venerdì 6 agosto 2010

Giffoneide /1: La forma

Come quelli che tornano da una crociera Costa, il post-Giffoni è per me è insopportabilmente traumatico. Dopo aver assaporato per una settimana una routine fatta di cinema, cinema, alpinismo (poi spiego), e ancora cinema, tutti i giorni, a tutte le ore, tornare alla routine fatta di ufficio, pranzo dalla nonna, spesa al discount e televisione generalista può davvero buttarti giù. Mi risolleva un po' il morale l'aver ritrovato, a casa, lo scintillante computer nuovo, che da qualche giorno sto montando e configurando per renderlo a mia immagine e somiglianza e crogiolarmi con lui nella nostra perfetta simpatia.
Due cose ti rimangono incise nella mente dopo essere stato al Giffoni Film Festival: François Truffaut e il “Waltz II” di Shostakovich. Truffaut, ospite a Giffoni nel 1982, disse che di tutti i festival quello di Giffoni era “il più necessario” (e da quel giorno per Giffoni arrivò la gloria internazionale e imperitura). Ora Truffaut ha intitolati, a Giffoni, una strada, un premio, e una sala cinematografica:
Il valzer di Shostakovich è invece il leit motiv del festival: non conosco le origini di questa scelta, ma sta di fatto che viene sparato durante tutti i maggiori eventi della giornata festivaliera, e diventa il tormentone che chiunque si ritrova a fischiettare quando meno se lo aspetta.
Inutile dire che mi ritrovo a fischiettarlo anche adesso, e le lacrime scorrono a fiumi.

Un'altra cosa è rimasta incisa nella mia mente, ma mi vergogno a dirla perché non è per niente professionale: la dipendenza da pass. Il pass “Press” è quello dato ai giornalisti, e io ce l'avevo! Non perché sia giornalista (diovenescampieliberi) ma perché ero accreditato per conto del Piccolo Missionario, che mi ha onorato non solo di collaborare con la sua sezione Cinema, ma di inviarmi a Giffoni, realizzando un po' di sogni che avevo (andare a un festival, andarci da accreditato, andare a Giffoni). E insomma questa tesserina che danno ai giornalisti praticamente apre tutte le porte: film, incontri con gli ospiti, buffet serale. Gratis. Entrare dove gli altri non possono entrare, entrare dove IO non sarei mai potuto entrare, non ha prezzo.

Prima di passare ai film ti devo, o lettore, una spiegazione riguardo all'accenno di poco fa all'alpinismo. Io e il collega Luca abbiamo alloggiato presso il convento dei frati cappuccini di Giffoni Valle Piana, situato non proprio sul cucuzzolo della montagna, ma comunque al termine di una via cruc... ehm, ripidissima salita.

Al collega Luca la salita non faceva né caldo né freddo, anzi se la faceva anche più di una volta al giorno. Io invece ho spesso rischiato di rimetterci le penne, non essendo proprio in formissima... l'espressione “sudare sette camicie” mi si è rivelata d'improvviso in tutto il suo tragico realismo. In compenso la vita conventuale non era affatto male. Le stanze/celle erano molto comode, e le campane assordanti erano comunque utili a svegliarci in tempo. Mangiavamo e discutevamo (più il filosofo collega Luca, che il sottoscritto...) con i giovani postulanti (futuri frati) e gli anziani e saggi frati cappuccini. Fralaltro, solo ora mi accorgo dell'ironia della sorte: a colazione c'era di tutto, ma proprio di tutto... tranne il cappuccino! L'hanno fatto apposta, ne sono sicuro. Ora si spiega anche la faccia di Fra' Tommaso quando gli ho chiesto un caffellatte, il primo giorno.
Fondamentale poi per le altre questioni logistiche e per l'intrattenimento serale è stato il supporto della popolazione locale, rappresentata dall'ambasciatrice Valentina, la sua famiglia e la sua cricca di amici. Ci hanno scarrozzato a destra e a manca, ci hanno preparato pasti luculliani (lì quello in difficoltà è stato il collega Luca... a ciascuno il suo!) e hanno stordito con i fumi dell'ebbrezza la nostra guida fisica e spirituale Elena/Xalira, che grazie al cielo è sopravvissuta al trattamento ed è riuscita persino ad arrivare a Torino, ieri, per il concerto di una certa band irlandese di cui sono appassionati solo lei e qualche altro milione di giovani sbandati.
E dopo la forma, la sostanza... →

[foto (non tutte): © PM - Piccolo Missionario]

venerdì 23 luglio 2010

FF @ GffFF

"FF" sono io. "GffFF" è il Giffoni Film Festival. "@" è un ghirigoro tipografico dei nostri tempi a significare un complemento di moto a luogo, prima, e stato in luogo, poi.

