Non ce l'ho fatta. Sono stato battuto dalle 1000 pagine de L'ombra dello scorpione, il primo e ultimo romanzo di Stephen King che leggo. Dopo tre mesi e 500 pagine in cui non succede nulla mi sono dato per vinto. Questo mattone subirà l'ontà di essere un Abbandonato.
Ora si ripropone il dubbio... cosa leggere?
martedì 17 giugno 2008
domenica 15 giugno 2008
Sangue dalla spalla di Pallade Atena

Il testo seguente è tratto dal Giornale della Società Ornitologica Americana, autunno 1983.SANGUE DELLA SPALLA DI PALLADE ATENA
di Daniel Draiberg
E' possibile, mi chiedo, studiare un uccello così da vicino, osservare e catalogare le sue particolarità così minuziosamente da renderlo invisibile? E' possibile che mentre misuriamo con pignoleria l'ampiezza della sua apertura alare o la lunghezza del suo tarso, perdiamo di vista la sua poesia? Quello che nelle nostre pedestri descrizioni di un piumaggio marmorizzato o vermicolato trascuriamo di intuire, le tavolozze viventi, le cascate di marroni e oro mirabilmente temperati che avrebbero fatto impallidire Kandinsky, le indistinte esplosioni di colore che rivaleggiano con quelle di Monet? Credo di sì. Credo che avvicinandosci al nostro oggetto con la sensibilità di uno statistico o di un anatomista, ciallontaniamo sempre più da quell'affascinante e incantato pianeta dell'immaginazione la cui gravità ci ha portati per la prima volta verso i nostri studi.
Questo non significa che dobbiamo smettere di stabilire dati e verificare le nostre informazioni, ma suggerisco semplicemente che questi dati, a meno che non riescano a essere imbevuti da un lampo di consapevolezza poetica, rimarranno gemme opache, pietre semi-preziose che non vale tanto la pena di collezionare.
Quando fissiamo il nero sguardo catatonico di un parrocchetto, dobbiamo anche imparare a cogliere la fredda follia aliena che Max Ernst ha percepito quando ha scelto di ricoprire le sue spose nude con piume scarlatte e teste mostruose di uccelli esotici. Quando una rondine marina o un nibbio vengono catturati dall'occhio azzurro delle nostre lenti Zeiss dobbiamo riuscire a vedere il volo al rallentatore dei gabbiani color seppia delle prime fotografie cinetiche di Muybridge, entre battono le ali bianche tracciando una lenta linea di un oscilloscopio nel tempo e nello spazio.
Guardando un falco, noi vediamo le minute differenze nell'ampiezza e nella forma delle piume laddove, invece, gli antichi egizi vedevano incarnati Horus e l'occhio bruciante della sua sacra vendetta. Fin quando non trasformeremo i nostri avvistamenti in vere visioni; finché il nostro orecchio non sarà abbastanza maturo da ricavare una sinfonia dal puro pandemonio di una voliera; fino ad allora avremo un hobby, ma non una passione.
Quand'ero bambino la mia passione erano i gufi. Durante le lunghe estati dei primi anni '50 mentre il resto del paese apparentemente osserava i cieli per avvistare dischi volanti o missili russi, io correvo per i campi del New England nel cuore della notte, strisciando nell'erba secca e le felci verso il mio osservatorio, dove sarei rimasto con lo sguardo puntato verso l'alto sperando in uno spettacolo differente, con le orecchie pronte a cogliere lo strano grido che avrebbe voluto dire che un vecchio uccello era lì fuori, a rastrellare il buio alla ricerca di cibo; uno stridio da eremita pazzo, palesemente dissimile dal sibilo emesso da un gufo più giovane, più simile al russare.
Indietro nel tempo, in un momento dell'abisso tra gli anni pieni di luce dopo una guerra vinta e questi nostri giorni, rannicchiati all'ombra incombente di una guerra che nessuno può vincere, in un punto qualsiasi la mia passione si perdette e, senza volerlo, si mutò dal metallo prezioso che era in un banale e squallido sistema di archiviazione. Questa graduale corruzione è passata senza farsi notare né controllare e alla fine si è calcificata in un'abitudine irriflessiva. Solo di recente sono riuscito a cogliere un bagliore nel filone principale attraverso la polvere accumulatasi in anni e anni di studi metodici e accademia: mentre mi trovavo nel Maine a fare visita, per conto di un comune amico, a un conoscente ricoverato in ospedale e tornavo alla macchina attraversando il parcheggio in ombra, con la mente svuotata dalle preoccupazioni della giornata sentii improvvisamente il grido di un gufo a caccia.
