disagio familiare
CONTRO: niente

Voto: ****

Vincitore dei premi speciali Grifone d'alluminio e Grifone di cristallo (premi degli sponsor)

O contador de histórias (Brasile, 110')
Trailer

PRO: brava e particolare l'attrice (che assomiglia a Ambra Angiolini), tratto da una storia vera
CONTRO: a tratti troppo moralista (il moralismo si misura dalla quantità di applausi del pubblico di ragazzi :P)

Voto: ****

Vincitore del premio Amnesty International e ARCA Cinemagiovani (+13)

Cracks (Regno Unito/Irlanda/Spagna, 104')
Trailer

PRO: regista figlia d'arte (Jordan Scott, figlia di Ridley) ma dallo stile personale, storia torbida ma intima, attrici protagoniste magnifiche, Eva Green praticamente da Oscar, colonna sonora di Javier Navarrete (Il labirinto del fauno). Capolavoro.
CONTRO: -

Voto: ***** ♥

Regista esordiente.

Vincitore del Gran Premio della Giuria (votato dai maggiorenni della categoria +16) e premio ARCA Cinemagiovani (+16)

Le Journal d'Aurélie Laflamme (Canada, 108')
Trailer

PRO: divertente con punte di genialità, protagonista brava e simpatica, Bridget Jones in miniatura
CONTRO: per ragazzi (anzi ragazze), tratto da una serie di libri quindi aspettiamoci una serie di film

Voto: ***

Regista esordiente.

Oscar et la dame rose (Francia/Belgio/Canada, 105')
Trailer

PRO: delicato, divertente, commovente. Scritto e diretto dall'autore del romanzo da cui è tratto (Eric-Emmanuel Schmitt), ottimi il bambino e la "dame rose" Michèle Laroque
CONTRO: -

Voto: ***** ♥

Vincitore del premio Grifone (+13) e premio Cinecircoli Giovanili Socioculturali "Percorsi creativi" 2010

La Rafle (Francia, 115')
Trailer

PRO: epico, commovente, bravi attori (fra cui due attrici francesi che avevo appena visto, le protagoniste di Il concerto e Lourdes rispettivamente Mélanie Laurent e Sylvie Testud) e un ottimo Hitler, Udo Schenk.
CONTRO: che sia l'ennesimo film sulla Shoah può essere considerato un difetto? Male non fa.

Voto: ****

Vincitore del premio del pubblico (+13)

Retratos en un mar de mentiras (Colombia, 90')
Trailer

PRO: on the road, musica sudamericana, sporadiche situazioni surreali
CONTRO: la protagonista muta non cattura l'attenzione come vorrebbe, al contrario del cugino ciarliero che regge tutto il film. Anche l'impegno politico (la piaga degli sfollati in Colombia) fallisce nel suo intento e del film rimane solo la parte "commedia".

Voto: ****

Regista esordiente.

Sebbe (Svezia, 83')
Trailer

PRO: storia di disagio familiare e sociale, efficace il senso di solitudine e oppressione del protagonista
CONTRO: un po' lento

Voto: ***
Udaan (India, 137')
Trailer

PRO: storia di formazione, drammatica ma con momenti comici, canzoni originali di commento, attori (giovani e non) molto bravi, declamazione di poesie originali (belle)
CONTRO: -

Voto: ****

Regista esordiente.

Vincitore del premio del pubblico (+16) e premio miglior colonna sonora (assegnato dal Conservatorio di Salerno)

Giffoneide /2: La sostanza

Come previsto, non ce l'ho fatta. Dovevo vedere molte cose, ma per un motivo o per un altro me ne sono perse parecchie. Certo sono altrettante quelle che sono riuscito a vedere, tante da non potermi permettere minimamente di lamentarmi. Anzi, mi hanno lasciato ben sazio.

