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sabato 12 gennaio 2013
Pro me, pro te, Prometheus. #prometheus
Mi sono svegliato tardi. Alien l'ho visto la prima volta quest'estate, perché poi a settembre usciva Prometheus e non volevo farmi trovare impreparato.
Alien è uno straordinario film di fantascienza, in primis perché è uno straordinario film. Poi perché ha uno straordinario protagonista interpretato da una straordinaria attrice, principali vettori della tensione claustrofobica del film (nonostante siamo su un pianeta deserto perso nello spazio profondo).
A cornice di questa tensione c'è la pregiata fattura di scenografie e effetti speciali che hanno ridefinito l'estetica del genere fantascientifico/horror. La storia è una dose di misteri e complotti tossica al punto da mettere in discussione il senso della vita dei personaggi e subliminalmente anche degli spettatori. Lottare fino all'ultimo, sì, sapendo però che c'è un colossale pericolo di sterminio della razza umana che può ripresentarsi in qualunque momento.
Prometheus è precisamente la stessa cosa, solo con la colpa di essere arrivato 33 anni dopo e di essere sceneggiato da Damon Lindelof. Questo gli ha attirato le critiche di almeno due categorie di persone: i fanatici di Alien, e e gli snob di Lost. Due bruttissime categorie di persone. E a quanto pare io ne sono circondato. Bene.
Essendo Prometheus una copia conforme di Alien non si può certo vantare di aver ridefinito l'estetica di un bel ciufolo di nulla. Non si può neanche vantare della squisitezza di effetti speciali fatti a mano, dato l'abbondante uso di computer graphic. Non si può vantare nemmeno di Sigourney Weaver, perché qui la protagonista è Noomi Rapace: forse sarà altrettanto tosta ma sulla bravura avrei da ridire. In ogni caso non dà una performance memorabile, tanto che a rubarle la scena è il robot David, interpretato da Michael Fassbender. Di lui forse avrete sentito dire che è molto bravo. O forse avrete sentito dire altro. Qui è molto bravo, e ha un ruolo migliore di quello della protagonista.
Nella distopia della fantascienza di Ridley Scott, David è un buono, si sacrifica, e non essendo umano è anche riciclabile al 100%. Le cose, dovessero mettersi male, c'è sempre lui che le aggiusta, o comunque dà una mano. O una testa. E nella fantascienza di Ridley Scott le cose vanno parecchio male, e sempre.
Qual è il contributo di Damon Lindelof a questo film? Mi viene da dire "nessuno", per quanto mi riguarda, ma cerchiamo di ragionare obiettivamente. Lindelof ha redatto una nuova stesura di una sceneggiatura già scritta in precedenza da Jon Spaihts.
Pare sia colpevole di due cose in particolare: la totale assenza dal film del classico Alieno (lo xenomorfo), e la svolta boyscoutista del robot David. In realtà questi mutamenti sono sempre dettati dal produttore/regista Scott di volta in volta. Ecco perché, secondo me, il contributo di Lindelof, così come il contributo di Spaihts, sono circa nulli, o comunque codificati nel film finito, inaccessibili. Hanno "soltanto" messo la loro scrittura al servizio dell'idea di Ridley Scott o comunque delle necessità produttive e commerciali di un prequel/spinoff/reboot/nonsisonomaidavverodecisisucosavolessero di Alien. Insomma, chi dice che in Prometheus ci ha visto i difetti di Lost sta solo dando aria all'esofago, che evidentemente ci aveva bisogno.
Personalmente io ho un debole (ma credo tutti, se ci si riflette un attimo su) per i miti delle origini. Questi e il futuro più remoto possibile sono due concetti che mi terrorizzano e da cui mi lascio terrorizzare. E Prometheus lascia aperte le intenzioni degli Ingegneri, i mastodontici esseri albini che si sarebbero sacrificati per creare la vita umana sulla Terra, salvo poi ripensarci e desiderare di sterminarci tutti e il più presto possibile. Materia di discussione per i prossimi Prometheus 2 e 3 ecc...
