venerdì 29 maggio 2009

La solita Arena...

L'unico motivo per cui vorrei vivere al Nord è poter andare spesso all'Arena di Verona. Credo sia il luogo migliore al mondo per vivere uno spettacolo.
E domani si terrà uno spectacular spectacular che dire "da pelle d'oca" è un eufemismo... possiamo dire che è uno spettacolo CHE DEPILA!

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Cocciante (che all'Arena ha battezzato le sue famose opere popolari Notre Dame de Paris e Romeo e Giulietta, quest'ultima fralaltro ovviamente ambientata a Verona) per la prima volta canterà lui stesso le canzoni che scrisse per questi musical, oltre che a cantare i suoi più grandi successi. Oltre a lui ci sarà l'Orchestra e il Coro dell'Arena di Verona, che suoneranno le musiche cocciantiane arrangiate per l'occasione da Leonardo De Amicis, e ci saranno anche ospiti come gli artisti che hanno interpretato i musical suddetti (non so se solo gli italiani Giò Di Tonno e Lola Ponce (sicuramente) o anche altri, compresi gli interpreti originali francesi di Notre Dame de Paris)
Per i disgraziati che hanno ritenuto troppo faticoso prenotare un posto e farsi un viaggetto a Verona (eccomi) RTL 102.5 seguirà l'evento in diretta dalle 21.

mercoledì 27 maggio 2009

I Pini di Roma...

...o almeno quelli di Tor Vergata.

Stamattina mi sono affacciato al balcone e ci sono stato qualche minuto, aspettando che calasse dal cielo la voglia di studiare (che mi era indispensabile in vista di un certo test di analisi di Fourier, domani). Mi sono ritrovato a riflettere su quanto fastidio danno gli uccellini la mattina, su quanto scagazzano sul balcone dove quindi non posso appoggiarmi, su quelle strane cose che crescono sugli alberi di fronte... cosa sono? Pigne?! Ma allora... gli alberi sono pini! I famosi Pini di Roma, eccoli qui! L'entusiasmo si smorza al pensiero della resina (o qualunque cosa sia) che mi stanno colando sulla macchina nuova, che per la prima volta ho portato a Roma.

Ma dai miei problemi mondani l'attenzione si è distolta quando ho notato che alberi non v'erano solo nel cortile di fronte al mio, ma disseminati bensì in tutte le strade vicine. Ho pensato allora all'anidride carbonica che trasformano in ossigeno, e che l'aria che respiro qui non è poi così malata grazie a tutti questi alberi (nonostante alla sera si veda la cappa grigiastra di zozzeria che sovrasta l'Urbe). Ho pensato che questa periferia fa veramente schifo ar maiale (espressione che ho imparato qui), ma in compenso ci sono queste macchioline di verde, che ho cerchiato in verde nella foto gentilmente concessa da Google Maps, mentre il quadrato in giallo è dove abito io.

[Per la cronaca, è talmente periferia che non ci arriva nemmeno Google Street.]

Perché non ricordarlo?

Ricordiamolo:

lunedì 25 maggio 2009

Caccia allo Strega

Sono stati comunicati (due settimane fa) i dodici candidati al premio Strega, competizione da cui quest'anno la Mondadori si è ritirata dopo aver vinto per due anni di seguito (con Come Dio comanda e La solitudine dei numeri primi), cosa un po' ipocrita perché se si guarda l'albo d'oro del premio a occhio la Mondadori sembra l'editore più presente.
I salotti buoni della letteratura italiana io non li conosco, perciò non nutro per il premio Strega lo stesso amore che nutro per gli Oscar, per dire. Però il premio Strega è sicuramente il più "pop" d'Italia, e siccome io, riguardo a quel poco di letteratura contemporanea che leggo, sono molto "pop", è inevitabile che questo tipo di libri mi piacciano. In realtà non è vero, non mi piacciono tutti. Di solito mi piace solo il vincitore. Me ne sono accorto qualche anno fa, quando in tempi non sospetti mi innamorai di Il viaggiatore notturno (2005) di Maurizio Maggiani che veniva presentato in non ricordo quale trasmissione televisiva. Me ne innamorai perché se mi piazzi la parola "viaggio" nel titolo è inevitabile. Fattostà che non lo comprai (come tante cose che mi intrigano e che poi dimentico). Poi in estate capto nell'etere una voce confusa riguardo al vincitore del premio Strega, che pare essere proprio quello. Allora mi fiondo in libreria deciso a comprarlo, e fralaltro lo trovo pure in edizione economica, cosa che non disdegno. In edizione economica è davvero un libricino. Lo leggo al volo e rimango a bocca aperta per la meraviglia. Peccato che duri così poco. Ma vabè, una bella scoperta, sono felice.

L'anno successivo, sempre in tempi non sospetti, cattura la mia attenzione il romanzo Caos Calmo (2006), di Sandro Veronesi. Non è l'ossimoro del titolo quello che mi attrae (anzi, lo trovo un trucchetto ormai abusato), ma la trama: un tizio passa le giornate seduto in una macchina parcheggiata davanti la scuola della figlia, e tutti i suoi parenti e conoscenti vengono a fare il pellegrinaggio presso di lui. Anche in questo caso non lo compro. Arriva l'estate. Vince il Premio Strega. Entro in libreria e l'edizione economica non c'è, ma fa niente, finalmente lo compro. Lo leggo e ci trovo la trama di cui sapevo, e come sospettavo mi piace, molto. Poi vabè, esce il film, così così.