Era un uccello avanti negli anni. Il suo grido era simile a quello di un vecchio folle e girava come un matto nel buio e nel cielo gelido contro le nubi notturne. Quel suono mi fece fermare. E' sbagliato credere che il gufo gridi per far uscire le prede dai nascondigli, terrorizzandole, come qualcuno ha ipotizzato. Il grido di un gufo a caccia è una voce che viene dall'inferno. Tramuta i topi di campagna in statue e inchioda al suolo le donnole. Nel mio istante di paralisi, sull'asfalto lucido di rugiada tra le macchine a riposo, compresi lo scopo di quel grido con una chiarezza tagliente, la stessa che avevo da ragazzo, col ventre schiacciato contro la calda terra estiva. In quell'istante infinito privo di tempo avvertii la fratellanza di pura paura animalesca che mi legava a tutte le altre creature più piccole e più invulnerabili di me che avevano sentito il grido come me, restando immobili come me. Il gufo non stava cercando di spaventare il suo cibo perché si rivelasse. Appollaiato da ore con sconvolgente immobilità sul ramo, bevendo il buio con pupille dilatate e avide, il gufo aveva già avvistato la sua cena. Il grido serviva solo a fissare il boccone prescelto, inchiodandolo al suolo con un chiodo acuminato di cieco terrore. Non sapendo chi di noi fosse stato scelto, rimasi immobilizzato con gli altri roditori, il mio cuore batteva all'impazzata in attesa della presa improvvisa degli artigli di ferro, che sarebbe stato il primo e unico indizio che ero io la vittima prescelta. Le piume del gufo sono morbide e lanuginose; non fanno alcun rumore mentre piomva giù dalle nere profondità del cielo. Il silenzio prima che un gufo colpisca è il silenzio della bomba-V: non la senti prima che ti colpisca.
Da qualche parte remota, nel bagliore del crepuscolo, dietro le luci gialle dell'ospedale, pensai dia ver sentito qualcosa di piccolo emettere il suo ultimo squittio. L'istante era passato. Potevo muovermi di nuovo assieme agli altri invisibili e sollevati abitanti dell'erba. Eravamo salvi. Non stava gridando per noi, non questa volta. Potevamo continuare le nostre attività notturne, le nostre vite, cercando un pasto o un compagno. Non ci stavamo contorcendo nella soffocante e fetida oscurità, con la testa ingurgitata dall'esofago di quell'orrore che era sceso in picchiata, con le nostre code destinate a oscillare pateticamente fuori da quel crudele beccco a scimitarra per delle ore, prima che le nostre zampe posteriori e i fianchi venissero strappati via e la nostra pelle sanguinolenta svuotata e oscenamente rovesciata.
Anche se dopo il grido del gufo avevo recuperato le abilità motorie, scoprii che non avevo riconquistato pienamente il mio equilibrio psichico. Qualche aspetto della mia esperienza aveva colpito una corda dentro di me, forgiando un legame fra il mio Sé adulto, opaco e spento, e il bimbo che si sdraiava alla luce delle stelle, mentre i grandi cacciatori della notte inscenavano drammi di fame e morte nell'aria opaca sopra di me. Si era risvegliata con forza in me l'urgenza di sperimentare più che di limitarmi a registrare i dati, innescando i pensieri e l'autocritica che mi hanno spinto, alla fine, a scrivere quest'articolo.
Come ho sottolineato prima, non voglio dire di aver abbandonato gli sforzi accademici e la ricerca per correre via nudo e condurre un'esistenza primitiva nei boschi. Piuttosto, il contrario: mi gettai nello studio della mia disciplina con rinnovato fervore, capace ora di vedere i nudi fatti e le aride descrizioni, nella stessa luce magica che li aveva favoriti quando ero giovane. Una comprensione scientifica del movimento meravigliosamente sincronizzato e sutpendamente articolato delle piume di un gufo durante il volo non impedisce una comprensione poetica dello stesso fenomeno. Piuttosto, i due aspetti si potenziano a vicenda; un occhio più lirico fornisce al freddo dato una passione dalla quale è stato separato da troppo tempo.