Un poema epico di
Francesco F.
composto verso le
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sabato 12 febbraio 2011
Strani giorni
Viviamo strani giorni. Eppure io da quasi due mesi non ho trovato uno spunto per fare un post.
Questo è ìl periodo dell'anno in cui io parlo di Oscar, di Sanremo, della nuova stagione di Lost (*gridodisperato*), degli acquisti natalizi.
A parte Lost (*gridodisperato*) degli altri si parla ancora. Altrove, però.
Sugli Oscar ho già sputato sangue sul forum di Badtaste.it al punto da farmi passare la voglia di discutere.
Su Sanremo la situazione è veramente desolante. Forse farò un post apposito, ma non so. Talmente deprimente la lista delle canzoni di big e giovani, i conduttori, le iniziative per il 150° dell'unità d'Italia... Davvero si prospetta come il Sanremo più noioso di sempre. Quindi molto probabilmente farà ascolti stellari.
La buona notizia è che la Gialappa's torna a commentarlo (ma su RTL 102.5). La brutta notizia è che non sono gli unici, perché su Radio2 ci sarà un altro commentatore non facilmente ignorabile: Piero Chiambretti.
Sugli acquisti natalizi... beh, quest'anno mi sono dato alla pazza gioia. Magari ne parlerò.
Questo è ìl periodo dell'anno in cui io parlo di Oscar, di Sanremo, della nuova stagione di Lost (*gridodisperato*), degli acquisti natalizi.
A parte Lost (*gridodisperato*) degli altri si parla ancora. Altrove, però.
Sugli Oscar ho già sputato sangue sul forum di Badtaste.it al punto da farmi passare la voglia di discutere.
Su Sanremo la situazione è veramente desolante. Forse farò un post apposito, ma non so. Talmente deprimente la lista delle canzoni di big e giovani, i conduttori, le iniziative per il 150° dell'unità d'Italia... Davvero si prospetta come il Sanremo più noioso di sempre. Quindi molto probabilmente farà ascolti stellari.
La buona notizia è che la Gialappa's torna a commentarlo (ma su RTL 102.5). La brutta notizia è che non sono gli unici, perché su Radio2 ci sarà un altro commentatore non facilmente ignorabile: Piero Chiambretti.
Sugli acquisti natalizi... beh, quest'anno mi sono dato alla pazza gioia. Magari ne parlerò.
mercoledì 27 ottobre 2010
Tuttolost
Lost è finito il 24 maggio 2010. Se la sua eredità durerà in eterno, il suo merchandising durerà se non altrettanto almeno un altro annetto. A cinque mesi dalla fine infatti, sono ancora coinvolto nel turbine di accessori alla serie televisiva più sconvolgente e esaltante di tutti i tempi.
E' arrivato questo mese in Europa il cofanetto completo delle sei stagioni di Lost:
Questo è il cofanetto inglese in Blu-ray, ovvero una mera raccolta dei sei cofanetti già usciti singolarmente, con un disco aggiuntivo, la guida agli episodi, e il gioco del Senet (apparso nell'ultima stagione dello show, e non ho ancora imparato le regole).
Il cofanetto americano invece ha una confezione a forma di tronco di piramide (gli egizi abitarono l'Isola!) i 37 dischi sono ridisposti in una nuova confezione digipack, e c'erano in aggiunta una pagina del diario di bordo della Black Rock (!) e una torcia a raggi UV per scoprire indizi nascosti scritti sul cofanetto e sul suo contenuto (!!).
In Italia arriverà un cofanetto simile a quello inglese (il 24 novembre), ma soltanto in DVD. Il cofanetto inglese in Blu-ray ha le prime cinque stagioni con menù, audio e sottotitoli in italiano, mentre la sesta stagione è solo in inglese ("D'oh!"). Un giorno ricomprerò la sesta stagione in Italia, se e quando costerà poco.
E non finisce qui! (come diceva il buon Corrado...)
I quadratini qui sopra sono le sette (più una) colonne sonore di Lost, in 10 dischi (più 1), contenenti la magnifica musica composta per lo show da Michael Giacchino e registrata dal vivo per sei anni dalla Hollywood Studio Symphony. L'ultimo album invece è una compilation illegale composta dal sottoscritto contenente le migliori canzoni non originali usate durante le sei stagioni di Lost.