Cominciamo con quello che mi sono perso.
I concerti, pur apprezzatissimi dai bambini e ragazzi, sono la cosa più noiosa e persino fastidiosa del festival. Non quando a farli sono però gente del calibro di Baustelle, Carmen Consoli e Elio e le storie tese. I Baustelle mi hanno avuto fra il loro pubblico. Ho avuto modo di rendermi conto che anche loro fanno canzoni più o meno simili l'una a l'altra, ma li ho comunque apprezzati, soprattutto la tastierista scatenata Rachele Bastreghi che compensa la flemma del frontman Bianconi.
Consoli invece l'ho perduta a causa di una triste realtà: non ero l'unico a volerla sentire. Uscito dal documentario su Carlo Rambaldi (spiego dopo) ho trovato una fila pazzesca all'entrata dell'Arena Sordi, dove si teneva il concerto. Non che la fila fosse un problema (io avevo il pass!), il problema era la scarsità di posti a sedere. Mi è dispiaciuto molto perdermela.
Così come mi è dispiaciuto perdermi Elio e le Storie Tese, a cui ho preferito il film italiano La pivellina (spiego dopo). Entrambi gli eventi sono però stati interrotti da una pioggia torrenziale che non sembrava voler mettere fine all'esistenza della specie umana, e ci stava riuscendo.

Altro evento che mi sono perso integralmente è stato Masterclass, il ciclo di incontri/lezioni con alcuni importanti nomi del cinema italiano: Giovanni Veronesi, Pupi Avati, Maccio Capatonda, Ligabue, Pippo Del Bono, Giuseppe Piccioni, Gianni Minà. La location delle masterclass erano le Antiche Ramiere, situate in culo alla luna rispetto al resto degli eventi festivalieri, il che mi ha costantemente scoraggiato dal raggiungerle (non tanto per pigrizia, quanto per il tempo necessario a spostarsi). Inoltre spesso le masterclass si sovrapponevano ad altri eventi, fra cui le proiezioni dei film in concorso. Insomma alla fine ho rinunciato a tutte.

Ho fatto un po' schifo anche sul fronte cortometraggi. Purtroppo il Piccolo Missionario non se ne occupa, quindi non abbiamo potuto dar loro la priorità, ma avrei voluto guardarli tutti, anche perché con gli orari non creavano problemi.
Dei corti in concorso abbiamo visto solo quelli proiettati in coppia con i lungometraggi, negli ultimi tre giorni di festival, per un totale di sei corti (tre della categoria +13 e tre della +16, ne parlerò poi). Altrettanti me ne sono persi.

Mi sono poi perso TUTTI i corti italiani della sezione "Verso sud", e TUTTI (tranne uno) i corti della categoria in concorso "Sguardi inquieti" (+18). Me tapino. Sono riuscito a vedere solo Echo, film polacco molto inquieto (adatto alla categoria...). Due ragazzi uccidono una ragazza, così. Poi piangono, molto forte. Fine. Per citare uno spettatore del film Paranoid Park: "ma che cazz'è?".

Delle sezioni fuori concorso ho visto tutti i tre corti della sezione "Diritto d'amore" (promossa da Amnesty International), e solo quattro degli otto cortometraggi d'animazione della sezione fuori concorso "Shorts of Love". Alcuni di questi li ho anche linkati via twitter durante il festival, essendo riuscito a trovarli online in versione integrale:
A parte l'ultimo, sono tutti ottimi corti.

Infine ho mancato anche alcuni film italiani che volevo vedere. C'era una rassegna di film italiani che si svolgeva parallelamente al concorso (li avevo elencati qui) al pittoresco Giardino degli Aranci, un cortile con proiezione all'aperto. Mi sono perso Fuori dal mondo di Giuseppe Piccioni (inizialmente per ignoranza, poi ho capito che era un regista da seguire, ma era troppo tardi...), Due vite per caso, film sul G8 di Genova con Isabella Ragonese, e Nati stanchi, primo film del duo comico Ficarra & Picone.