Immergendomi in tomi polverosi, da lungo tempo non toccati, m'imbattei in passaggi che mi lasciarono quasi senza fiato. In volumi dall'aspetto squallido trovai tesori intrisi di iridescente meraviglia. Riscoprii gemme da lungo tempo dimenticate tra le ragnatele, antichi ed efficaci brani di prosa descrittiva che, però, riuscivano a rendere senza sforzo la violenta e terribile essenza del loro argomento.
M'imbattei di nuovo nel resoconto dell'incontro di T.A. Coward con un Gufo Reale: "In Norvegia vidi un uccello che era stato catturato quando era ancora nel nido, che però non solo assumeva il terrificante aspetto d'attacco, ma si gettava frequentemente contro la gabbia, colpendola con gli artigli. Gonfiava le piume, incassava la testa fra le ali e lanciava grida minacciose dal becco schioccante, ma quello che mi colpì di più furono i lampi che emetteva dai grandi occhi arancioni".
Poi chiaramente c'è la relazione di Hudson sul Gufo Reale di Magellano, da lui ferito in Patagonia: "Le iridi erano di un colore arancio brillante, ma tutte le volte che cercavo di avvicinarmi si tramutavano in enormi globi di fiamma gialla tremolante. Le pupille nere venivano circondate da scintillante luce cremisi, che gettava minuscole scintille gialle nell'aria". In queste parole a lungo sepolte avvertii qualcosa della stessa apocalittica, bruciante intensità da me sperimentata in quell'umido parcheggio d'ospedale nel Maine.
Oggi, quando osservo qualche esemplare di Carine Noctua cerco di guardare oltre il fine piumaggio grigio delle zampe, oltre le macchie argentee disposte in file ordinate, come fuochi d'artificio sulla sua fronte. Invece, cerco di vedere l'uccelllo la cui immagine i greci incisero sulle loro monete, assiso quietamente sulle spalle di Pallade Atena, con la qualed condivide pacatamente l'immortale saggezza.
Forse, invece di misurare i ciuffe di piume sopra le orecchie, dovremmo chiederci cosa possano aver mai udito quelle orecchie. Forse quando consideriamo come si ancorano al ramo con due artigli davanti e il dito esterno reversibile girato posteriormente, dovremmo fermarci un momento e pensare che quegli stessi artigli un tempo devono aver fatto uscire del sangue dalla spalla di Atena.
Questo non significa che dobbiamo smettere di stabilire dati e verificare le nostre informazioni, ma suggerisco semplicemente che questi dati, a meno che non riescano a essere imbevuti da un lampo di consapevolezza poetica, rimarranno gemme opache, pietre semi-preziose che non vale tanto la pena di collezionare.
Quando fissiamo il nero sguardo catatonico di un parrocchetto, dobbiamo anche imparare a cogliere la fredda follia aliena che Max Ernst ha percepito quando ha scelto di ricoprire le sue spose nude con piume scarlatte e teste mostruose di uccelli esotici. Quando una rondine marina o un nibbio vengono catturati dall'occhio azzurro delle nostre lenti Zeiss dobbiamo riuscire a vedere il volo al rallentatore dei gabbiani color seppia delle prime fotografie cinetiche di Muybridge, entre battono le ali bianche tracciando una lenta linea di un oscilloscopio nel tempo e nello spazio.
Guardando un falco, noi vediamo le minute differenze nell'ampiezza e nella forma delle piume laddove, invece, gli antichi egizi vedevano incarnati Horus e l'occhio bruciante della sua sacra vendetta. Fin quando non trasformeremo i nostri avvistamenti in vere visioni; finché il nostro orecchio non sarà abbastanza maturo da ricavare una sinfonia dal puro pandemonio di una voliera; fino ad allora avremo un hobby, ma non una passione.
Quand'ero bambino la mia passione erano i gufi. Durante le lunghe estati dei primi anni '50 mentre il resto del paese apparentemente osserava i cieli per avvistare dischi volanti o missili russi, io correvo per i campi del New England nel cuore della notte, strisciando nell'erba secca e le felci verso il mio osservatorio, dove sarei rimasto con lo sguardo puntato verso l'alto sperando in uno spettacolo differente, con le orecchie pronte a cogliere lo strano grido che avrebbe voluto dire che un vecchio uccello era lì fuori, a rastrellare il buio alla ricerca di cibo; uno stridio da eremita pazzo, palesemente dissimile dal sibilo emesso da un gufo più giovane, più simile al russare.
