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martedì 29 maggio 2012

Cloud di ieri sul nostro domani odierno

Una cloud mostruosa, © Carol Coates, dalla Cloud Appreciation Society
Ieri mi sono dato alla cloud. Cos'è la cloud? La cloud è una nuvola, come quella della foto qui sopra, particolarmente inquietante. Così come in punti lontani del mondo guardiamo lo stesso cielo, così in informatica tanti utenti possono utilizzare la stessa cloud, liberandosi dai vincoli del loro grigio cubicolo e accedendo ai propri dati e servizi da qualunque computer capiti sotto mano.

Il mio passaggio alla cloud non è stato affatto repentino. Chi segue le mie pippe mentali ricorderà che ne parliamo da anni, e insistentemente da mesi, cercando di trovare la formula adatta, cercando di integrare con naturalezza la nuova tecnologia alle nostre vite e al nostro lavoro. E a furia di spippacchiare mentalmente ci siamo anche resi conto che, in effetti, nella cloud ci siamo già da qualche tempo. I social network, i portatili, gli smartphone, le necessità della mobilità, tutto questo ci ha già spinto con forza verso quella cosa che oggi chiamiamo cloud, verso la delocalizzazione dei nostri dati e dei servizi di cui abbiamo bisogno.

Ora, visto che il nostro destino è questo, meglio allearci a quella mostruosa cloud di buon grado.
In particolare io mi sono affidato alla cloud di Google, essendomi reso conto di starci dentro da parecchio (fra Gmail, Google Chrome, Android, Google Documents, Google Reader, Google Maps, Google+, Youtube, Blogger&Picasa... ah, e Google motore di ricerca). La cloud dichiarata di Google sostanzialmente consiste nella trasformazione di Google Documents in Google Drive, e nella commercializzazione dei Chromebook (i portatili senza hard disk e con il sistema operativo Google Chrome OS).
Tutto bellissimo, tranne i Chromebook, che sono stati un gran flop. Il motivo principale è che costano come dei computer portatili normali, ma privi di un hard disk e un sistema operativo degni di quel nome. Siccome la cosa mi aveva scoraggiato, ho rimuginato per mesi cercando un'alternativa.

L'alternativa l'ho trovata in Jolicloud, un servizio di interfacciamento alla cloud (qualunque si sia scelto) accessibile da qualunque browser e disponibile anche come sistema operativo (Joli OS, basato su Ubuntu e sul browser Chromium, praticamente come i Chromebook).

Così, in preda a una voglia gestazionale irrefrenabile, il giorno 8 maggio 2012 decidevo che sarei passato alla cloud, e la sera stessa mi recavo di buona lena presso il negozio MediaWorld più vicino ad accattarmi il primo netbook che mi capitava sott'occhio. Oggi da quel netbook, e dal sistema operativo Joli OS, io scrivo questo post, e mi sento catapultato nel nostro domani odierno.
Certo nel domani odierno devi passare anche tre settimane a cercare i driver per la scheda grafica e i plugin per Flash, rinunciare a leggere e masterizzare dischi, scontrarti con le limitatezze dovute alle fasi ancora acerbe di sviluppo, e soprattutto devi convincere molte persone che per passar loro dei file non è più necessaria la chiavetta, ma basta che si scrivano l'URL, o catturino il QR code, o si iscrivano a Google+, o a Twitter, o a Jolicloud. Ma presto queste saranno solo nubi di ieri.

martedì 7 febbraio 2012

Dio chiama Nerd. Rispondete, Nerd!

Ecco Gon. E' il Dio dei Nerd. In questa simpatica statuetta che ormai non ricordo più nemmeno come ho trovato online io riconosco colui che, sfilacciando le orbite della casualità e della confusione illumina quelle notizie, quegli eventi, quelle opere dell'ingegno umano care ai nerd (per la definizione di "nerd" rimando a questo mio vecchio post che la include).

Molti provano a convogliare i variegati interessi dei nerd, e tutti i nerd prima o dopo nella loro vita si imbattono in questi convogli: blog, forum, riviste che parlano di tecnologia, di cinema, di libri, di fumetti, di tv, di gnocca nudo artistico. Posti che un nerd possa chiamare casa, e come in una casa andarci in giro in mutande, ruttare senza portare la mano alla bocca e chiudersi in bagno per ore. (All'improvviso mi si fa molto chiaro in mente il motivo per cui in questi posti scarseggino le donne...)

Il Dio dei Nerd non vuole essere un dio di quelli in cui avere fede o riporre le proprie speranze. Egli opera ignaro di noi comuni mortali. Come ho detto prima egli sfilaccia le orbite della casualità. E' la sua natura, non gliel'ha chiesto nessuno e non lo fa per misericordia verso noi che non siamo capaci di sfilacciare nemmeno le cuffiette del walkman. Egli ci ignora al punto da non punire i sapientoni che nel 2012 dicono "walkman" invece di "iPod", purtroppo.
La nerditudine è tutta intorno a noi, Gon la streccia e noi infine la vediamo, e ce ne beiamo.

La mia intenzione è quella di introdurre un nuovo livello di beatitudine. Non già accontentarsi del singolo dono divino, ma di carpire i legami temporali, spaziali e tematici fra un segno e l'altro. In altri tempi, quando i nerd si chiamavano studiosi, Hermann Hesse inventò una roba simile. La chiamò il "gioco delle perle di vetro". Si inventò persino che gli studiosi vivessero in un'oasi chiamata Castalia, mantenuti e sfamati dal mondo esterno. Un po' come gli studiosi e i nerd di oggi.