L'ultima stagione di Lost ha visto pubblicata la sua colonna sonora in due dischi, dai quali però stranamente mancavano le musiche degli ultimissimi quattro episodi. Pochi mesi dopo infatti, l'11 ottobre, è arrivato un nuovo album, da altri due dischi, dedicati SOLO agli ultimi quattro episodi:
Pubblicato in edizione limitata a 5000 copie, mi sono accaparrato anche questo (mentre i precedenti album... diciamo che non li ho comprati), ma non è ancora arrivato, maledizione.
E non finisce ancora qui!
La Lost Encyclopedia! E' arrivata finalmente anche l'enciclopedia ufficiale di Lost, quella che "chiarisce", non risolve, molti dei misteri della serie. Un grosso librone con copertina rigida e carta patinata che in America costa 40$ ma dal Regno Unito ce la caviamo con 10 sterline (meno di 12 €).
Io sono contrario ai misteri risolti a posteriori, solo per far quadrare il puzzle. E nonostante questa enciclopedia sia avallata dai creatori della serie Damon Lindelof e Carlton Cuse, alcune delle chiarificazioni che porta sono innanzitutto controverse, e poi sminuiscono il pathos di quei momenti di Lost che era meglio lasciare incompiuti.
Costo complessivo: 199,76 € (ma se riesco a vendere i vecchi cofanetti in DVD e Blu-ray che già avevo, dovrei ricavare circa altrettanto).
E ora, Lucca.
E' arrivato questo mese in Europa il cofanetto completo delle sei stagioni di Lost:
Questo è il cofanetto inglese in Blu-ray, ovvero una mera raccolta dei sei cofanetti già usciti singolarmente, con un disco aggiuntivo, la guida agli episodi, e il gioco del Senet (apparso nell'ultima stagione dello show, e non ho ancora imparato le regole).
Il cofanetto americano invece ha una confezione a forma di tronco di piramide (gli egizi abitarono l'Isola!) i 37 dischi sono ridisposti in una nuova confezione digipack, e c'erano in aggiunta una pagina del diario di bordo della Black Rock (!) e una torcia a raggi UV per scoprire indizi nascosti scritti sul cofanetto e sul suo contenuto (!!).
In Italia arriverà un cofanetto simile a quello inglese (il 24 novembre), ma soltanto in DVD. Il cofanetto inglese in Blu-ray ha le prime cinque stagioni con menù, audio e sottotitoli in italiano, mentre la sesta stagione è solo in inglese ("D'oh!"). Un giorno ricomprerò la sesta stagione in Italia, se e quando costerà poco.
E non finisce qui! (come diceva il buon Corrado...)
I quadratini qui sopra sono le sette (più una) colonne sonore di Lost, in 10 dischi (più 1), contenenti la magnifica musica composta per lo show da Michael Giacchino e registrata dal vivo per sei anni dalla Hollywood Studio Symphony. L'ultimo album invece è una compilation illegale composta dal sottoscritto contenente le migliori canzoni non originali usate durante le sei stagioni di Lost.
L'ultima stagione di Lost ha visto pubblicata la sua colonna sonora in due dischi, dai quali però stranamente mancavano le musiche degli ultimissimi quattro episodi. Pochi mesi dopo infatti, l'11 ottobre, è arrivato un nuovo album, da altri due dischi, dedicati SOLO agli ultimi quattro episodi:
Pubblicato in edizione limitata a 5000 copie, mi sono accaparrato anche questo (mentre i precedenti album... diciamo che non li ho comprati), ma non è ancora arrivato, maledizione.E non finisce ancora qui!
La Lost Encyclopedia! E' arrivata finalmente anche l'enciclopedia ufficiale di Lost, quella che "chiarisce", non risolve, molti dei misteri della serie. Un grosso librone con copertina rigida e carta patinata che in America costa 40$ ma dal Regno Unito ce la caviamo con 10 sterline (meno di 12 €).Io sono contrario ai misteri risolti a posteriori, solo per far quadrare il puzzle. E nonostante questa enciclopedia sia avallata dai creatori della serie Damon Lindelof e Carlton Cuse, alcune delle chiarificazioni che porta sono innanzitutto controverse, e poi sminuiscono il pathos di quei momenti di Lost che era meglio lasciare incompiuti.
