giovedì 19 agosto 2010

Videa CDE che?

Videa-CDE fa dei Blu-ray di merda. Lo si dica in giro.

IL LABIRINTO DEL FAUNO
Contenuti extra dell'edizione americana:
  • # Director's Prologue (SD, 1 minute)
  • # Director's Commentary
  • # The Power of Myth (SD, 15 minutes)
  • # Pan and the Fairies (SD, 31 minutes)
  • # The Color and the Shape (SD, 4 minutes)
  • # The Lullaby: The Melody Echoes the Fairy Tale (SD, 5 minutes)
  • # The Charlie Rose Show Excerpt (SD, 50 minutes)
  • # The Director's Notebook (HD interactive pages/SD video content, 18 minutes)
  • # Storyboard Comparisons (SD, 6 minutes)
  • # VFX Plate Compare (SD, 2 minutes)
  • # Comics (SD, 4 minutes)
  • # Photo Galleries
  • # Marketing Campaign Materials (SD, 6 minutes)
Contenuti extra dell'edizione italiana Videa-CDE
  • Galleria fotografica
  • Spot televisivi
Chissà se hanno riservato lo stesso trattamento a altri due filmoni che hanno in catalogo, The Hurt Locker e The Road. Io nel dubbio sicuramente non li comprerò in Italia.

lunedì 16 agosto 2010

Morirà prima la gallina o l'uovo?

SOPRA: UN UOVO IN BLU-RAY. O BLU-RAY IN UN UOVO.


Ci sono argomenti di cui non smetterei mai di parlare: la malvagità di Facebook, la meravigliosità di Lost, la necessità dell'Alta Definizione, l'inutilità del 3D. Oggi parliamo di questi ultimi due.

Sono stato colpito da due notizie degli ultimi giorni: il raddoppio delle vendite di Blu-ray in Germania rispetto all'anno precedente, e la "crisi" del Blu-ray in America a causa di streaming e noleggi via Internet (strumenti che, a livello commerciale, in Europa non hanno ancora preso piede). Un'altro articolo (di stampo economico) mi ha fatto venire in mente il titolo di questo post, affermando che il Blu-ray è una tecnologia che è in ritardo rispetto allo streaming, e in anticipo rispetto alla reale necessità dell'alta definizione. Ora, sarà che l'articolo è di stampo più economico che tecnologico, ma a me questo pare un'interessato e sfacciato rovesciamento della frittata.
E' lo streaming ad essere troppo in anticipo. Non esiste ancora, e chissà quando esisterà, una rete a diffusione capillare e a banda talmente larga da permettere lo streaming di contenuti in alta definizione o addirittura in 3D, dove per ogni fotogramma HD ne vanno trasmessi sei (tre per ogni occhio) nello stesso arco di tempo (1/24 di secondo).
Come può lo streaming diventare il principale canale di diffusione della produzione cinematografica? Non s'è mai sentito che lo sviluppo è stato fermato perché i consumatori "si accontentano". Che i consumatori si accontentino del DVD o della fruizione via streaming, non trovando necessaria l'alta definizione, è un fatto ininfluente. Per superare la tendenza "conservatrice" dei consumatori esistono i cosiddetti periodi di transizione: la vecchia e la nuova tecnologia convivono, e poi gradualmente la vecchia tecnologia viene fatta sparire dal mercato. La vecchia tecnologia è il DVD (una gallina per il brodo), la nuova tecnologia è il Blu-ray (la classe dirigente delle galline). Lo streaming è l'uovo.
Come fa il Blu-ray ad essere "in ritardo" rispetto allo streaming, come asserisce il folle articolo economico su citato? E' lo streaming ad essere prematuro per le sue potenzialità. Adattare il principio della distribuzione in streaming alla situazione tecnologica di oggi rende lo streaming una tecnologia obsoleta in partenza. E' stupido, da parte dei produttori e distributori, sostenere lo streaming (obsoleto, per giunta) quando è già in atto una fase di transizione, dal DVD al Blu-ray.
Quanto alla perfettibilità del Blu-ray, al momento si prevedono solo dischi più capienti. E la capienza non è ciò che serve al cinema. Un miglior servizio all'immagine lo può fare la risoluzione 4k (sperimentata anche da Youtube, recentemente), ma lo sfruttamento di una tale risoluzione è legato alla produzione di televisori (roba dagli 80'' in su, per tacere poi della densità dei pixel, della frequenza di aggiornamento, e del consumo) e proiettori, e le trasmissioni televisive. Tutta roba che per diventare commercializzabile farà in tempo a lasciar sedimentare il Blu-ray per qualche anno.