Per giocare alle perle di vetro, ovvero stabilire connessioni fra le cose d'interesse per i nerd, cosa può servire meglio di un social network? Ecco, un'altra ragione di questa mia impresa celebrativa di Gon è la promozione di un social network assai ganzo ma snobbato dai più. E quando dico "più" mi viene da ridere, perché il social network in questione è Google +. La mia impresa avrà luogo solo lì, su G+. Non qui sul blog. Non su altri blog, siti, forum. Non su Twitter. Non su Facebook. Solo su G+.


La pagina è leggibile anche da chi non è iscritto. Ma così servirebbe a poco. Se invece vi iscrivete è + meglio, perché potrete commentarla, aggiungerla alle vostre cerchie (su G+ si usano le cerchie, e ciò è bene), e venire ricondivisi se nei vostri profili personali postate qualcosa di nerd e la dedicate a Il Dio dei Nerd (menzionandolo, cosa che su G+ si fa similmente a come si fa su Twitter e Facebook).

Trermino il post con un'accorata preghiera di diffusione e collaborazione.

lunedì 22 agosto 2011

Quel mostro di Internet e il diritto d'autore

rassicurazione Il post inizia con una verbosa metafora, ma prometto che non andrà avanti per molto. Volendo si può anche saltare. Però potrebbe far ridere. Però anche no. Comunque non m'offendo. Però un po' sì.


take-away Siano i produttori stessi a decidere se dichiararsi produttori di cultura o di terziario di lusso. E nel primo caso ottengano fondi pubblici ma distribuiscano i loro prodotti culturali (anche) gratis.

In questa storia ci siamo io, c'è papà Legge Ordinaria, c'è mamma Direttiva Europea, c'è nonna Costituzione e c'è zia AGCOM. La zia è quella che ti fa divertire però poi davanti a mamma e papà non si può allargare più di tanto. Finché gli tiene il pupo il pomeriggio va bene, ma se lo comincia a viziare bisogna ricordarle chi è che comanda. La nonna è quella saggia, che una parola è poca e due sono troppe, che non sa una mazza di quello che le sta accadendo intorno però per qualche strano motivo se fai come dice lei vedi che non sbagli. Pare che quando era giovane fosse molto malata e tutto le andasse storto, finché fortunatamente un giorno conobbe nonno Diritti Umani (vecchio marpione che ancora tenta di sedurre qualche giovane nazione, ma quelle se la tirano...) e riuscì finalmente a farsi una famiglia. Mamma e papà sono quelli che dovrebbero prendere le decisioni per il mio bene, per proteggermi ma allo stesso tempo lasciarmi libero di crescere, però non riescono a star dietro ai tempi moderni, non hanno alcuna intenzione di dare ancora retta alla nonna (la vorrebbero mettere in ospizio e farle cedere parecchie proprietà prima che tiri le cuoia, ma la nonna è tosta e non si fa fregare. Porta i calzini turchesi ma non per questo è rincoglionita), e passano la gran parte del tempo a litigare fino a quando non è troppo tardi, e allora la mamma sbrocca e si fa come dice lei. Che poi quello che dice la mamma di solito non l'ha detto davvero lei ma gliel'hanno suggerito i suoi amanti, Leglislazione Inglese, Francese e Tedesca (cosa che papà ha sempre sospettato e non gli è mai andata giù), oppure l'ha letto su qualche rivista femminile piena di pubblicità tipo Ordinamento Statunitense.

La mia famiglia è in crisi per un sacco di problemi, fra i quali io, il pupetto. E' successo che un giorno, qualche anno fa, ho conosciuto questo tizio, Internet, che si appostava fuori dalla scuola e ci dava un sacco di roba gratis. Ce ne dava a fiumi - ma che dico a fiumi, a torrenti!, e poi noi ce la passavamo a vicenda. Roba che ci piaceva, che ci faceva sentire grandi, e che a sentire mamma e papà dovevamo pagarla e andarla a prendere dove dicevano loro, da un tizio vecchio e arcigno che si chiamava Catena di Distribuzione. Internet invece veniva direttamente da noi a portarci la roba. Noi pupetti eravamo tutti gasati, ma mica scemi. Per un po' ci siamo chiesti perché non si facesse pagare, ma lui sogghignava rassicurante e ci diceva di non preoccuparci. E non ci siamo preoccupati.
All'inizio papà non ne sapeva niente. Poi qualcuno ha cominciato a lamentarsi, diceva che io gli rubavo le sue cose tramite Internet, e che Internet era un mostro, e che se non potevano fare niente per contrastare Internet allora era meglio che cominciassero a prendere provvedimenti contro di me. "Era un bambino tanto carino" gli dicevano, "e adesso è diventato un tale scapestrato! Se non fai qualcosa questo qui ti diventa comunista!". A papà nominagli i comunisti e cominciano a fumargli le orecchie. E così papà s'è spaventato, e ha cominciato a dirmi che Internet era pericoloso, che dovevo starci attento, che nessuno ti regala mai niente per niente, che il figlio di un suo amico (Dittatura Cinese) aveva fatto una brutta fine (e io "ma non è comunista?", e lui "zitto tu, che ne vuoi capire di 'ste cose...").
Insomma, i rapporti con papà si stavano facendo insostenibili. La zia AGCOM non ce la faceva più a vederci litigare, e allora ci ha preso da parte, uno alla volta, per vedere cosa volevamo, e di cosa avevamo paura. Apriti cielo. Ci mancava poco che papà, il suo fratellone, le desse della zoccola. "Zitta tu, che ne vuoi capire di 'ste cose! Fammi parlare con tuo marito, TAR del Lazio". Povero zio TAR. Alla fine vanno tutti da lui. Fanno tutti come gli pare, però quando la frittata è fatta tornano da lui (di nascosto dalla mamma).
Ora è chiaro che quando papà ti risponde "zitto tu, che ne vuoi capire di 'ste cose" è perché è lui che non ne capisce di 'ste cose però non lo può dare a vedere. Lui deve sapere sempre tutto. Lui non ammette l'ignoranza. Le cose le devi sapere. Se non le sai, inventatele. Pure false ma le devi sapere. S'è visto come siamo andati a finire... se non ci fosse la mamma...
fine metafora

In soldoni: AGCOM si è messa in moto per contrastare la pirateria informatica. La delibera che ne è venuta fuori ha suscitato molto scalpore. Poi l'hanno aggiustata un po', consultando vari addetti ai lavori, e ne è venuto fuori un compromesso (ancora oggetto di consultazione per qualche settimana) lungi dall'essere accettabile, concretamente inattuabile, ma almeno ragionevole. Che è già qualcosa.