L'anno successivo, sempre in tempi non sospetti, esce il nuovo libro di Niccolò Ammaniti, Come Dio comanda (2006). Non ho idea di cosa parli, ma è Ammaniti, quello di Io non ho paura, va comprato. E lo compro, appena esce (quindi di edizioni economiche non se ne parla). Mi piace tantissimo (poi vabè, esce il film, una delusione terribile da un altro autore che idolatro, Gabriele Salvatores). Che poi arriverà l'estate e il libro vincerà il premio Strega era inevitabile, sono condannato.

E invece no. L'anno successivo esce questo libro del giovane fisico e scrittore esordiente Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi (2008). Ne sento parlare molto, ma non riesco a capire la trama. Non lo compro. Arriva l'estate. Vince lo Strega. Non lo compro ugualmente.

Si è interrotta la tradizione? In realtà, dopo tanto parlare di quest'ultimo libro, credo che potrei anche comprarlo, leggerlo e apprezzarlo anche molto, però dovrei farlo almeno prima dello Strega di quest'anno, che è imminente (finalisti: 18 giugno, vincitore: 2 luglio). E non se ne parla proprio, dacché per Pasqua ho comprato dodici libri, uno meglio dell'altro, e tutti non aspettano altro che mi decida a finire di rileggere il Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov (cosa che si è rivelata più difficile del previsto) per dedicarmi a loro. Inoltre mi sono dato la pena di leggere le trame dei dodici candidati allo Strega di quest'anno, e ce ne sono cinque che hanno attirato molto la mia attenzione (nonostante non avessi minimamente sentito parlare di NESSUNO di loro, prima di stamattina... e anche è questo è contro la tradizione di cui sopra). Quindi ci sono almeno 18 libri che ho più voglia di leggere prima de La solitudine dei numeri primi. Si è interrotta la tradizione.

Ma poco importa, può riprendere con uno di questi libri, le cui trame sono quelle che mi hanno più intrigato fra i dodici candidati al principale premio letterario italiano (o meglio, quelle rimaste dopo aver scremato quelli dedicati alla Resistenza e al periodo del terrorismo in Italia, oltre a quelli poco interessanti):
  • La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo
    Gaetano Cappelli, ed. Marsilio
    Storia di un gallerista a cui piacciono le vedove e il Rinascimento. Un giorno gli si presenta una vedova con una preziosa statua rinascimentale di un Santo. Va in brodo di giuggiole. Ovviamente c'è dell'altro, ma sembra molto divertente come storia.
  • I frutti dimenticati
    Cristiano Cavina, ed. Marcos y Marcos
    Storia di un uomo che credeva di non avere un padre, quando invece questo si rifà vivo, proprio mentre lui sta per avere a sua volta un figlio. Le storie di padri mi vedono sempre in prima fila.
  • L'istinto del lupo
    Massimo Lugli, ed. Newton Compton
    Lupo è un ragazzo che vive a cavallo fra il mondo dei ricchi e quello dei poveri disgraziati, e quindi diventa violento e si fa travolgere dai tumulti degli anni '70. Unico noir metropolitano in gara, scritto da un cronista di nera per Repubblica. Anche qui c'è una parolina magica, di quelle che mi attraggono: lupo.
  • Stabat mater
    Tiziano Scarpa, ed. Einaudi
    Cecilia è una ragazzina che vive in un orfanotrofio di clausura a Venezia, dove si imparano le arti nobili, nel suo caso suonare il violino. Un giorno arriva un nuovo insegnante, che si chiama Antonio Vivaldi, e tutto cambia. La Mondadori non c'è, ma c'è Einaudi, e con un autore che fa le scarpe a tutti gli altri a priori. Ma soprattutto una bella storia.
  • Il bambino che sognava la fine del mondo
    Antonio Scurati, ed. Bompiani
    Nel nord Italia i bambini di una scuola materna accusano gli adulti di azioni orribili. C'entrerà qualcosa un bambino sonnambulo di trent'anni prima, che era solito sognare la fine del mondo? Una trama che starebbe bene in Lost, quello che ci vuole nell'attesa della prossima stagione, a gennaio 2010.
Mi piacerebbe che a vincere sia uno di questi (e precisamente o Stabat mater o I frutti dimenticati, e ancora più precisamente quest'ultimo), ma in realtà pare avere molte chances un romanzo che ha la sua forza più nell'autrice che nel libro: L'ultima estate, di Cesarina Vighy, ed. Fazi. L'autrice è un'esordiente settantenne, malata terminale di Sla, che ripercorre con maturità e gioia di vivere il suo passato intrecciato con la Storia italiana. Sponsorizzato da una trendsetter come Daria Bignardi.

lunedì 11 maggio 2009

Il mio primo Ikea

Ho appena finito di montare il mio primo mobile Ikea, la sedia girevole con braccioli Nominell, alla modica cifra di 114 Euro.



Unico dramma: ho montato i braccioli al contrario. Non ne risentirà l'ergonomia, ma di certo il prezioso design di Olle Lundberg è perduto per sempre...