Quanto a follia Variety non è da meno. Posso capire che il Blu-ray stenti ad affermarsi. La cosa mi dispiace, la trovo ingiusta. Ma ancora più ingiusto trovo se gli analisti sono convinti di aiutare il Blu-ray... con il 3D!
E' vero che è il mercato a comandare, la domanda dei consumatori. Posso capire che i consumatori non considerino ancora sufficiente l'HD a fare la differenza con i DVD, dei quali si accontentano. Ma se i consumatori considerano sufficiente invece il 3D la questione è preoccupante, e comincio a credere che non dipenda dalla superficialità dei consumatori ma dall'ignoranza cronica degli stessi imprenditori e produttori, che non capiscono cos'hanno tra le mani e di conseguenza comunicano lucciole per lanterne ai consumatori.
Come si può considerare il 3D un'innovazione maggiore dell'HD? Sia in termini tecnici che in termini culturali il 3D è un passo indietro, mentre l'HD è un'innovazione evidente. Il 3D è una tecnologia addirittura PRECEDENTE alla cinematografia, applicato poi commercialmente al cinema negli anni '50, e non prese piede all'epoca della sua nascita e non lo farà nemmeno adesso. Che vantaggi ha il 3D di oggi rispetto a quello degli anni '50? Un minore impatto sulla qualità dell'immagine (prima i colori erano alterati, ora è leggermente alterata solo la luminosità... nel migliore dei casi). E basta. Gli occhialini sono persino più pesanti. Se ci liberassimo degli occhialini scomparirebbero i difetti di alterazione dell'immagine e di fastidio per lo spettatore. E quand'anche accadesse, il 3D rimarrebbe solo un effetto speciale. E il pubblico agli effetti speciali si abitua presto. Quando si sarà abituato a un effetto speciale che gli è costato il 50% in più al cinema, l'acquisto di un nuovo televisore, l'acquisto di un nuovo lettore (solo la Playstation 3 e pochi modelli di lettori Sony sono aggiornabili al 3D via software), quello sì che sarà stato uno spreco. Perché al contrario dell'HD, il 3D è una tecnologia che verrà *superata*, non *aggiornata*. Non ci sarà qualcosa di meglio del 3D, il 3D non sarà stato che un giocattolo usa e getta. L'HD è invece una tappa, necessaria per lo sviluppo. Verrà superato, ma è comunque imprescindibile. Che il consumatore sia attratto più dal 3D (un'innovazione che vede) che dall'HD (un'innovazione che non riesce a vedere) passi. Che la stessa illusione colpisca anche i produttori, passi anche quello. Ma che l'abbaglio lo prendano pure i giornalisti e analisti, e no! O sono asserviti a qualche interesse o sono troppo vecchi per capire dove sta andando il mondo (pure loro!).