Costo complessivo: 199,76 € (ma se riesco a vendere i vecchi cofanetti in DVD e Blu-ray che già avevo, dovrei ricavare circa altrettanto).
E ora, Lucca.
Un poema epico di
Francesco F.
composto verso le
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mercoledì 26 maggio 2010
"Muoiono tutti... i misteri": Il Finale di Lost
Tanti blogger in giro per il mondo (alcuni più o meno notevoli anche in Italia), hanno passato gli ultimi sei anni ad analizzare e commentare gli episodi di Lost appena trasmessi. Era un modo di vivere questo telefilm usando la Rete, per confrontare i propri commenti con quelli degli altri, per cercare e contemporaneamente offrire chiavi di lettura diverse a una storia che di livelli di lettura ne ha diversi. Nessuno può pretendere di capire Lost guardandolo da solo. Da soli ci si può solo formare la propria Teoria del Tutto. Ci si può affezionare a questo o quel personaggio e provare insofferenza verso altri personaggi.
Ho cercato di capire se questa caratteristica dello show sia un merito dei suoi autori, o una conseguenza inaspettata, magari anche banale, o addirittura un difetto (troppe chiavi di lettura = nessuna chiave di lettura valida?).
Sicuramente gli autori hanno giocato su questa ambiguità. Quanto allo scopo dei loro giochi, quello non ci è dato saperlo. L'ambiguità era un mezzo per portare gli spettatori a nuovi livelli di consapevolezza, o un trucco per mantenere viva l'attenzione (e alti gli ascolti)? Come dice la Madre, ogni domanda porta altre domande, quindi a un certo punto bisogna fermarsi. Ognuno sceglie il suo certo punto, e il mio è questo. A me sono state aperte porte verso nuovi livelli di consapevolezza, e tanto mi basta per considerare Lost un telefilm "d'autore" e non "d'intrattenimento", nonostante gli autori di Lost siano dei tizi che hanno fatto la loro fortuna sull'intrattenimento. Sapete, ogni tanto capita che dei buffoni siano particolarmente ispirati e tirino fuori un capolavoro. Non si può sapere cos'è che li ispira... forse erano destinati a partorire quell'unico capolavoro, per poi tornare a lavori più modesti. Forse è un punto d'arrivo, o forse è un punto d'inizio. In entrambi i casi il sottoscritto è soddisfatto.
Tornando al discorso dei blogger: io in questi anni (solo tre, ché ho iniziato tardi) ho scelto di ascoltare e non di proporre. Se avessi commentato Lost a ogni episodio non ne sarei uscito più esperto di quanto non sia ora. E mi accorgo adesso che non commentare un'opera d'arte significa riconoscerne la grandezza. Che potrei mai aggiungere io a un episodio di Lost? Qualche battuta ironica, magari. Ma sia che debba celebrarlo, sia che debba criticarlo, faccio meglio a tacere.
Ma mi contraddico: in realtà molto spesso ho commentato, informalmente, chiacchierando. E adesso, dopo il Finale, scelgo persino di commentare formalmente, con questo post più lungo e articolato del solito.
Alla fine qualcosa bisogna dirla, anche per mettere in ordine le idee (processo molto difficile quando riguardano un'opera che per fruirla tutta sono necessarie più di ottanta ore, e sicuramente non consecutive). Bisogna dire qualcosa perché di Lost non se ne parli male, poiché questo è il destino che lo attende, stando a quanto riportano sommariamente i giornali in questi giorni.
Lost delude/illude per alcuni aspetti. Lost emoziona e appaga per alcuni altri aspetti. Alla fine chiunque l'ha seguito si ritroverà deluso oppure appagato. E i delusi non sono più furbi o stupidi degli appagati, e gli appagati non più furbi o stupidi dei delusi, nonostante entrambe le fazioni si dichiarano furbe, e accusano l'altra di esser stupida.