Indietro nel tempo, in un momento dell'abisso tra gli anni pieni di luce dopo una guerra vinta e questi nostri giorni, rannicchiati all'ombra incombente di una guerra che nessuno può vincere, in un punto qualsiasi la mia passione si perdette e, senza volerlo, si mutò dal metallo prezioso che era in un banale e squallido sistema di archiviazione. Questa graduale corruzione è passata senza farsi notare né controllare e alla fine si è calcificata in un'abitudine irriflessiva. Solo di recente sono riuscito a cogliere un bagliore nel filone principale attraverso la polvere accumulatasi in anni e anni di studi metodici e accademia: mentre mi trovavo nel Maine a fare visita, per conto di un comune amico, a un conoscente ricoverato in ospedale e tornavo alla macchina attraversando il parcheggio in ombra, con la mente svuotata dalle preoccupazioni della giornata sentii improvvisamente il grido di un gufo a caccia.
Era un uccello avanti negli anni. Il suo grido era simile a quello di un vecchio folle e girava come un matto nel buio e nel cielo gelido contro le nubi notturne. Quel suono mi fece fermare. E' sbagliato credere che il gufo gridi per far uscire le prede dai nascondigli, terrorizzandole, come qualcuno ha ipotizzato. Il grido di un gufo a caccia è una voce che viene dall'inferno. Tramuta i topi di campagna in statue e inchioda al suolo le donnole. Nel mio istante di paralisi, sull'asfalto lucido di rugiada tra le macchine a riposo, compresi lo scopo di quel grido con una chiarezza tagliente, la stessa che avevo da ragazzo, col ventre schiacciato contro la calda terra estiva. In quell'istante infinito privo di tempo avvertii la fratellanza di pura paura animalesca che mi legava a tutte le altre creature più piccole e più invulnerabili di me che avevano sentito il grido come me, restando immobili come me. Il gufo non stava cercando di spaventare il suo cibo perché si rivelasse. Appollaiato da ore con sconvolgente immobilità sul ramo, bevendo il buio con pupille dilatate e avide, il gufo aveva già avvistato la sua cena. Il grido serviva solo a fissare il boccone prescelto, inchiodandolo al suolo con un chiodo acuminato di cieco terrore. Non sapendo chi di noi fosse stato scelto, rimasi immobilizzato con gli altri roditori, il mio cuore batteva all'impazzata in attesa della presa improvvisa degli artigli di ferro, che sarebbe stato il primo e unico indizio che ero io la vittima prescelta. Le piume del gufo sono morbide e lanuginose; non fanno alcun rumore mentre piomva giù dalle nere profondità del cielo. Il silenzio prima che un gufo colpisca è il silenzio della bomba-V: non la senti prima che ti colpisca.
Da qualche parte remota, nel bagliore del crepuscolo, dietro le luci gialle dell'ospedale, pensai dia ver sentito qualcosa di piccolo emettere il suo ultimo squittio. L'istante era passato. Potevo muovermi di nuovo assieme agli altri invisibili e sollevati abitanti dell'erba. Eravamo salvi. Non stava gridando per noi, non questa volta. Potevamo continuare le nostre attività notturne, le nostre vite, cercando un pasto o un compagno. Non ci stavamo contorcendo nella soffocante e fetida oscurità, con la testa ingurgitata dall'esofago di quell'orrore che era sceso in picchiata, con le nostre code destinate a oscillare pateticamente fuori da quel crudele beccco a scimitarra per delle ore, prima che le nostre zampe posteriori e i fianchi venissero strappati via e la nostra pelle sanguinolenta svuotata e oscenamente rovesciata.
Anche se dopo il grido del gufo avevo recuperato le abilità motorie, scoprii che non avevo riconquistato pienamente il mio equilibrio psichico. Qualche aspetto della mia esperienza aveva colpito una corda dentro di me, forgiando un legame fra il mio Sé adulto, opaco e spento, e il bimbo che si sdraiava alla luce delle stelle, mentre i grandi cacciatori della notte inscenavano drammi di fame e morte nell'aria opaca sopra di me. Si era risvegliata con forza in me l'urgenza di sperimentare più che di limitarmi a registrare i dati, innescando i pensieri e l'autocritica che mi hanno spinto, alla fine, a scrivere quest'articolo.