A forza di dare colpi alla botte e colpi al cerchio secondo me l'AGCOM è andata un po' fuori dal seminato, arrivando persino a contraddirsi. L'ultima delibera mira a contrastare la "pirateria industrializzata", ovvero quei siti che lucrano sulla distribuzione di opere dell'ingegno cui non sono stati corrisposti i diritti d'autore, mentre invece introduce il principio del fair use (ovvero le condizioni di eccezione ai diritti dell'autore sull'utilizzo della sua opera). "Introduce" non vuol dire che è legge. L'AGCOM è un'autorità che in pratica non ha alcun potere, non fa leggi e non le sanziona. Cioè, lo fa, però poi tutti si appellano all'autorità giudiziaria, dove contano le leggi, non le delibere dei Garanti, che dovrebbero servire invece solo a dirimere agilmente le controversie fra Gentiluomini. Peccato che questo istituto precorra i tempi, poiché l'era dei Gentiluomini è ancora di là da venire.
L'AGCOM ha ribadito che non intende minare la libertà di espressione degli utenti di internet, non prevede chiusure di blog, impedimenti all'accesso a siti internet italiani, limitazioni al P2P, e ha anzi specificato una serie di eccezioni all'infrazione di copyright che è bene elencare per esteso anche qui:
  1. i siti non aventi finalità commerciale o scopo di lucro;
  2. l’esercizio del diritto di cronaca, commento, critica o discussione;
  3. l’uso didattico e scientifico;
  4. la riproduzione parziale, per quantità e qualità, del contenuto rispetto all’opera integrale che non nuoccia alla valorizzazione commerciale di questa
Ora, non vorrei dir niente, ma che io ricordi queste stesse eccezioni (no lucro, diritto di cronaca, uso didattico, riproduzione parziale, nonché altre eccezioni come quelle per i portatori di handicap) le garantiva anche la vigente legge sul diritto d'autore (l. 633/1941 capo V - Eccezioni e limitazioni come modificata nel 2003). E sono tutte eccezioni soggette a interpretazioni a causa delle quali blog, siti internet italiani, e reti P2P non potrebbero stare affatto tranquilli, nonostante le rassicurazioni. Insomma, per noi pupetti comunisti non cambierebbe niente.
Non è cambiato niente neanche per gli avidi capitalisti del Mercato, che però, nel dubbio, fanno terrorismo preventivo. Non si sa mai. Questa svolta populista di AGCOM ha fatto tremare l'"industria della cultura" (di questa bella creatura poi ne parleremo meglio). L'AGCOM ha previsto una serie di piccoli insignificanti doveri di cui l'industria non sembra intenzionata a farsi carico. Doveri quali l'attenzione alla qualità, la differenziazione fra offerte a accesso agevolato e offerte premium, codici di condotta. Inaccettabile affronto, ne converrete!
In questo allucinante illuminante intervento sul tema da parte del presidente della FIMI Enzo Mazza, si ravvisano i drammatici problemi in cui verserebbe l'industria italiana della cultura e in cui si condanna ogni singolo passo compromissorio fatto negli ultimi mesi dall'AGCOM per avvicinarsi al "popolo della Rete" (altra mitologica creatura degna di analisi). In tale intervento si scopre che ad aver decretato il successo di YouTube non sono stati gli UGC (User Generated Content, awanagana) come abbiamo sempre ingenuamente creduto noi, Popolo della Rete, e quelli di Time nel 2006 quando ci hanno dichiarato Person of the Year (e non è che non avessero alternative). No, il successo di YouTube l'avrebbero costruito Justin Bieber e Lady Gaga, perché i loro video sono gli unici due che hanno superato il miliardo di visualizzazioni. Da grande artista quale è Enzo Mazza rivendica l'esclusiva sulla qualità nelle produzioni, non lasciando scampo alla produzione amatoriale ("...apprezzabilissim[a], ma scarsamente significativ[a] (dal punto di vista della qualità)", citazione testuale). Si vede che anche lui, su Youtube, ha visto solo i video di Bieber e Lady Gaga, mentre noi poveri comunisti non abbiamo capito proprio niente di quello che è successo negli ultimi 10 anni... (fralaltro, cerchi qualche informazione su come è stato scoperto Justin Bieber, tanto per capire se è nato prima l'uovo o la gallina).
Il calo del fatturato dell'industria musicale viene addebitato alla concorrenza sleal-illegale della pirateria. Non è che magari è colpa pure della pessima musica che producete? Andiamo a guardare quanti ascolti fa Sanremo e quanti ne faceva dieci anni fa. Andiamo a guardare com'è fallito il Festivalbar e da cosa è stato sostituito. Andiamo a guardare le ragioni dei successi lampo dei "talent". Andiamo a guardare gli ascolti delle radio commerciali. Andiamo a vedere se i concerti più visti dell'anno sono di artisti che hanno esordito nell'ultimo decennio, e non di Vasco Rossi, Ligabue, Laura Pausini, Renato Zero, Biagio Antonacci, Jovanotti (che non penso lamentino un calo di vendite dei loro dischi, sempre al primo posto in classifica appena escono). Io non ho modo di accedere al volo ai dati statistici, ma non mi sembra che la situazione sia rosea. E non mi sembra che questi esempi possano in qualche modo risentire della concorrenza della pirateria. Allora se il fatturato dell'industria musicale ha perso il 73% negli ultimi dieci anni (come dice Mazza) forse non è solo colpa di internet. Sarà magari colpa della saturazione del mercato con dive e divetti interpreti di musica sempre uguale?
E poi, sempre nell'intervento sulla consultazione dell'AGCOM, il presidente della FIMI arriva a perdere ogni pudore paragonando la cultura ai giochi&scommesse online. Lo Stato si rivale sui siti stranieri di scommesse che fanno concorrenza ai Monopoli di Stato, mentre invece le ultime modifiche alla delibera AGCOM non permettono la stessa cosa contro i siti esteri di file sharing. Ci sarà un motivo per cui sui giochi c'è il monopolio pubblico e sulla cultura no? Il motivo è l'interesse dei cittadini. "Difendere il repertorio di De André o i film di Rossellini" (cit. testuale) non lede gli interessi dei cittadini, e nemmeno quelli di De André e Rossellini, pace all'anima loro. Notare come adesso Mazza non cita Lady Gaga e Justin Bieber, tanto per essere coerente con il suo appello a "non seguire logiche populistiche di basso profilo" (cit. testuale).
Mazza conclude il suo intervento ribadendo la necessità di protezione dei "consistenti investimenti" delle major da questi attacchi pirateschi. Mi affido alla saggezza di Totò e passo avanti.