I giornali raccontano che gli spettatori ora rinnegano i sei anni di vita dedicati a Lost. Questo non dimostra che Lost è una sòla. Dimostra che la grande maggioranza dei suoi spettatori è una sòla, non sanno a cosa sono realmente andati dietro negli ultimi sei anni. Il che è utile a filtrare anche gli ultimi indegni di un prodotto che seppur incompleto, almeno, è complesso.
La delusione: i misteri irrisolti.
Fra i degni qualche deluso comunque rimane. Perché Lost ha fatto degli intricati e assurdi misteri uno dei suoi tratti distintivi. E, alla fine dei giochi, i misteri sono rimasti irrisolti. Lost è quindi un'opera incompiuta. Quanta gente nel corso dei secoli ha pianto e si è disperata per le opere incompiute... Quanta gente ha invocato gli dei della giustizia perché i capolavori incompiuti avessero una compiutezza... Eppure gli dei della giustizia non han prestato loro orecchio. Non lo hanno fatto nemmeno per Lost.
Come gestire questa pesante mancanza di risposte è un problema che si riproporrà quando si rivedrà Lost dall'inizio e saranno evidenti i misteri che non hanno avuto una soluzione. Ognuno di quei misteri riaprirà una ferita.
Ma riaprirla vuol dire che qualcosa, quelle ferite, le deve aver prima rimarginate.
L'emozione: le piccole grandi vite.
[è incredibile come fino a questo punto sia riuscito a scrivere così tanto senza raccontare niente dell'episodio finale... ma ora rimedio...]
Sin dal primo episodio di Lost una cosa era chiara: si parla di redenzione dei personaggi. Qualcuno sintetizzava con la parola "purgatorio", e subito si innalzava il grido di protesta dei fan. Gli autori all'epoca negavano, ciononostante continuavano a sottolineare quanto lo show raccontasse di redenzione, di seconde possibilità, di destino, di bontà, di fiducia, di amore. Gli indizi c'erano per capire che l'ipotesi "purgatorio" non era così lontana dalla realtà. C'erano però anche orsi polari, colonne di fumo senziente e omicida, navi galere ottocentesche in mezzo alla giungla, apparizioni indecifrabili, indigeni ostili che frequentano club del libro, viaggi nel tempo, geroglifici incisi un po' ovunque... non è da rimproverare chi si era illuso che queste stranezze fossero l'essenza dell'Isola misteriosa. Queste stranezze invece si sono rivelate solo strumenti per uno scopo tutt'altro che assurdo e inspiegabile, anzi ingenuo, naturale: avere cura del prossimo, vivere, amare.
Jack lo disse sin dal primo giorno: "si vive insieme, si muore da soli". Lui poi è morto da solo, ma al momento giusto: dopo aver salvato tutti. Quella che era una regola di sopravvivenza, si è dimostrata essere il senso stesso della vita. Quella che era l'appiglio a cui tenersi nell'attesa di lasciare quella maledetta Isola e tornare a casa, è diventata la ragione schiacciante per rimanere sull'Isola e proteggerla dalla minaccia. Quale minaccia? Questo non s'è capito. Ma se Jack è diventato l'essenza del Bene, nulla impedisce di considerare quella minaccia come l'essenza del Male, e quindi assistere all'epica battaglia fra i due senza sbadigliare, senza chiedersi perché Jack vuol fare il Bene e perché il Fumo Nero vuol fare il Male.
Jack si è sacrificato perché gli altri andassero a vivere le loro vite: Hurley a prendersi cura delle persone come nuovo Guardiano del Bene (e forse un giorno si sacrificherà anche lui come Jack), Kate ad aiutare Claire a crescere Aaron (magari a prendersi cura anche di Ji Yeon, orfana dei poveri Sun e Jin?), Sawyer da sua figlia Clementine, Desmond dalla sua amata Penny e il loro figlio Charlie (nome dedicato a un'altro martire del Bene), Alpert a "rinascere" da essere mortale e amare la vita. E' per tutta questa vitalità che sono morti quelli che sono morti. E di tutti (sia i vivi, sia i morti) abbiamo conosciuto le loro vite passate, le debolezze e gli errori da cui si sono redenti contribuendo alla causa del "vivere insieme" sull'Isola, la parte più importante della loro vita.