Tutto ciò a difesa della causa del Blu-ray, che è talmente giusta e naturale (per i motivi suddetti) che riuscirà a farsi spazio fra le ingiustizie, le indifferenze e le incompetenze. Voler ignorare la necessità dell'Alta Definizione è sbagliato (e ecco un possibile scenario a dimostrarlo).

venerdì 6 agosto 2010

Giffoneide /3: I film in concorso


Ho lasciato passare un po' di tempo. Fare i resoconti è faticoso, e soprattutto ti mette in crisi. Perché fare un resoconto? Per condividere? Per ricordare? Ma è necessario? Boh. In preda a tali dubbi, con meno slancio ed entusiasmo ho affrontato quest'ultima parte del resoconto giffoniano, che la sorte crudele ha voluto fosse anche la più interessante (per me).
Gli ultimi omaggi da rendere sono per i film in concorso, il succo del festival, la cosa che mi ha più stupito e appagato. Non mi metterò a commentare ogni singolo film (l'ho già fatto, su Banda PM). Sarò invece schematico: copertine, trailer, pro e contro, voto in stellette (da * a *****, con il ♥ bonus che si spiega da solo). Non metto trame/riassunti/sinossi... lascio la suggestione a locandina e trailer (in lingua originale, per giunta :P). Annoto anche i registi esordienti, e i premi vinti a Giffoni (il premio principale è il Grifone [d'oro, ma non si dice :P] per le categorie +13 e +16, più vari premi degli sponsor).

I film che ho visto erano delle categorie Generator +13 e Generator +16, ovvero votati dai ragazzi dai 13 ai 15 e dai 16 ai 19. Ma sono tutti talmente belli e talmente poco "per ragazzi" che continuare a fare questa distinzione adesso è inutile. Nelle stesse categorie ho visto anche sei cortometraggi, ma non mi hanno folgorato come i lungometraggi. Solo un paio sono degni di nota: Motoguzzi (cortometraggio turco praticamente muto su due bambini che vivono in una landa ghiacciata e vanno a scuola grazie a una Moto Guzi con sidecar), e l'altro è Old Fangs, unico corto d'animazione in concorso, già presentato al Sundance, e diretto da Adrien Merigeau (curatore degli sfondi del film recentemente nominato all'Oscar The Secret of Kells e del prossimo Song of the Sea). E grazie al Sundance abbiamo la versione integrale del corto in HD su YouTube:


E ora passiamo ai lungometraggi:

13 Semester (Germania, 102')
Trailer

PRO: commedia giovanile, storia di formazione fra appartamenti in affitto, università e Erasmus
CONTRO: non troppo originale, concept simile a (500) giorni insieme, brodo un po' allungato

Voto: ***

Regista esordiente.

Blessed (Australia, 113')
Trailer

PRO: storie realiste e tragiche, cast corale, attrici formidabili (nel ruolo delle madri), regiafotografiamontaggio da maestri
CONTRO: -

Voto: ***** ♥

Vincitore del premio Grifone (+16)

Bo (Belgio, 90')
Trailer

PRO: tematica di attualità (escort minorenni), disagio familiare
CONTRO: niente

Voto: ****

Vincitore dei premi speciali Grifone d'alluminio e Grifone di cristallo (premi degli sponsor)

O contador de histórias (Brasile, 110')
Trailer

PRO: brava e particolare l'attrice (che assomiglia a Ambra Angiolini), tratto da una storia vera
CONTRO: a tratti troppo moralista (il moralismo si misura dalla quantità di applausi del pubblico di ragazzi :P)

Voto: ****

Vincitore del premio Amnesty International e ARCA Cinemagiovani (+13)

Cracks (Regno Unito/Irlanda/Spagna, 104')
Trailer

PRO: regista figlia d'arte (Jordan Scott, figlia di Ridley) ma dallo stile personale, storia torbida ma intima, attrici protagoniste magnifiche, Eva Green praticamente da Oscar, colonna sonora di Javier Navarrete (Il labirinto del fauno). Capolavoro.
CONTRO: -

Voto: ***** ♥

Regista esordiente.

Vincitore del Gran Premio della Giuria (votato dai maggiorenni della categoria +16) e premio ARCA Cinemagiovani (+16)

Le Journal d'Aurélie Laflamme (Canada, 108')
Trailer

PRO: divertente con punte di genialità, protagonista brava e simpatica, Bridget Jones in miniatura
CONTRO: per ragazzi (anzi ragazze), tratto da una serie di libri quindi aspettiamoci una serie di film

Voto: ***

Regista esordiente.