Secondo me.
Secondo me la soluzione non è né il fair use all'americana o all'italiana, né tanto meno la regolamentazione di Internet sui trapassati modelli tradizionali a cui sono aggrappati gli irresponsabili papponi dell'Industria della Cultura che FIMI et similia rappresentano, che danno dei pirati, dei ladri, a noi Popolo della Rete e che non hanno la minima intenzione di guardare più in là del loro naso, o al massimo del loro portafoglio.
Come dice il presidente della FIMI in un breve e fortunoso momento di lucidità subito contraddetto da paragrafi e paragrafi di fuffa, bisognerebbe portare i contenuti al centro della discussione.
I contenuti di cui stiamo parlando, quelli per i quali gli autori hanno diritto al giusto compenso, sono contenuti di valore culturale. Sì, possiamo stare ore a parlare di quanto sia soggettivo il valore culturale di un'opera dell'ingegno. Eppure il nostro Stato il diritto di decretare quali opere hanno valore, anzi, interesse nazionale culturale se lo arroga eccome. C'è un dettagliatissimo decreto scritto apposta per determinare l'interesse culturale.
Allora se lo Stato riconosce l'esistenza di film di interesse culturale nazionale e non, lo Stato deve riconoscere anche se lo scopo di questo riconoscimento è un premio alla produzione del film o un certificato di qualità a uso e consumo dei cittadini. La cosiddetta legge Cinema del 2004 "riconosce il cinema quale fondamentale mezzo di espressione artistica, di formazione culturale e di comunicazione sociale" al primo comma del primo articolo, ma il cerchiobottistico secondo comma aggiunge "anche in considerazione della sua importanza economica e industriale". Quale comma sarà più importante? Il primo? Quello più lungo? Quello con meno vocali in proporzione alla lunghezza a patto che siano in numero dispari e che non sia giovedì? Boh. Comunque la commissione del Ministero dei Beni Culturali decide se assegnare il riconoscimento di interesse nazionale e, se è il caso e se la crisi lo permette, anche un contributo economico. Mi viene da pensare che quando assegna il contributo economico lo fa per l'industria, e quando riconosce solo l'interesse nazionale lo fa per i cittadini. Prendiamola così. E così è sbagliato. Se l'industria cinematografica è industria, chiedesse fondi ai ministeri per l'industria (Finanze, Sviluppo economico, Infrastrutture, Lavoro), non ai Beni Culturali. Se lo chiedi ai Beni Culturali allora ammetti che il tuo prodotto è qualcosa di diverso dalla normale produzione industriale.
In cosa sta la differenza fra il prodotto culturale e il prodotto industriale? Perché ci sono i ministeri che dialogano con le industrie e poi ci sono diversi ministeri per cose come l'Istruzione, la Sanità, le Politiche Agricole, l'Ambiente e i Beni Culturali? Perché questi ultimi sono servizio pubblico, dove i cittadini hanno diritti e gli operatori privati che hanno intenzione di sguazzarci hanno *doveri*.

E qui casca l'asino e cascano pure il cerchio e la botte, quella piena, e la moglie, quella ubriaca, e tutto il cucuzzaro.

Non c'è bisogno di una commissione ministeriale per decidere se un'azienda sta operando o meno nel servizio pubblico. Nel momento stesso in cui detta azienda si rivolge alle istituzioni statali poste a garanzia del servizio pubblico (tipo i suddetti ministeri) l'azienda accetta automaticamente i suoi doveri. E deve diligentemente adempiervi, se vuole un supporto economico dallo Stato.
Come già illustrato, i doveri di questi "soggetti culturali" comprendono non solo la copia privata e il fair use (che sono un compromesso sociale, contentini incompleti e insufficienti), ma soprattutto l'attenzione alla qualità (come fanno attualmente gli indipendenti: guadagnare per produrre, non produrre per guadagnare), il rispetto di codici di condotta e la distribuzione gratuita/agevolata rispetto a quella premium (vedasi ad esempio il manifesto di Don't Make Me Steal / Non fatemi rubare). E le licenze Creative Commons. Sì. L'obbligo, per le opere di interesse culturale nazionale, a essere diffuse in CC (il che renderebbe obsoleti i contentini di cui sopra, come è giusto che sia).