Come ho sottolineato prima, non voglio dire di aver abbandonato gli sforzi accademici e la ricerca per correre via nudo e condurre un'esistenza primitiva nei boschi. Piuttosto, il contrario: mi gettai nello studio della mia disciplina con rinnovato fervore, capace ora di vedere i nudi fatti e le aride descrizioni, nella stessa luce magica che li aveva favoriti quando ero giovane. Una comprensione scientifica del movimento meravigliosamente sincronizzato e sutpendamente articolato delle piume di un gufo durante il volo non impedisce una comprensione poetica dello stesso fenomeno. Piuttosto, i due aspetti si potenziano a vicenda; un occhio più lirico fornisce al freddo dato una passione dalla quale è stato separato da troppo tempo.
Immergendomi in tomi polverosi, da lungo tempo non toccati, m'imbattei in passaggi che mi lasciarono quasi senza fiato. In volumi dall'aspetto squallido trovai tesori intrisi di iridescente meraviglia. Riscoprii gemme da lungo tempo dimenticate tra le ragnatele, antichi ed efficaci brani di prosa descrittiva che, però, riuscivano a rendere senza sforzo la violenta e terribile essenza del loro argomento.
M'imbattei di nuovo nel resoconto dell'incontro di T.A. Coward con un Gufo Reale: "In Norvegia vidi un uccello che era stato catturato quando era ancora nel nido, che però non solo assumeva il terrificante aspetto d'attacco, ma si gettava frequentemente contro la gabbia, colpendola con gli artigli. Gonfiava le piume, incassava la testa fra le ali e lanciava grida minacciose dal becco schioccante, ma quello che mi colpì di più furono i lampi che emetteva dai grandi occhi arancioni".
Poi chiaramente c'è la relazione di Hudson sul Gufo Reale di Magellano, da lui ferito in Patagonia: "Le iridi erano di un colore arancio brillante, ma tutte le volte che cercavo di avvicinarmi si tramutavano in enormi globi di fiamma gialla tremolante. Le pupille nere venivano circondate da scintillante luce cremisi, che gettava minuscole scintille gialle nell'aria". In queste parole a lungo sepolte avvertii qualcosa della stessa apocalittica, bruciante intensità da me sperimentata in quell'umido parcheggio d'ospedale nel Maine.
Oggi, quando osservo qualche esemplare di Carine Noctua cerco di guardare oltre il fine piumaggio grigio delle zampe, oltre le macchie argentee disposte in file ordinate, come fuochi d'artificio sulla sua fronte. Invece, cerco di vedere l'uccelllo la cui immagine i greci incisero sulle loro monete, assiso quietamente sulle spalle di Pallade Atena, con la qualed condivide pacatamente l'immortale saggezza.
Forse, invece di misurare i ciuffe di piume sopra le orecchie, dovremmo chiederci cosa possano aver mai udito quelle orecchie. Forse quando consideriamo come si ancorano al ramo con due artigli davanti e il dito esterno reversibile girato posteriormente, dovremmo fermarci un momento e pensare che quegli stessi artigli un tempo devono aver fatto uscire del sangue dalla spalla di Atena.
testo e immagine tratti da Watchmen (cap. VII), di Alan Moore
Un poema epico di
Francesco F.
composto verso le
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sabato 14 giugno 2008
Aqquisti folli
Siccome quest'anno ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefissato (e me ne ero prefissati ben zero!), mi sono regalato uno di quegli acquisti folli che una volta facevo annualmente, mentre adesso ne ho già fatti un paio in meno di sei mesi. Perché me lo merito? Perché sono ricco sfondato?
No.
No.
Perché allora? Perché... perché... oh, insomma, fatevi gli affari vostri.
F-f-f-f-f-f-f-f-ffatto? B-b-b-bbuene! Ora tornate a farvi gli affari miei:
Il primo di questa serie sfrenata di Aqquisti Folli™
Libro contenente le bozze, i concept, i disegni e tutto quanto riguardi l'aspetto visivo (in realtà non so se solo visivo) del film WALL•E. L'ho comprato credendo che fosse già disponibile, ma invece ancora non c'è... chissà quando arriva... sono impaziente...
