E ora la vena poetica è tornata, ispirata dalla traccia della "poesia monovocalica" (il contrario di "Fuggisti, un dì...", ovvero poesie scritte usando parole che contengono tutte la sola stessa vocale), il cui migliore esempio in Italia l'ha dato tale Giuseppe Varaldo, il cui libro All'alba Sharazad andrà ammazzata è subito finito nella lista dei libri che devo comprare.
Per alcuni esempi di poesie tratte da questo libro (e anche altri esempi) rimando a questo blog dove l'ho scoperto. Tralaltro tal Varaldo è autore anche di alcuni mostruosi palindromi italiani da far venire le vertigini.
Potevo rinunciare a cimentarmi con queste monovocaliche? No! E non ho rinunciato, difatti. Certo non sarà lunga e all'altezza degli illustri precedenti, ma io sono pur sempre io, non è che si può fare di più senza essere eroi.
Delle lettere
Le lettere vere,
le "n", le "f", le "r",
senz'esser mere
le ergereste e le berreste.
E, se le stesse dee
stesser per leggere le "s" e le "l"
esse (e elle) stesse le ergerebber,
e le stelle le vedrebber.
Nelle cene, per bere, le leggereste
per né temere né ledere
le dee delle tempeste.
E se steste per essere depresse
leggete le "m", leggére:
vedrete cedere le premesse.
Si potevano ancora sfruttare parole come "ere", "megere", "sedere", vari verbi in -ere, "nere", "belle", "ebete", "messe", e chissà quant'altro... unite da un tripudio di "e", "per", "delle", "nelle", "se", "le", "né"... In barese poi c'è ancora più possibilità :P
Io mi sono seduto sugli allori, ho sfruttato quelle belle letterine F, L, M, N, R, S, ho sfruttato i verbi al condizionale "-erebbe" e "-ereste" e anche quelli in "-ebbero" o "-essero", elidendo barbaramente la "o" finale. Si può fare di meglio (l'unica parola abbastanza lunga e di cui vado orgoglioso è "tempeste", il resto sono trucchetti), ma per adesso mi basta questo sonetto smetrato.
Io mi sono seduto sugli allori, ho sfruttato quelle belle letterine F, L, M, N, R, S, ho sfruttato i verbi al condizionale "-erebbe" e "-ereste" e anche quelli in "-ebbero" o "-essero", elidendo barbaramente la "o" finale. Si può fare di meglio (l'unica parola abbastanza lunga e di cui vado orgoglioso è "tempeste", il resto sono trucchetti), ma per adesso mi basta questo sonetto smetrato.
5 commenti:
Carino quel libello, celo da molto.
Quest'anno mi sono cimentato anch'io in mattane simili, con costrizioni anche più forti perché si trattava di scrivere "osterie" a tema goliardico (quelle "osteria del $introdurrelamoneta [parabonzibonzibo']").
Ce le ho ancora in giro eh, su un bel pdf...
è divulgabile, il pdf? :)
Massi', non so cosa possa capirci perche' sono tutti fatti inerenti al collegio... Te lo passo via mail, se vuoi.
grazie, anche se non potrò comprenderle pienamente sono comunque curioso (soprattutto di come le hai scritte, secondo quale "gioco" linguistico): elikrotupos@gmail.com
Magari qualcosa si può mettere sul _Libro_ 2 (la butto lì ogni volta che si presenta l'occasione :P)
Bel blog, da vero Pker!
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