Che siano i produttori stessi, allora, a decidere se dichiararsi produttori di cultura o di terziario di lusso.
E solo nel primo caso e a fronte del rispetto dei suddetti doveri, otterrebbero anche il supporto economico dello Stato, automaticamente, senza commissioni che stiano arbitrariamente a fare il pelo su quanto e come un prodotto è di interesse culturale nazionale, valutazione che non può e non potrà mai essere oggettiva.
E allo stesso modo non sia lo Stato a decidere quanto un'opera d'arte sia adatta a una determinata fascia di età o altre fasce di cittadinanza bisognose di protezioni ulteriori. Diamo per scontato che l'arte e la cultura siano sconsigliate a chiunque non sia abbastanza maturo (per età, titolo di studi o condizione sociale), vietate ai minori. E se un produttore di opere d'arte ritiene che la sua opera invece sia utile anche per un pubblico non ancora maturo, chieda allo Stato di certificarglielo con un bollino che consigli, non vieti. [Perdonatemi questa piccola parentesi sull'abolizione della censura commissione di revisione cinematografica]

Quanto costerebbe, allo Stato e all'Industria della Cultura, una tale riforma? Più o meno niente. Parliamo della legalizzazione di una situazione già esistente (non in quanto compromesso sociale, ma in quanto riconoscimento di princìpi come quelli sacrosanti che ispirano il sistema bibliotecario, solo aggiornati alle potenzialità delle tecnologie attuali e future). Anzi. Porrebbe un freno a un sacco di sprechi come la produzione assistenzializzata di Merda di Stato, e soprattutto alla pirateria lucrativa (non quella dei blog e del p2p, che l'AGCOM non vuole toccare).
Se Aurelio De Laurentiis accetta di dichiarare un suo cinepanettone di interesse nazionale, e ne facesse quindi (obbligato per legge) una versione gratuita e una premium, chi è che pagherebbe per la premium? E chi pagherebbe per una versione premium di un film di Nanni Moretti? Secondo me la risposta a queste due domande è completamente differente. La differenza è esattamente la stessa che c'è fra lusso e cultura. E questa è una differenza che è chiara a qualunque cittadino italiano al momento di aprire il portafogli (indipendentemente dalla volontà/capacità di aprire anche la mente).
Se De Laurentiis non vuole regalare il suo cinepanettone ai cittadini, che non chieda finanziamenti pubblici ai Beni Culturali. Li chieda alle Attività produttive. E allora avrà ben diritto a guadagnare miliardi e a perseguire chi copia e diffonde indebitamente i suoi film "cosi audiovisivi" (per profitto o meno).
E se nemmeno Nanni Moretti volesse regalare i suoi film? Farebbe un film che valore culturale ne ha ma lo dichiarerebbe come un mero prodotto industriale di intrattenimento? Sarebbero timori giustificati, i suoi. Ma se ci provasse, almeno una volta, vedrebbe che non guadagnerebbe di meno. Se il giorno dell'uscita del suo film lo mettesse disponibile per il download in alta definizione sul suo sito e contemporaneamente uscisse al cinema in digitale (a pagamento, metà di adesso) e, sempre contemporaneamente, in Blu-ray (a pagamento, metà di adesso) con contenuti extra sfiziosi (ovvero non anch'essi di interesse culturale, come potrebbero esserlo interviste e commenti audio), qualche pazzo disposto comunque a pagare si trova. Si trovano tuttora, solo che pagano ingiustamente il doppio.

La parte retorica, che piace ai più.
Le Industrie della Cultura non devono guadagnare per forza. Sono necessarie allo sviluppo del Paese, è ovvio, ma non per inerzia. Sono necessarie se sono davvero utili, costruttive. Se invece si inviluppano su se stesse per tirare a campare, lo Stato non deve dar loro neanche un centesimo. Lo Stato incentiva chi campa per produrre, non chi produce per campare. E questa è l'unica similitudine fra l'industria privata e quella dei servizi pubblici, in un Paese civile e tendente al progresso.

Per la cronaca, io da ormai molti anni spendo circa 250 euro al mese per "opere dell'ingegno" (spesso confezionate in maniera inadeguata, al prezzo e in assoluto, ma senza alternative possibili) che potrei ottenere invece completamente gratis. E ne spendo 250 perché è il massimo che posso permettermi. E è una media, perché ci sono mesi in cui faccio follie. E se il massimo che potessi permettermi fosse 10 euro al mese, spenderei 10 euro al mese. In media, perché ci sarebbero mesi in cui farei follie.

E chi non è drogato di cultura come me, ma è invece quello che determina le tendenze a cui si devono affidare le Industrie per fare i loro conti e sopravvivere? Quelli spendevano poco prima e spenderanno poco ora. Magari se gli abbassi il prezzo spenderanno pure un po' di più.


La criminalità arriva dove lo Stato latita.
La cultura non è un lusso.
Pagare meno per pagare tutti.
L'etica conviene.
Quanto so' comunista.

update 27-08-11 Un'infografica della MPAA (l'associazione delle major cinematografiche americane) mostra i numeri della pirateria.

lunedì 2 maggio 2011

Something concerning Osama's Dad.

Alcuni esilaranti tweet di questa mattina riguardo alla morte di Osama Bin Laden:

lunedì 11 aprile 2011

Report contro i social network (finalmente!)

Ieri sera Report ha portato alla pubblica attenzione quello che circa un anno fa sapevano in pochi, e persino derisi (Seppukoo, Quit Facebook Day), cioè che Facebook sputtana i dati dei suoi iscritti in maniera incontrollabile e inaccettabile, e non ci sono impostazioni di privacy che tengano.
E gli entusiasti di Facebook invece di congratularsi per l'ennesima volta con Milena Gabanelli hanno deciso che questa doveva essere l'Eccezione, che stavolta Report ha toppato, che non si è informato abbastanza, che si è comportato conservativamente.