Il secondo Aqquisto Folle™ è invece un libro poco conosciuto...
Anzi, per niente conosciuto. Il motivo è semplice: l'ho scritto io, insieme ad alcuni vecchi mandrilli che frequentavo in epoche remote ormai dimenticate... epoche in cui buttavamo sulla rete le nostre rime, i nostri racconti, i nostri sogni, il nostro tempo... Per ora non lo mettiamo in vendita per il pubblico, però cliccando sulla copertina qui sopra potete accedere alla versione online, dove ci sono fralaltro molte più poesie e molti più racconti, scritti dopo la chiusura del Libro (si scrive così, con l'iniziale maiuscola e la sottolineatura).
Poi un libro di cui avevamo già parlato in qualche post precedente
sempre dettato da urgenze Pixariane, essendo uno dei prossimi progetti che la Pixar porterà sul grande schermo.
E vogliamo metterci anche questo?
Anche di questo ho già parlato, ma avendolo comprato solo pochi giorni fa rientra in piena regola in questa tranche paurosa di Aqquisti... Una raccolta di cinque romanzi d'avventura del grande Verne di cui ho letto con gusto già il primo, Viaggio al centro della Terra.
Ma adesso comincia il gioco pesante...
Trentacinque euro tondi tondi e passa la paura... Quello che per tutto il mondo è considerato IL Fumetto, lo spartiacque nella Storia delle storie illustrate. La losca vita dei supereroi americani quando non indossano le loro maschere...
E infine lui, l'Eterno che non terminerà qui di salassarmi...
Il primo di 4 volumi dal prezzo di listino di 99 $ al baril... ehm, a volume, in edizione che più pregiata non si può, ricca di extra che non vi sto manco a dire... Per fortuna in giro per il web si trova a prezzi più ragionevoli, e sfruttando la debolezza del Dollaro si riesce a concludere l'affare attorno ai 50 euro l'uno... Ora basta trovare la forza di comprare anche gli altri...
I primi due e l'ultimo che ho elencato devono ancora arrivarmi e credo ci metteranno un bel pezzo ad arrivare...
Ma vogliamo parlare del totale? 156,16 Euro. Uhm, pensavo peggio. Però, ecco, 150 euro in due settimane... (con la previsione di spendere altri 100 € nel giro di un mese per comprare i restanti volumi disponibili dell'Absolute Sandman).
Di solito non mi sarei lamentato di una tale spesa. Però quest'anno non me la sono meritata. Meriteròmmela!
No.
No.
Perché allora? Perché... perché... oh, insomma, fatevi gli affari vostri.
F-f-f-f-f-f-f-f-ffatto? B-b-b-bbuene! Ora tornate a farvi gli affari miei:
Il primo di questa serie sfrenata di Aqquisti Folli™
Libro contenente le bozze, i concept, i disegni e tutto quanto riguardi l'aspetto visivo (in realtà non so se solo visivo) del film WALL•E. L'ho comprato credendo che fosse già disponibile, ma invece ancora non c'è... chissà quando arriva... sono impaziente...
Il secondo Aqquisto Folle™ è invece un libro poco conosciuto...
Anzi, per niente conosciuto. Il motivo è semplice: l'ho scritto io, insieme ad alcuni vecchi mandrilli che frequentavo in epoche remote ormai dimenticate... epoche in cui buttavamo sulla rete le nostre rime, i nostri racconti, i nostri sogni, il nostro tempo... Per ora non lo mettiamo in vendita per il pubblico, però cliccando sulla copertina qui sopra potete accedere alla versione online, dove ci sono fralaltro molte più poesie e molti più racconti, scritti dopo la chiusura del Libro (si scrive così, con l'iniziale maiuscola e la sottolineatura).
Poi un libro di cui avevamo già parlato in qualche post precedente
sempre dettato da urgenze Pixariane, essendo uno dei prossimi progetti che la Pixar porterà sul grande schermo.
E vogliamo metterci anche questo?
Anche di questo ho già parlato, ma avendolo comprato solo pochi giorni fa rientra in piena regola in questa tranche paurosa di Aqquisti... Una raccolta di cinque romanzi d'avventura del grande Verne di cui ho letto con gusto già il primo, Viaggio al centro della Terra.