Quindi io vado, e poi starò, dal 25 al 31 luglio, al festival del cinema per ragazzi di Giffoni Valle Piana (SA), festival dalla veneranda età di quarant'anni, sponsorizzato da Variety a livello internazionale.

Ci sono tanti, ma tanti film in concorso, corti e lunghi, divisi in varie categorie che suggeriscono le fasce di età a cui è adatto il film: +3, +6, +9, +13 e +16. Il festival è già iniziato da una settimana, e quando arriverò io saranno rimaste solo le categorie +13 e +16.

Ma oltre ai film in concorso ci sono tanti altri eventi. Innanzitutto le masterclass con grossi nomi del cinema come Gianni Minà (che purtroppo mi perderò), Giovanni Veronesi e Pupi Avati, ma anche Ligabue e Maccio Capatonda!
Poi ci sono varie retrospettive dedicate al tema del festival (che quest'anno è l'amore), occasione per vedere e rivedere film italiani come:
  • Fuori dal mondo (1998), di Giuseppe Piccioni, con Margherita Buy, e musiche di Ludovico Einaudi
  • La prima cosa bella (2010), di Paolo Virzì, bellobellobelloinunmodoassudo
  • Il cuore altrove (2003), di Pupi Avati, con Neri Marcoré
  • Due vite per caso (2010), di Alessandro Aronadio, con Isabella Ragonese (attrice da seguire)
  • Marpiccolo (2009), di Alessandro Di Robilant, film-caso dell'anno scorso che non ho ancora avuto modo di vedere
  • La strategia degli affetti (2008), di Dodo Fiori, scritto da Heidrun Schleef (sceneggiatrice degli ultimi due film di Nanni Moretti e altri recenti film italiani)
  • Nati stanchi (2002), di Dominick Tambasco, il primo film di Ficarra e Picone
  • La fisica dell'acqua (2010), di Felice Farina, con Claudio Amendola e Paola Cortellesi, film distribuito dalla Iris Film con cui, se tutto va bene, dovrei collaborare nei prossimi mesi
  • Non è ancora domani (La pivellina) (2009), di Tizza Covi e Rainer Frimmel, film presentato alla Quinzaine des Realisateurs a Cannes, uscito anche nei cinema ma praticamente invisibile.
E altri eventi come il documentario su Carlo Rambaldi (il creatore di pupazzi per il cinema, come King Kong e E.T.), l'anteprima italiana de L'apprendista stregone (l'unica anteprima che è rimasta, dopo essermi perso quelle di Shrek - E vissero felici e contenti e Cattivissimo me) e la maratona de Il Signore degli Anelli (dubito che me la farò, anche perché toglierà tempo ad alcuni interessanti cortometraggi in concorso).

Infine ci saranno i concerti serali, ma credo che andrò solo a quelli di Carmen Consoli e Elio e le Storie Tese.

Come si fa a guardare tanti film (11 italiani più 12 in concorso, più una caterva di cortometraggi, più vari film della settimana precedente da recuperare) in sette giorni? Non lo so. Forse ci lascerò le penne. Ricordatemi per i miei post sugli esami di maturità.

giovedì 24 giugno 2010

Maturità 2010: prima prova

La prima prova dell'esame di Stato di quest'anno (reperibile qui) si caratterizza per la levità/banalità delle tracce proposte, oltre che per una scarsa attinenza con l'attualità, cosa anomala per un esame di Stato.