L'inchiesta di Report (a firma di Stefania Rimini, qui la trascrizione, in replica integrale su Rai.tv, e alle 17:00 l'autrice parteciperà a una videochat con gli spettatori) non ha toppato, non ha riportato falsità e, soprattutto, non è stata parziale.

Nel servizio si è fatto notare, con una precisione tecnica che non mi sarei aspettato (nonostante adesso sull'Unità la Gabanelli si sia dovuta giustificare dalle accuse di superficialità dicendo che stavano parlando a un pubblico generalista), come Facebook riesca a profilare i suoi utenti più di quanto essi stessi non vogliano/credano/possano decidere, tramite il famoso pulsante "Mi piace", e di come questi profili/dossier siano ghiottonerie per gli inserzionisti, nonchè palesi violazioni della privacy.
Ce n'è anche per Google, che opererebbe una profilazione simile dei suoi utenti e sempre per gli stessi scopi pubblicitari.

E tutto questo è verità, checché se ne dica oggi in giro. Ed è stato spiegato in maniera non solo chiara, ma persino molto approfondita, e senza errori. E, soprattutto, non è stata parziale. A fronte di questo "allarmismo" infatti, dal servizio di Report ne escono positivamente servizi come Wikipedia e Twitter. Quindi c'è stato anche spazio per gli aspetti positivi dell'"interconnessione e condivisione". E' stato soltanto rimarcato che, in nome di questi principi che sono progressisti e positivi, qualcuno si sta approfittando (lecitamente sì, ma perché c'è un vuoto legislativo) dei dati personali che gli utenti, per interconnettersi e condividere, devono per forza pubblicare.

Con quel servizio Report ha fatto molto meglio dell'entusiasmo tecnologico di Wired, per esempio, perché Wired parla a una nicchia, Report parla al pubblico di Rai 3 (che sarebbe pure quello una nicchia, ma molto più ampia).

I social network sono l'invenzione del secolo e definiranno il futuro, io ci credo. Ma fra questi, oggi come oggi, Facebook è Il Male. Finché non si conciliano le necessità di condivisione con il diritto alla riservatezza, da Facebook ci si deve tenere alla larga.

giovedì 25 febbraio 2010

Uno che ruzzola

Le missioni facebook e twitter sono miseramente fallite. I miei account lì non hanno alcuna ragione di esistere.
Adesso provo invece a diventare uno che ruzzola, un tumblr. Sempre microblogging, ma senza troppa caciara. Ho provato a riempirlo con un po' di roba vecchia e nuova, per iniziare.

Come dissi nel primo post di questo blog: "Ordunque non resta che vedere se questo tumblr prospererà. E se non prospererà si disarcivescovizzerà nell'òpò, dicono i bookmakers. "

ILVIOLINODIBILLY.TUMBLR.COM

Se c'è qualcuno all'ascolto che è iscritto a tumblr si faccia avanti, che lo followerò.

mercoledì 27 gennaio 2010

incredibile. Però adesso datemelo!!!

Questo natale ho sofferto. Volevo un iPhone e non sono riuscito ad averlo.

...

Se avessi comprato quell'iPhone, adesso credo che piangerei tutte le mie lacrime. Perché adesso esiste questo:
Computer, internet, lettore audio/video, libro. Ampio, sottile, leggero, autonomia duratura, wireless.
L'unico problema che può avere è se esplode, come i primi iPhone. Altrimenti è un miracolo.

E costa 500 $. L'iPhone che dovevo comprare io costava 700 €.

PS: si potrà ancora fare questo?

domenica 24 gennaio 2010

La Tana del Sollazzo cambia casa


Dopo una dura giornata di lavoro il glorioso forum La Tana del Sollazzo ha finalmente abbandonato il suo vecchio spazio web (ospitato sul mio dominio www.elikrotupos.com) per approdare nella sua nuova casa:

Il tipo qui sopra è Solly, la mascotte del Sollazzo, disegnata e colorata dal sottoscritto. Vi garantisco che il forum è molto più bello di lui, nonostante anche il forum l'abbia "disegnato e colorato" il sottoscritto. E' evidente che le due creazioni sono state realizzate in periodi diversi durante i quali mi rifornivo da due diversi spacciatori di sostanze stupefacenti.

Per chi non lo conoscesse, sul Sollazzo ci si sollazza parlando di "letture | visioni | ludicità", ovvero libri, fumetti, film, telefilm, animazione e videogames. E' un forum che ha ormai più di quattro anni, in costante crescita e con tante chicche esclusive curate da alcuni appassionati utenti, come per esempio la più completa e esaustiva filmografia dell'animazione Disney, o le guide agli episodi di varie serie TV (alcune con addirittura il Diario dei Misteri, come Lost, Heroes, Fringe e Flashforward), senza contare poi le innumerevoli discussioni e recensioni su prodotti vecchi (vecchissimi) e nuovi (nuovissimi). Se la nostra linea tange i vostri interessi, fate un salto sul Sollazzo, sennò avrete sette anni di disgrazie a meno che non inviate questo messaggio via email ad almeno 15 amici!!!!!!111

mercoledì 13 gennaio 2010

USB 3 vs. Gigabit Ethernet

So che ci sono geek e smanettoni all'ascolto, ergo chiedo umilmente che mi venga fatta luce su un dubbio che mi attanaglia: è più veloce il trasferimento di dati via USB 3.0 o via Ethernet Gigabit?
Ho cercato vari test online che mi hanno vagamente chiarito le idee, ma non riesco ancora a capire se convenga comprare un hard disc esterno che si colleghi via USB 3 o via cavo di rete.