Gli altri italiani però li ho visti tutti.
Ho rivisto il bellissimo La prima cosa bella di Virzì, piaciuto anche alla cricca di amici, che invece ha disprezzato con sdegno misto a nausea La strategia degli affetti, di Dodo Fiori, un film sullo sbando della piccola borghesia cittadina, e sulle disturbate conseguenze che può generare (rapporti maniacali fra familiari e amici). A me il film non ha fatto schifo, l'ho trovato una storia interessante, e interessante è anche lo sguardo dell'autore (regista e sceneggiatore), la necessità di voler raccontare proprio questa storia, anche se il suo stile non riesce a distinguersi dal resto del cinema italiano giovane di questi ultimi anni. Infatti un film molto simile è quello che ho visto il giorno dopo, La fisica dell'acqua, di Felice Farina. Anche qui una torbida storia viene a galla dopo l'accumularsi di piccole situazioni esasperanti. Pare che l'andazzo del nuovo cinema italiano sia quello di andare a cercare l'orrore nella vita quotidiana, il marcio che si nasconde dietro (o che è la base di) l'apparente benessere dell'italiano medio (di mezza età, adolescente, o persino bambino, come in La fisica dell'acqua). E' una scelta che ha un senso, ma sembrano registi che non hanno qualcosa da dire, che con la messa in scena vogliono dire qualcosa, che si mettono semplicemente al servizio della storia. E' per questo che io comunque apprezzo questo tipo di film, perché guardo spesso più alla storia che alla forma, allo stile. Ma la storia da sola non può fare il film, e se ci accontentiamo di film monchi, difficilmente il cinema italiano tornerà agli antichi splendori. Per fortuna c'è chi non si accontenta. Alla visione di questi film io e il collega Luca abbiamo invocato i nomi di Sorrentino e Garrone, nostre ancore di salvezza.
Il giorno seguente toccava al tanto atteso La pivellina, titolo da film porno (cit. collega Luca) che per la larga distribuzione è stato sostituito con Non è ancora domani. Per niente atteso era invece la pioggia che ha decimato il già scarso pubblico del Giardino degli Aranci. L'ultimo spettatore rimasto (io) si alza pochi minuti prima del diluvio universale. Eravamo arrivati a circa metà film. Del film ho potuto capire solo che era molto interessante. Girato in digitale, con attori non professionisti (una famiglia circense) e una sceneggiatura che è più un canovaccio affidato all'improvvisazione e modellato sulla protagonista, la pivellina di quattro anni che dà il titolo al film. Peccato non averlo potuto vedere interamente, chissà quando ricapiterà l'occasione (distribuzione pessima).

Altri due film italiani li ho visti invece al cinema Valle, la seconda sala a disposizione del festival. Erano Il cuore altrove di Pupi Avati e Marpiccolo di Alessandro Di Robilant (che credevo essere un giovane, invece ci ha già la sua bella esperienza). Le storie in costume di Pupi Avati a me piacciono molto, ed è un regista al servizio degli attori, che dalle sue storie e dalla sua regia vengono tutti valorizzati (in questo caso Neri Marcoré al suo esordio da protagonista, Vanessa Incontrada [purtroppo ridoppiada], Nino D'Angelo).
Marpiccolo è un film sorprendentemente bello e l'unico fra questi "fuori concorso" ad essere vagamente in tema con il concorso: protagonista un ragazzino, proveniente da una famiglia disagiata ma che non ha perso/non vuole perdere la dignità, la dura realtà della strada e della malavita.

Concludo con i due documentari che hoi visto, molto deludenti: Carlo Rambaldi - L'occhio, la mano, il viaggio di Victor Rambaldi, e Zarema e le altre, di Giuseppe Carrisi.
Il primo è un documentario su Carlo Rambaldi, tre volte premio Oscar per gli effetti speciali di E.T., King Kong e Alien, realizzato da suo figlio Victor. Un documentario che oltre a celebrare il successo e l'autorevolezza internazionale di Rambaldi, ne racconta anche la genesi da umile artista/artigiano. Troppo autocelebrativo, dà la parola solo a Rambaldi, senza andare a cercare il parere dei suoi collaboratori più celebri (io aspettavo un'intervistina a Spielberg...) o un punto di vista meno italiano e più americano su questo artista.
Il documentario di Carrisi è invece sulle donne kamikaze in Cecenia, realizzato nella forma della docu-fiction, quindi orribile a vedersi. Persino i ragazzi della giuria, nel dibattito col regista, non si sono risparmiati una critica al montaggio. Si sono risparmiati la critica invece alla pessima "attrice", Marina Tuzikova, presente anche lei al dibattito. Presente e basta. Un ragazzo russo le ha chiesto di esprimersi in merito alla questione cecena, e lei: "io politica zero. eheh".