A questa banalità si sottrae il testo letterario proposto per l'analisi, tratto da una "prefazione" ma non per questo meno sconvolgente. Si tratta della prefazione a La ricerca delle radici, un'antologia di brani letterari curata da Primo Levi. La sola idea di un'antologia curata da intellettuali dalla sensibilità così spiccata e così popolare mi eccita, e a quanto pare eccitava anche Italo Calvino.
Il testo integrale della prefazione si può trovare qui, ma ciò che farò io in tempi speriamo brevi sarà comprare tutto il libro (già messo in wishlist su aNobii).

Ho trovato molto suggestiva la seconda parte del testo, dove Levi racconta brevemente un esperienza che non molti hanno potuto provare (non io, sicuramente): vivere in una famiglia di avidi lettori, e nella prima metà del secolo scorso, prima della guerra.

Ma soprattutto la traccia d'esame chiedeva agli studenti di compilare una loro antologia personale. Ora... io non avrei mai e poi mai scelto l'analisi del testo... ma farmi compilare un'antologia personale per me era un invito a nozze!
Fralaltro avevo già tentato, miseramente, di compilare una mia antologia (non commentata, grave errore), sul mio vecchio sito dilaniato dai virus (recuperabile qui, ma... usate qualche protezione). Era un progetto in fieri: non mi sono messo a recuperare vecchie letture, ma mi riproponevo di aggiungere brani man mano che affrontavo nuove letture. Per un po' l'ho fatto, e spero di poter riprendere l'abitudine.
Io non aspiro a diventare chissà chi, ma l'idea di un'antologia compilata passo passo, da quando si è giovani, è una bella idea. Perché non approfittare? Si potrebbe anche costruire un sito, un social network, per ospitare i brani preferiti di ognuno, ma ovviamente ci sarebbero mille problemi di copyright...

Fralaltro il mio amore per le antologie è dimostrato dall'aver conservato i nove volumi dell'antologia usata al liceo, e dall'ossessione a sbirciare ogni tanto le antologie delle mie sorelle che vanno/quando andavano ancora a scuola.

Infine, questa è un'altra antologia che ho goduriosamente acquistato ma non ancora letto: Antologia della letteratura fantastica di Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares e Silvina Ocampo.

Tornando alla maturità, e ai saggi brevi. Sono perplesso dalle tracce... per l'ambito artistico-letterario viene proposto "Piacere e piaceri"... non riesco a immaginarmi cosa poter scrivere, a parte qualche commento sui documenti allegati (che pure non mi offrono molti spunti, a parte l'elenco, condivisibile, di Brecht, e le due righe di tale Andrea Emo, che sto ancora cercando di capire).
"La ricerca della felicità" (ambito socio-economico?) ha dei bei documenti allegati, ma si presta solo a banali considerazioni sulla felicità, soprattutto a chiederli a degli under 20.
"Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica. Parlano i leader." (ambito storico-politico) presenta una criptica orazione mussoliniana la cui attinenza all'argomento proposto ancora mi sfugge... che si stia dando la colpa alla "migliore gioventù italiana" di allora?
Bello lo slancio idealistico di Togliatti, ma idealistico, appunto. Fosse vero diventerei comunista. Ugualmente retorico anche il discorso di Aldo Moro. Interessante invece l'interpretazione di Papa Giovanni Paolo II sulla "contestazione". A fare questa traccia un giovane potrebbe togliersi molti sassolini dalle scarpe... se non fosse che vengono attratti dalla traccia successiva...
"SIAMO SOLI?" (ambito tecnico-scientifico). Di scientifico al riguardo si può dire poco, se non che "è possibile" che non siamo soli. Per il resto, e i documenti allegati lo dimosrano, la questione è più filosofica e etica, e in questo senso è sempre stata molto interessante.

Il tema storico viene dedicato alle foibe, per la prima volta nella storia della repubblica. Un contentino per i naziskin a cui saranno girate le palle a tremila per il sarcastico inserimento del discorso di Mussolini? Certo bisogna aver studiato per parlarne. Io nella mia somma ignoranza (ma non indifferenza) non avrei saputo dire una mazza al riguardo.

Il tema sulla musica è molto ruffiano, ma non è una cattiva idea spingere i ggiovani "a parlare" di ciò che gli piace, non semplicemente a farlo. Fralaltro il piacere della musica tornerà pure sulla seconda prova dei licei linguistici. Ma ne riparliamo in un prossimo post.