Dopodiché c'è la celebrazione del Bene. "E poi ci troveremo come le star a bere del whisky al Roxy Bar". La realtà alternativa presentataci in questa sesta stagione si è rivelata essere il Roxy Bar dove i nostri eroi si ritrovano (ma prima si cercano, ognuno coi suoi tempi) alla fine del viaggio.
Un purgatorio, prima di entrare in paradiso, prima di "move on", "let go", "andare avanti", il motto seminato in ogni episodio di questa stagione, in situazioni più o meno metaforiche, a indicare la fine delle tribolazioni e l'inizio del meritato riposo. Ognuno nelle braccia della propria costante.
[A onor del vero: io tutto questo non l'ho capito fino a quando non ho letto queste due analisi e rivisto una seconda volta il Finale]
Che altro pretendere da una storia? Un'inizio, uno svolgimento, e un'assaggio di un futuro ormai certamente a lieto fine. Tutto questo non solo per un personaggio, ma per almeno una trentina di personaggi radicalmente diversi l'uno dall'altro.
Sei anni passati a conoscere queste trenta persone "speciali"... come si fa a rinnegarli? Si può, ma lo si sarebbe potuto e dovuto fare già da molto, non serviva aspettare il Finale.
Lost è una magnifica incompiuta, che dopo un Finale tanto emozionante nessuno può azzardarsi a compiere definitivamente. Sarebbe un crimine che perdonerei solo a qualche genio del calibro di Neil Gaiman, Alan Moore e Stephen King. Dubito che ne abbiano il tempo e la voglia.
E ora credo che lascerò passare qualche anno prima di rivedere da capo Lost... cosa che negli ultimi anni ho già fatto molte volte. Speriamo che nel frattempo non sia uscito un nuovo supporto video a sostituire il blu-ray. Sarebbe seccante.
Ho cercato di capire se questa caratteristica dello show sia un merito dei suoi autori, o una conseguenza inaspettata, magari anche banale, o addirittura un difetto (troppe chiavi di lettura = nessuna chiave di lettura valida?).
Sicuramente gli autori hanno giocato su questa ambiguità. Quanto allo scopo dei loro giochi, quello non ci è dato saperlo. L'ambiguità era un mezzo per portare gli spettatori a nuovi livelli di consapevolezza, o un trucco per mantenere viva l'attenzione (e alti gli ascolti)? Come dice la Madre, ogni domanda porta altre domande, quindi a un certo punto bisogna fermarsi. Ognuno sceglie il suo certo punto, e il mio è questo. A me sono state aperte porte verso nuovi livelli di consapevolezza, e tanto mi basta per considerare Lost un telefilm "d'autore" e non "d'intrattenimento", nonostante gli autori di Lost siano dei tizi che hanno fatto la loro fortuna sull'intrattenimento. Sapete, ogni tanto capita che dei buffoni siano particolarmente ispirati e tirino fuori un capolavoro. Non si può sapere cos'è che li ispira... forse erano destinati a partorire quell'unico capolavoro, per poi tornare a lavori più modesti. Forse è un punto d'arrivo, o forse è un punto d'inizio. In entrambi i casi il sottoscritto è soddisfatto.
Tornando al discorso dei blogger: io in questi anni (solo tre, ché ho iniziato tardi) ho scelto di ascoltare e non di proporre. Se avessi commentato Lost a ogni episodio non ne sarei uscito più esperto di quanto non sia ora. E mi accorgo adesso che non commentare un'opera d'arte significa riconoscerne la grandezza. Che potrei mai aggiungere io a un episodio di Lost? Qualche battuta ironica, magari. Ma sia che debba celebrarlo, sia che debba criticarlo, faccio meglio a tacere.
Ma mi contraddico: in realtà molto spesso ho commentato, informalmente, chiacchierando. E adesso, dopo il Finale, scelgo persino di commentare formalmente, con questo post più lungo e articolato del solito.