Oscar et la dame rose (Francia/Belgio/Canada, 105')
Trailer

PRO: delicato, divertente, commovente. Scritto e diretto dall'autore del romanzo da cui è tratto (Eric-Emmanuel Schmitt), ottimi il bambino e la "dame rose" Michèle Laroque
CONTRO: -

Voto: ***** ♥

Vincitore del premio Grifone (+13) e premio Cinecircoli Giovanili Socioculturali "Percorsi creativi" 2010

La Rafle (Francia, 115')
Trailer

PRO: epico, commovente, bravi attori (fra cui due attrici francesi che avevo appena visto, le protagoniste di Il concerto e Lourdes rispettivamente Mélanie Laurent e Sylvie Testud) e un ottimo Hitler, Udo Schenk.
CONTRO: che sia l'ennesimo film sulla Shoah può essere considerato un difetto? Male non fa.

Voto: ****

Vincitore del premio del pubblico (+13)

Retratos en un mar de mentiras (Colombia, 90')
Trailer

PRO: on the road, musica sudamericana, sporadiche situazioni surreali
CONTRO: la protagonista muta non cattura l'attenzione come vorrebbe, al contrario del cugino ciarliero che regge tutto il film. Anche l'impegno politico (la piaga degli sfollati in Colombia) fallisce nel suo intento e del film rimane solo la parte "commedia".

Voto: ****

Regista esordiente.

Sebbe (Svezia, 83')
Trailer

PRO: storia di disagio familiare e sociale, efficace il senso di solitudine e oppressione del protagonista
CONTRO: un po' lento

Voto: ***
Udaan (India, 137')
Trailer

PRO: storia di formazione, drammatica ma con momenti comici, canzoni originali di commento, attori (giovani e non) molto bravi, declamazione di poesie originali (belle)
CONTRO: -

Voto: ****

Regista esordiente.

Vincitore del premio del pubblico (+16) e premio miglior colonna sonora (assegnato dal Conservatorio di Salerno)

Giffoneide /2: La sostanza

Come previsto, non ce l'ho fatta. Dovevo vedere molte cose, ma per un motivo o per un altro me ne sono perse parecchie. Certo sono altrettante quelle che sono riuscito a vedere, tante da non potermi permettere minimamente di lamentarmi. Anzi, mi hanno lasciato ben sazio.

Cominciamo con quello che mi sono perso.
I concerti, pur apprezzatissimi dai bambini e ragazzi, sono la cosa più noiosa e persino fastidiosa del festival. Non quando a farli sono però gente del calibro di Baustelle, Carmen Consoli e Elio e le storie tese. I Baustelle mi hanno avuto fra il loro pubblico. Ho avuto modo di rendermi conto che anche loro fanno canzoni più o meno simili l'una a l'altra, ma li ho comunque apprezzati, soprattutto la tastierista scatenata Rachele Bastreghi che compensa la flemma del frontman Bianconi.
Consoli invece l'ho perduta a causa di una triste realtà: non ero l'unico a volerla sentire. Uscito dal documentario su Carlo Rambaldi (spiego dopo) ho trovato una fila pazzesca all'entrata dell'Arena Sordi, dove si teneva il concerto. Non che la fila fosse un problema (io avevo il pass!), il problema era la scarsità di posti a sedere. Mi è dispiaciuto molto perdermela.
Così come mi è dispiaciuto perdermi Elio e le Storie Tese, a cui ho preferito il film italiano La pivellina (spiego dopo). Entrambi gli eventi sono però stati interrotti da una pioggia torrenziale che non sembrava voler mettere fine all'esistenza della specie umana, e ci stava riuscendo.