Il ritorno al paesello

Ho appena avuto la grama conferma che alcuni dei miei film preferiti lo sono perché sono praticamente *la stessa storia*: giovane in carriera in una grande città torna dopo tanti anni al paesello d'origine che schifava, e ci torna solo perché è appena morto un suo familiare che un tempo schifava, per problemi irrisolti che ora (magie della nostalgia) risolverà. Scena finale: adesso è dura lasciare il paesello per tornare alla carriera.
Topos irrinunciabile: Susan Sarandon nel ruolo della madre, quando non è morta.
Altro topos irrinunciabile: colonna sonora rock/country.

Eccone quattro (se ne conoscete altri, per favore segnalate!):

La mia vita a Garden State (Garden State, 2004)
di e con Zach Braff, con Ian Holm, Peter Sarsgaard e Natalie Portman (e pure un cameo di Jim Parsons/Sheldon di The Big Bang Theory :D)
- Colonna sonora

Scoperto grazie a Bramo (che lo segnalava come film sul rapporto padre-figlio, ma in realtà non è la parte principale della storia, e per questo non lo includerò nella seconda serie di Padri davvero, coming soon :P, così come non vi includerò nessuno dei film citati in questo post).

Una canzone per Bobby Long (A Love Song for Bobby Long, 2004)
di Shainee Gabel, con John Travolta e Scarlett Johansson
- Colonna sonora

Qui il ragazzo in carriera è in realtà una ragazza, la magnifica Scarlett Johansson, e non è nemmeno in carriera perché fatica a laurearsi. La aiuterà il magnifico John Travolta, che oltre a essere un poeta e uno spirito libero, è pure un professore di inglese.

Elizabethtown (2005)
di Cameron Crowe, con Orlando Bloom, Kirsten Dunst, Susan Sarandon e Alec Baldwin
- Colonna sonora

Il punto forte qui è proprio la colonna sonora (sia le canzoni, di cui sono usciti due album, sia la score strumentale originale di Nancy Wilson, moglie di Crowe). Non per niente Cameron Crowe era un critico musicale per Rolling Stone prima di buttarsi nel cinema (con film non proprio sconosciuti: Jerry Maguire, Almost Famous, Vanilla Sky, e Elizabethtown che presentò a Venezia).

Leaves of Grass (2009)
di e con Tim Blake Nelson, con Edward Norton, Susan Sarandon e Keri Russell
- Colonna sonora

Rivelazione dell'ultimo festival di Toronto e ancora non uscito in larga distribuzione (non chiedetemi come ho fatto a vederlo), il film c'entra poco col grandioso poema di Walt Whitman (se non per qualche citazione en passant) e c'entra un po' di più con l'erba che si fuma nell'ameno paesello d'origine di Edward Norton. Norton interpreta due gemelli, quello che insegna inglese al college e quello che spaccia droga e che si finge morto per far tornare a casa il fratello.
Molti lo danno come miglior film dell'anno, ma a me non sembra meglio dei tre film sopracitati, ovvero un bel film, divertente a tratti vagamente commovente.



Un'interessante variazione sul tema potrebbe essere Nuovo Cinema Paradiso, di Tornatore. Ma il protagonista non è ggiovane, e la storia raccontata è in flashback. E comunque il protagonista non schifava il suo paesello. Schifare il paesello è condizione necessaria.

martedì 22 giugno 2010

Maturità!!!

Ehi, quest'anno mi ha colto alla sprovvista!
Oggi è il giorno della prima prova.
"Scuola Zoo", un sito davvero molto bello [Sarcasmometer: Out of Range Exception], ha pubblicato 7 pagine di testo "ufficiale". Ovviamente erano fasulle. Io stesso anni fa provai a replicare il (bello) stile delle tracce ufficiali del ministero, quando mi allenavo a usare gli stili con Word. Ma potrebbe anche essere una traccia davvero del ministero e poi abbandonata. O potrebbe essere un collage di vecchie prove d'esame.

Le vere tracce hanno cominciato a circolare, ovviamente, poco dopo l'inizio dell'Esame. Io aspetterò che il sito del ministero pubblichi online il pdf ufficiale.
EDIT: Ecco la prima prova online sul sito del Ministero.

Per le prime indiscrezioni rimando al tradizionale Speciale Maturità di Repubblica.