Uff... pensavo di cavarmela con due post, invece bisogna farne anche un terzo. La sostanza vera, stavolta: i film in concorso... →

[foto (non tutte): © PM - Piccolo Missionario]

Giffoneide /1: La forma

Come quelli che tornano da una crociera Costa, il post-Giffoni è per me è insopportabilmente traumatico. Dopo aver assaporato per una settimana una routine fatta di cinema, cinema, alpinismo (poi spiego), e ancora cinema, tutti i giorni, a tutte le ore, tornare alla routine fatta di ufficio, pranzo dalla nonna, spesa al discount e televisione generalista può davvero buttarti giù. Mi risolleva un po' il morale l'aver ritrovato, a casa, lo scintillante computer nuovo, che da qualche giorno sto montando e configurando per renderlo a mia immagine e somiglianza e crogiolarmi con lui nella nostra perfetta simpatia.
Due cose ti rimangono incise nella mente dopo essere stato al Giffoni Film Festival: François Truffaut e il “Waltz II” di Shostakovich. Truffaut, ospite a Giffoni nel 1982, disse che di tutti i festival quello di Giffoni era “il più necessario” (e da quel giorno per Giffoni arrivò la gloria internazionale e imperitura). Ora Truffaut ha intitolati, a Giffoni, una strada, un premio, e una sala cinematografica:
Il valzer di Shostakovich è invece il leit motiv del festival: non conosco le origini di questa scelta, ma sta di fatto che viene sparato durante tutti i maggiori eventi della giornata festivaliera, e diventa il tormentone che chiunque si ritrova a fischiettare quando meno se lo aspetta.
Inutile dire che mi ritrovo a fischiettarlo anche adesso, e le lacrime scorrono a fiumi.

Un'altra cosa è rimasta incisa nella mia mente, ma mi vergogno a dirla perché non è per niente professionale: la dipendenza da pass. Il pass “Press” è quello dato ai giornalisti, e io ce l'avevo! Non perché sia giornalista (diovenescampieliberi) ma perché ero accreditato per conto del Piccolo Missionario, che mi ha onorato non solo di collaborare con la sua sezione Cinema, ma di inviarmi a Giffoni, realizzando un po' di sogni che avevo (andare a un festival, andarci da accreditato, andare a Giffoni). E insomma questa tesserina che danno ai giornalisti praticamente apre tutte le porte: film, incontri con gli ospiti, buffet serale. Gratis. Entrare dove gli altri non possono entrare, entrare dove IO non sarei mai potuto entrare, non ha prezzo.

Prima di passare ai film ti devo, o lettore, una spiegazione riguardo all'accenno di poco fa all'alpinismo. Io e il collega Luca abbiamo alloggiato presso il convento dei frati cappuccini di Giffoni Valle Piana, situato non proprio sul cucuzzolo della montagna, ma comunque al termine di una via cruc... ehm, ripidissima salita.

Al collega Luca la salita non faceva né caldo né freddo, anzi se la faceva anche più di una volta al giorno. Io invece ho spesso rischiato di rimetterci le penne, non essendo proprio in formissima... l'espressione “sudare sette camicie” mi si è rivelata d'improvviso in tutto il suo tragico realismo. In compenso la vita conventuale non era affatto male. Le stanze/celle erano molto comode, e le campane assordanti erano comunque utili a svegliarci in tempo. Mangiavamo e discutevamo (più il filosofo collega Luca, che il sottoscritto...) con i giovani postulanti (futuri frati) e gli anziani e saggi frati cappuccini. Fralaltro, solo ora mi accorgo dell'ironia della sorte: a colazione c'era di tutto, ma proprio di tutto... tranne il cappuccino! L'hanno fatto apposta, ne sono sicuro. Ora si spiega anche la faccia di Fra' Tommaso quando gli ho chiesto un caffellatte, il primo giorno.
Fondamentale poi per le altre questioni logistiche e per l'intrattenimento serale è stato il supporto della popolazione locale, rappresentata dall'ambasciatrice Valentina, la sua famiglia e la sua cricca di amici. Ci hanno scarrozzato a destra e a manca, ci hanno preparato pasti luculliani (lì quello in difficoltà è stato il collega Luca... a ciascuno il suo!) e hanno stordito con i fumi dell'ebbrezza la nostra guida fisica e spirituale Elena/Xalira, che grazie al cielo è sopravvissuta al trattamento ed è riuscita persino ad arrivare a Torino, ieri, per il concerto di una certa band irlandese di cui sono appassionati solo lei e qualche altro milione di giovani sbandati.
E dopo la forma, la sostanza... →