Ma adesso comincia il gioco pesante...
Trentacinque euro tondi tondi e passa la paura... Quello che per tutto il mondo è considerato IL Fumetto, lo spartiacque nella Storia delle storie illustrate. La losca vita dei supereroi americani quando non indossano le loro maschere...
E infine lui, l'Eterno che non terminerà qui di salassarmi...
Il primo di 4 volumi dal prezzo di listino di 99 $ al baril... ehm, a volume, in edizione che più pregiata non si può, ricca di extra che non vi sto manco a dire... Per fortuna in giro per il web si trova a prezzi più ragionevoli, e sfruttando la debolezza del Dollaro si riesce a concludere l'affare attorno ai 50 euro l'uno... Ora basta trovare la forza di comprare anche gli altri...
I primi due e l'ultimo che ho elencato devono ancora arrivarmi e credo ci metteranno un bel pezzo ad arrivare...
Ma vogliamo parlare del totale? 156,16 Euro. Uhm, pensavo peggio. Però, ecco, 150 euro in due settimane... (con la previsione di spendere altri 100 € nel giro di un mese per comprare i restanti volumi disponibili dell'Absolute Sandman).
Di solito non mi sarei lamentato di una tale spesa. Però quest'anno non me la sono meritata. Meriteròmmela!
Un poema epico di
Francesco F.
composto verso le
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domenica 8 giugno 2008
Giulio Verne e Edgardo Riso Barroso
Un tempo si usava italianizzare i nomi degli scrittori stranieri. Per cui oggi Giulio VernE ha un nome così normale che a pronunciarlo mi sembra di chiamare mio cugino, talmente ci è familiare.Edgar Rice Burroughs, ovviamente, non è mai stato italianizzato, tranne che da me, qui e ora. Cosa unisce questi due autori? Beh, molto, ma più di tutto il fatto che ne ho appena comprato dei libri.
Entro in libreria per passare l'ora e mezza di attesa causa guasti tecnici prima che iniziasse al cinema Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo (che finalmente ho visto), e mi capita fra le mani (col senno di poi si può dire che veramente i libri ti capitano fra le mani) un volumone contenente ben cinque romanzi di Giul... ehm, Jules Verne.
E quindi in virtù di questa passione, supportata fralaltro da più che scarsa conoscenza effettiva degli scritti verniani, mi sono accattato il volumozzo, contenente le seguenti cinque perle, ma che dico perle... Perle:
- Viaggio al centro della Terra
- Dalla Terra alla Luna
- Intorno alla Luna
- Ventimila leghe sotto i mari
- Il giro del mondo in 80 giorni
Di Edgar Rice Burroughs non ho comprato Tarzan, no. Tarzan in sé è una storia che non mi ha mai affascinato (sullo stesso tema è molto meglio Il libro della giungla di Kipling). Il fatto è che un ciclo di romanzi di ERB di cui non ero minimamente a conoscenza sta per essere (finalmente, sospirano i fan) portato sullo schermo. E mica da uno qualunque. Dalla Pixar. La Pixar infatti si getta nel mercato del live-action portando sullo schermo la prima trilogia di questo ciclo di romanzi di ERB con protagonista l'eroico John Carter di Marte:che ancora non ho letto e chissà quando lo farò :)). Sono brutte, però ammetto che hanno un fascino particolare, e ce l'avranno ancora di più quando li lascerò ingiallire, impolverare, rosicchiare dai topi e marcire in soffitta io stesso...
Un poema epico di
Francesco F.
composto verso le
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venerdì 6 giugno 2008
Sigh, ma che dico sigh... SOB!
Uno va da MediaWorld alle 9.30 di mattina per essere il primo a prendere il DVD edizione speciale appena uscito di Into the wild. Poi non lo vede perché nell'appartamentino merdoso che usa come base mentre studia all'università non ha una televisione come si deve, e allora aspetta il week-end perché torni a casa e se lo possa guardare sullo sfolgorante LCD da 30erotti pollici. Va a rovistare nella valigia. Si accorge che non si è portato dietro il DVD.E piange, piange, piange... e aspetta un'altra settimana prima di poterselo vedere... E piange, piange, piange...
Un poema epico di
Francesco F.
composto verso le
14:34
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