Altro evento che mi sono perso integralmente è stato Masterclass, il ciclo di incontri/lezioni con alcuni importanti nomi del cinema italiano: Giovanni Veronesi, Pupi Avati, Maccio Capatonda, Ligabue, Pippo Del Bono, Giuseppe Piccioni, Gianni Minà. La location delle masterclass erano le Antiche Ramiere, situate in culo alla luna rispetto al resto degli eventi festivalieri, il che mi ha costantemente scoraggiato dal raggiungerle (non tanto per pigrizia, quanto per il tempo necessario a spostarsi). Inoltre spesso le masterclass si sovrapponevano ad altri eventi, fra cui le proiezioni dei film in concorso. Insomma alla fine ho rinunciato a tutte.

Ho fatto un po' schifo anche sul fronte cortometraggi. Purtroppo il Piccolo Missionario non se ne occupa, quindi non abbiamo potuto dar loro la priorità, ma avrei voluto guardarli tutti, anche perché con gli orari non creavano problemi.
Dei corti in concorso abbiamo visto solo quelli proiettati in coppia con i lungometraggi, negli ultimi tre giorni di festival, per un totale di sei corti (tre della categoria +13 e tre della +16, ne parlerò poi). Altrettanti me ne sono persi.

Mi sono poi perso TUTTI i corti italiani della sezione "Verso sud", e TUTTI (tranne uno) i corti della categoria in concorso "Sguardi inquieti" (+18). Me tapino. Sono riuscito a vedere solo Echo, film polacco molto inquieto (adatto alla categoria...). Due ragazzi uccidono una ragazza, così. Poi piangono, molto forte. Fine. Per citare uno spettatore del film Paranoid Park: "ma che cazz'è?".

Delle sezioni fuori concorso ho visto tutti i tre corti della sezione "Diritto d'amore" (promossa da Amnesty International), e solo quattro degli otto cortometraggi d'animazione della sezione fuori concorso "Shorts of Love". Alcuni di questi li ho anche linkati via twitter durante il festival, essendo riuscito a trovarli online in versione integrale:
A parte l'ultimo, sono tutti ottimi corti.

Infine ho mancato anche alcuni film italiani che volevo vedere. C'era una rassegna di film italiani che si svolgeva parallelamente al concorso (li avevo elencati qui) al pittoresco Giardino degli Aranci, un cortile con proiezione all'aperto. Mi sono perso Fuori dal mondo di Giuseppe Piccioni (inizialmente per ignoranza, poi ho capito che era un regista da seguire, ma era troppo tardi...), Due vite per caso, film sul G8 di Genova con Isabella Ragonese, e Nati stanchi, primo film del duo comico Ficarra & Picone.

Gli altri italiani però li ho visti tutti.
Ho rivisto il bellissimo La prima cosa bella di Virzì, piaciuto anche alla cricca di amici, che invece ha disprezzato con sdegno misto a nausea La strategia degli affetti, di Dodo Fiori, un film sullo sbando della piccola borghesia cittadina, e sulle disturbate conseguenze che può generare (rapporti maniacali fra familiari e amici). A me il film non ha fatto schifo, l'ho trovato una storia interessante, e interessante è anche lo sguardo dell'autore (regista e sceneggiatore), la necessità di voler raccontare proprio questa storia, anche se il suo stile non riesce a distinguersi dal resto del cinema italiano giovane di questi ultimi anni. Infatti un film molto simile è quello che ho visto il giorno dopo, La fisica dell'acqua, di Felice Farina. Anche qui una torbida storia viene a galla dopo l'accumularsi di piccole situazioni esasperanti. Pare che l'andazzo del nuovo cinema italiano sia quello di andare a cercare l'orrore nella vita quotidiana, il marcio che si nasconde dietro (o che è la base di) l'apparente benessere dell'italiano medio (di mezza età, adolescente, o persino bambino, come in La fisica dell'acqua). E' una scelta che ha un senso, ma sembrano registi che non hanno qualcosa da dire, che con la messa in scena vogliono dire qualcosa, che si mettono semplicemente al servizio della storia. E' per questo che io comunque apprezzo questo tipo di film, perché guardo spesso più alla storia che alla forma, allo stile. Ma la storia da sola non può fare il film, e se ci accontentiamo di film monchi, difficilmente il cinema italiano tornerà agli antichi splendori. Per fortuna c'è chi non si accontenta. Alla visione di questi film io e il collega Luca abbiamo invocato i nomi di Sorrentino e Garrone, nostre ancore di salvezza.
Il giorno seguente toccava al tanto atteso La pivellina, titolo da film porno (cit. collega Luca) che per la larga distribuzione è stato sostituito con Non è ancora domani. Per niente atteso era invece la pioggia che ha decimato il già scarso pubblico del Giardino degli Aranci. L'ultimo spettatore rimasto (io) si alza pochi minuti prima del diluvio universale. Eravamo arrivati a circa metà film. Del film ho potuto capire solo che era molto interessante. Girato in digitale, con attori non professionisti (una famiglia circense) e una sceneggiatura che è più un canovaccio affidato all'improvvisazione e modellato sulla protagonista, la pivellina di quattro anni che dà il titolo al film. Peccato non averlo potuto vedere interamente, chissà quando ricapiterà l'occasione (distribuzione pessima).