Alla fine qualcosa bisogna dirla, anche per mettere in ordine le idee (processo molto difficile quando riguardano un'opera che per fruirla tutta sono necessarie più di ottanta ore, e sicuramente non consecutive). Bisogna dire qualcosa perché di Lost non se ne parli male, poiché questo è il destino che lo attende, stando a quanto riportano sommariamente i giornali in questi giorni.
Lost delude/illude per alcuni aspetti. Lost emoziona e appaga per alcuni altri aspetti. Alla fine chiunque l'ha seguito si ritroverà deluso oppure appagato. E i delusi non sono più furbi o stupidi degli appagati, e gli appagati non più furbi o stupidi dei delusi, nonostante entrambe le fazioni si dichiarano furbe, e accusano l'altra di esser stupida.
I giornali raccontano che gli spettatori ora rinnegano i sei anni di vita dedicati a Lost. Questo non dimostra che Lost è una sòla. Dimostra che la grande maggioranza dei suoi spettatori è una sòla, non sanno a cosa sono realmente andati dietro negli ultimi sei anni. Il che è utile a filtrare anche gli ultimi indegni di un prodotto che seppur incompleto, almeno, è complesso.
La delusione: i misteri irrisolti.
Fra i degni qualche deluso comunque rimane. Perché Lost ha fatto degli intricati e assurdi misteri uno dei suoi tratti distintivi. E, alla fine dei giochi, i misteri sono rimasti irrisolti. Lost è quindi un'opera incompiuta. Quanta gente nel corso dei secoli ha pianto e si è disperata per le opere incompiute... Quanta gente ha invocato gli dei della giustizia perché i capolavori incompiuti avessero una compiutezza... Eppure gli dei della giustizia non han prestato loro orecchio. Non lo hanno fatto nemmeno per Lost.
Come gestire questa pesante mancanza di risposte è un problema che si riproporrà quando si rivedrà Lost dall'inizio e saranno evidenti i misteri che non hanno avuto una soluzione. Ognuno di quei misteri riaprirà una ferita.
Ma riaprirla vuol dire che qualcosa, quelle ferite, le deve aver prima rimarginate.
L'emozione: le piccole grandi vite.
[è incredibile come fino a questo punto sia riuscito a scrivere così tanto senza raccontare niente dell'episodio finale... ma ora rimedio...]
Sin dal primo episodio di Lost una cosa era chiara: si parla di redenzione dei personaggi. Qualcuno sintetizzava con la parola "purgatorio", e subito si innalzava il grido di protesta dei fan. Gli autori all'epoca negavano, ciononostante continuavano a sottolineare quanto lo show raccontasse di redenzione, di seconde possibilità, di destino, di bontà, di fiducia, di amore. Gli indizi c'erano per capire che l'ipotesi "purgatorio" non era così lontana dalla realtà. C'erano però anche orsi polari, colonne di fumo senziente e omicida, navi galere ottocentesche in mezzo alla giungla, apparizioni indecifrabili, indigeni ostili che frequentano club del libro, viaggi nel tempo, geroglifici incisi un po' ovunque... non è da rimproverare chi si era illuso che queste stranezze fossero l'essenza dell'Isola misteriosa. Queste stranezze invece si sono rivelate solo strumenti per uno scopo tutt'altro che assurdo e inspiegabile, anzi ingenuo, naturale: avere cura del prossimo, vivere, amare.
Jack lo disse sin dal primo giorno: "si vive insieme, si muore da soli". Lui poi è morto da solo, ma al momento giusto: dopo aver salvato tutti. Quella che era una regola di sopravvivenza, si è dimostrata essere il senso stesso della vita. Quella che era l'appiglio a cui tenersi nell'attesa di lasciare quella maledetta Isola e tornare a casa, è diventata la ragione schiacciante per rimanere sull'Isola e proteggerla dalla minaccia. Quale minaccia? Questo non s'è capito. Ma se Jack è diventato l'essenza del Bene, nulla impedisce di considerare quella minaccia come l'essenza del Male, e quindi assistere all'epica battaglia fra i due senza sbadigliare, senza chiedersi perché Jack vuol fare il Bene e perché il Fumo Nero vuol fare il Male.