[foto (non tutte): © PM - Piccolo Missionario]

venerdì 23 luglio 2010

FF @ GffFF

"FF" sono io. "GffFF" è il Giffoni Film Festival. "@" è un ghirigoro tipografico dei nostri tempi a significare un complemento di moto a luogo, prima, e stato in luogo, poi.

Quindi io vado, e poi starò, dal 25 al 31 luglio, al festival del cinema per ragazzi di Giffoni Valle Piana (SA), festival dalla veneranda età di quarant'anni, sponsorizzato da Variety a livello internazionale.

Ci sono tanti, ma tanti film in concorso, corti e lunghi, divisi in varie categorie che suggeriscono le fasce di età a cui è adatto il film: +3, +6, +9, +13 e +16. Il festival è già iniziato da una settimana, e quando arriverò io saranno rimaste solo le categorie +13 e +16.

Ma oltre ai film in concorso ci sono tanti altri eventi. Innanzitutto le masterclass con grossi nomi del cinema come Gianni Minà (che purtroppo mi perderò), Giovanni Veronesi e Pupi Avati, ma anche Ligabue e Maccio Capatonda!
Poi ci sono varie retrospettive dedicate al tema del festival (che quest'anno è l'amore), occasione per vedere e rivedere film italiani come:
  • Fuori dal mondo (1998), di Giuseppe Piccioni, con Margherita Buy, e musiche di Ludovico Einaudi
  • La prima cosa bella (2010), di Paolo Virzì, bellobellobelloinunmodoassudo
  • Il cuore altrove (2003), di Pupi Avati, con Neri Marcoré
  • Due vite per caso (2010), di Alessandro Aronadio, con Isabella Ragonese (attrice da seguire)
  • Marpiccolo (2009), di Alessandro Di Robilant, film-caso dell'anno scorso che non ho ancora avuto modo di vedere
  • La strategia degli affetti (2008), di Dodo Fiori, scritto da Heidrun Schleef (sceneggiatrice degli ultimi due film di Nanni Moretti e altri recenti film italiani)
  • Nati stanchi (2002), di Dominick Tambasco, il primo film di Ficarra e Picone
  • La fisica dell'acqua (2010), di Felice Farina, con Claudio Amendola e Paola Cortellesi, film distribuito dalla Iris Film con cui, se tutto va bene, dovrei collaborare nei prossimi mesi
  • Non è ancora domani (La pivellina) (2009), di Tizza Covi e Rainer Frimmel, film presentato alla Quinzaine des Realisateurs a Cannes, uscito anche nei cinema ma praticamente invisibile.
E altri eventi come il documentario su Carlo Rambaldi (il creatore di pupazzi per il cinema, come King Kong e E.T.), l'anteprima italiana de L'apprendista stregone (l'unica anteprima che è rimasta, dopo essermi perso quelle di Shrek - E vissero felici e contenti e Cattivissimo me) e la maratona de Il Signore degli Anelli (dubito che me la farò, anche perché toglierà tempo ad alcuni interessanti cortometraggi in concorso).

Infine ci saranno i concerti serali, ma credo che andrò solo a quelli di Carmen Consoli e Elio e le Storie Tese.

Come si fa a guardare tanti film (11 italiani più 12 in concorso, più una caterva di cortometraggi, più vari film della settimana precedente da recuperare) in sette giorni? Non lo so. Forse ci lascerò le penne. Ricordatemi per i miei post sugli esami di maturità.