Altri due film italiani li ho visti invece al cinema Valle, la seconda sala a disposizione del festival. Erano Il cuore altrove di Pupi Avati e Marpiccolo di Alessandro Di Robilant (che credevo essere un giovane, invece ci ha già la sua bella esperienza). Le storie in costume di Pupi Avati a me piacciono molto, ed è un regista al servizio degli attori, che dalle sue storie e dalla sua regia vengono tutti valorizzati (in questo caso Neri Marcoré al suo esordio da protagonista, Vanessa Incontrada [purtroppo ridoppiada], Nino D'Angelo).
Marpiccolo è un film sorprendentemente bello e l'unico fra questi "fuori concorso" ad essere vagamente in tema con il concorso: protagonista un ragazzino, proveniente da una famiglia disagiata ma che non ha perso/non vuole perdere la dignità, la dura realtà della strada e della malavita.

Concludo con i due documentari che hoi visto, molto deludenti: Carlo Rambaldi - L'occhio, la mano, il viaggio di Victor Rambaldi, e Zarema e le altre, di Giuseppe Carrisi.
Il primo è un documentario su Carlo Rambaldi, tre volte premio Oscar per gli effetti speciali di E.T., King Kong e Alien, realizzato da suo figlio Victor. Un documentario che oltre a celebrare il successo e l'autorevolezza internazionale di Rambaldi, ne racconta anche la genesi da umile artista/artigiano. Troppo autocelebrativo, dà la parola solo a Rambaldi, senza andare a cercare il parere dei suoi collaboratori più celebri (io aspettavo un'intervistina a Spielberg...) o un punto di vista meno italiano e più americano su questo artista.
Il documentario di Carrisi è invece sulle donne kamikaze in Cecenia, realizzato nella forma della docu-fiction, quindi orribile a vedersi. Persino i ragazzi della giuria, nel dibattito col regista, non si sono risparmiati una critica al montaggio. Si sono risparmiati la critica invece alla pessima "attrice", Marina Tuzikova, presente anche lei al dibattito. Presente e basta. Un ragazzo russo le ha chiesto di esprimersi in merito alla questione cecena, e lei: "io politica zero. eheh".

Uff... pensavo di cavarmela con due post, invece bisogna farne anche un terzo. La sostanza vera, stavolta: i film in concorso... →

[foto (non tutte): © PM - Piccolo Missionario]