Jack si è sacrificato perché gli altri andassero a vivere le loro vite: Hurley a prendersi cura delle persone come nuovo Guardiano del Bene (e forse un giorno si sacrificherà anche lui come Jack), Kate ad aiutare Claire a crescere Aaron (magari a prendersi cura anche di Ji Yeon, orfana dei poveri Sun e Jin?), Sawyer da sua figlia Clementine, Desmond dalla sua amata Penny e il loro figlio Charlie (nome dedicato a un'altro martire del Bene), Alpert a "rinascere" da essere mortale e amare la vita. E' per tutta questa vitalità che sono morti quelli che sono morti. E di tutti (sia i vivi, sia i morti) abbiamo conosciuto le loro vite passate, le debolezze e gli errori da cui si sono redenti contribuendo alla causa del "vivere insieme" sull'Isola, la parte più importante della loro vita.
Dopodiché c'è la celebrazione del Bene. "E poi ci troveremo come le star a bere del whisky al Roxy Bar". La realtà alternativa presentataci in questa sesta stagione si è rivelata essere il Roxy Bar dove i nostri eroi si ritrovano (ma prima si cercano, ognuno coi suoi tempi) alla fine del viaggio.
Un purgatorio, prima di entrare in paradiso, prima di "move on", "let go", "andare avanti", il motto seminato in ogni episodio di questa stagione, in situazioni più o meno metaforiche, a indicare la fine delle tribolazioni e l'inizio del meritato riposo. Ognuno nelle braccia della propria costante.
[A onor del vero: io tutto questo non l'ho capito fino a quando non ho letto queste due analisi e rivisto una seconda volta il Finale]
Che altro pretendere da una storia? Un'inizio, uno svolgimento, e un'assaggio di un futuro ormai certamente a lieto fine. Tutto questo non solo per un personaggio, ma per almeno una trentina di personaggi radicalmente diversi l'uno dall'altro.
Sei anni passati a conoscere queste trenta persone "speciali"... come si fa a rinnegarli? Si può, ma lo si sarebbe potuto e dovuto fare già da molto, non serviva aspettare il Finale.
Lost è una magnifica incompiuta, che dopo un Finale tanto emozionante nessuno può azzardarsi a compiere definitivamente. Sarebbe un crimine che perdonerei solo a qualche genio del calibro di Neil Gaiman, Alan Moore e Stephen King. Dubito che ne abbiano il tempo e la voglia.
E ora credo che lascerò passare qualche anno prima di rivedere da capo Lost... cosa che negli ultimi anni ho già fatto molte volte. Speriamo che nel frattempo non sia uscito un nuovo supporto video a sostituire il blu-ray. Sarebbe seccante.
Un poema epico di
Francesco F.
composto verso le
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venerdì 21 maggio 2010
IT ONLY ENDS ONCE
"THEY COME,
THEY FIGHT,
THEY DISTROY,
THEY CORRUPT.
IT ALWAYS ENDS THE SAME."
"IT ONLY ENDS ONCE.
EVERYTHING BEFORE THAT
IS JUST PROGRESS."
THEY FIGHT,
THEY DISTROY,
THEY CORRUPT.
IT ALWAYS ENDS THE SAME."
"IT ONLY ENDS ONCE.
EVERYTHING BEFORE THAT
IS JUST PROGRESS."
Un poema epico di
Francesco F.
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venerdì 30 aprile 2010
IL FINALE DI LOST IN CONTEMPORANEA!
Riporto lo sbarellamento che ho avuto sul Sollazzo:
The dream comes true. Il finale di Lost in contemporanea con gli Stati Uniti, su Fox HD e IPTV di Telecom Italia il 24 maggio alle 6:00 AM.

The dream comes true. Il finale di Lost in contemporanea con gli Stati Uniti, su Fox HD e IPTV di Telecom Italia il 24 maggio alle 6:00 AM.
COSI'. SI. FA.
COSI'. EBBASTA.
COSI'. EBBASTA.
Un poema epico di
Francesco F.
composto verso le
13:21
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