Se rispondete in maniera soddisfacente ho un'altra interessante consulenza gratuita da chiedere riguardo a reti e cablaggi. Sto già preparando il disegnino...

mercoledì 28 ottobre 2009

"It's not easy being green..."


Tutti conoscono Kermit la rana, il capocomico della banda dei Muppets.
Pochi sanno che dopo la morte del suo creatore, Jim Henson, Kermit è caduto in depressione, lasciandosi andare alle più anfibie debolezze della dipendenza dalla droga.
Il suo declino nell'oscurità della depressione viene portato finalmente alla luce nella serie di canzoni (cover di classici del rock resi tristissimi) sul sito sadkermit.com.

Mi è tornato in mente il buon triste Kermit poiché una delle canzoni che ha coverizzato ("Creep" dei Radiohead) è stata recentemente incisa anche da Vasco Rossi.

Ma Kermit era di tendenze più o meno depressive anche in passato... ecco un prima e un dopo:

"Bein' Green" (con Ray Charles, originale)


"Hurt" (cover)


La prima canzone è diventata uno standard americano, incisa anche da Ray Charles, Frank Sinatra, Diana Ross, Van Morrison, ecc...
C'è anche un altra bellissima canzone di Kermit diventata molto popolare in America. E' "The Rainbow Connection", tratta dal primo film dei Muppets (da recuperare!) e nominata agli Oscar:

(diventata "The Rainbow Disconnection" per Sad Kermit...)

giovedì 10 settembre 2009

Monopolone

Io ve lo posso pure linkare... ma tanto non funzionerà. Ha aperto ieri, ma dato il rapido passaparola su internet, al momento dell'apertura i server non hanno retto l'imprevista affluenza (nonostante l'avessero prevista ben massiccia). Sto parlando di Monopoly City Streets, la versione online ufficiale del gioco del Monopoli che sfrutta le API di Google Maps per utilizzare il mondo come tavolo del gioco in scatola più amato al mondo.
Ora i server sono stati potenziati, e dovrebbe esserci qualche speranza di entrare (io ci sono riuscito solo ora). Vediamo come va...

martedì 21 luglio 2009

Patteggiano, i poeti...

In riferimento a questo delitto, i poeti mi hanno concesso un rimborso del 40%, ovvero 4,40 €, e mi tengo il libro monco. Ma il libro monco non è ciò che volevo, ergo me lo ricompro, stavolta in versione cartonata, sperando che lo imbàllino meglio.

Conto delle spese con danni:
- Versione paperback (quella danneggiata): -12,26 €
- Sconto poesia 10%: +1,23 €
- Rimborso per danno: +4,40 €
- Versione hardbook: -18,32 €
- Sconto poesia 10%: +1,83 €
= TOTALE: -23,12 €

Conto della spesa ideale:
- Versione hardbook: -18,32 €
- Sconto poesia 10%: +1,83
= TOTALE: -16,49 €

Una spesa di 23 euro per un gran bel libro che sperabilmente arriverà in buone condizioni, + un altro libro in versione sfregiata. Vabè, 23 euro è comunque ancora meno del prezzo di listino della versione cartonata, e ancora meno del prezzo a cui la vende quest'altro sito dalle spedizioni gratuite, a cui mi stavo rivolgendo per ripicca...
Comunque rispetto alla spesa ideale ci ho rimesso comunque 6,63 €. Mah poteva andare peggio... ad esempio il nuovo ordine potrebbe arrivarmi anch'esso danneggiato oO... allora sbrocco.

giovedì 16 luglio 2009

AAAAAAAAAAARGH




AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH! AAAAAAAAAAAAAAARGH!

MA E' IL MODO DI SPEDIRE UN LIBRO, QUESTO?! AHO! MA SIAMO PAZZI?! PRIMA MI MANDANO LE POESIE ADULATORIE E POI MI SPEDISCONO UN LIBRONE DA COLLEZIONE IMBALLATO DI MERDA?! MA CHE DAVERO? MO' VE LO RIPRENDETE E MI RIDATE I SOLDI, MA GUARDA TU...

Sono sotto shock...

giovedì 2 luglio 2009

"In former days with us you shopped"

In former days with us you shopped,
but something happened and we've been dropped.
What did we do, what did we say,
what was it made you go away!?

We're oh so sad, but shall not rest
till you come back to our bookish nest.
What can we do, what can we say,
to win you back and make you stay?

In former days with us you shopped,
but something happened and we were dropped.
To get you back, we thought: a gesture!
So how's about a money-off voucher?

We know our poems are not so hot,
but rhymes and puns aren't all we've got.
Our offer is genuine, the price reduction true,
So, please come back -- we really miss you!


Sono commosso. The Book Depository, vedendo che non stavo più comprando niente da loro, mi ha mandato questa poesia in cui mi implora di tornare a comprare lì. Come si può dirgli di no, adesso? Non è una poesia meravigliosa (nonostante la rima gesture-voucher)?

E lo farei più che volentieri se quello che mi interessa fosse disponibile, ma non lo è ;_; Mi tocca comprarlo su Amazon, che mi manda tante offerte, ma mai poesie...

EDIT: Colleghi ugualmente amati da The Book Depository: Craig's Blog e Bajo la linea.

domenica 26 aprile 2009

L'unica ragione per volere un iPhone qui e subito, e poter quindi dire di avere vissuto

"Per una parete grande ci vuole un pennello grande", diceva il saggio. Quindi al diavolo il layout del mio blog:



Non c'è altro da dire se non

domenica 25 gennaio 2009

1234567890

Ma tu guarda...
Stavo cercando il timestamp UNIX di qualche minuto fa, e mi viene fuori questo: 1232903520.
Allorché notai che iniziava con le buffissime cifre 1 2 3.
Poffarbacco! Ma allora vuoi vedere che siamo vicini al fatidico timestamp 1234567890? Dopo un rapido calcolo mentale, viene fuori che sì, siamo vicinissimi al sì progressivo timestamp, che arriverà alle 17.30 del 13 febbraio 2009, e che c'è qualcuno che già da tempo si sta preparando a festeggiarlo!
Quindi passiamo il prossimo milione e mezzo di secondi a pensare qualcosa di buffo per celebrare l'1234567890day!!!

venerdì 28 novembre 2008

Stellina!