Giffoneide /1: La forma

Come quelli che tornano da una crociera Costa, il post-Giffoni è per me è insopportabilmente traumatico. Dopo aver assaporato per una settimana una routine fatta di cinema, cinema, alpinismo (poi spiego), e ancora cinema, tutti i giorni, a tutte le ore, tornare alla routine fatta di ufficio, pranzo dalla nonna, spesa al discount e televisione generalista può davvero buttarti giù. Mi risolleva un po' il morale l'aver ritrovato, a casa, lo scintillante computer nuovo, che da qualche giorno sto montando e configurando per renderlo a mia immagine e somiglianza e crogiolarmi con lui nella nostra perfetta simpatia.
Due cose ti rimangono incise nella mente dopo essere stato al Giffoni Film Festival: François Truffaut e il “Waltz II” di Shostakovich. Truffaut, ospite a Giffoni nel 1982, disse che di tutti i festival quello di Giffoni era “il più necessario” (e da quel giorno per Giffoni arrivò la gloria internazionale e imperitura). Ora Truffaut ha intitolati, a Giffoni, una strada, un premio, e una sala cinematografica:
Il valzer di Shostakovich è invece il leit motiv del festival: non conosco le origini di questa scelta, ma sta di fatto che viene sparato durante tutti i maggiori eventi della giornata festivaliera, e diventa il tormentone che chiunque si ritrova a fischiettare quando meno se lo aspetta.
Inutile dire che mi ritrovo a fischiettarlo anche adesso, e le lacrime scorrono a fiumi.

Un'altra cosa è rimasta incisa nella mia mente, ma mi vergogno a dirla perché non è per niente professionale: la dipendenza da pass. Il pass “Press” è quello dato ai giornalisti, e io ce l'avevo! Non perché sia giornalista (diovenescampieliberi) ma perché ero accreditato per conto del Piccolo Missionario, che mi ha onorato non solo di collaborare con la sua sezione Cinema, ma di inviarmi a Giffoni, realizzando un po' di sogni che avevo (andare a un festival, andarci da accreditato, andare a Giffoni). E insomma questa tesserina che danno ai giornalisti praticamente apre tutte le porte: film, incontri con gli ospiti, buffet serale. Gratis. Entrare dove gli altri non possono entrare, entrare dove IO non sarei mai potuto entrare, non ha prezzo.

Prima di passare ai film ti devo, o lettore, una spiegazione riguardo all'accenno di poco fa all'alpinismo. Io e il collega Luca abbiamo alloggiato presso il convento dei frati cappuccini di Giffoni Valle Piana, situato non proprio sul cucuzzolo della montagna, ma comunque al termine di una via cruc... ehm, ripidissima salita.

Al collega Luca la salita non faceva né caldo né freddo, anzi se la faceva anche più di una volta al giorno. Io invece ho spesso rischiato di rimetterci le penne, non essendo proprio in formissima... l'espressione “sudare sette camicie” mi si è rivelata d'improvviso in tutto il suo tragico realismo. In compenso la vita conventuale non era affatto male. Le stanze/celle erano molto comode, e le campane assordanti erano comunque utili a svegliarci in tempo. Mangiavamo e discutevamo (più il filosofo collega Luca, che il sottoscritto...) con i giovani postulanti (futuri frati) e gli anziani e saggi frati cappuccini. Fralaltro, solo ora mi accorgo dell'ironia della sorte: a colazione c'era di tutto, ma proprio di tutto... tranne il cappuccino! L'hanno fatto apposta, ne sono sicuro. Ora si spiega anche la faccia di Fra' Tommaso quando gli ho chiesto un caffellatte, il primo giorno.
Fondamentale poi per le altre questioni logistiche e per l'intrattenimento serale è stato il supporto della popolazione locale, rappresentata dall'ambasciatrice Valentina, la sua famiglia e la sua cricca di amici. Ci hanno scarrozzato a destra e a manca, ci hanno preparato pasti luculliani (lì quello in difficoltà è stato il collega Luca... a ciascuno il suo!) e hanno stordito con i fumi dell'ebbrezza la nostra guida fisica e spirituale Elena/Xalira, che grazie al cielo è sopravvissuta al trattamento ed è riuscita persino ad arrivare a Torino, ieri, per il concerto di una certa band irlandese di cui sono appassionati solo lei e qualche altro milione di giovani sbandati.
E dopo la forma, la sostanza... →

[foto (non tutte): © PM - Piccolo Missionario]