E gli entusiasti di Facebook invece di congratularsi per l'ennesima volta con Milena Gabanelli hanno deciso che questa doveva essere l'Eccezione, che stavolta Report ha toppato, che non si è informato abbastanza, che si è comportato conservativamente.
L'inchiesta di Report (a firma di Stefania Rimini, qui la trascrizione, in replica integrale su Rai.tv, e alle 17:00 l'autrice parteciperà a una videochat con gli spettatori) non ha toppato, non ha riportato falsità e, soprattutto, non è stata parziale.
Nel servizio si è fatto notare, con una precisione tecnica che non mi sarei aspettato (nonostante adesso sull'Unità la Gabanelli si sia dovuta giustificare dalle accuse di superficialità dicendo che stavano parlando a un pubblico generalista), come Facebook riesca a profilare i suoi utenti più di quanto essi stessi non vogliano/credano/possano decidere, tramite il famoso pulsante "Mi piace", e di come questi profili/dossier siano ghiottonerie per gli inserzionisti, nonchè palesi violazioni della privacy.
Ce n'è anche per Google, che opererebbe una profilazione simile dei suoi utenti e sempre per gli stessi scopi pubblicitari.
E tutto questo è verità, checché se ne dica oggi in giro. Ed è stato spiegato in maniera non solo chiara, ma persino molto approfondita, e senza errori. E, soprattutto, non è stata parziale. A fronte di questo "allarmismo" infatti, dal servizio di Report ne escono positivamente servizi come Wikipedia e Twitter. Quindi c'è stato anche spazio per gli aspetti positivi dell'"interconnessione e condivisione". E' stato soltanto rimarcato che, in nome di questi principi che sono progressisti e positivi, qualcuno si sta approfittando (lecitamente sì, ma perché c'è un vuoto legislativo) dei dati personali che gli utenti, per interconnettersi e condividere, devono per forza pubblicare.
Con quel servizio Report ha fatto molto meglio dell'entusiasmo tecnologico di Wired, per esempio, perché Wired parla a una nicchia, Report parla al pubblico di Rai 3 (che sarebbe pure quello una nicchia, ma molto più ampia).
I social network sono l'invenzione del secolo e definiranno il futuro, io ci credo. Ma fra questi, oggi come oggi, Facebook è Il Male. Finché non si conciliano le necessità di condivisione con il diritto alla riservatezza, da Facebook ci si deve tenere alla larga.
L'inchiesta di Report (a firma di Stefania Rimini, qui la trascrizione, in replica integrale su Rai.tv, e alle 17:00 l'autrice parteciperà a una videochat con gli spettatori) non ha toppato, non ha riportato falsità e, soprattutto, non è stata parziale.
Nel servizio si è fatto notare, con una precisione tecnica che non mi sarei aspettato (nonostante adesso sull'Unità la Gabanelli si sia dovuta giustificare dalle accuse di superficialità dicendo che stavano parlando a un pubblico generalista), come Facebook riesca a profilare i suoi utenti più di quanto essi stessi non vogliano/credano/possano decidere, tramite il famoso pulsante "Mi piace", e di come questi profili/dossier siano ghiottonerie per gli inserzionisti, nonchè palesi violazioni della privacy.
Ce n'è anche per Google, che opererebbe una profilazione simile dei suoi utenti e sempre per gli stessi scopi pubblicitari.
E tutto questo è verità, checché se ne dica oggi in giro. Ed è stato spiegato in maniera non solo chiara, ma persino molto approfondita, e senza errori. E, soprattutto, non è stata parziale. A fronte di questo "allarmismo" infatti, dal servizio di Report ne escono positivamente servizi come Wikipedia e Twitter. Quindi c'è stato anche spazio per gli aspetti positivi dell'"interconnessione e condivisione". E' stato soltanto rimarcato che, in nome di questi principi che sono progressisti e positivi, qualcuno si sta approfittando (lecitamente sì, ma perché c'è un vuoto legislativo) dei dati personali che gli utenti, per interconnettersi e condividere, devono per forza pubblicare.
Con quel servizio Report ha fatto molto meglio dell'entusiasmo tecnologico di Wired, per esempio, perché Wired parla a una nicchia, Report parla al pubblico di Rai 3 (che sarebbe pure quello una nicchia, ma molto più ampia).
I social network sono l'invenzione del secolo e definiranno il futuro, io ci credo. Ma fra questi, oggi come oggi, Facebook è Il Male. Finché non si conciliano le necessità di condivisione con il diritto alla riservatezza, da Facebook ci si deve tenere alla larga.
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