Dopo tre anni dalla mia prima asta finalmente conquisto la prima stellina su eBay!
10 acquisti in tre anni... oh, le aste mi mettono l'ansia :P E in effetti le aste sono state poche, solo quattro (e una l'ho persa), il resto sono acquisti diretti.

Ecco gli acquisti fatti:
  1. dicembre 2005 [asta], Monsters & Co. edizione deluxe in italiano (per il mercato svizzero), 2 DVD, fuori catalogo, (26,00 € + 2,50 €) [dall'Italia]
  2. agosto 2006, Walt Disney Treasures Behind the Scenes at Walt Disney Studios, senza tinbox e certificato, 2 DVD (24,99 $ + 8,75 $) [dagli Stati Uniti] 
  3. agosto 2006, Walt Disney Treasures Disney Rarities, sigillato autentico, 2 DVD (16,99 £ + 6,00 £) [dall'Inghilterra]
  4. agosto 2006, Walt Disney Treasures On the Front Lines, sigillato autentico, 2 DVD (17,80 $ + 16,75 $) [dagli Stati Uniti]
  5. settembre 2007, Walt Disney Treasures Mickey Mouse in Black and White - Volume 1, senza tinbox e certificato, 2 DVD (22,99 $ + 5,90 $) [dagli Stati Uniti]
  6. febbraio 2008, La grande dinastia dei Paperi vol. 1, raccolta di fumetti di Carl Barks (5,00 € + 6,50 €) [dall'Italia]
  7. giugno 2008, John Carter di Marte, primo volume della saga di Edgar Rice Burroughs (5,99 € + 1,50 €) [dall'Italia]
  8. settembre 2008 [asta], Le vie dei colori, albo speciale di Dylan Dog scritto da Claudio Villa basato sull'omonima canzone di Claudio Baglioni (13,00 € + 2,50 €) [dall'Italia]
  9. settembre 2008, Bandiera della Città del Vaticano (non era per me :P), (9,50 € + 4,20 €) [dall'Italia]
  10. novembre 2008 [asta], Lost - The complete fourth season, 5 Blu-ray Disc con audio italiano (39,00 £ + 3,50 £) [dalla Scozia]
Dvd, Blu-ray, libri, fumetti, serie tv... bandiere... solo 10 acquisti ma ho comprato di tutto.
Chiudo con il feedback che mi ha dato il tizio dell'ultimo acquisto, lo scozzese:

super duper tommy cooper paid for item just like that...........

giovedì 4 settembre 2008

La lunga scalata di Pixar Italia

E' un piccolo passo verso la conquista del pianeta.
Cercando "pixar" da Google.it il mio blog Pixar Italia è il quinto risultato, dopo due del sito ufficiale, uno di Wikipedia italiano e uno di Wikipedia inglese. Se si limita la ricerca ai siti in lingua italiana, se ne vanno i due ufficiali e la wiki inglese, e divento secondo!
Su Google.com, invece, non appaio nemmeno dopo 30 risultati, però si può affinare la ricerca cercando "pixar italia", e allora i primi sei risultati sono tutti miei! O meglio, due vanno al sito, gli altri vanno a siti che linkano il mio sito.
Analizzando altri dati scopro che 400 visite al mese mi provengono da motori di ricerca che cercano varie cose relative alla Pixar (la data di uscita di WALL-E, i cortometraggi Pixar, il merchandising, ecc...). Gli utenti che non vengono da Google e simili vengono da siti di miei amici, dai forum dove ho maliziosamente linkato il mio blog (avendolo nel profilo o, dove non è spam troppo evidentemente, nella firma) e da Google Images (chissà perché non le conta come ricerche...). E tutte queste visite spesso si prolungano, in media, per 2 minuti, quindi i visitatori sono anche interessati.
Sono piccole soddisfazioni, almeno non è un lavoro COMPLETAMENTE inutile, ma solo un po' :P

Intanto, approfittando del fatto che è apparso online un font gratuito simile a quello del logo di WALL•E, ho aggiornato il logo del mio sito a tema con l'"imminente" (il 17 ottobre) uscita del nuovo film Pixar.

Intanto sono l'unico al mondo che non riesce a installare Google Chrome. Perdiana.
EDIT: ora ci sono riuscito. Fiiiico! (cit.)

sabato 30 agosto 2008

Lo Zoo

In questo zoo non c'è la Zaëbra... ma tornerà... HA! se tornerà...




Il mio computer sta diventando uno zoo... ma so che c'è di peggio...
EDIT: Mi ero scordato Thunderbird...

venerdì 22 febbraio 2008

JR il mostro

JR è il tenero mostro che si prende cura la baia di New York ogni giorno, dalle 6 di mattina alle 6 di mattina del giorno dopo, nella parte alta degli iGoogle di tutto il mondo, basta solo sceglierlo come tema invece di quello di default. Francamente non ho capito se sia uomo, donna o bambino, però è tanto caruccio :D Non so nemmeno chi ne sia l'autore, anche se comunque è nel team di sviluppatori di gadgets di Google.
Eccovi la mia solita composizione verticale: dalle 6am alle 4am, cambia ogni due ore. Magari così tutto insieme non fa ridere, ma trovarselo in una di queste posizioni in un momento a caso della giornata ti risolleva il morale :)